Coronavirus e violenza domestica

L’emergenza Coronavirus, che stiamo vivendo in questo periodo di permanenza assoluta nelle proprie abitazioni, per le donne  vittime di violenza domestica  può aggravare ancora di più la loro posizione. Proprio per questo, durante i giorni della pandemia, restare a casa per molte donne non è l’opzione più sicura. Ma cos’è la violenza domestica? Quali sono le conseguenze? Quali sono le diverse forme di questa violenza? E soprattutto, come chiedere aiuto?

La violenza domestica

Il vocabolario della lingua italiana Treccani, alla voce “violenza domestica” propone come definizione “ violenza perpetrata nell’ambito familiare o all’interno di una coppia, perlopiù nei confronti di una donna”. L’OMS ha coniato, a tal proposito, il termine “intimate partner  violence- IPV” per descrivere qualsiasi comportamento all’interno di una relazione intima che causi danni fisici, abusi psicologici o violenze sessuali, e stima che un terzo delle violenze sulle donne nel mondo siano commesse dal partner.  Gli abusi domestici sono difficili da ammettere e denunciare da parte delle vittime proprio perché si sviluppano all’interno di relazioni affettive, dove le emozioni sono fortemente intrecciate. Tra le principali ragioni che dissuadono la vittima di tali violenze dal denunciare alle autorità la situazione di maltrattamento, vi è sicuramente la paura di causare una disgregazione familiare e il senso di responsabilità nei confronti dei propri figli.

Le forme della violenza domestica

La violenza domestica può assumere varie forme. Le principali forme in cui può essere classificata e definita sono le seguenti:

  • Violenza fisica: qualsiasi aggressione corporea che si concretizzi in comportamenti che vanno dalle percosse alle lesioni;
  • Violenza sessuale: qualsiasi comportamento a sfondo sessuale imposte alla donna contro la sua volontà;
  • Violenza psicologica: insieme di comportamenti che hanno come obiettivo quello di ledere la dignità della donna;
  • Violenza economica: creare o mantenere una dipendenza economica contro la volontà della donna;
  • Violenza assistita: qualsiasi situazione nella quale “il minore è obbligato, suo malgrado, ad assistere a ripetute scene di violenza sia fisica che verbale tra i genitori”;

Conseguenze della violenza domestica

Durante il periodo della violenza le vittime cominciano a presentare molteplici disturbi. La ciclicità e soprattutto la costante paura che l’atto violento possa ripresentarsi in qualsiasi momento, costringono la vittima a vivere in un costante stato di allarme. Lo stato di oppressione e tensione provocano disagi fisici come: insonnia; assenza del desiderio sessuale, stati di agitazione come crisi di ansia e di panico, depressione.  La vita di queste donne, spesso oscilla tra il desiderio di morte e la paura che succeda qualcosa a se stesse o ai propri figli.   Tra i  sintomi più comuni è stato riscontrato: il di disturbo post-traumatico da stress, la Sindrome di Stoccolma  e la  presenza di altri disturbi psichiatrici

A chi rivolgersi

Le vittime di violenza domestica e maltrattamenti devono rivolgersi alle Forze dell’ordine al più presto e sporgere denuncia contro l’aggressore.  Nella situazione attuale, anche se gli spazi e i momenti per chiedere aiuto sono limitati, ci si può rivolgere al numero 1522 gestito dal Telefono Rosa o scaricare gratuitamente  l’app 1522 dal proprio cellulare per chattare con le operatrici e chiedere aiuto.

Conslusioni

Durante questa emergenza ho sentito il bisogno di scrivere questo articolo ora più che mai, per dare voce al mio elaborato di tesi che riguarda proprio il femminicidio e la violenza sulle donne. Come spesso ho citato nei paragrafi della mia tesi, “la violenza sulle donne ha  spesso le chiavi di casa” e proprio  in questi giorni di quarantena, l’invito a restare  casa per qualcuna  può diventare un incubo. Per alcune donne la loro casa si è trasformata in una gabbia da condividere tutto il giorno con il proprio aguzzino. Le chiamate d’aiuto sono poche, tutte sussurrate da sotto la doccia o coperte dalla voce della televisione. Il mio invito è quello di chiedere aiuto sempre, ma nella situazione che stiamo vivendo ancora di più per cercare di scongiurare il rischio che si verifichi un’ “impennata” di violenze per poi sfociare nell’atto stremo: il femminicidio…

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Marianna Ventre

Dottoressa in Scienze per l'investigazione e la sicurezza (26 Aprile 2017) Ho conseguito un master di primo livello in "Pedagogia giuridica forense e penitenziaria" nel luglio 2018. Attualmente sono iscritta a "Criminologia e scienze strategiche" presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza" Ho svolto esperienza di tirocinio presso l' ICATT (Istituto a custodia cautelare per il trattamento dei tossicodipendenti) casa di reclusione di Eboli.

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