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	<title>Profiling Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
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	<title>Profiling Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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		<title>Delitto di Cogne: personalità di Annamaria Franzoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 15:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[Cogne]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[Delitto]]></category>
		<category><![CDATA[figlicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 30 gennaio 2002, Cogne, un tranquillo comune nella pittoresca Valle d&#8217;Aosta, si trasformò nel palcoscenico di uno dei crimini</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 30 gennaio 2002, Cogne, un tranquillo comune nella pittoresca Valle d&#8217;Aosta, si trasformò nel palcoscenico di uno dei crimini più scioccanti e controversi nella storia criminale italiana. Al centro di questo dramma, l&#8217;omicidio di Samuele Lorenzi, un bambino di soli tre anni. Questo tragico evento avrebbe scosso le fondamenta della comunità e avviato una serie di eventi che avrebbero tenuto l&#8217;Italia con il fiato sospeso per anni.</p>
<h3>L&#8217;Emergenza del 30 Gennaio 2002</h3>
<p>La tragedia iniziò la mattina di quel fatidico mercoledì. Annamaria Franzoni, madre di Samuele, contattò il servizio di emergenza alle 8:28, urlando il terrore che il suo bambino stesse sanguinando e non respirava. Ciò che sembrava inizialmente una situazione medica urgente si trasformò presto in un oscuro mistero quando, durante l&#8217;autopsia, emerse che Samuele era stato colpito ben 17 volte con un oggetto non identificato, possibilmente di metallo.</p>
<h3>Le Indagini e le Contraddizioni nel delitto di Cogne</h3>
<p>Le indagini iniziali portarono a una sospetta dissonanza nelle dichiarazioni di Annamaria Franzoni. La madre, in preda al panico, aveva fornito versioni contrastanti degli eventi, sollevando interrogativi tra gli investigatori. La teoria iniziale di un aneurisma cerebrale fu rapidamente smentita dalla scoperta della natura violenta dell&#8217;omicidio.</p>
<h3>Accuse e Difese: Il Processo di Cogne</h3>
<p>Le accuse ricaddero su Annamaria Franzoni, e la sua versione degli eventi fu posta sotto stretta osservazione. Tuttavia, la difesa avanzò l&#8217;ipotesi che i resti di sangue sul suo pigiama potessero essere spiegati dalla vicinanza al figlio morente. La tesi difensiva suggeriva che un intruso fosse entrato durante l&#8217;assenza temporanea di Annamaria, compiendo l&#8217;omicidio e fuggendo senza lasciare tracce evidenti.</p>
<h3>Il Verdetto e le Sue Conseguenze</h3>
<p>Il processo che ne seguì catturò l&#8217;attenzione dell&#8217;intera nazione. Le prove, tra cui le dichiarazioni contraddittorie di Annamaria e le tracce di sangue sui suoi indumenti, furono analizzate con attenzione. La lotta tra accusa e difesa si trasformò in uno spettacolo mediatico, dividendo l&#8217;opinione pubblica italiana.</p>
<p>Il verdetto giunse il 19 luglio 2004, quando Annamaria Franzoni fu condannata a trent&#8217;anni di carcere. La sentenza venne successivamente ridotta a sedici anni in appello. Tuttavia, nel 2018, dopo aver beneficiato di sconti di pena per buona condotta e altre attenuanti, Annamaria tornò in libertà.</p>
<p>Oggi, il mistero di Cogne rimane un capitolo oscuro nella storia criminale italiana. Le domande senza risposta, le teorie contrastanti e le cicatrici emotive persistono, gettando un&#8217;ombra su una tragedia che ha segnato indelebilmente la comunità di Cogne e l&#8217;intera nazione.</p>
<h3>Analisi del comportamento di Annamaria Franzoni</h3>
<ol>
<li><strong>Contraddizioni nelle Dichiarazioni:</strong> Se una persona fornisce versioni contrastanti degli eventi, potrebbe sollevare sospetti. Contraddizioni nelle dichiarazioni possono essere oggetto di interesse per gli investigatori e possono influenzare la percezione pubblica.</li>
<li><strong>Comportamento durante le Indagini:</strong> Il modo in cui una persona si comporta durante le indagini può essere analizzato. Ad esempio, la cooperazione con le autorità, la coerenza nelle risposte e le reazioni emotive possono essere fattori considerati nella valutazione del comportamento.</li>
<li><strong>Reazioni agli Elementi di Prova:</strong> Come una persona reagisce di fronte alle prove può essere significativo. Se le reazioni sembrano incoerenti con la gravità delle circostanze, potrebbe destare ulteriori sospetti.</li>
<li><strong>Espressioni Fisiche ed Emotive:</strong> L&#8217;analisi delle espressioni facciali, del linguaggio del corpo e delle reazioni emotive può fornire indizi sullo stato emotivo di una persona. Questo tipo di analisi può, tuttavia, essere soggetto a interpretazioni errate senza un contesto completo.</li>
<li><strong>Coerenza nel Tempo:</strong> La coerenza nel racconto nel corso del tempo è un altro aspetto importante. Cambiamenti significativi nella narrazione possono sollevare interrogativi sulla veridicità delle informazioni fornite.</li>
</ol>
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		<title>Lo psicopatico &#8220;senza coscienza&#8221; di Robert Hare e la Psychopathy Checklist</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2020 11:16:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[psicopatico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Dott.ssa Alessia Gornati Il termine “psicopatico” è ormai entrato a far parte del linguaggio comune, a tal punto che le</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/03/13/lo-psicopatico-senza-coscienza-di-robert-hare-e-la-psychopathy-checklist/">Lo psicopatico &#8220;senza coscienza&#8221; di Robert Hare e la Psychopathy Checklist</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Dott.ssa Alessia Gornati</strong></p>
<hr />
<p>Il termine “psicopatico” è ormai entrato a far parte del linguaggio comune, a tal punto che le persone lo utilizzano in modo disinvolto per rivolgersi a una categoria eterogenea di persone. Anche in ambito criminologico risulta essere spesso usato in maniera confusa, facendo riferimento a concetti simili. Mastronardi e De Luca, organizzano e spiegano il pensiero di Robert Hare, ideatore della Psychopathy Checklist (PCL) e della versione Revised (PCL-R), uno dei massimi studiosi della psicopatia e di tutto ciò che gravita intorno ad essa. Dopo anni di ricerche e osservazioni sul campo, Hare ha definito operativamente il concetto psicologico, donando descrizioni attendibili del soggetto psicopatico.</p>
<p>Egli elenca i sintomi della personalità e del comportamento psicopatico rimarcando tuttavia come siano dei tratti comuni a molte persone, che non per questo devono diventare oggetto di diagnosi. La psicopatia è una sindrome, formata da un gruppo di sintomi correlati, che vengono a loro volta divisi in:</p>
<ul>
<li>Fattori emozionali/interpersonali</li>
<li>Sintomi di devianza sociale</li>
</ul>
<p>La vera diagnosi di psicopatia può essere effettuata soltanto quando è presente l’intero quadro di sintomi. Nella PCL-R il primo fattore da considerare è quello relativo alla dimensione della personalità, che include i tratti affettivi, mentre il secondo descrive la dimensione comportamentale, implicando perciò anche la condotta sociale dell’individuo.</p>
<h2>Fattore 1: sintomi di psicopatia a livello emozionale/interpersonale</h2>
<p>È importante valutare le caratteristiche di personalità proprie di uno psicopatico e la loro modalità di espressione nei rapporti interpersonali. Spesso ci si trova di fronte ad individui brillanti, abili conversatori dalla battuta pronta. Se osservati attentamente, danno quasi l’impressione di impersonare una sorta di ruolo meccanico. Quando dialogate con un soggetto psicopatico, avrete quasi l’impressione di essere a teatro: la recita di un ruolo è necessaria per mantenere un livello di superficialità nelle informazioni fornite all’interlocutore.</p>
<p>Sicuramente un tratto distintivo è l’egocentrismo smisurato. Gli psicopatici si ritengono il centro dell’universo, quasi degli esseri superiori e non sarà difficile che, durante un processo, questa caratteristica spiccherà in maniera particolare. <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/07/18/il-caso-di-ted-bundy/">Ted Bundy</a></span>, noto Serial Killer americano, ha licenziato tutti i suoi avvocati, arrivando a difendersi da sé, sia per un senso di superiorità innato che per avere il palcoscenico a disposizione.</p>
<p>Gli psicopatici sono degli esseri arroganti, amano ottenere il potere e il controllo sulle persone e non valutano minimamente opinioni diverse dalle proprie. Per questo motivo, risultano carismatici e pieni di fascino, riuscendo ad ammaliare e a risplendere quando lo ritengono fondamentale per l’autoaffermazione di sé sull’altro.</p>
<p>Mostrano una totale mancanza di rimorso per le conseguenze delle loro azioni: sono freddi e distaccati e molto spesso verbalizzano l’assoluta assenza di sensi di colpa. Ovviamente non sono inclini ad assumersi responsabilità per quanto commesso, a meno che questo non possa comportare un vantaggio dal punto di vista penale.</p>
<p>Sempre Ted Bundy, a pochi giorni dalla sua esecuzione, ha confessato parte dei suoi crimini, raccontati fino ad allora in terza persona, sperando di poter passare qualche tempo di più sulla terra. La mancanza di rimorso si esprime anche attraverso una razionalizzazione dei propri comportamenti, attribuendo la responsabilità ad altri o giustificandosi con vaghe amnesie e stati temporanei di alterazione mentale.</p>
<p>Gli psicopatici non riescono a immedesimarsi nelle emozioni e negli stati d’animo altrui, sono cioè privi di empatia: sono assolutamente indifferenti ai bisogni e alle sofferenze sia delle persone conosciute che degli estranei. Questo non impedisce loro di condurre una vita apparentemente normale, possono sposarsi, avere dei figli, ma al solo scopo di mantenere una facciata di rispettabilità. La mancanza di empatia diventa il fattore chiave per spiegare come comportamenti inconcepibili quali tortura, omicidi e mutilazione, siano per loro una fonte di piacere.</p>
<p>Gli psicopatici mostrano inoltre una povertà emozionale, perciò appaiono come freddi e anaffettivi, ma sono molto abili nel mettere in atto una recita drammatica per convincere gli altri di essere in grado di provare sentimenti.</p>
<p>Jack Henry Abbott, assassino e criminale americano, descrive questa caratteristica nel suo libro di memorie <em>Nel Ventre della Bestia</em>: “Ci sono delle emozioni che io conosco soltanto attraverso le parole, attraverso la lettura e attraverso la mia immatura immaginazione” (I SERIAL KILLER, MASTRONARDI – DE LUCA, 2005).</p>
<p>Gli psicopatici hanno inoltre una grande abilità di manipolazione, che risulta particolarmente evidente quando un soggetto si trova incarcerato, egli cercherà infatti di ottenere benefit in ogni modo possibile, comportandosi in modo ineccepibile con gli operatori penitenziari. Sono inoltre degli abili mentitori, pensano che le loro bugie non verranno mai scoperte e tendono all’inganno quando instaurano una relazione con il prossimo. Se scoperti a mentire, risultano semplicemente infastiditi poiché dovranno modificare la versione dei fatti in una più convincente.</p>
<h2>Fattore 2: sintomi di psicopatia a livello di comportamento antisociale</h2>
<p>Solitamente gli psicopatici non hanno uno schema di pensiero che agisce in base a un ragionamento di tipo causa-effetto, ma pensano solo “Lo faccio perché mi va di farlo”, devono cioè raggiungere una soddisfazione immediata. Vivono giorno per giorno, cambiando frequentemente i loro piani. Agiscono seguendo l’impulso e hanno un’elevata reattività nei confronti di ciò che percepiscono come insulti e offese, seppur minime.</p>
<p>Un elemento chiave nella personalità psicopatica è perciò il discontrollo totale degli impulsi: se un individuo normale media e regola il comportamento, uno psicopatico può esplodere in maniera imprevedibile ed eccessiva. In realtà però, la collera di uno psicopatico non è sintomo di un’attivazione emozionale, risulta fredda. Non esprime cioè una preoccupazione emotiva ma semplicemente la paura che la situazione possa non essere più sotto il suo controllo.</p>
<p>Inoltre, un soggetto di questo tipo ha il bisogno continuo di sperimentare uno stato di eccitazione ed è disposto a infrangere qualsiasi regola per ottenerlo.</p>
<p>Gli psicopatici si annoiano facilmente, di conseguenza odiano la monotonia e la ripetitività, avendo la necessità di vivere nuove sensazioni.</p>
<p>Ovviamente, non percepiscono obblighi morali di sorta e sono degli individui irresponsabili sia sul lavoro che nella vita privata, che risulta essere molto superficiale.</p>
<p>La maggior parte di loro manifesta gravi problemi comportamentali già durante il periodo evolutivo: la menzogna cronica, l’inganno, il furto, il vandalismo, il bullismo. Molti bambini cresciuti in situazioni multiproblematiche esibiscono alcuni di questi comportamenti, ma gli psicopatici li sviluppano quasi tutti contemporaneamente e per un tempo più lungo rispetto ai bambini normali e anche ai loro fratelli cresciuti nello stesso ambiente. La crudeltà precoce nei confronti degli animali e anche verso gli altri bambini diventa un segno di gravi problemi emotivi. Da adulti, il comportamento evolve e questi soggetti considerano il mondo “il proprio campo di gioco”. Rispetto ad altri criminali, le loro azioni illegali e antisociali sono più frequenti.</p>
<p>Hare, considerando la PCL-R, la ritiene una “valida misura della psicopatia nella popolazione criminale maschile”, precisando di aver preso in esame i soggetti di razza bianca. Applicando la Psychopathy Check List, è emerso come i tratti più difficili da riscontrare siano quelli relativi all’inganno, quando vengono effettuati colloqui brevi.</p>
<p>Per una diagnosi di psicopatia sono necessari colloqui per lungo tempo, programmando anche incontri con persone che conoscano il soggetto e possano riportare eventi rilevanti che lo psicopatico omette o nasconde.</p>
<p>La PCL-R è composta da 20 item, che indagano la sfera affettiva, interpersonale e le caratteristiche comportamentali dell&#8217;individuo. Ad ogni item viene attribuito un un punteggio da zero a due.</p>
<p><strong>Fattore 1: narcisismo aggressivo</strong></p>
<ul>
<li>Fascino superficiale;</li>
<li>Senso di sé grandioso;</li>
<li>Menzogna patologica;</li>
<li>Impostore / manipolativo;</li>
<li>Assenza di rimorso o senso di colpa;</li>
<li>Affettività superficiale;</li>
<li>Mancanza di empatia;</li>
<li>Mancanza di accettazione della responsabilità per le proprie azioni.</li>
</ul>
<p><strong>Fattore 2: stile di vita socialmente deviante</strong></p>
<ul>
<li>Bisogno di stimoli / propensione alla noia;</li>
<li>Stile di vita parassitario;</li>
<li>Scarso controllo comportamentale;</li>
<li>Promiscuità nel comportamento sessuale;</li>
<li>Mancanza di obiettivi realistici / a lungo termine;</li>
<li>Impulsività;</li>
<li>Irresponsabilità;</li>
<li>Delinquenza minorile;</li>
<li>Problemi comportamentali precoci;</li>
<li>Revoca della libertà condizionale;</li>
<li>Molte relazioni coniugali a breve termine;</li>
<li>Versatilità criminale.</li>
</ul>
<p>Tra gli assassini psicopatici con punteggi più alti ci sono proprio i serial killer più noti, ma non solo. Andrew Cunanan, l’assassino di Gianni Versace, ha ottenuto dei punteggi molto elevati soprattutto per il fattore dell’impulsività e del narcisismo. Cunanan ha infatti ucciso 5 uomini, prima di Versace e la sua storia personale riflette il profilo di uno psicopatico che, fino a un certo punto, è riuscito a sfruttare la società senza commettere crimini. Gli omicidi però rivelano tutta la rabbia e il risentimento per la società, che egli ritiene contro di lui.</p>
<p>In realtà attraverso questa modalità, ha cercato di contrastare il vuoto interiore che lo avvolgeva perennemente, raggiungendo attraverso l’omicidio dello stilista la fama a cui aveva sempre aspirato, soddisfacendo il suo narcisismo patologico.</p>
<hr />
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li>Wikipedia</li>
<li><em>I Serial Killer</em>, Mastronardi, De Luca, Newton &amp; Compton 2005</li>
</ul>
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			</item>
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		<title>Il mostro di Rostov: il primo profilo psicologico in Russia</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/03/02/il-mostro-di-rostov/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2020 11:19:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[Andrej Chikatilo]]></category>
		<category><![CDATA[mostro di rostov]]></category>
		<category><![CDATA[sadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Dottoressa Alessia Gornati Il solo nome di Andrej Chikatilo è sufficiente per scatenare in noi qualche ricordo che urta la</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/03/02/il-mostro-di-rostov/">Il mostro di Rostov: il primo profilo psicologico in Russia</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Dottoressa Alessia Gornati</strong></p>
<hr />
<p>Il solo nome di <strong>Andrej Chikatilo</strong> è sufficiente per scatenare in noi qualche ricordo che urta la sensibilità personale: è infatti passato alle cronache come il <strong>Mostro di Rostov</strong>, Lo squartatore rosso e anche il Cittadino X.</p>
<p>Appartiene a qualcosa di ormai lontano, il mondo dell’Unione Sovietica, il post stalinismo e le conseguenze della seconda guerra mondiale. Eppure è tutto lì, quello che c’è da comprendere su quest’uomo, le cui foto più tristemente note lo ritraggono con uno sguardo folle, gli occhi fissi e spiritati, come l’orco delle fiabe.</p>
<h3>13  Settembre 1984</h3>
<p>Erano stati i suoi movimenti ad attirare lo sguardo dell’ispettore Aleksandr Zanasovskij della polizia di Rostov. Aveva già notato quell’uomo alto, con degli occhiali spessi e una valigia in mano, due settimane prima, nella stazione ferroviaria.</p>
<p>Aveva avuto lo stesso comportamento: cercava di avvicinare una serie di donne, una dopo l’altra, scambiandoci due parole e passando alla successiva. Pareva proprio che stesse cercando di abbordarle. Aveva continuato a farlo anche alla fermata dell’autobus. Era stato in quel momento che lo aveva trattenuto e aveva eseguito un controllo di routine. Il nome gli era rimasto impresso: “Chickatilo Andrej Romanovich”, sposato con due figli, direttore del reparto rifornimenti di una delle fabbriche cittadine. Era laureato in lettere e faceva l’insegnante, prima. L’ispettore però non si fidava, il suo istinto non voleva lasciar perdere.</p>
<p>Così, eccolo lì di nuovo a seguire quell’uomo sfuggente.</p>
<p>Dopo nove ore di pedinamento, durante le quali Chikatilo sembrava un cacciatore all’inseguimento della preda perfetta, infine Zanasovskij lo arrestò alla fermata del Mercato Centrale. Aveva intrattenuto rapporti sconvenienti con una ragazza che poteva essere sua figlia, alla stazione dei treni.</p>
<p>L’ispettore gli mise una mano sulla spalla e quando Andreij si girò e lo guardò negli occhi, Zanasovskij fu certo di aver preso il Mostro di Rostov, l’assassino seriale che terrorizzava l’URSS in quegli anni. Colui che aveva ucciso almeno 14 bambini in maniera orribile e ne aveva mutilato i corpi. Portava con sè una  valigia contenente una corda, un vasetto di vaselina, un coltello e altri attrezzi. Però era un cittadino rispettabile, un comunista integerrimo, era davvero indignato da questo arresto senza senso e così, dopo diversi appelli al Partito Comunista, venne rilasciato. Zanasovskij però ne era certo: il mostro era lui.</p>
<h3>Chi è il mostro di Rostov?</h3>
<p><strong>Andreij Romanovich Chikatilo</strong> nacque nel villaggio di Jablučne nel 1936. La sua famiglia soffriva di stenti, a causa del processo di collettivizzazione forzata voluto da Stalin durante gli anni 30.</p>
<p>La relazione con la madre, una donna religiosa, pare sia stata abbastanza normale, seppur la donna fosse solita raccontare episodi macabri ai propri figli. Il più importante per la storia personale di Chikatilo fu quello relativo alla sparizione, nel 1934, di uno dei suoi fratelli maggiori. Si pensò inizialmente che potesse essere stato rapito, ma poiché non vennero chiesti riscatti, iniziarono a circolare delle voci sull’ipotesi per cui il ragazzo fosse stato ucciso e mangiato a causa della carestia dilagante nella Russia dell’epoca.</p>
<p>Questo evento venne narrato senza particolari filtri al piccolo Andrej di 5 anni, che ne fu impressionato e terrorizzato, ma affascinato al tempo stesso. Iniziò perciò a coltivare una certa dualità nella sua personalità: il rifiuto e il fascino per gli aspetti oscuri dell’esistenza che vivevano in simbiosi nella stessa persona.</p>
<p>Del rapporto con il padre non vi è da sapere molto: l’uomo venne mandato al fronte durante la seconda guerra mondiale e poi rinchiuso nei lager nazisti, facendo ritorno a casa soltanto nel 1949.</p>
<p>Durante le scuole elementari, apparirono i primi segnali di squilibrio e di complessi psicologici: i compagni ricordano un bimbo introverso, timido e riservato. Chikatilo dal canto suo, pensava che tutti fossero odiosi e volesserlo picchiarlo. Il suo essere chiuso era un modo per proteggere i suoi segreti, infatti soffriva di enuresi notturna, che lo accompagnò fino all’età di 12 anni. Era inoltre miope, non riusciva a leggere nulla alla lavagna, ma questo lo imbarazzava a tal punto da ossessionarlo. Indossò i primi occhiali soltanto all’età di 30 anni.</p>
<p>Parallelamente all’isolamento sociale, si costruì un mondo immaginario grazie agli innumerevoli libri di guerra e di battaglia, dove il padre diventava un eroe pluridecorato che aveva combattuto e vinto molteplici scontri.  Adorava soffermarsi sulle illustrazioni di cadaveri, disegnate in maniera dettagliata e violenta.  Durante la pubertà, Andreij iniziò a provare pulsioni sessuali molto forti, che tuttavia non riusciva a soddisfare perchè considerato dalle ragazze come effeminato e strano. Da adolescente divenne alto e robusto, mostrando violenza verso gli altri compagni per essere considerato il più forte.</p>
<p>Gli insegnanti lo ricordano invece come un tipo attento e diligente, appassionato lettore di Checov e Dostoevskij, oltre che fervente comunista.</p>
<p>Quando non venne ammesso all’università, per lui fu un duro colpo. Decise quindi di seguire un corso tecnico di specializzazione in ingegneria delle comunicazioni.</p>
<h3>Le relazioni e la sessualità</h3>
<p>Le relazioni di Chikatilo erano pressoché inesistenti. Ogni tentativo di avvicinare le ragazze veniva costantemente bocciato dal suo aspetto e dal modo di comportarsi, così insolito e bizzarro.  Emarginato e deriso, si rifugiò sempre di più nel mondo fantastico che aveva costruito nella testa.</p>
<p>A 19 anni provò ad avere il primo rapporto sessuale con un’amica della sorella, ma l’esperienza fu negativa, in quanto l’uomo soffriva anche di impotenza. Quando iniziò a lavorare come operaio sulle linee telefoniche, a 1200 km da Mosca, provò ad avere diversi rapporti con le ragazze del luogo ma non vi riuscì mai. Questo contribuì a sviluppare in lui un’ideazione suicidaria, con tendenze depressive. Aveva un atteggiamento paranoico e, durante il servizio militare, pensava che tutti ce l’avessero con lui.</p>
<p>Quando si trasferì a Rostov, nel 1963, la sorella gli presentò un’amica, pratica e sicura di sè, seppur non di bell’aspetto. I due si sposarono ed ebbero due figli. Tuttavia, i rapporti sessuali non furono mai appaganti, ma scarsi e di breve durata, finalizzati esclusivamente al concepimento. Presto il matrimonio divenne soltanto una facciata, Chikatilo si ritirava in modo progressivo nel suo mondo in cui le fantasie di onnipotenza lo eccitavano e si facevano sempre più oscure.</p>
<p>Nel 1971 si laureò in lingue e letterature russe, diventando insegnante.</p>
<h3>Apparenza vs Realtà</h3>
<p>Se osserviamo superficialmente la vita di Chikatilo, potremmo dire che essa scorreva nella normalità: compagno comunista, insegnante, sposato con due figli, laureato in lettere e di intelligenza superiore alla media.</p>
<p>In realtà, il matrimonio era una gabbia di bell’aspetto in cui si sentiva rinchiuso e le pulsioni stavano spingendo per venire a galla: infatti venne licenziato a causa di molestie nei confronti di alcuni allievi di sesso maschile e non poté più insegnare. Trovò un altro lavoro, che lo obbligava a viaggiare per tutta la regione in treno e in autobus.</p>
<p>Vi fu quindi un crescendo di circostanze che lo portarono a mostrare il suo vero sè, quello che per anni aveva coltivato in segreto, mantenendo una duplice identità. Un lavoro faticoso e impegnativo, che richiedeva una grande concentrazione mentale, supportata da una metodica ossessiva e sostenuta da un’ideazione paranoide, che lo conduceva ad avere un controllo eccessivo su ogni particolare, tranne durante gli omicidi, che seppur pianificati nei minimi dettagli, mostravano un discontrollo totale nelle modalità di esecuzione.</p>
<h3>Il primo omicidio e la scia di sangue</h3>
<p>Il 22 dicembre 1978 commise il primo omicidio, strangolando, stuprando e pugnalando una bimba di soli 9 anni. Venne interrogato insieme ad altri sospettati, ma fu rilasciato poichè “troppo rispettabile” e perchè un ex detenuto, già condannato per omicidio e stupro, confessò il crimine. L’uomo venne giustiziato.</p>
<p>La soluzione perfetta per l’URSS dell’epoca.</p>
<p>Nel settembre del 1981, Chikatilo ricominciò ad uccidere e non smetterà fino al 1990, anno in cui sarà definitivamente arrestato.</p>
<p>Le vittime includono bambini di entrambi i sessi e giovani ragazze, stuprate e pugnalate in modo ripetuto, con un’evidente overkilling. Alcune vittime presentano mutilazioni, ad altre mancano organi interni. Vengono rilevate tracce di cannibalismo: l’uomo infatti probabilmente masticava per poi deglutire o sputare alcune parti del corpo. Le mutilazioni non hanno un’organizzazione stabilita, ma la concentrazione maggiore è sul viso.</p>
<p>Dopo l’arresto del 1984, venne rilasciato perchè un compagno russo, di tutta rispettabilità, non poteva essere il mostro di cui si parlava sussurrando, visto che nell’Unione Sovietica gli omicidi seriali “americani” non potevano esistere. Verrà fermato definitivamente solo nel 1990, mentre si trovava alla stazione ferroviaria di Rostov, sporco di sangue sulle mani e sul volto. Dopo otto giorni di interrogatorio, l’uomo confesserà di aver ucciso 55 vittime, dando dettagli sui luoghi di sepoltura.</p>
<p>Verrà condannato a morte e giustiziato con un colpo di pistola alla nuca nel 1994.</p>
<h3>Il profilo psicologico</h3>
<p>Era la prima volta che nell’Unione Sovietica la polizia doveva fronteggiare una serie di omicidi di simile portata. Le indagini erano già difficili di per sè, ostacolate maggiormente dal fatto che il Partito Comunista e i piani alti non potevano accettare in primo luogo che gli omicidi rimanessero irrisolti, in secondo luogo che fossero seriali.  Nel novembre del 1985, un procuratore speciale fu incaricato di gestire una task force per mettere la parola fine alla vicenda con una serrata caccia all’uomo. Fu la prima volta nella storia sovietica che uno psichiatra, il Dr. Alexandr Bukhanovsky, venne consultato per comprendere la psicologia del predatore. Tutti i documenti prodotti fino a quel momento furono a disposizione del dottore, che produsse un profilo psicologico del soggetto ignoto.</p>
<p>In quelle 65 pagine, Bukhanovsky descrisse il Killer come un uomo solitario, tra i 45 e i 50 anni, con un’infanzia dolorosa e isolata, probabilmente incapace di flirtare o avere relazioni con le donne. Si trattava di un individuo di intelligenza media, forse sposato e con figli, ma impotente e con un sadismo tale da potersi eccitare soltanto vedendo la sofferenza delle vittime. Gli omicidi erano una sostituzione del rapporto sessuale. Poiché i delitti venivano commessi durante giornate feriali, intorno a punti focali per i mezzi di  trasporto, lo psichiatra suggerì che l’uomo fosse un pendolare.</p>
<p>Il profilo di Bukhanovsky fu piuttosto preciso: identificava bene i tratti principali di Chikatilo.</p>
<h3>Conclusione</h3>
<p>Le radici della sua parafilia risalgono alla sua infanzia: nacque e formò la sua personalità in un’epoca devastata dalla guerra e dalla violenza, venne bullizzato e isolato a scuola, accompagnato dai racconti macabri della madre. A questa base si aggiunsero i problemi con la sua sessualità, che gli causarono frustrazione e ancora maggior introversione.</p>
<p>Il grosso punto di domanda che rimane è però quello relativo alla sua sanità. Durante il processo ci furono momenti per cui venne considerato mentalmente instabile, calandosi i pantaloni di fronte ai giudici e mettendosi a urlare, anche se alla fine venne condannato con piena capacità di intendere e volere. Alcuni studi ipotizzarono un disturbo di personalità Borderline con tratti prominenti di psicopatia.</p>
<p>Effettivamente, nonostante Chikatilo fosse sposato, le relazioni nell’arco della sua vita non furono mai solidi e in realtà, il rapporto con la moglie era praticamente inesistente, sia da un punto di vista emotivo che fisico. Altri fatti a favore della teoria, sono le sue emozioni instabili, rivelate diverse volte durante il corso degli interrogatori e la rabbia immotivata ed estrema che mostrava nei confronti delle vittime, che non seguono una vittimologia precisa ma sembrono essere scelte sulla scia di un bisogno momentaneo.</p>
<p>Nonostante sia un killer organizzato e metodico, mostra dei tratti borderline nell’impulsività e nel modo imprevedibile con cui decide di colpire, considerandone anche le tempistiche.</p>
<p>La combinazione di fattori ambientali e genetici è in questo caso sinonimo di una tempesta perfetta: le condizioni in cui si è sviluppata la sua personalità hanno favorito l’emergere di alcuni tratti insiti in Chikatilo, da cui è impossibile prescindere.</p>
<hr />
<p><strong>Fonti: </strong></p>
<ul>
<li>I serial Killer, Mastronardi, De Luca, Newton&amp;Compton 2005.</li>
<li>The Red Ripper, Peter Conradi, 1992.  Wikipedia</li>
<li><a href="http://psychopathprobz.weebly.com/">http://psychopathprobz.weebly.com/</a></li>
</ul>
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		<title>Nella mente dei criminal profiler. Chi sono e cosa fanno i cosiddetti mindhunters</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/12/05/mindhunters-profiling/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Dec 2019 13:18:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il “padre” del profiling fu senza alcun dubbio Howard Teten, uno Special Agent dell’FBI con una lunga carriera alle spalle</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/12/05/mindhunters-profiling/">Nella mente dei criminal profiler. Chi sono e cosa fanno i cosiddetti mindhunters</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il “padre” del <strong>profiling</strong> fu senza alcun dubbio <strong>Howard Teten</strong>, uno Special Agent dell’FBI con una lunga carriera alle spalle come detective della squadra omicidi nella Polizia di San Leandro, California.</p>
<p>Teten, adottò un approccio più sistematico alle tecniche di profiling, insieme a <strong>Pat Mullany</strong>, un altro Agente Speciale FBI <strong>esperto in Psicologia Criminale</strong>, creò il primo <strong>programma ufficiale di criminal profiling</strong> del Bureau. Grazie a loro nasce la prima unità investigativa della storia creata allo scopo di operare analisi psicologiche partendo dalla scena del crimine. L’unità prese il nome di <strong>Behavioural Science Unit (BSU)</strong>, e i due divennero i cosiddetti “<strong>Mindhunters</strong>”.</p>
<h2>Criminal Profiling cos&#8217;è</h2>
<p>Il <strong>criminal profiling</strong> è una tecnica di analisi a supporto delle Forze di Polizia di tutto il mondo, e consiste nell’<strong>elaborare un possibile profilo psico-comportamentale di un soggetto che ha compiuto un crimine</strong>. L’analisi parte dalla scena del crimine per arrivare alla determinazione dello stile comportamentale del soggetto.</p>
<p>Il criminal profiling ha come scopo principale quello di <strong>ridurre la rosa dei sospetti ottimizzando di conseguenza le risorse investigative</strong>. L’obiettivo primario è aiutare gli investigatori a <strong>gestire con maggiore efficacia la loro lista di sospetti</strong>.</p>
<p>Vogliamo a questo punto sfatare un mito: il profiler non è in grado di fornire un indirizzo od un numero di telefono del sospettato, ne individua i tratti fondamentali del comportamento, è una sorta di <strong>ritratto psico-comportamentale</strong>.</p>
<h2>I 6 passi dell’analisi investigativa</h2>
<p>I padri fondatori del profiling hanno redatto 6 passaggi da dover compiere lungo il percorso analitico.</p>
<p style="padding-left: 40px;">(1) <strong>Profiling Input</strong>: raccolta delle informazioni reperibili sulla scena del crimine, il rapporto autoptico completo, le deposizioni testimoniali, l’analisi vittimologica e il rapporto della Polizia. In questa fase il profiler deve poter essere libero da ogni tipo di condizionamento rispetto ai sospettati.</p>
<p style="padding-left: 40px;">(2) <strong>Decision process models</strong>: in questa fase il profiler dovrà organizzare le informazioni raccolte durante la fase precedente. In questa fase il profiler dovrà rispondere alle seguenti domande:</p>
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li style="list-style-type: none;">
<ul>
<li>Che tipo di omicidio è stato commesso?</li>
<li>Qual è il movente primario alla base di questo atto criminale?</li>
<li>Qual è il livello di rischio cui era soggetta la vittima?</li>
<li>Qual è il livello di rischio corso dall’offender per portare a termine il crimine?</li>
<li>Qual è l’esatta sequenza degli atti compiuti dall’offender (criminodinamica), prima, durante e dopo il crimine?</li>
<li>Quanto tempo ha trascorso l’offender sulla scena del crimine?</li>
<li>Dov’è stato commesso il crimine?</li>
<li> Esistono elementi che rimandano ad una ipotesi di staging (messa in scena) o undoing (tentativo di ridurre l’impatto emozionale/psicologico di quanto commesso)?</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p style="padding-left: 40px;">(3) <strong>Crime assessment</strong>: il profiler ricostruisce il comportamento dell’offender, ponendo il focus all’interazione tra vittima ed aggressore.</p>
<p style="padding-left: 40px;">(4) <strong>Criminal profiling</strong>: sulla base di tutte le informazioni raccolte, elabora una descrizione del sospettato con le seguenti informazioni: sesso, razza, età, stato civile, stato sociale, storia lavorativa, caratteristiche psicologiche, valori, credenze, probabile reazione nei confronti della Polizia, eventuali precedenti penali.</p>
<p style="padding-left: 40px;">(5) <strong>Investigation</strong>: il profiler scrive un rapporto scritto che consegna agli investigatori. Se emergono nuovi elementi di prova, il report va rivisto e rielaborato sulla base delle nuove informazioni emerse.</p>
<p style="padding-left: 40px;">(6) <strong>Apprehension</strong>: ovviamente l’obiettivo principale di ogni investigazione è la cattura dell’offender. Una volta catturato il sospetto, il lavoro del profiler  è utile per individuare la strategia di interrogatorio più idonea sulla base delle caratteristiche psicologiche dell’offender.Naturalmente il percorso analitico appena descritto rappresenta il punto di partenza di uno strumento investigativo che nel corso degli ultimi trent’anni ha avuto modo di evolvere e crescere notevolmente, seppur con grande fatica, sia sotto l’aspetto dell’efficacia sul campo che in termini di validazione scientifica dei vari approcci utilizzati.</p>
<h2>Quali crimini richiedono l’intervento del criminal profiling?</h2>
<p>I crimini che richiedono la consulenza dell’attività del <strong>profiling</strong> sono gli <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/?s=serial+killer" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>omicidi seriali</strong></a></span>, gli <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/06/01/vittime-di-stupro/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>stupri seriali</strong></a></span>, gli <strong>omicidi a sfondo sessuale</strong>, le <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/06/14/maltrattamento-dei-bambini/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>molestie su minori</strong></a></span>, i <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/03/19/le-bestie-di-satana/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>crimini rituali</strong></a></span> e la <strong>piromania</strong>. La caratteristica che accomuna tutti i crimini citati è la serialità e il fatto che il criminale sia motivato da una spinta psicopatologica. L’applicazione di metodi statistici è utile per il delicato processo di linkage (letteralmente l’attività di analisi che consente di identificare una stessa mano dietro diversi crimini.</p>
<p>Statistiche a parte, ogni caso va analizzato a partire dalla sua “Unicità” dal punto di vista criminlogico e solo successivamente può essere ricondotto ad una stessa “mano”.</p>
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		<title>Cosa differenzia le donne serial killer dagli uomini</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/11/22/donne-serial-killer/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Nov 2019 10:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[milena quaglini]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per comprendere la logica di un serial killer, bisogna inabissarsi nei fondali oscuri della sua mente e scandagliare le idee</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per <strong>comprendere la logica di un serial killer, </strong>bisogna inabissarsi nei fondali oscuri della sua mente e scandagliare le idee alla base del movente del delitto, delle modalità e delle armi utilizzate per l’aggressione. Inoltre è molto importante capire se le vittime abbiano tratti comuni e distintivi, che potrebbero rivelare alcune delle cause degli omicidi.</p>
<p>Per quanto riguarda i <strong>serial killer maschi</strong>, la criminologia ritiene che il <strong>movente sessuale</strong> o comunque la <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/02/17/sadismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>componente sadica</strong></a></span>, sia un tratto distintivo e qualificante.</p>
<h2>Donne serial killer</h2>
<p>Per ciò che riguarda la <strong>sfera femminile</strong> il discorso è molto più complesso, <strong>l’aspetto sessuale non è fondamentale</strong>. Il fatto che ci sia un <strong>minor grado di aggressività sadica da parte delle donne</strong> può essere dovuto a due fattori fondamentali:</p>
<ul>
<li>uno riguarda la <strong>predisposizione biologica</strong>, nel senso che in una donna il livello di testosterone è molto più basso, e poi le influenze culturali che scoraggiano le manifestazioni di aggressività. <strong>Le donne, dunque, prediligono modalità meno fisiche</strong>, infatti sono molto numerosi i casi in cui viene utilizzato il veleno. Il veleno offre infatti vari vantaggi: è un’arma discreta, silenziosa, che, se usata bene, non lascia tracce e permette di far passare la morte della vittima come naturale.</li>
<li>Al di là del movente sessuale svariate possono, però, essere le <strong>spinte emotive</strong> utili a mettere in atto l’azione criminale: denaro, gelosia, vendetta, potere o dominio. È proprio in questa cerchia di motivazioni che può essere ricondotta la causa scatenante del modus operandi delle serial killer.</li>
</ul>
<h2>Profili di donne serial killer</h2>
<p>Queste donne <strong>conducono vite all’apparenza molto ordinarie</strong>: si tratta di madri di famiglia che svolgono lavori del tutto normali che le rendono praticamente insospettabili, riscuotono simpatia e appaiono dal volto rassicurante. Proprio queste caratteristiche saranno utili a generare un clima di confidenzialità e intimità con la vittima, scelta per la sua vulnerabilità, tra deboli o emarginati.</p>
<p>In realtà <strong>solo nel momento del delitto si rivela la vera personalità</strong>, quella <strong>fredda</strong>, <strong>cinica</strong>, <strong>incapace di empatia</strong> e <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/04/13/manipolatore-perverso/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>manipolatrice</strong></a></span>. In ogni caso lo scopo principale di ogni serial killer può essere quella di <strong>riprendersi una rivincita sulla vita</strong>, <strong>esprimere la propria superiorità</strong> o <strong>diventare celebri</strong>.</p>
<p>Il comportamento di una donna killer può anche essere la conseguenza di una storia di esperienze traumatiche iniziate nella più tenera età e proseguite negli anni. Al riguardo, In Italia, abbiamo avuto un caso emblematico, quello di <strong>Milena Quaglini</strong>, considerata  <strong>una delle serial killer donne più famose del nostro Paese</strong>. L’hanno etichettata con diversi titoli, quello che ci sembra più opportuno è quello di <em>“vittima spietata”</em>.</p>
<h2>Milena Quaglini, la più famosa serial killer d’Italia</h2>
<p><strong>Ha trascorso una vita intera sottomessa dagli uomini</strong>: prima il padre, che la picchiava e la vessava continuamente, poi i mariti e i compagni che si sono alternati e che la illudevano con promesse di vita felice e che invece le hanno fatto vivere una realtà fatta di violenze e abusi. In questo lungo periodo di violenze, <strong>la donna ha coltivato dentro di sé un desiderio di rivalsa che si è trasformato in vendetta</strong>. L’episodio scatenante risale a quando la donna lavorava come colf  per un uomo ultra ottantenne che ad un certo punto le fece delle avances e lei lo colpì ripetutamente con una lampada. Questo caso fu archiviato come incidente domestico e la donna  tornò a vivere con il suo compagno che continuava ad avere comportamenti violenti fino a quando lo uccise colpendolo ripetutamente con un abat-jour e fracassandogli il cranio, quindi con lo stesso modus operandi del primo omicidio.</p>
<p><strong>Ritenuta incapace di intendere e di volere</strong> uscì dopo pochi anni da una struttura riabilitativa e trovò un compagno a cui si legò. Anche questo si rivelò violento e dopo una lite lei le servì un caffè carico di tranquillanti, e una volta stordito lo annegò nella vasca. Milena Quaglini fu subito arrestata e questa volta confessò anche il primo omicidio. La donna è morta  nel carcere di Vigevano, si è suicidata impiccandosi  con dei pezzi di lenzuolo. Di seguito riportiamo alcuni estratti di dichiarazioni della Quaglini: le sue parole, cariche di rabbia, sono emblematiche “<em>A ogni schiaffo che prendevo da un uomo, rivivevo tutti quelli presi da mio padre […] Io sopportavo, sopportavo, sopportavo, finché non mi facevano qualcosa di intollerabile che mi faceva esplodere. […]”</em></p>
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		<title>Nella mente del terrorista: malati mentali o persone comuni?</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/11/06/terroristi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 09:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando parliamo di terrorismo intendiamo azioni molto diverse tra loro, tutte però con lo stesso comune denominatore: generare paura. Terroristi:</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Quando parliamo di terrorismo intendiamo azioni molto diverse tra loro, tutte però con lo stesso comune denominatore: generare paura.</em></h2>
<hr />
<h3>Terroristi: classificazione</h3>
<p>Con il nostro studio abbiamo redatto una <strong>classificazione delle azioni terroristiche</strong> derivanti dalle loro motivazioni o ideologie, in tal senso abbiamo distinto:</p>
<ul>
<li><strong>Terroristi solitari:</strong> solitamente tali soggetti sono molto difficili da individuare perché non sono affiliati a nessun gruppo e inoltre sono quelli che presentano, in percentuale molto elevata, disturbi psicologici già precedentemente manifestati e riconosciuti.</li>
<li><strong>Gruppi estremisti politici:</strong> questa tipologia racchiude tutti coloro che vorrebbero promuovere vari livelli di gerarchia sociale,  come per esempio  il disordine urbano o il razzismo. In questi casi abbiamo riscontrato che di fondo e per qualsiasi tipo di ideologia, di fondo ci sia una profonda ignoranza. Ultimamente l’opinione pubblica ha confuso i gesti di solitari con patologie psicologiche, attribuendoli ad ideologie politiche dietro le quali essi stessi si sono nascosti.</li>
<li><strong>Estremisti religiosi:</strong> questo tipo di terroristi è spesso legato a gruppi religiosi che frequentano luoghi di culto accessibili a tutti, a differenza di ciò che si può pensare, tali soggetti spesso appartengono a famiglie di fascia media con un buon livello socio culturale. Moltissimi non presentano alcun disturbo psicologico</li>
</ul>
<p>Per le contingenze storiche i nostri interessi si sono concentrati su quest’ultima categoria in auge da molto tempo. Con il nostro staff <strong>abbiamo analizzato le oltre 250 interviste che Nasra Hassan, ha realizzato ad altrettanti membri di Hamas e Jihadisti</strong> nella zona di Gaza e Palestina.</p>
<h3>Estremismi religiosi</h3>
<p>Prima di continuare vogliamo fortemente dichiarare che <strong>l’islam non centra nulla con il terrorismo</strong> e che la decisione di considerare tali dati specifici è dovuta alla preziosa mole di informazioni che ci hanno permesso di realizzare un’osservazione precisa. Esistono terroristi estremisti di moltissime religioni in ogni parte del mondo questo è evidente tanto quanto il nostro esclusivo interesse scientifico.</p>
<p>Analizzando le parole degli intervistati si può determinare che <strong>nessuno di loro ha manifestato sintomi della depressione o di malattia mentale</strong>,  e questo anche tra coloro che poi hanno deciso di ricorrere al suicidio. <strong>Ognuno di loro ha sempre mostrato molto sangue freddo</strong> nella discussione dei dettagli degli attentati, mettendo in evidenza una grande motivazione derivante da una <strong>profonda credenza religiosa.</strong></p>
<h3>Non malati mentali, ma persone comuni</h3>
<p>Così, possiamo stabilire che <strong>la psicopatologia mentale non è la spiegazione per comprendere cosa accada nella mente di un terrorista</strong>. La nostra idea si fonda sui criteri con cui i leader di tali gruppi selezionano i candidati, li valutano personalmente con molto rigore e se sospettano un minimo di instabilità mentale li escludono senza riserve.</p>
<p>A supporto delle nostre idee <strong>citiamo lo studio condotto dallo psichiatra Marc Sageman, professore all’Università della Pennsylvania</strong>. Egli ha analizzato 400  tra documenti statali e registrazioni di terroristi estremisti. Da questo studio è emerso che <strong>i terroristi non sono nella maniera </strong><strong>più assoluta persone alle quali è stato lavato il cervello, o soggetti con forti disturbi mentali</strong>.</p>
<p>Al contrario, i dati statistici mostrano che <strong>il 90% dei terroristi proviene da famiglie affettuose e senza alcun problema e il 63% degli stessi ha un’istruzione medio-alta.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Analisi clinica di un Serial Killer italiano: Roberto Succo</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/08/06/roberto-succo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Zandonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Aug 2019 09:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[antisociale]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo narcisistico di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[roberto succo]]></category>
		<category><![CDATA[sadismo]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia paranoide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Analisi del profilo psicologico di Roberto Succo, serial killer italiano che, dopo aver compiuto una strage familiare, ha terrorizzato Italia</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/08/06/roberto-succo/">Analisi clinica di un Serial Killer italiano: Roberto Succo</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Analisi del profilo psicologico di Roberto Succo, serial killer italiano che, dopo aver compiuto una strage familiare, ha terrorizzato Italia e Francia.</em></h2>
<hr />
<p>Ripercorriamo insieme il profilo psicologico e le vicende legate a <strong>Roberto Succo</strong>, serial killer italiano che, dopo aver compiuto una strage familiare, ha terrorizzato parte dell’Italia e della Francia durante i suoi periodi di latitanza erratica, mietendo vittime in modo apparentemente casuale. Rintracciato e ricondotto in carcere, si toglierà la vita infilando la testa in un sacchetto contenente il gas delle bombolette consentite ai detenuti per scaldarsi il caffè.</p>
<h3><strong>Chi è Roberto Succo</strong></h3>
<p>Roberto nasce a Mestre nel 1962, figlio di un poliziotto e di una casalinga. Il 12 aprile 1981, <strong>a soli 19 anni, vedendosi rifiutata l’auto del padre e a seguito di un litigio con la madre uccide spietatamente quest’ultima con 32 coltellate</strong><em>;</em><strong> attende poi che rincasi il padre</strong>, al quale sottrae la pistola di ordinanza e sul quale si riversa l’incontenibile follia omicida: Roberto<strong> lo strangola e lo finisce con il retro di un’accetta</strong><em>.</em> Non si libera dei corpi dei genitori: li depone nella vasca da bagno, che si limita a riempire d’acqua; poi fugge: chiude a chiave la porta di casa, prende l’auto e si dirige in Friuli. <strong>Viene rintracciato ed arrestato tre giorni dopo nei pressi del confine Jugoslavo</strong>. Tre mesi dopo, in carcere, consegue il diploma di Maturità Scientifica; contestualmente <strong>dichiarato infermo di mente</strong>, gli viene notificata una condanna di 10 anni da scontare presso l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia.</p>
<h3><strong>La fuga</strong></h3>
<p>Apparentemente adeguato al contesto carcerario, dove svolge regolarmente colloqui con il cappellano e dove si distingue come detenuto modello per la condotta, richiede e ottiene il permesso di proseguire gli studi e di iscriversi all’Università di Parma, presso la facoltà di Geologia. Ottenuta la semilibertà volta ad agevolarlo nella frequentazione dell’ateneo, ne approfitta per evadere: prende un treno per Genova e fa perdere le sue tracce. Cambia il suo cognome in “Zucco” e, recuperati dei documenti falsi, si trasferisce in Francia. Un paio di mesi dopo terrorizzerà i francesi mettendo a punto degli omicidi dalle dinamiche imprevedibili.</p>
<h3><strong>Delitti in Francia</strong></h3>
<p>Il <strong>2 aprile 1987</strong> Roberto si trova in Savoia e ritorna ad uccidere: <strong>ammazza un brigadiere</strong>, cui ruba la pistola calibro 9. Nemmeno un mese dopo, nell’alta Savoia,<strong> rapisce una ragazza: la uccide ammanettata ad un letto e getta nel fiume il corpo</strong> che non verrà mai ritrovato. La sera stessa <strong>compie il sequestro di un medico vicino di casa della giovane</strong>, la cui salma verrà ritrovata qualche mese dopo all’interno di una casa abbandonata.</p>
<p>L’identità dell’assassino resta agli inquirenti ancora sconosciuta; le indagini sono ad un punto fermo, mentre si attribuiscono a questo ipotetico serial killer altri delitti: il <strong>sequestro di madre e figlia costrette a subire molestie sotto minaccia armata</strong>, e la <strong>violenza sessuale e l’omicidio agiti nei confronti di un’altra donna trovata nuda con un proiettile conficcato nella testa</strong>. Una condotta delittuosa così apparentemente confusa rispetto alle modalità di uccisione e alla scelta della vittima, che sembrano non seguire dei precisi criteri, disorienta gli inquirenti, mentre si continuano ad attribuire al misterioso assassino i casi di omicidi irrisolti che avvengono nella zona.</p>
<p>Nel frattempo viene ritrovata a Losanna, in Svizzera, l’automobile del brigadiere ucciso, recante nel bagagliaio la pistola a lui sottratta, un fucile e la sua uniforme militare. Ma Succo, nonostante il viaggio in Svizzera, è nuovamente <strong>in Francia, a Tolone: forse per difendere una ragazza che sta frequentando, tenta di uccidere un pregiudicato</strong>. Successivamente, con estrema ferocia, <em>f</em><strong>redda con dei colpi di pistola un ispettore di polizia</strong>, cui rivolge le parole <strong>“Je te tue”</strong> (“Io ti uccido”) prima di puntargli l’arma alla testa e sparargli.</p>
<p>Nel 1988 rientra in Italia passando dalla Svizzera e viene rintracciato e arrestato. Ritenta nuovamente la fuga dal penitenziario di Treviso improvvisando una conferenza stampa sul tetto del carcere, ma il tentativo si rivela un fallimento; morirà nel carcere di Vicenza nel mese di maggio dello stesso anno.</p>
<h3><strong>Profilo Psicologico</strong></h3>
<p>Roberto Succo, nella più recente perizia psichiatrica, <strong>viene dichiarato infermo di mente </strong>a causa di una <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/tag/schizofrenia-paranoide/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">schizofrenia di tipo paranoide</a></span>. Da quanto emerso ritroviamo però in lui tratti caratteristici di una <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/02/20/disturbo-antisociale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">personalità di tipo antisociale</a></span>: <strong>l’intolleranza della frustrazione e l’agito impulsivo</strong> (vedi l’omicidio dei genitori), <strong>la mancanza di una dimensione empatica nei confronti delle vittime</strong>, affinate <strong>capacità manipolatorie</strong> (la fuga dal carcere), la dedizione ad attività illecite e criminali; accanto a ciò, una non trascurabile <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/09/21/narcisismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">visione grandiosa del sé</a></span>, più di pertinenza narcisistica, che si intravede nell’incontrastabile “Je te tue”, ipoteticamente determinata anche dalla reale dinamica degli eventi, a fronte dell’incapacità delle forze dell’ordine di rintracciare il killer, che invece è abile nel camuffarsi, nel non lasciare tracce, nel muoversi indisturbato anche tra più stati europei.</p>
<p>Riconosciamo in Roberto Succo un <strong>livello intellettivo medio-alto</strong>, sia nell’abile organizzazione della sua fuga, sia nella sua capacità di rimanere nell’ombra. La perizia attribuitagli sicuramente abbraccia aspetti psicologici non conosciuti pubblicamente, come dinamiche mentali deliranti e persecutorie che lo hanno spinto a delinquere.</p>
<p>La condotta delittuosa di Succo, come già illustrato, appare confusa e diversificata nei metodi (strangola, accoltella, utilizza armi da fuoco), sebbene si intraveda limpida una <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/02/17/sadismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">spinta sadica</a></span>, scatenata dapprima dall’impulso irrefrenabile castrato dai genitori, e successivamente agita nei confronti principalmente delle donne, che violenta e uccide in balia di tali impulsi (di frequente sequestra donne, le immobilizza, le minaccia).</p>
<p>Roberto Succo però non uccide solo donne: probabilmente <strong>si accanisce su chiunque tenti di allontanare da lui la soddisfazione di un suo bisogno</strong>: il vicino di casa che magari ha intravisto qualcosa ed è intervenuto, il brigadiere o il poliziotto che, in quanto rappresentanti della legge, si interpongono tra lui e la sua libertà.</p>
<hr />
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li>ilgazzettino.it</li>
<li>wikipedia.it</li>
<li>occhirossi.it</li>
<li>DSM 5</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/08/06/roberto-succo/">Analisi clinica di un Serial Killer italiano: Roberto Succo</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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		<title>Cospirazioni aliene e rettiliani: il delitto di Barbara Rogers</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/07/29/barbara-rogers/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Zandonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2019 08:32:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[barbara rogers]]></category>
		<category><![CDATA[psicosi collettiva]]></category>
		<category><![CDATA[psicotico]]></category>
		<category><![CDATA[rettiliani]]></category>
		<category><![CDATA[Sherry Shriner]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Analisi delle conseguenze estreme dell’appartenenza ad un (bizzarro) gruppo ideologico Sherry Shriner ama descrivere la propria missione sulla terra qualificandosi</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/07/29/barbara-rogers/">Cospirazioni aliene e rettiliani: il delitto di Barbara Rogers</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Analisi delle conseguenze estreme dell’appartenenza ad un (bizzarro) gruppo ideologico</em></h2>
<hr />
<p><strong>Sherry Shriner</strong> ama descrivere la propria missione sulla terra qualificandosi come “<em>Serva, profeta, ambasciatrice, figlia e messaggera del Più Alto Dio”</em>. Fondamentalmente la donna è la <strong>fondatrice di un gruppo ideologico-religioso</strong> che la stessa non ama definire una setta in quanto ognuno sarebbe libero di aderirvi o di non farne parte. Ha pubblicato diversi libri e articoli riguardanti <strong>cospirazioni aliene, complotti e funeste profezie bibliche</strong>; ha realizzato un sito internet ricchissimo in contenuti con lo scopo di condividere informazioni che suffraghino quanto da lei sostenuto.</p>
<p>Per illustrare il caso di <strong>Barbara Rogers</strong>, una donna della Pennsylvania affiliata a tale gruppo e <strong>condannata per l’omicidio del fidanzato</strong>, approfondiremo nello specifico cosa significhi credere in un mondo quasi irrimediabilmente invaso dagli alieni.</p>
<h3><strong>I rettiliani</strong></h3>
<p><strong>Il mondo prospettato dalla Shriner è segretamente in mano agli alieni rettiliani</strong>: con la forza introducono nella gola dell’essere umano designato un piccolo serpente che assumerà il controllo della sua mente e del suo corpo, trasformandolo in un rettile dalle sembianze umane che si sostituirà completamente a lui. Tale pratica segue una lunga osservazione delle abitudini della persona per riuscire a sostituirla senza destare sospetti negli altri. Non finisce qui: il rettile impara a imitare le emozioni umane per confondersi nella società, non possedendo di base sentimenti, compassione e qualsivoglia idea di amore.</p>
<p><strong>I rettiliani hanno lo scopo di controllare la società e avrebbero già clonato politici, celebrità, avvocati, giudici</strong>: chiunque si trovi in una posizione di forte potere o influenza (e “oltre il 90% delle persone che vedi alla tv”). Eppure c’è un modo per riconoscerli ad una attenta osservazione: la Shriner elenca tutta una serie di caratteristiche quali la forma ovale delle pupille, l’ammiccamento rapido, la lingua biforcuta, lacerazioni nella pelle finta dove si intravedono delle squame, il consumo di carne rossa. Come salvarsi? Con una forma di energia chiamata Orgone.</p>
<h3><strong>L’omicidio in Pennsylvania</strong></h3>
<p><strong>Barbara Rogers e Steven sono fidanzati e seguono tale culto online</strong>, focalizzato sugli alieni e sulla fine del mondo. Una sera il 911 riceve una chiamata in cui la donna riferisce: «<em>il mio ragazzo aveva una pistola. Mi ha detto di reggerla qui e premere il grilletto. Oh mio Dio, è morto!».</em></p>
<p>La donna riferirà successivamente che<strong> il ragazzo era preoccupato per dei problemi rilevati all’interno del gruppo; aveva inoltre assunto la convinzione che la leader del gruppo fosse una rettiliana</strong>. Comunicato tale dubbio alla Shriner, la stessa aveva negato di esserlo e gli aveva consigliato, piuttosto, di stare attento a Barbara, che invece era posseduta: la definì “<em>Super Soldato Strega Vampiro Rettiliana</em>” e con quale supporto a tale tesi? La predilezione della ragazza per le carni rosse.</p>
<p>Steven, rientrato a casa con la ragazza la sera del 15 luglio 2017, sconvolto, arma la sua pistola, la punta alla propria fronte e insiste perché Barbara prema il grilletto. Tutto accade in un attimo, la ragazza riferirà di non essere stata a conoscenza che l’arma fosse carica. La pena per l’omicidio di terzo grado (un delitto di gravità modesta secondo l’ordinamento statunitense) prevede per lei un massimo di 40 anni di reclusione.</p>
<h3><strong>Analisi psicologica dei protagonisti e del contesto</strong></h3>
<p>Abbiamo già discusso relativamente ad alcune <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/05/23/jim-jones-suicidio-collettivo-di-jonestown/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sette che hanno causato morti e sofferenze agli adepti</a></span>, ci troviamo però d’accordo con la Shriner almeno per quanto riguarda il suo rifiuto di riferirsi al proprio gruppo come ad una setta: le persone vi afferiscono in modo volontario e spontaneo, seguendo certamente delle motivazioni personali. Ci sentiamo certamente di discostarci dalle teorie diffuse dalla leader, in quanto non suffragate da dati reali o provate scientificamente:  del resto, trattandosi a suo modo di una teoria del complotto, proprio il fatto di non poterla né provare né contestare conferisce alla teoria stessa il potere di diffondersi.</p>
<p>Tornando ai protagonisti, <strong>possiamo individuare nella leader caratteristiche simili a quelle del capo di una setta: idee diffuse di grandiosità, convinzioni di dover portare a termine una missione, di essere a diretto contatto con Dio o con entità soprannaturali</strong>. Ponendo che la persona in questione non agisca in questo modo esclusivamente per guadagno monetario in un contesto manipolatorio (e che quindi non sia inquadrabile semplicemente come “ciarlatana”) e ipotizzando che tali prospettive sulla realtà siano nel suo intimo “vere” <strong>possiamo individuare nella donna una forma di psicosi caratterizzata da forme di delirio bizzarro, grandioso e persecutorio</strong>. Un individuo con tali caratteristiche non ha bisogno di agire con coercizione per ottenere dei seguaci: il gruppo di persone che la circonda, condividendo le sue idee, dà vita ad una forma di <strong>psicosi condivisa</strong> che si autoalimenta nella vita di gruppo; lo stesso contesto gruppale diventa centrale nella vita quotidiana e alla luce dei fatti disfunzionale come compenso psicologico o anche come semplice conforto. <strong>Steven e Barbara, immersi in tale contesto, ne sono rimasti vittime: la paura causata dal delirio non compensato li ha condotti a reagire in modo irrazionale</strong>.</p>
<p>Il difficile contatto con le proprie emozioni nel soggetto psicotico non casualmente, a parere della scrivente, individua e proietta nel soggetto persecutore (l’alieno rettiliano) le caratteristiche di anaffettività sopra riportate, che non corrispondono che alla propria intima, notevole difficoltà nella gestione degli impulsi e nella relazione con l’altro.</p>
<hr />
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li>sherryshriner.com</li>
<li>washingtonpost.com</li>
<li>philadelphia.cbslocal.com</li>
<li>eu.usatoday.com</li>
<li>DSM 5</li>
</ul>
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		<title>Il caso di Ted Bundy</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/07/18/il-caso-di-ted-bundy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmela Marucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2019 09:11:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[antisociale]]></category>
		<category><![CDATA[psicopatici]]></category>
		<category><![CDATA[sadismo]]></category>
		<category><![CDATA[ted bundy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ted Bundy una volta aspirava a diventare il governatore dello Stato di Washington.  Tuttavia, la sua vita segreta come serial</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/07/18/il-caso-di-ted-bundy/">Il caso di Ted Bundy</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Ted Bundy una volta aspirava a diventare il governatore dello Stato di Washington.  Tuttavia, la sua vita segreta come serial killer lo ha messo fuori strada. Chiamò il suo impulso fatale la sua &#8220;entità&#8221;.</em><em>  </em></h2>
<hr />
<p>Da quando la docuserie <em>Conversazione con un Killer: il caso Bundy</em> è stata trasmessa in anteprima su Netflix, a partire da Gennaio del 2019, l&#8217;America è stata affascinata dal famigerato <strong>serial killer Ted Bundy</strong>, che ha violentato e ucciso almeno 36 donne nel corso di quattro anni negli anni &#8217;70.</p>
<h3>Ted Bundy chi è</h3>
<p><strong>Theodore Robert Cowell</strong> nacque il 24 novembre del 1946 dalla ventunenne Eleanor Louise Cowell in un istituto per madri non sposate a Burlington (Vermont). Eleanor intendeva dare il bambino in adozione, per non dare scandalo con un <strong>figlio nato al di fuori del matrimonio</strong>. Subito dopo averlo abbandonato, però, si pentì della decisione e tornò indietro per riprenderlo con sé. Scelse di far credere a tutti che Theodore fosse figlio dei suoi genitori. Per molti anni della sua vita, Ted pensava che i suoi nonni fossero i suoi genitori, e sua madre era sua sorella. Secondo i parenti, l&#8217;ambiente nella casa di Cowell era instabile. Samuel Cowell ha abusato fisicamente di sua moglie e dei suoi figli e ha brutalizzato il cane di famiglia. Soffriva di allucinazioni e a volte parlava o discuteva con persone che non c&#8217;erano. Eleanor, la moglie, era sottomessa e timorosa di suo marito e soffriva di agorafobia e depressione. Ha ricevuto shock elettrico come terapia, un trattamento popolare anche per i casi più lievi di malattia mentale durante quel periodo.</p>
<p>Nel 1951, la madre di Ted sposò Johnnie Culpepper Bundy, ex cuoco militare che lavorava come cuoco in ospedale. Johnnie adottò Ted e cambiò il suo cognome da Cowell a Bundy.</p>
<p><strong>Ted era un bambino tranquillo e ben educato, anche se alcune persone hanno trovato il suo comportamento inquietante</strong>: a differenza di altri bambini che sembrano attirare l&#8217;attenzione e l&#8217;affetto dei genitori, Bundy preferiva l&#8217;isolamento e la disconnessione dalla famiglia e dagli amici.</p>
<p>Col passare del tempo, Louise e Johnnie ebbero altri quattro figli. L&#8217;<strong>estrema introversione di Ted e qualsiasi problema inerente allo sviluppo passò inosservato o fu spiegato come una <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.studiosalem.it/bambini-timidi/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">caratteristica della sua timidezza</a></span></strong>.</p>
<h3>Primi segnali di squilibrio</h3>
<p>E’ stato durante gli anni del liceo che ha iniziato a irrompere in auto e case. Bundy confessò che i furti erano in parte causati dal suo desiderio di andare a sciare, attività che Ted amava fare più di ogni altra cosa. È stato arrestato due volte per sospetto <strong>furto con scasso e furto d&#8217;auto</strong>. Dopo il liceo <strong>entrò all&#8217;università con ottimi risultati scolastici, a differenza di quelli sociali, era incapace di sfuggire al suo crescente complesso di inferiorità</strong>. Decise così di trasferirsi all&#8217;Università di Washington.</p>
<p>Nel 1967 Bundy incontrò la donna dei suoi sogni. Era carina, ricca e sofisticata,  ma la ragazza decise che non era un buon partito e troncò la loro relazione. Tale rottura ha spezzato il cuore di Ted, il quale restò ossessionato da lei per anni.</p>
<p>È in quel periodo che <strong>Ted viene a conoscenza della sua vera parentela e subisce una sorta di trasformazione: dall’essere timido, introverso, si trasformò in espansivo, fiducioso fino al punto di essere visto come uno spaccone</strong>.</p>
<p>Nel 1969, Bundy fu coinvolto in un’altra relazione con Elizabeth Kendall (la quale scrisse un libro che parla della sua relazione con il famoso serial killer: <em>The Phantom Prince: My Life with Ted Bundy</em>). Era divorziata con una giovane figlia, si innamorò profondamente di Bundy e nonostante i suoi sospetti di tradimento, la sua devozione verso di lui continuava.</p>
<p>Nel 1972 Ted si laureò in psicologia.</p>
<h3>Le donne scomparse e un uomo chiamato Ted</h3>
<p><strong>Nel 1974, giovani donne cominciarono a scomparire dai campus universitari nei dintorni di Washington e dell&#8217;Oregon</strong>. Nell&#8217;autunno del 1974, una donna fu attaccata, ma riuscì a scappare, fornendo così alla polizia una descrizione dell&#8217;uomo, della Volkswagen che guidava e un campione del suo sangue che si era infilata nella sua giacca durante la lotta.</p>
<p><strong>È in questo frangente di tempo che degli escursionisti portarono alla luce un cimitero di ossa in una foresta di Washington</strong>.</p>
<p>Gli investigatori di entrambi gli stati iniziarono a collaborare e a trovare un profilo e uno schizzo dell&#8217;uomo chiamato &#8220;Ted&#8221;, un uomo che si avvicinava alle donne per chiedere aiuto.</p>
<p>Le autorità hanno confrontato le <strong>somiglianze tra le donne che erano scomparse</strong>. Erano tutte bianche, magre, single e avevano i capelli lunghi con una riga in mezzo, tutte scomparse nella ore serali. <strong>I corpi delle donne morte rinvenute nello Utah erano stati tutti colpiti con un oggetto contundente alla testa, violentate e sodomizzate</strong>.</p>
<h3>Lo stato mentale di Ted Bundy</h3>
<p>La salute mentale e lo stato psichiatrico di Bundy sono stati a lungo messi in discussione. Quando nel 1986 Bundy era sotto sorveglianza per tre omicidi in Florida, il suo avvocato Polly Nelson tentò di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.refinery29.com/en-us/2019/01/222644/netflix-ted-bundy-execution-death-row-episode-4-ending">ritardare la pena di morte</a></span> dimostrando che <strong><span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.apnews.com/2504d1e6b9c1eb542744caac82330b2f">Bundy non fosse “mentalmente competente</a></span>”</strong> per essere processato. Tuttavia in seguito <strong>è stato confermato che Ted Bundy era capace d’intendere e di volere</strong>.</p>
<p><strong>Lo psicologo e scrittore Al Carlisle faceva parte di un team di 90 specialisti incaricati di analizzare il famigerato serial killer</strong>. Al Carlisle, ebbe talmente tanto materiale su Ted Bundy che vi pubblicò ben due libri. In <em>Violent Mind: The Psychological Assessment 1976 di Ted Bundy</em>, il Dr. Carlisle accompagna il lettore passo dopo passo attraverso questo processo di valutazione inedito di Ted e <strong>mostra come abbia concluso che Bundy ebbe la capacità di commettere quello per il quale fu accusato e che lo portò alla sedia elettrica</strong>. In<em> I&#8217;m Not Guilty : The Development of the Violent Mind: The Case of Ted Bundy,</em> attraverso un&#8217;intervista a Bundy, Carlisle offre dettagliate informazioni di ciò che è già noto sulle origini dell&#8217;entità e del bisogno di uccidere di Bundy: perché un &#8220;bambino normale&#8221; potrebbe diventare uno spietato Serial Killer. Il suo interesse sta nel mostrare come <strong>Bundy aveva superato la</strong> <strong>linea dalla fantasia sessuale all&#8217;omicidio e alla necrofilia.</strong></p>
<h3>Evoluzione di tre processi primari in Ted Bundy</h3>
<p>Al Carlisle, essendo stato uno dei pochi esperti del settore ad aver trascorso del tempo con Ted e in diverse situazioni, ipotizzò che <strong>la capacità di uccidere ripetutamente e di continuare ad essere una persona apparentemente normale, si sviluppi attraverso la graduale evoluzione di tre processi primari:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Fantasia</strong> &#8211; la persona immagina scenari per intrattenimento o auto-conforto;</li>
<li><strong>Dissociazione</strong> &#8211; la persona evita sentimenti e ricordi scomodi;</li>
<li><strong>Compartimentalizzazione</strong> &#8211; la persona relega diverse idee e immagini a specifici frame mentali e mantiene i confini tra loro.</li>
</ol>
<p>Come dice Al Carlisle, le fantasie accomodano l&#8217;espressione di impulsi, desideri e aspirazioni inaccettabili. Mentre la vita normale diventa noiosa, frustrante o deludente, la vita fantastica può diventare più attraente e la fantasia senza limiti può trasformarsi in una dipendenza insaziabile. A poco a poco, la fantasia si fonde con la realtà.</p>
<p><strong>Dal momento che è molto difficile che il bene e il male convivano nella stessa persona, secondo Al Carlisle, Bundy doveva trovare un modo per minimizzare la polarità tra le due parti</strong>. I suoi criteri per determinare il bene e il male sono gradualmente cambiati nel tempo. Ciò che era sbagliato per lui da bambino potrebbe essere diventato accettabile come un adolescente e poi desiderabile nella sua tarda adolescenza.</p>
<h3>La diagnosi mentale di Ted Bundy</h3>
<p>Cosa  affascina di più riguardo alla vita di Ted Bundy? Sicuramente la sua <strong>capacità di portare avanti una doppia vita</strong>, avere una relazione a lungo termine, frequentare il college, costruire una carriera politica, il tutto mentre esegue segretamente crimini brutali e impensabili.</p>
<p>Ted Bundy, <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/01/31/disordine-da-personalita-antisociale/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">è stato descritto</a></span> come colui che soffriva di un <strong>disturbo mentale cronico insieme ad un comportamento sociale violento o anormale</strong>. Come persona diagnosticata come <strong>psicopatico sessuale</strong>, manifestava un <strong>comportamento sessualmente sadico</strong>, nel senso che ferisce sessualmente le sue vittime.</p>
<p>Gli esperti  del campo hanno ipotizzato che Bundy possa aver avuto i seguenti disturbi mentali:</p>
<ul>
<li><strong>Disturbo Antisociale di Personalità. </strong>Nel 2007 un gruppo di 73 psicologi si è unito per studiare la salute mentale di Ted Bundy e quasi tutti hanno concordato che Ted fosse un perfetto esempio di persona affetta da Disturbo Antisociale di Personalità.</li>
<li><strong>Psicopatia. </strong>Non è la stessa cosa del Disturbo Antisociale della Personalità, sebbene la psicopatia cada sotto il suo ombrello. (ciò significa che tutti gli Psicopatici hanno anche Disturbo Antisociale della Personalità, ma non tutte le persone con Disturbo Antisociale della Personalità sono Psicopatici.) Mentre il Disturbo Antisociale della Personalità copre molti tratti caratteriali del comportamento, la psicopatia descrive meglio la personalità del soggetto. Bundy venne descritto come una persona con fascino superficiale, falsità e insincerità, mancanza di nervosismo, comportamento antisociale inadeguatamente motivato, egocentrismo patologico, mancanza di rimorso e vergogna, incapacità di seguire un piano di vita, mancanza di empatia ecc…</li>
<li><strong>Dipendenza. </strong>Bundy sostenne che la sua &#8221; dipendenza dalla pornografia &#8221; era ciò che ispirava i suoi omicidi. Tuttavia l&#8217;uso compulsivo del porno è un argomento complicato e gli esperti devono ancora classificare la&#8221; dipendenza da pornografia &#8220;nel DSM, secondo l&#8217;APA (&#8216;American Psychological Association).</li>
</ul>
<h3>Conclusione</h3>
<p>Ad oggi, la figura del serial killer risulta ben delineata sia sotto un profilo criminologico che giuridico. Tuttavia, continua ad essere oggetto di studio tra il mondo psichiatrico e quello forense. Ciò che più suscita inquietudine è l’insospettabilità dei soggetti dietro i quali si celano gli assassini seriali e la storia di Ted Bundy lo dimostra a tutti gli effetti.</p>
<hr />
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.psychologytoday.com/intl/blog/shadow-boxing/201208/imagining-ted-bundy">Psychologytoday.com</a></li>
<li><a href="http://www.mentesociale.it/criminologia/articoli-di-criminologia/75-ted-bundy-la-personificazione-del-qmaleq-e-del-disturbo-antisociale-di-personalita.html">Mentesociale.it</a></li>
<li>American Psychiatric Association (APA) (2013), DSM-5. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2014.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/07/18/il-caso-di-ted-bundy/">Il caso di Ted Bundy</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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		<title>Dissociazione tra fantasia e realtà: lo strano delitto del Canaro</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/07/10/il-canaro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Valentina Zandonà]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jul 2019 09:24:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[canaro]]></category>
		<category><![CDATA[disturbo narcisistico di personalità]]></category>
		<category><![CDATA[pietro de negri]]></category>
		<category><![CDATA[sadismo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>«Volevo far rassomigliare la sua faccia a quella di un cane e così gli ho anche tagliato le orecchie come facevo ai dobermann. Sembrava uno zombie. Non moriva mai. Alla fine, esasperato, gli ho aperto la bocca con una chiave inglese, rompendogli i denti, e l’ho soffocato mettendogli dentro tutto quello che gli avevo amputato. Poi l’ho portato tra i rifiuti, dove si meritava, e gli ho dato fuoco»</h2>
<hr />
<p><strong>Pietro De Negri</strong>, soprannominato &#8220;<strong>Il Canaro</strong>&#8221; per via dell&#8217;attività di toelettatore da lui svolta nella zona della Magliana Nuova a Roma, si rende <strong>colpevole di un omicidio il 18 febbraio 1988 ai danni dell&#8217;ex pugile dilettante Giancarlo Ricci</strong>. Ciò che suscita interesse è la discrepanza esistente tra la dinamica di tortura e omicidio riportata dall&#8217;assassino, il quale mai ha negato di essere coinvolto nella vicenda, e quanto emerso dopo un&#8217;attenta analisi anatomopatologica svolta sul cadavere della vittima e la relativa ricostruzione dei fatti.</p>
<h3>Il movente</h3>
<p>Tra il De Negri e il Ricci non corre buon sangue: per una rapina messa a punto da entrambi nel 1984, solo De Negri viene arrestato; il compagno Ricci fa sparire tutto il bottino e muove minacce all&#8217;uomo, verso cui agisce anche prepotenze che in alcuni casi assumono la forma di percosse e maltrattamenti fisici.</p>
<p>Vessato dall&#8217;ex-compagno, De Negri decide di farsi giustizia: inventando la scusa di voler rapinare uno spacciatore di cocaina presente nel proprio negozio, De Negri attira Ricci presso il locale e lo uccide. Il corpo di Giancarlo Ricci viene rinvenuto il giorno dopo da un uomo che portava il proprio cavallo al pascolo. Se dapprima si pensa a un regolamento di conti nell&#8217;ambito del traffico di stupefacenti, dopo aver analizzato la testimonianza di un amico della vittima (che lo aveva accompagnato al negozio, e che poi era stato allontanato da De Negri con un pretesto), De Negri viene arrestato e confessa senza alcun pentimento.</p>
<h3>Le due versioni dell&#8217;omicidio</h3>
<p>Interrogato rispetto alla dinamica dell&#8217;omicidio, De Negri riferisce di aver convinto Ricci a nascondersi dentro una gabbia per cani per realizzare il piano che aveva in mente e lì, in realtà, lo rinchiude.</p>
<p>Siamo intorno alle ore 15.00: l’uomo racconta che, in preda agli effetti dello stupefacente che gli scorre nel sangue, sevizia crudelmente l’amico per sette ore: dapprima <strong>incendia il suo volto con della benzina e lo stordisce con una bastonata</strong>; poi alza il volume dello stereo al massimo per non far udire le urla di dolore e, estratto l’uomo dalla gabbia, <strong>lo inchioda al pavimento, gli amputa i pollici e gli indici di entrambe le mani utilizzando delle tronchesi</strong>. Per prolungare l’agonia del malcapitato e non causargli una morte per dissanguamento, De Negri cauterizza le ferite inferte con della benzina. A questo punto, siamo intorno alle 16.00, racconta di aver fatto una pausa per andare a riprendere la figlia a scuola e accompagnarla a casa della madre. Poi la tortura prosegue: rientra al negozio e <strong>mutila la vittima di naso, orecchie, lingua e genitali</strong>; <strong>utilizza una tenaglia per introdurre tali parti amputate nella bocca dell’uomo, provocandone la morte per asfissia</strong>. La morte della vittima non placa il suo <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/02/17/sadismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">desiderio sadico</a></span>: si accanisce infatti sul cadavere, gli rompe i denti a martellate, gli infila le dita recise nell’ano e negli occhi, scoperchia la scatola cranica per lavargli il cervello con dello shampoo per cani. Intorno alle 22 si sbarazza del corpo e lo incendia, abbandonandolo presso una discarica.</p>
<h3>Ipotesi sulla psicologia del Canaro</h3>
<p>Il verbale di polizia sul ritrovamento del corpo di Ricci riporta “dozzine di inquietanti mutilazioni” e “un’evidente apertura del cranio, lunga circa 10 centimetri, tanto larga da scorgere all’interno la materia cerebrale coperta da una strana schiuma”. Lo stesso medico legale riferì che era “certamente opera di specialisti, gente che sa come si usa un coltello o un rasoio”.</p>
<p>La ricostruzione dei fatti del De Negri viene però <strong>smentita dall&#8217;autopsia</strong>: le mutilazioni, infatti, appaiono essere state praticate sul cadavere, e quindi post-mortem. Anche lo “shampoo al cervello” si rivela una pura ricostruzione fantasiosa e sappiamo anche che l’uomo non si recò nemmeno a prendere la figlia a scuola.</p>
<p>Alla luce di ciò, come collocarsi quindi rispetto al racconto dell’assassino? Dando per certa la versione degli esperti, possiamo solo ipotizzare un<strong> omicidio dalle dinamiche forse meno cruente</strong>, inserito in un contesto di criminalità che giustificherebbe la padronanza del metodo, ma certamente non possiamo risalire al reale svolgimento dei fatti.</p>
<p>Ciò che stupisce, è che il De negri confessò raccontando l’omicidio “come se leggesse un copione, esaltandosi”, qualcuno addirittura disse che “sembrava di stare in un teatro di prosa”.</p>
<p>L’omicidio “fantasticato” &#8211; estremizzato, raccontato come se fosse un’opera d’arte, vissuto dal soggetto come evento del tutto dipendente dal proprio controllo ed effettuato a mente lucida e a sangue freddo (idealmente, infatti, avrebbe anche interrotto le torture per recarsi candidamente a prendere la figlia a scuola) &#8211; non corrisponde alla realtà dei fatti e potrebbe essere associato sia a un forte senso di <strong>megalomania</strong>, sia a una <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/09/21/narcisismo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">personalità di stampo narcisistico</a></span> in cui le componenti fantastiche di onnipotenza, fama e successo, insieme alla componente sadica, sono predominanti. Non possiamo però escludere che tale delitto, comunque premeditato, sia stato realizzato in preda all’ottundimento di coscienza dovuto all’<strong>importante abuso di sostanze </strong>che ne ha offuscato la stessa ricostruzione, motivo per cui il De Negri potrebbe avere messo insieme frammenti di quanto ricordato (effettivamente le mutilazioni e l’accanimento sul corpo della vittima si sono verificate) per creare uno scenario alimentato dalla forte carica emotiva derivante dalle angherie precedentemente subite dall’uomo e dal proprio irrefrenabile desiderio di vendetta.</p>
<hr />
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li>ilpost.it</li>
<li>DSM 5</li>
<li>Wikipedia.it</li>
</ul>
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