Disturbi psicologici dei serial killer: disordine da personalità antisociale

Tra i serial killer e i criminali passati alla storia delle cronache, il disordine antisociale è il disturbo che maggiormente caratterizza queste personalità.


L’omicidio, analogamente alla tortura, è l’atto antisociale più diffuso tra i criminali che soffrono di disordine da personalità antisociale.

Questo tipo di disturbo porta l’individuo a provare un disprezzo patologico per le leggi e le regole della società e del mondo circostante. Non è in grado di assumersi alcuna responsabilità ed è totalmente apatico nei confronti dei sentimenti altrui, tanto da non essere capace di provare sentimenti come sensi di colpa e rimorsi.

Nel Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali viene classificato all’interno dei disturbi di personalità del cluster B, insieme al disturbo istrionico di personalità, al disturbo narcisistico e al disturbo borderline di personalità. Più comunemente, chi soffre di questo disturbo è detto sociopatico.

Criteri diagnostici

Quando si parla di serial killer, la diagnosi è quasi sempre quella di affetti da A.P.D., acronimo che sta per Antisocial Personality Disorder o Disordine da Personalità Antisociale.

Stando sempre ai criteri del Manuale Statistico Diagnostico dei Disturbi Mentali, possiamo delineare tre punti fondamentali che contraddistinguono questo tipo di personalità:

  1. L’individuo è totalmente indifferente in merito ai diritti altrui, cosa che si manifesta almeno con tre dei seguenti aspetti:

• Mancata adesione alle norme sociali con il ripetersi di condotte penali suscettibili di arresto;

• Falsità e tendenza all’inganno indicata dal ricorso a menzogne, nomi falsi e truffe ai danni altrui per profitto personale;

• Impulsività o impossibilità di pianificare in anticipo;

• Aggressività o irritabilità;

• Totale disinteresse per la sicurezza propria o altrui;

• Irresponsabilità, che si riflette nell’incapacità di far fronte alle proprie esigenze economiche o di sostenere un rapporto di lavoro continuativo;

• Mancanza di rimorso nei confronti dei reati compiuti, e totale indifferenza e razionalizzazione dopo aver ferito, derubato o danneggiato un’altra persona.

2. L’individuo affetto da A.P.D. ha almeno 18 anni e, nella quasi totalità dei casi, è di genere maschile (il rapporto con le donne è di 3:1). Può aver mostrato un serio disturbo nella condotta già prima dei 15 anni.

3. Il comportamento antisociale può manifestarsi anche al di fuori di attacchi schizofrenici o maniaco-depressivi.

I diversi tipi di personalità antisociali

C’è, naturalmente, una linea di condotta comune negli individui affetti da disordine da personalità antisociale. I tratti distintivi vanno dalle tendenze impulsive e violente, all’incapacità di pianificare e rendersi utili nella società, fino a forti sentimenti di frustrazione e depressione che possono anche sfociare nell’omicidio e nel suicidio.

Tuttavia, la scienza medica, classifica coloro che sono affetti da A.P.D. in diverse  categorie:

  • sociopatici comuni: sono caratterizzati da una morale distorta che li rende incapaci di provare vergogna e sensi di colpa;
  • sociopatici alienati: incapaci di provare empatia e sentimenti nei confronti di un’altra persona. Dal momento che odiano socializzare e nutrono solo odio e misantropia nei confronti della società, preferiscono affezionarsi ad oggetti;
  • sociopatici aggressivi: in loro è presente una forte componente sadica, in cui la vena violenta può riflettersi soprattutto a livello sessuale. Questo tipo di criminale può anche trovare divertente torturare animali ed altre persone.

Ted Bundy, la personificazione del disordine da personalità antisociale

Tra il 1974 e il 1978, l’americano Ted Bundy uccise brutalmente 35 giovani donne. Si ritiene che sia il maggior numero di vittime della storia americana attribuibile ad un solo serial killer.

Bello e affascinante, Ted non era un assassino convenzionale. La sua strategia era quella di far leva sul carisma e sul fascino per conquistare l’attenzione delle sue vittime. Era solito attirarle con diversi stratagemmi, su tutti quello di fingersi in difficoltà per abbordare le giovani ragazze che venivano aggredite e stuprate in luoghi appartati. Il suo disturbo antisociale lo portava fino alle mutilazioni dei corpi, di cui ne conservava parti come trofei, e ad episodi di necrofilia.

L’ex poliziotta, poi divenuta sua biografa, Ann Rule, lo ha descritto come un sadico sociopatico che provava piacere nell’infliggere dolore e nel senso di potere che provava nei confronti delle sue vittime.

Condannato alla sedia elettrica nel 1989, nel corso del processo non mostrò mai alcun segno di pentimento, e non rivolse alcuna parola compassionevole ai parenti delle ragazze uccise. Il suo sorriso da uomo di spettacolo era la costante durante le udienze. Ecco l’aspetto che faceva raggelare maggiormente: ovvero che dietro il rassicurante aspetto di bravo ragazzo, dalla mente potenzialmente brillante e ambiziosa, si nascondesse un serial killer sadico e spietato.

Eppure, Ted Bundy è un caso da manuale per chi è afflitto da disordine da personalità antisociale, e ci sono stati pochi dubbi quando si è trattato di trovare una diagnosi. Un episodio quasi da manuale.

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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