La circonvenzione delle masse: il suicidio collettivo di Jonestown

Approfondimento di un caso di setta religiosa culminato in un atto di follia di massa.


“[…] La morte è mille volte preferibile a questa vita. Se sapeste cosa vi aspetta, sareste lieti di fare il grande passo questa sera”. (J.J.)

 

Jim Jones

Jim Jones nasce nel 1931 nell’Indiana rurale e sin da giovane viene descritto dai conoscenti come un “ragazzo strano” per via delle sue occupazioni: studiare religione, torturare gli animali e parlare di morte. L’interesse per la predicazione lo porta a iscriversi, durante l’adolescenza, presso una chiesa metodista come aspirante pastore, impegno che però abbandona quando i leader gli vietano di predicare di fronte a una congregazione di razza mista.

Quanto accaduto non lo scoraggia: a soli 24 anni riunisce un piccolo gruppo di seguaci e fonda la sua chiesa, il “Tempio del Popolo. Contemporaneamente si impegna a fondo per perfezionarsi come oratore e, grazie alle sue capacità carismatiche, diventa presto un famoso predicatore. Inizialmente diffonde il suo messaggio di impegno verso l’uguaglianza e l’integrazione razziale, incoraggiando i propri discepoli a donare cibo e lavoro ai poveri, per i quali avvia una mensa e un ospizio. Impressionati dalla sua opera pia, quasi mille persone si uniscono alla sua chiesa. Nel 1965, riferendo della visione di un imminente attacco nucleare ai danni del Midwest americano, convince un centinaio di seguaci a seguirlo in California, dove continua la sua attività offrendo sostegno anche ad alcolisti e tossicomani.

Il suicidio collettivo di Jonestown

All’inizio degli anni Settanta, però, le richieste rivolte dal predicatore ai fedeli si fanno più consistenti: denaro, beni materiali e distacco dalle proprie famiglie soprattutto nei giorni festivi, che dovevano essere trascorsi con gli altri membri. Dobbiamo osservare che il fondatore, affetto da un grave problema di tossicodipendenza, era ossessionato dall’idea che il governo americano decidesse di distruggere il gruppo religioso ottenuto con così duro lavoro. Dapprima, l’attenzione mediatica rivoltagli lo spinge a spostare nuovamente la sede del Tempio del Popolo; più tardi, non essendo riuscito a uscire dai riflettori, ma avendo raddoppiato i membri del gruppo, decide di trasferire la sua comunità all’estero, in Guyana, Sud America, dove attività illecite sarebbero state facilitate e dove avrebbe potuto godere dei vantaggi dell’isolamento. Ottenuta in concessione la proprietà battezzata “Jonestown” vi si trasferisce con centinaia di seguaci. Qui il tenore di vita è agghiacciante: il terreno è di scarsa qualità, le riserve idriche a chilometri di distanza e, a complicare le cose, febbre alta, forme di diarrea, turni di lavoro massacranti, lunghi sermoni nelle ore serali e lezioni di socialismo. Chi non riesce ad adeguarsi a ciò viene punito e rinchiuso in una piccola scatola di legno a forma di bara, o relegato al fondo di un pozzo abbandonato per ore.

In qualche modo, voci di malcontento raggiungono gli Stati Uniti e il 17 novembre 1978 il senatore Leo Ryan decide di raggiungere la comunità per accertare le condizioni di vita degli abitanti: sebbene inizialmente essi esprimano solo elogi a riguardo, non tardano da parte di molti segrete comunicazioni di sofferenza unite all’espressione del desiderio di andarsene. Quando Ryan e alcuni disertori tentano di imbarcarsi sull’aereo che li avrebbe riportati negli Stati Uniti, diversi uomini della “Red Brigade”, la squadra di sicurezza della comunità, aprono il fuoco e uccidono il senatore e vari rappresentanti del gruppo.

Subito dopo, Jim Jones raduna i seguaci, comunica quanto accaduto e riferisce timori di ritorsione del governo americano, convincendo i seguaci a partecipare, come unica possibilità di scampo, a un suicidio di massa. Grandi quantità di succo d’uva vengono corrette con cianuro, i genitori lo somministrano ai figli e lo consumano a loro volta: perdono la vita oltre novecento persone, di cui circa duecentosettanta sono bambini; è la più grande strage di civili americani non attribuibile a cause naturali.

 Il funzionamento della setta di Jim Jones

 Il caso qui riportato è stato oggetto di studio di diversi esperti che, concordi, hanno rinvenuto nel predicatore quattro caratteristiche fondamentali che gli hanno consentito di raggiungere i propri scopi:

  • La tecnica del piede oltre la soglia”: Jones aggancia le persone richiedendo donazioni e impegno inizialmente esigui, ma gradualmente estende tali richieste per cui il soggetto, già inserito nel sistema, non può sottrarsi al crescente coinvolgimento e si ritrova a reclutare nuovi malcapitati, a dover assistere a lunghe funzioni religiose, a dover essere attivo politicamente per difendere il proprio gruppo;
  • La psicologia del conformismo: qualsiasi forma di dissenso non viene tollerata e i suoi personali informatori sono invitati a diventare amici di coloro che esprimono dubbi riguardo al gruppo, per poi eliminare i disaccordi mediante pestaggi o umiliazioni pubbliche; le famiglie vengono divise, i bambini allontanati dai genitori, le coppie spinte a relazioni extraconiugali per indebolire la forza del loro legame. L’isolamento geografico del gruppo dalla società ottenuto a Jonestown è solo la ciliegina sulla torta di questa strategia;
  • Guarigioni miracolose, presentati al gruppo sotto forma di giochi di prestigio, grazie alla collaborazione di suoi seguaci molto devoti (che pur credevano nei suoi poteri sovrannaturali);
  • L’autogiustificazione: sebbene si sia portati a pensare che riti di iniziazione dolorosi o bizzarri svalutino agli occhi del soggetto l’appartenenza al gruppo, è piuttosto vero il contrario: ciascuno giustifica la propria sofferenza mettendosi positivamente a disposizione dell’organizzazione.

Profilo psicologico di Jim Jones

Se andiamo oltre le strategie messe in atto per realizzare ciò che possiamo definire una setta (e che caratterizzano le dinamiche di qualsiasi altro gruppo che si possa definire tale) ipotizziamo nel predicatore un funzionamento di base di tipo psicotico (sulla base delle idee paranoiche di persecuzione riportate come profezie), ma le caratteristiche di personalità di stampo antisociale, associate a tratti caratteristici di un’organizzazione personologica di tipo narcisistico, fanno del predicatore un individuo che gradualmente confonde e annulla il libero arbitrio del singolo: Jones crea un personaggio venerato come un Dio, a supporto del quale strumentalizza le opere rivolte ai bisognosi e le finte guarigioni, e riporta visioni e profezie catastrofiche per rafforzare l’idea della propria natura divina e della propria grandiosità.


Fonti:

  • Wiseman, R., Paranormale – Perché vediamo quello che non c’è, Ponte alle Grazie, Milano 2012
  • DSM 5
mm

Valentina Zandonà

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia con N°17430. Ha maturato esperienza nell’ambito della diagnosi di demenze, nella valutazione e riabilitazione neuropsicologica di pazienti con grave cerebrolesione acquisita e ad oggi lavora in ambito clinico con pazienti psichiatrici in età adulta, con doppia diagnosi e autori di reato.

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