L’omicidio di Annarella Bracci

Anna Maria Bracci, che tutti chiamavano affettuosamente Annarella, era una bambina romana di 12 anni scomparsa nel nulla e ritrovata sul fondo di un pozzo il 3 Marzo 1950 a Primavalle (RM).


Annarella Bracci era figlia di Marta Fiocchi e Riziero Bracci. La madre si era separata dal marito e per mantenersi si prostituiva, mentre la piccola Annarella cercava di rimediare all’assenza della madre cucinando, stirando e cercando di guadagnarsi qualche soldo con commissioni e lavoretti. Annarella viveva insieme alla madre, al compagno di quest’ultima e al fratello Mariano, rimasto invalido in seguito ad un incidente stradale.

La scomparsa

Anna Maria Bracci, dopo aver subito percosse dalla madre,  esce di casa il 18 febbraio 1950 per comprare l’olio e del carbone per preparare la cena ma non fa più ritorno. Passa la notte, le ore e poi i giorni prima di denunciarne la scomparsa. Le ricerche iniziarono il 23 febbraio 1950 nelle zone di campagna e della città. Durante i primi di Marzo il nonno paterno della bimba sostiene di aver avuto un presagio: Annarella è sul fondo di un pozzo. I carabinieri iniziarono a perlustrare tutti i pozzi della zona e la sera del 3 marzo il corpo della piccola Annarella viene estratto  in un pozzo a 13 m di profondità con il cranio fracassato e senza mutandine.

Le indagini

L’autopsia rivela che la piccola è stata vittima di un tentativo di stupro, dal quale è riuscita a resistere e che il suo aguzzino in cambio, le ha fracassato la testa e l’ha gettata nel pozzo ancora agonizzante. Le indagini si concentrarono in particolare sulla famiglia Bracci e Fiocchi. Il primo accusato non è nessuno di loro, bensì Lionelli Egidi, un poveraccio accusato di molestie ad alcune ragazzine. Durante il processo di primo grado Egidi viene assolto per insufficienza di prove e per aver un alibi: la sera del delitto era a casa con sua moglie.

L’omicidio di Annarella Bracci, un caso tutt’ora irrisolto

A distanza di 70 anni da questa tragedia gli interrogativi rimangono gli stessi, anche se nel corso del tempo, giornalisti e criminologi hanno cercato di trovare delle risposte. Molti sono convinti che la polizia cercò l’assassino nel posto sbagliato e che a tentare di violentare Annarella non fu né Egidi, né uno sconosciuto, bensì qualcuno vicinissimo a lei. Il giallo della borgata della morte della piccola è destinato a rimanere per sempre un enigma senza soluzione.

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Marianna Ventre

Dottoressa in Scienze per l'investigazione e la sicurezza (26 Aprile 2017) Ho conseguito un master di primo livello in "Pedagogia giuridica forense e penitenziaria" nel luglio 2018. Attualmente sono iscritta a "Criminologia e scienze strategiche" presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza" Ho svolto esperienza di tirocinio presso l' ICATT (Istituto a custodia cautelare per il trattamento dei tossicodipendenti) casa di reclusione di Eboli.

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