Nella mente dei criminal profiler. Chi sono e cosa fanno i cosiddetti mindhunters

Il “padre” del profiling fu senza alcun dubbio Howard Teten, uno Special Agent dell’FBI con una lunga carriera alle spalle come detective della squadra omicidi nella Polizia di San Leandro, California.

Teten, adottò un approccio più sistematico alle tecniche di profiling, insieme a Pat Mullany, un altro Agente Speciale FBI esperto in Psicologia Criminale, creò il primo programma ufficiale di criminal profiling del Bureau. Grazie a loro nasce la prima unità investigativa della storia creata allo scopo di operare analisi psicologiche partendo dalla scena del crimine. L’unità prese il nome di Behavioural Science Unit (BSU), e i due divennero i cosiddetti “Mindhunters”.

Criminal Profiling cos’è

Il criminal profiling è una tecnica di analisi a supporto delle Forze di Polizia di tutto il mondo, e consiste nell’elaborare un possibile profilo psico-comportamentale di un soggetto che ha compiuto un crimine. L’analisi parte dalla scena del crimine per arrivare alla determinazione dello stile comportamentale del soggetto.

Il criminal profiling ha come scopo principale quello di ridurre la rosa dei sospetti ottimizzando di conseguenza le risorse investigative. L’obiettivo primario è aiutare gli investigatori a gestire con maggiore efficacia la loro lista di sospetti.

Vogliamo a questo punto sfatare un mito: il profiler non è in grado di fornire un indirizzo od un numero di telefono del sospettato, ne individua i tratti fondamentali del comportamento, è una sorta di ritratto psico-comportamentale.

I 6 passi dell’analisi investigativa

I padri fondatori del profiling hanno redatto 6 passaggi da dover compiere lungo il percorso analitico.

(1) Profiling Input: raccolta delle informazioni reperibili sulla scena del crimine, il rapporto autoptico completo, le deposizioni testimoniali, l’analisi vittimologica e il rapporto della Polizia. In questa fase il profiler deve poter essere libero da ogni tipo di condizionamento rispetto ai sospettati.

(2) Decision process models: in questa fase il profiler dovrà organizzare le informazioni raccolte durante la fase precedente. In questa fase il profiler dovrà rispondere alle seguenti domande:

      • Che tipo di omicidio è stato commesso?
      • Qual è il movente primario alla base di questo atto criminale?
      • Qual è il livello di rischio cui era soggetta la vittima?
      • Qual è il livello di rischio corso dall’offender per portare a termine il crimine?
      • Qual è l’esatta sequenza degli atti compiuti dall’offender (criminodinamica), prima, durante e dopo il crimine?
      • Quanto tempo ha trascorso l’offender sulla scena del crimine?
      • Dov’è stato commesso il crimine?
      •  Esistono elementi che rimandano ad una ipotesi di staging (messa in scena) o undoing (tentativo di ridurre l’impatto emozionale/psicologico di quanto commesso)?

(3) Crime assessment: il profiler ricostruisce il comportamento dell’offender, ponendo il focus all’interazione tra vittima ed aggressore.

(4) Criminal profiling: sulla base di tutte le informazioni raccolte, elabora una descrizione del sospettato con le seguenti informazioni: sesso, razza, età, stato civile, stato sociale, storia lavorativa, caratteristiche psicologiche, valori, credenze, probabile reazione nei confronti della Polizia, eventuali precedenti penali.

(5) Investigation: il profiler scrive un rapporto scritto che consegna agli investigatori. Se emergono nuovi elementi di prova, il report va rivisto e rielaborato sulla base delle nuove informazioni emerse.

(6) Apprehension: ovviamente l’obiettivo principale di ogni investigazione è la cattura dell’offender. Una volta catturato il sospetto, il lavoro del profiler  è utile per individuare la strategia di interrogatorio più idonea sulla base delle caratteristiche psicologiche dell’offender.Naturalmente il percorso analitico appena descritto rappresenta il punto di partenza di uno strumento investigativo che nel corso degli ultimi trent’anni ha avuto modo di evolvere e crescere notevolmente, seppur con grande fatica, sia sotto l’aspetto dell’efficacia sul campo che in termini di validazione scientifica dei vari approcci utilizzati.

Quali crimini richiedono l’intervento del criminal profiling?

I crimini che richiedono la consulenza dell’attività del profiling sono gli omicidi seriali, gli stupri seriali, gli omicidi a sfondo sessuale, le molestie su minori, i crimini rituali e la piromania. La caratteristica che accomuna tutti i crimini citati è la serialità e il fatto che il criminale sia motivato da una spinta psicopatologica. L’applicazione di metodi statistici è utile per il delicato processo di linkage (letteralmente l’attività di analisi che consente di identificare una stessa mano dietro diversi crimini.

Statistiche a parte, ogni caso va analizzato a partire dalla sua “Unicità” dal punto di vista criminlogico e solo successivamente può essere ricondotto ad una stessa “mano”.

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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