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	<title>Marianna Ventre, Autore presso PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
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	<title>Marianna Ventre, Autore presso PROFILI CRIMINALI</title>
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		<title>Coronavirus e violenza domestica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 12:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza Coronavirus, che stiamo vivendo in questo periodo di permanenza assoluta nelle proprie abitazioni, per le donne  vittime di violenza</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emergenza Coronavirus, che stiamo vivendo in questo periodo di permanenza assoluta nelle proprie abitazioni, per le donne  vittime di violenza domestica  può aggravare ancora di più la loro posizione. Proprio per questo, durante i giorni della pandemia, restare a casa per molte donne non è l’opzione più sicura. <em>Ma cos’è la violenza domestica? Quali sono le conseguenze? Quali sono le diverse forme di questa violenza? E soprattutto, come chiedere aiuto?</em></p>
<h3><strong>La violenza domestica</strong></h3>
<p>Il vocabolario della lingua italiana Treccani, alla voce “violenza domestica” propone come definizione “ violenza perpetrata nell’ambito familiare o all’interno di una coppia, perlopiù nei confronti di una donna”. L’OMS ha coniato, a tal proposito, il termine “intimate partner  violence- IPV” per descrivere qualsiasi comportamento all’interno di una relazione intima che causi danni fisici, abusi psicologici o violenze sessuali, e stima che un terzo delle violenze sulle donne nel mondo siano commesse dal partner.  Gli abusi domestici sono difficili da ammettere e denunciare da parte delle vittime proprio perché si sviluppano all’interno di relazioni affettive, dove le emozioni sono fortemente intrecciate. Tra le principali ragioni che dissuadono la vittima di tali violenze dal denunciare alle autorità la situazione di maltrattamento, vi è sicuramente la paura di causare una disgregazione familiare e il senso di responsabilità nei confronti dei propri figli.</p>
<h3><strong>Le forme della violenza domestica</strong></h3>
<p>La violenza domestica può assumere varie forme. Le principali forme in cui può essere classificata e definita sono le seguenti:</p>
<ul>
<li><strong><em>Violenza fisica</em></strong>: qualsiasi aggressione corporea che si concretizzi in comportamenti che vanno dalle percosse alle lesioni;</li>
<li><strong><em>Violenza sessuale</em></strong>: qualsiasi comportamento a sfondo sessuale imposte alla donna contro la sua volontà;</li>
<li><strong><em>Violenza psicologica</em></strong>: insieme di comportamenti che hanno come obiettivo quello di ledere la dignità della donna;</li>
<li><strong><em>Violenza economica</em></strong>: creare o mantenere una dipendenza economica contro la volontà della donna;</li>
<li><strong><em>Violenza assistita</em></strong>: qualsiasi situazione nella quale “il minore è obbligato, suo malgrado, ad assistere a ripetute scene di violenza sia fisica che verbale tra i genitori”;</li>
</ul>
<h3><strong>Conseguenze della violenza domestica</strong></h3>
<p>Durante il periodo della violenza le vittime cominciano a presentare molteplici disturbi. La ciclicità e soprattutto la costante paura che l’atto violento possa ripresentarsi in qualsiasi momento, costringono la vittima a vivere in un costante stato di allarme. Lo stato di oppressione e tensione provocano disagi fisici come: insonnia; assenza del desiderio sessuale, stati di agitazione come crisi di ansia e di panico, depressione.  La vita di queste donne, spesso oscilla tra il desiderio di morte e la paura che succeda qualcosa a se stesse o ai propri figli.   Tra i  sintomi più comuni è stato riscontrato: il di disturbo post-traumatico da stress, la Sindrome di Stoccolma  e la  presenza di altri disturbi psichiatrici</p>
<h3><strong>A chi rivolgersi</strong></h3>
<p>Le vittime di violenza domestica e maltrattamenti devono rivolgersi alle Forze dell’ordine al più presto e sporgere denuncia contro l’aggressore.  Nella situazione attuale, anche se gli spazi e i momenti per chiedere aiuto sono limitati, ci si può rivolgere al numero 1522 gestito dal Telefono Rosa o scaricare gratuitamente  l’app 1522 dal proprio cellulare per chattare con le operatrici e chiedere aiuto.</p>
<h3><strong>Conslusioni</strong></h3>
<p>Durante questa emergenza ho sentito il bisogno di scrivere questo articolo ora più che mai, per dare voce al mio elaborato di tesi che riguarda proprio il femminicidio e la violenza sulle donne. Come spesso ho citato nei paragrafi della mia tesi, “la violenza sulle donne ha  spesso le chiavi di casa” e proprio  in questi giorni di quarantena, l’invito a restare  casa per qualcuna  può diventare un incubo. Per alcune donne la loro casa si è trasformata in una gabbia da condividere tutto il giorno con il proprio aguzzino. Le chiamate d’aiuto sono poche, tutte sussurrate da sotto la doccia o coperte dalla voce della televisione. Il mio invito è quello di chiedere aiuto sempre, ma nella situazione che stiamo vivendo ancora di più per cercare di scongiurare il rischio che si verifichi un’ “impennata” di violenze per poi sfociare nell’atto stremo: il femminicidio…</p>
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		<title>Uccisione del proprio partner</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 10:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’uxoricidio</strong> è l’omicidio del proprio partner, in particolare del coniuge. Nel nostro Paese si contano, mediamente, 100 uxoricidi l’anno e nel 90% dei casi è l’uomo ad uccidere la donna. Nel codice penale italiano è considerato  un&#8217;aggravante dell&#8217;omicidio. Quali sono in generale le ragioni di questo genere di omicidio? Sicuramente l’UXORICIDIO PATOLOGICO, frutto di grave infermità mentale dell’autore di reato (depressione, schizofrenia, paranoia) e l’UXORICIDIO PIETATIS CAUSA, tipico della terza età e la vittima viene soppressa per compassione perché affetta da una malattia o tumore che provoca sofferenza agli occhi del partner. In alcuni casi all’uxoricidio segue il suicidio.</p>
<h3><strong>Uxoricidio commesso da un uomo</strong></h3>
<p>L’uxoricidio commesso dall’uomo risponde a una volontà criminale che può avere due facce:</p>
<ul>
<li>Volontà di dominio: è un omicidio dettato dall’ira, senza successivo pentimento</li>
<li>Volontà di possesso: in cui si uccide per gelosia la propria partner che è vissuta come oggetto d’amore da possedere ad ogni costo. In alcuni casi, può subentrare dolore e pentimento con possibilità di suicidio dell’omicida.</li>
</ul>
<p>Entrambi questi omicidi possono essere compiuti per vendetta se la partner ha deciso di andarsene.</p>
<h3><b>Il caso di Sesto San Giovanni</b></h3>
<p>L’anziano Vasco Bimbatti , 93 anni, affetto da demenza senile ha colpito e ucciso la moglie Luciana col poggiapiedi della propria sedia a rotelle. Testimone della scena drammatica è stato il figlio dei coniugi recatosi a casa dei genitori per la consueta visita della domenica.  L’uxoricida, portato in caserma,  ha spiegato  ai carabinieri  che era stato lui ad uccidere la moglie in preda alla gelosia sostenendo che la moglie lo tradiva da circa 50 anni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo un litigio con la moglie, il 93enne approfittando di un momento di distrazione dell’anziana, l’avrebbe colpita al viso e alla testa con il poggiapiedi della sedia a rotelle fino a farla cadere a terra.</p>
<h3><strong>Uxoricidio commesso da una donna</strong></h3>
<p>Molto meno frequente è che una moglie uccida il marito; se lo fa è quasi sempre per salvare sé stessa da maltrattamenti gravi subiti a opera del marito. In quello femminile è raro l’omicidio per gelosia, poiché la donna gelosa scarica la propria aggressività sull’amante del marito.</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Gli omicidi  non hanno a che fare con la follia, ma con l’aggressività, con la rabbia, con la violenza, in un escalation che termina solo con l’eliminazione fisica della partner. l rifiuto, la paura di non essere amati o che la propria donna possa preferire un altro uomo, riattivano sentimenti di abbandono, di inadeguatezza, di solitudine. L’autore del delitto, in uno stato di disperazione per la perdita dell’oggetto d’amore, ricorre a tutte le manovre possibili.</p>
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		<title>Videogame violenti: quando un videogioco non è più solo finzione</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/01/28/videogame-violenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 16:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al mondo d’oggi i videogiochi, in particolare quelli “violenti” sono molto popolari tra bambini, adolescenti e adulti. Fino a qualche decennio fa lo scopo di alcuni videogame era quello di sparare ad oggetti in movimento sullo schermo, oggi invece si assiste a scene di malvagità e di divulgazione della violenza gratuita.</p>
<p>La domanda da porsi è: “<em>che rapporto intercorre tra violenza virtuale e reale? Può un semplice videogame influenzare gli atteggiamenti di chi lo utilizza?</em>” La letteratura internazionale ha studiato l’effetto dell’esposizione ai videogiochi dai contenuti violenti, rilevando come i ragazzi che utilizzano maggiormente questa tipologia di videogiochi tendano a mettere in atto maggiori comportamenti aggressivi (Anderson, Gentile, Buckley, 2007).</p>
<h3><strong>Videogame violenti: danni psicologici</strong></h3>
<p>La dipendenza da video game può presentarsi con una compulsione al gioco, l&#8217;isolamento sociale, sbalzi d&#8217;umore, ansia. La dipendenza da videogioco è classificata come una dipendenza comportamentale. Questa dipendenza è nota anche come <strong>internet gaming disorder. </strong>Vari  studi e ricerche hanno  individuato nove criteri comportamentali che permettono di individuare la patologia:</p>
<ul>
<li>preoccupazione, il soggetto è nervoso se non può giocare,</li>
<li>astinenza,</li>
<li>assuefazione (cioè l’aumento della quantità di tempo spesa a giocare)</li>
<li>difficoltà a staccarsi dal gioco,</li>
<li>rinuncia ad altre attività,</li>
<li>mentire sul tempo passato davanti lo schermo,</li>
<li>giocare per scappare da emozioni negative</li>
<li>continuare a giocare nonostante i problemi causati dal gioco</li>
</ul>
<p>La presenza di almeno cinque dei nove criteri nei precedenti dodici mesi rappresenta un campanello d’allarme e indica che il soggetto potrebbe soffrire di gaming disorder. Un impiego eccessivo del videogame può predisporre il soggetto ad un aumento del livello dell’ansia e a malesseri fisici come stanchezza, difficoltà ad addormentarsi, crisi epilettiche (nei soggetti predisposti), obesità generata dalla sedentarietà.</p>
<h3><strong>Quando il gioco diventa realtà </strong></h3>
<p>Da decenni  Gta occupa uno dei primi posti nella classica dei videogame più venduti e commercializzati sul mercato. In Grand Theft Auto (Gta)  Il giocatore è un criminale che commette una serie di furti, può decidere di far sesso con una prostituta per poi ucciderla e ripendersi i soldi,  commette omicidi ed altri atti efferati per conto di alcuni boss della città, per ottenere una certa reputazione all’interno di questa e guadagnare denaro.</p>
<p>Era proprio questo il videogioco cui si ispirava la baby gang di Monza. Proprio a Monza infatti, sono stati arrestati sei ragazzi appena maggiorenni accusati di almeno una decina di rapine e un tentato omicidio ai danni di loro coetanei tra il marzo 2018 e gennaio 2019. Secondo gli investigatori, i ragazzi si ispiravano a Gta: sceglievano la preda di turno, l’accerchiavano e la massacravano di botte anche in pieno giorno. Come trofeo per le aggressioni, rapinavano i malcapitati di sigarette, cellulari, cuffie . Il loro obiettivo era quello di governare il loro territorio, cioè il centro di Monza. In tutto sono stati scoperti dieci episodi di rapina e lesioni.</p>
<p>Oltre a ciò c’è stato anche un tentato omicidio di un 32enne incontrato per caso e volutamente colpito a calci e pugni in faccia per poi colpirlo con un coltello e una catena. Il malcapitato è finito in ospedale con fratture al cranio. Chiunque passasse davanti ai loro occhi poteva diventare una preda. Si atteggiavano a gangster proprio come i personaggi del viodeogame. Dalle intercettazioni effettuate dai carabinieri di Monza è emerso la seguente frase : &#8220;facciamo rapine in strada come Gta perché con la Play mi annoio&#8221;.</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Come  spesso emerge dai fatti di cronaca, i videogiochi possono indiscutibilmente comportare degli effetti negativi. I personaggi con cui i bambini sono indotti ad identificarsi sono spesso senza scrupoli, disumani, compiono ogni efferatezza per divertimento. Tuttavia, si assiste alla creazione esclusiva di giochi simili fra loro, improntati sempre alla lotta fra personaggi violenti, oppure al dover sopraffare per sopravvivere. Una fruizione elevata di videogames violenti rappresenta un fattore di rischio che non deve essere sottovalutato a livello educativo. A questo proposito, è essenziale ribadire l’importanza del ruolo genitoriale a supervisionare le attività ludiche dei ragazzi. Per quanto sia stato dimostrato che  l’uso dei videogiochi comporti un aumento delle condotte aggressive, non ci si può limitare a immaginare un processo di immediata causa-effetto. Le variabili che entrano in gioco sono numerose, e vanno quindi approfondite.</p>
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		<title>Quando l&#8217;amore incontra la morte: il tema del suicidio in &#8220;Romeo e Giulietta&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 10:40:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il suicidio è l&#8217;atto estremo con il quale una persona volontariamente si procura la morte come risposta a situazioni di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>suicidio</strong> è l&#8217;atto estremo con il quale una persona volontariamente si procura la morte come risposta a situazioni di vita stressanti.  Il comportamento suicidario comprende il suicidio compiuto e il tentato suicidio. È  la seconda causa principale di decesso tra le persone  con età compresa tra i  15 e i 29 anni.</p>
<p>Molto spesso il suicidio, in particolare tra gli adolescenti, può essere letto come  i<strong>ndicatore dell’importanza del legame con il rispettivo partner</strong>. L’innamoramento, in molto casi, può essere un’esperienza ”destabilizzante”, come nel suicidio dell’opera di Shakespeare. In questo caso si parla di:  “<strong>Shinjū” </strong>,  un vocabolo giapponese che significa &#8220;doppio suicidio&#8221;. Nel linguaggio comune, il vocabolo è usato per indicare qualsiasi tipo di suicidio che avviene simultaneamente fra persone legate da vincoli affettivi, di solito amanti, o coniugi.</p>
<h3><strong>Il suicidio in &#8220;Romeo e Giulietta&#8221;</strong></h3>
<p>Storia d’amore e di morte più nota è certamente quella di Romeo e Giulietta ambientata in una Verona che narra l’amore impossibile, ostacolato dalle rispettive famiglie, fra due giovani  che si conclude con un tragico finale: il suicidio.</p>
<p>L’amore tra Giulietta e Romeo  è  profondo ed intenso a livello emotivo da non lasciare alternative: per tale ragione, l’unica soluzione è solo nella morte. Il desiderio dei due amanti di risolvere il problema tra le due famiglie  si scontra con la concreta e brutale impossibilità di raggiungere Romeo per avvertirlo che Giulietta è semplicemente addormentata dalla pozione di Frate Lorenzo che credendo Giulietta morta, si suicida. Giulietta al risveglio, visto il cadavere dell’amante, ne afferra il pugnale e si uccide a sua volta (“<em>Oh, pugnale benedetto arrugginisci  dentro di me e fammi morire”</em>). La mancanza per la perdita del suo adorato Romeo  scatena un’angoscia insostenibile. La morte chiama la morte, perché il lutto non è elaborato. A questo proposito, è stata utilizzata anche la dizione di “patto suicidario” cioè un accordo fra due persone, che decidono di uccidersi contemporaneamente ed, in genere, nello stesso luogo. La morte degli amanti di Verona, infatti, chiama in causa quelle dinamiche che si ravvisano anche nei patti suicidari, nei quali un progetto di vita basato sull’amore viene paradossalmente ad essere realizzato mediante una duplice e contestuale morte volontaria.</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>Nel gesto suicidario  l’autore ricontrolla totalmente tale relazione e diviene giudice e giustiziere sia di sé, sia del partner. Di fronte alla morte volontaria, più o meno condivisa, le domande sovente sono più delle risposte e spesso gli interrogativi restano insoluti. Non a caso, è stato osservato che “<em>non c’è un unico motivo che possa da sé&#8230; spiegare l’avvenimento  suicidario</em>, <em>perché in fondo, rimane sempre un mistero</em>”.  L’ amore tra Romeo e Giulietta, li ha  catapultati  contro il mondo e, ahimè, anche contro se stessi, cosicché, i due giovani sposi muoiono, suicidandosi a vicenda,  per amore…</p>
<p><em>“Ché mai vi fu una storia così piena di dolore come questa di Giulietta e del suo Romeo.”</em></p>
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		<title>L&#8217;omicidio di Annarella Bracci</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/10/21/annarella-bracci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Oct 2019 10:03:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna Maria Bracci, che tutti chiamavano affettuosamente Annarella, era una bambina romana di 12 anni scomparsa nel nulla e ritrovata</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/10/21/annarella-bracci/">L&#8217;omicidio di Annarella Bracci</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Anna Maria Bracci, che tutti chiamavano affettuosamente Annarella, era una bambina romana di 12 anni scomparsa nel nulla e ritrovata sul fondo di un pozzo il 3 Marzo 1950 a Primavalle (RM).</h2>
<hr />
<p><strong>Annarella Bracci</strong> era figlia di Marta Fiocchi e Riziero Bracci. La madre si era separata dal marito e per mantenersi si prostituiva, mentre la piccola Annarella cercava di rimediare all’assenza della madre cucinando, stirando e cercando di guadagnarsi qualche soldo con commissioni e lavoretti. Annarella viveva insieme alla madre, al compagno di quest’ultima e al fratello Mariano, rimasto invalido in seguito ad un incidente stradale.</p>
<h3>La scomparsa</h3>
<p><strong>Anna Maria Bracci, dopo aver subito percosse dalla madre,  esce di casa il 18 febbraio 1950 per comprare l’olio e del carbone per preparare la cena ma non fa più ritorno</strong>. Passa la notte, le ore e poi i giorni prima di denunciarne la scomparsa. Le ricerche iniziarono il 23 febbraio 1950 nelle zone di campagna e della città. Durante i primi di Marzo <strong>il nonno paterno della bimba sostiene di aver avuto un presagio: Annarella è sul fondo di un pozzo</strong>. I carabinieri iniziarono a perlustrare tutti i pozzi della zona e la sera del 3 marzo il corpo della piccola Annarella viene estratto  in un pozzo a 13 m di profondità con il cranio fracassato e senza mutandine.</p>
<h3>Le indagini</h3>
<p><strong>L’autopsia rivela che la piccola è stata vittima di un tentativo di stupro</strong>, dal quale è riuscita a resistere e che il suo aguzzino in cambio, le ha fracassato la testa e l’ha gettata nel pozzo ancora agonizzante. Le indagini si concentrarono in particolare sulla famiglia Bracci e Fiocchi. Il primo accusato non è nessuno di loro, bensì Lionelli Egidi, un poveraccio accusato di molestie ad alcune ragazzine. Durante il processo di primo grado Egidi viene assolto per insufficienza di prove e per aver un alibi: la sera del delitto era a casa con sua moglie.</p>
<h3>L&#8217;omicidio di Annarella Bracci, un caso tutt&#8217;ora irrisolto</h3>
<p><strong>A distanza di 70 anni da questa tragedia gli interrogativi rimangono gli stessi</strong>, anche se nel corso del tempo, giornalisti e criminologi hanno cercato di trovare delle risposte. Molti sono convinti che la polizia cercò l’assassino nel posto sbagliato e che a tentare di violentare Annarella non fu né Egidi, né uno sconosciuto, bensì qualcuno vicinissimo a lei. Il giallo della borgata della morte della piccola è destinato a rimanere per sempre un enigma senza soluzione.</p>
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		<title>Simonetta Ferrero: il giallo della Cattolica</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/10/09/simonetta-ferrero-il-giallo-della-cattolica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2019 07:56:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso, tutt&#8217;ora irrisolto, dell&#8217;omicidio di Simonetta Ferrero, trovata senza vita nei bagni dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il caso, tutt&#8217;ora irrisolto, dell&#8217;omicidio di Simonetta Ferrero, trovata senza vita nei bagni dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1971</h2>
<hr />
<p><strong>Simonetta Ferrero</strong> è nata il 2 aprile 1945 a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli, ma risiede a Milano. Cresce in una famiglia borghese e cattolica. È la secondogenita dei coniugi Ferrero, è  laureata in Scienze politiche ed è impiegata alla Montedison nella quale si i occupa della selezione del personale.</p>
<h3>Il ritrovamento del cadavere</h3>
<p>È il <strong>26 luglio 1971</strong>, Mario Toso, giovane seminarista dell’Istituto salesiano di Monferrato, varca i cancelli dell’Università del Sacro Cuore di Milano. Mentre percorre le scale, il giovane si ferma: qualcuno deve aver lasciato aperto un rubinetto. Apre la porta ed entra. Rimane impietrito, davanti ai suoi occhi una scena raccapricciante: tutt’intorno un mare di sangue,sui muri, sulla porta e sul pavimento a terra c’è il corpo di una giovane donna: è <strong>Simonetta Ferrero</strong>.</p>
<h3>La ricostruzione dell&#8217;omicidio</h3>
<p>Il 24 luglio Simonetta cammina a passo spedito per le vie del centro per fare le sue commissioni. Ha preso il tram, è entrata in una libreria e ha fatto acquisti in una profumeria. Si scopre inoltre, che Simonetta si trovava nell’Università milanese per procurare alcune dispense per un’amica. Prima di uscire dalla struttura utilizza i bagni della sua vecchia università, ma non può sapere che quella decisione le costerà la vita. Il suo predatore la segue e si intrufola nel bagno deserto, mentre Simonetta inconsapevole si serve della toilette. Non appena lei esce, comincia a colpirla. La trafigge per 44 volte, mentre il rumore del martello pneumatico in funzione al piano di sopra soffoca le sue grida. Pochi strazianti minuti ed è tutto finito. Dopo il ritrovamento del corpo, negli uffici della questura cominciano ad arrivare le prime segnalazioni di individui sospetti. In un mese vengono interrogate 356 persone. Non c’è un testimone, non c’è un movente e non c’è un assassino.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>Siamo nel 1971 e <strong>l’investigazione si avvale di tecniche  che oggi definiremmo obsolete</strong>.  Non esisteva  ancora, ad esempio, la prova del DNA, esame il quale, oggi, avrebbe forse condotto ad un nome e cognome. Anche l’era delle telecamere di sicurezza era ancora lontana.  Quella tragica notte il mostro si è dileguato nella metropoli addormentata mentre infuriava un violento temporale e la pioggia che ha lavato via le macchie di sangue che imbrattavano i suoi vestiti, cancellando i suoi passi, le prove. Il delitto perfetto, signori, è servito</p>
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		<title>La tortura</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/07/25/la-tortura/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 08:13:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[tortura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia è il paese di Cesare Beccaria che già nella seconda metà del Settecento si oppose all’uso della tortura. Ma,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia è il paese di Cesare Beccaria che già nella seconda metà del Settecento si oppose all’uso della tortura.</p>
<p><em>Ma, che cos’è esattamente la tortura? Come è regolamentata oggi in Italia? </em></p>
<p>Dall’articolo <strong>613-bis</strong> del codice penale, è responsabile di tortura:</p>
<p><em>“Chiunque con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale […]è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.</em></p>
<p>Questo  disegno di legge è stato approvato il 5 luglio 2017 dalla Camera.</p>
<blockquote><p>[La tortura] è il mezzo sicuro di assolvere i robusti scellerati e di condannare i deboli innocenti. (Cesare Beccaria)</p></blockquote>
<h2><strong>Storia della tortura</strong></h2>
<p>Nell’antichità greco-romana la tortura veniva applicata nei confronti degli schiavi per estorcere informazioni utili alle autorità. Le forme di tortura più gravi conosciute sono l’inchiodatura, l’impalamento e la gogna: tutti questi sistemi prevedevano che il condannato rimanesse per molte ore nell’atroce posizione soffrendo smodatamente. L’atto di nascita della tortura giudiziaria nel Medioevo viene fatto risalire al 1252, anno in cui venne promulgata da papa Innocenzo IV la famosa bolla <em>Ad extirpanda </em>contro gli Albigesi. Da allora la tortura venne largamente utilizzata non solo contro gli eretici, ma contro le streghe, gli indemoniati e contro tutti coloro che si opponevano all’ordine costituito. Era concepita come un mezzo da utilizzare in processi basati sul sospetto per acquisire elementi di prova nella fase istruttoria. La tortura veniva chiamata “rigoroso esame” ed era ritenuto necessario affinchè  i rei, confessando le loro colpe, si convertissero e salvassero la propria anima. Le pene somministrate erano: rogo, stiramento, mutilazione, scorticamento, la vergine di Norimberga.  Affinchè  le pratiche della tortura venissero criticate  e abolite si dovette attendere l’Illuminismo.</p>
<h2><strong>Classificazione</strong></h2>
<ul>
<li><strong>Tortura fisica: </strong>rivolta a sollecitare dolore fisico;</li>
<li><strong>Tortura psicologica: </strong>atta a stimolare in maniera devastante i meccanismi dell’ansia, della paura, della solitudine, della disperazione;</li>
<li><strong>Tortura farmacologica: </strong>tesa a debilitare e a distruggere l’equilibrio psicofisico e il senso stesso della personalità mediante la somministrazione di farmaci.</li>
</ul>
<h2><strong>Conclusioni</strong></h2>
<p>La pena di morte è ancora molto diffusa e spesso le modalità di esecuzione della pena capitale diventano atti di tortura, anche se in alcuni casi, come negli Stati Uniti, si fa ricorso all’intervento di un medico per dare al condannato una morte senza dolore.</p>
<p>Ogni giorno, in molti Paesi del mondo, i diritti umani fondamentali vengono violati. La tortura è ancora praticata in oltre 130 Paesi e la pena di morte è prevista in 78. Neanche i bambini vengono risparmiati, infatti, in decine di Paesi del mondo, i bambini subiscono la medesima violenza riservata agli adulti. In alcuni Paesi ogni giorno e ogni notte, centinaia di bambini di strada vengono torturati e uccisi dai cosiddetti “ squadroni della morte” o da “ bande di giustizieri” che agiscono per ripulire le strade dai “ rifiuti umani”.</p>
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		<title>Un focus sull&#8217;infanticidio</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/07/15/un-focus-sullinfanticidio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jul 2019 09:45:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[figlicidio]]></category>
		<category><![CDATA[infanticidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infanticidio è l&#8217;uccisione volontaria del neonato o del bambino nella prima infanzia. Questo fenomeno è diffuso in tutte le società arcaiche</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>L&#8217;infanticidio è l&#8217;uccisione volontaria del neonato o del bambino nella prima infanzia. Questo fenomeno è diffuso in tutte le società arcaiche e anche in alcune società moderne.</h2>
<hr />
<p>Procedendo a un excursus storico, è verso la fine del XVIII secolo che si comincia a prestare forte attenzione all’<strong>infanticidio</strong> anche perché l’infanticida è normalmente sottoposto a tortura prima di essere mandato a morte.</p>
<p>Il principio dell’onore diviene la chiave di lettura dell’infanticidio.</p>
<p>Nel corso dell’Ottocento, l’infanticidio è un crimine legato ad una situazione sociale ben precisa, commesso da una nubile di bassa condizione sociale, in estrema povertà e in solitudine perché abbandonata dal padre naturale del bambino e dalla famiglia.</p>
<h3>L&#8217;infanticidio nel corso dei secoli</h3>
<p>Secondo quanto narrato dai Romani, i Cartaginesi sacrificavano regolarmente i bambini.</p>
<p>Secondo la mitologia greca, il dio Crono divorò i suoi figli per non fare avverare una profezia. E, per restare nella leggenda, si può correre avanti fino a Romolo e Remo, i fratelli abbandonati nel fiume Tevere.</p>
<p>Nei secoli precedenti nei paesi cattolici come Francia, Spagna, Italia,  Inghilterra e  Germania di fine Settecento, il più diretto tentativo di prevenzione dell’infanticidio è l’apertura di istituti destinati ad accogliere l’infanzia abbandonata.  Gli “Spedali per esposti” hanno costituito, soprattutto nei Paesi di religione cattolica, una specie di strategia adottata per prevenire o cercare di combattere gli infanticidi. In Francia e  in diverse città vengono aperte le “ruote” presso gli Ospedali generali.  Con la Rivoluzione, si stabilisce che ogni comune deve avere una “ruota” per accogliere non solo gli illegittimi ma anche i legittimi che i genitori non erano in grado di mantenere.</p>
<p>In tempi non lontani l’infanticidio ha rappresentato il mezzo più frequente per <strong>rimediare a una gravidanza indesiderata</strong>.  Le tipologie di <strong>neonaticidio</strong> si possono così riassumere:</p>
<ul>
<li>Mezzo improprio di regolazione delle nascite</li>
<li>Delitto per causa d’onore</li>
<li>Soppressione del neonato deforme</li>
<li>Stato di abbandono morale della madre connesso al parto</li>
<li>Omicidio aggravato o abbandono del neonato</li>
<li>Delitto commesso in condizioni di incapacità totale o parziale d’intendere e di volere</li>
</ul>
<p>Gli infanticidi psichiatrico-forense riguardano:</p>
<ul>
<li>Quadri schizofrenici con deliri e allucinazioni</li>
<li>Depressione maggiore</li>
<li>Sindrome di Munchausen per procura</li>
<li>Pedofilia sadica</li>
<li>Incuria da situazioni da abuso di sostanze o alcol</li>
<li>Follia indotta</li>
<li>Sindrome di Medea</li>
</ul>
<p>La tipologia psicologica nelle <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/09/17/madri-che-uccidono-i-loro-figli/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>madri neonaticide</strong></a></span>  ha fatto constatare personalità immature o deboli di mente. Queste donne nascondono agli altri la gravidanza perché la negano a loro stesse e partoriscono di solito di notte, in bagno. Poi, in stato confusionale, uccidono immediatamente la creatura neonata. Generalmente hanno un’età compresa tra i 18 e i 22 anni.</p>
<p><strong>Conclusioni</strong></p>
<p>Uno dei  problemi che è  alla base di ogni statistica dell’infanticidio riguarda il fatto che è  difficile venire a conoscenza degli infanticidi effettivamente commessi, perché solo una parte di essi vengono denunciati. L’infanticidio è una delle tematiche criminologiche maggiormente discusse in questo periodo. Questo problema è ampiamente sentito nella società di oggi. Ma la storia dell’infanticidio, come abbiamo visto in breve, affonda le sue radici in tempi ancora più lontani, quando i racconti mitologici, che consideriamo solitamente una pura invenzione, erano forse lo specchio della realtà.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Kamikaze, il fenomeno degli uomini-bomba</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/07/02/uomini-bomba-kamikaze/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2019 11:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[kamikaze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il fenomeno degli uomini-bomba risulta assai inquietante . Questo genere di condotta si esprime con una frequenza impressionante in cui</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Il fenomeno degli uomini-bomba risulta assai inquietante . Questo genere di condotta si esprime con una frequenza impressionante in cui vengono coinvolti anche donne, adolescenti e addirittura bambini. </em></h2>
<p>Per tale fenomeno generalmente viene usata la parola &#8216;<strong>Kamikaze</strong>&#8216; (kami=divinità kaze= vento; kamikaze= vento divino), ossia un membro di un gruppo militare o terroristico che compie un attentato sacrificando, per motivi ideologici o religiosi, la propria vita.</p>
<h2>Tipologia di Kamikaze e dimensioni del fenomeno</h2>
<ol>
<li>Kamikaze “in nome di una sopravvivenza superiore”: è il caso dei <strong>kamikaze giapponesi e islamici</strong>. Il guerriero è disposto a morire per <strong>garantire la sopravvivenza alla sua nazione o alla sua fede religiosa</strong>. Spesso c’è anche la promessa di una ricompensa divina in una vita superiore;</li>
<li>Kamikaze “ in nome di un’autorità superiore”: il suicida <strong>è plagiato da una figura carismatica</strong>; viene convinto che l’obbedienza agli ordini è un valore superiore alla vita stessa.</li>
<li>Kamikaze “in nome di un principio morale superiore”: <strong>è il caso dei samurai che si suicidano per difendere l’onore, o di chi si dà fuoco per protestare contro l’autorità</strong>. Questo comportamento si può sviluppare in presenza di un rigido codice morale.</li>
</ol>
<p>Il <strong>fenomeno è in rapida espansione e negli ultimi due anni ha coinvolto una settantina di soggetti inclusi donne e minorenni</strong>. Attualmente <strong>il terrorismo suicida si è ampiamente diffuso in Iraq come tecnica di guerriglia contro le truppe di occupazione</strong> e i gruppi o le persone che con esse collaborano o che desiderano uno Stato democratico, in opposizione al regime, o per creare un clima di paura e di insicurezza nella popolazione.</p>
<h2>Cosa succede nella mente di un kamikaze</h2>
<p>Secondo alcuni psicologi inglesi «<strong>non si tratta di individui mentalmente anormali</strong>, ma di soggetti arrabbiati, disperati e fermamente decisi». Negli ultimi tempi la BBC ha riferito che la jihad islamica avrebbe aperto una “scuola estiva” per martiri, dove si insegna a ragazzi tra 12 e 15 anni non solo che è bene uccidere, ma anche che è bene morire.</p>
<p>Gli <strong>uomini-bomba</strong> appaiono come un fenomeno ancora più complesso in quanto <strong>quasi tutti hanno subito gravi traumi riguardanti la morte o il ferimento di  persone a loro care</strong>. La maggior parte di essi sono vissuti in un clima che ha sviluppato in loro un forte senso di appartenenza e dignità. Proprio questa perversione porta queste persone a identificarsi in un’arma mortale e a dare un senso alla propria vita solo attraverso la morte degli altri.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Responsabili della degenerazione di questo fenomeno sono i sistemi etico-sociali ai quali l’individuo viene esposto sin dall’infanzia, in particolare quelli legati a un’inscindibile appartenenza etnica e credenze ideologiche. Solo la conoscenza, il bene più prezioso dell’uomo può servire come antidoto e prevenzione della &#8216;<em>martiriomania</em>&#8216;.</p>
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		<title>Abusi e maltrattamenti sui minori</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/06/14/maltrattamento-dei-bambini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 00:07:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[abuso sui minori]]></category>
		<category><![CDATA[maltrattamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il maltrattamento dei bambini è un fenomeno con diverse sfaccettature, in gran parte sommerso perché spesso si manifesta all&#8217;interno dell&#8217;ambiente</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/06/14/maltrattamento-dei-bambini/">Abusi e maltrattamenti sui minori</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Il maltrattamento dei bambini è un fenomeno con diverse sfaccettature, in gran parte sommerso perché spesso si manifesta all&#8217;interno dell&#8217;ambiente familiare.</em></h2>
<hr />
<p>Si configura una condizione di abuso e di maltrattamento allorché i genitori, i tutori o le persone incaricate della custodia di un minore approfittano della loro condizione di privilegio e si comportano in contrasto con quanto previsto dalla Convenzione di New York sui Diritti del fanciullo (in Italia con legge n 176/91).</p>
<p>Il maltrattamento può concretizzarsi in una condotta attiva (percosse, lesioni, atti sessuali, ipercura) o passivi (incuria, trascuratezza, abbandono)</p>
<h3><strong>Tipologie di abuso</strong></h3>
<ul>
<li><strong>Abuso fisico: </strong>si parla di abuso fisico quando i genitori o le persone legalmente responsabili del bambino eseguono o permettono che si producano lesioni fisiche. L&#8217;abuso fisico si distingue in:
<ul>
<li><strong>Grado lieve:</strong> lesioni che non necessitano di ricovero;</li>
<li><strong>Grado moderato:</strong> quando è necessario il ricovero (es. fratture, ustioni, traumi cranici);</li>
<li><strong>Grado severo:</strong> quando il bambino viene ricoverato in rianimazione con conseguenze neurologiche.</li>
</ul>
</li>
<li><strong>Abuso psicologico:</strong> consiste in comportamenti attivi o omissivi giudicati psicologicamente dannosi (es. terrorismo psicologico, sfruttamento, isolamento e allontanamento dal contesto sociale). Tali comportamenti possono danneggiare in modo irreversibile lo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale del minore.</li>
<li><strong>Abuso sessuale:</strong> il termine “abuso sessuale” è una forma generica che definisce il comportamento sessuale violento e attuato senza il consenso dell’altra persona. Con il termine “abuso sessuale infantile” si fa riferimento al coinvolgimento di pratiche sessuali di soggetti minori che, non sono ritenuti in grado di compiere scelte consapevoli riguardo alle attività sessuali in cui vengono coinvolti da altri.</li>
</ul>
<h3><strong>Conseguenze</strong></h3>
<p>Abusi e maltrattamenti possono produrre nei bambini conseguenze di varie entità tra cui l’insorgenza di vari disturbi come: <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.studiosalem.it/disturbo-post-traumatico-da-stress/">disturbo post traumatico da stress</a></span>, depressione, disturbi d’ansia, disturbi alimentari, <a href="https://profilicriminali.it/tag/disturbi-della-personalita/"><span style="color: #ff0000;">disturbi della personalità</span></a>.</p>
<p>Le conseguenze quindi, sono grave e profonde e coinvolgono diversi funzionamenti del livello psicologico, tra cui il pensiero, le emozioni, le relazioni interpersonali, comportamenti aggressivi, scarsa attenzione, sentimenti di solitudine.</p>
<p>L’esperienza traumatica apporta sofferenza e dolore. I minori vittime di abusi e maltrattamenti vanno incontro a due sentimenti negativi: il senso di  colpa e la vergogna che portano il bambino a chiudersi, a nascondersi.</p>
<p>Le esperienze di maltrattamento infantile hanno effetti negativi sullo sviluppo del bambino in quanto l’esposizione continua alla violenza comporta uno sviluppo distorto dell’immagine di sé unita a condotte antisociali e disfunzioni nella sfera delle emozioni.</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>Maltrattamenti ed abusi, in qualsiasi forma, costituiscono sempre un attacco confusivo e destabilizzante alla personalità del minore in formazione, provocando conseguenze a breve, medio e lungo termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/06/14/maltrattamento-dei-bambini/">Abusi e maltrattamenti sui minori</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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