Un focus sull’infanticidio

L’infanticidio è l’uccisione volontaria del neonato o del bambino nella prima infanzia. Questo fenomeno è diffuso in tutte le società arcaiche e anche in alcune società moderne.


Procedendo a un excursus storico, è verso la fine del XVIII secolo che si comincia a prestare forte attenzione all’infanticidio anche perché l’infanticida è normalmente sottoposto a tortura prima di essere mandato a morte.

Il principio dell’onore diviene la chiave di lettura dell’infanticidio.

Nel corso dell’Ottocento, l’infanticidio è un crimine legato ad una situazione sociale ben precisa, commesso da una nubile di bassa condizione sociale, in estrema povertà e in solitudine perché abbandonata dal padre naturale del bambino e dalla famiglia.

L’infanticidio nel corso dei secoli

Secondo quanto narrato dai Romani, i Cartaginesi sacrificavano regolarmente i bambini.

Secondo la mitologia greca, il dio Crono divorò i suoi figli per non fare avverare una profezia. E, per restare nella leggenda, si può correre avanti fino a Romolo e Remo, i fratelli abbandonati nel fiume Tevere.

Nei secoli precedenti nei paesi cattolici come Francia, Spagna, Italia,  Inghilterra e  Germania di fine Settecento, il più diretto tentativo di prevenzione dell’infanticidio è l’apertura di istituti destinati ad accogliere l’infanzia abbandonata.  Gli “Spedali per esposti” hanno costituito, soprattutto nei Paesi di religione cattolica, una specie di strategia adottata per prevenire o cercare di combattere gli infanticidi. In Francia e  in diverse città vengono aperte le “ruote” presso gli Ospedali generali.  Con la Rivoluzione, si stabilisce che ogni comune deve avere una “ruota” per accogliere non solo gli illegittimi ma anche i legittimi che i genitori non erano in grado di mantenere.

In tempi non lontani l’infanticidio ha rappresentato il mezzo più frequente per rimediare a una gravidanza indesiderata.  Le tipologie di neonaticidio si possono così riassumere:

  • Mezzo improprio di regolazione delle nascite
  • Delitto per causa d’onore
  • Soppressione del neonato deforme
  • Stato di abbandono morale della madre connesso al parto
  • Omicidio aggravato o abbandono del neonato
  • Delitto commesso in condizioni di incapacità totale o parziale d’intendere e di volere

Gli infanticidi psichiatrico-forense riguardano:

  • Quadri schizofrenici con deliri e allucinazioni
  • Depressione maggiore
  • Sindrome di Munchausen per procura
  • Pedofilia sadica
  • Incuria da situazioni da abuso di sostanze o alcol
  • Follia indotta
  • Sindrome di Medea

La tipologia psicologica nelle madri neonaticide  ha fatto constatare personalità immature o deboli di mente. Queste donne nascondono agli altri la gravidanza perché la negano a loro stesse e partoriscono di solito di notte, in bagno. Poi, in stato confusionale, uccidono immediatamente la creatura neonata. Generalmente hanno un’età compresa tra i 18 e i 22 anni.

Conclusioni

Uno dei  problemi che è  alla base di ogni statistica dell’infanticidio riguarda il fatto che è  difficile venire a conoscenza degli infanticidi effettivamente commessi, perché solo una parte di essi vengono denunciati. L’infanticidio è una delle tematiche criminologiche maggiormente discusse in questo periodo. Questo problema è ampiamente sentito nella società di oggi. Ma la storia dell’infanticidio, come abbiamo visto in breve, affonda le sue radici in tempi ancora più lontani, quando i racconti mitologici, che consideriamo solitamente una pura invenzione, erano forse lo specchio della realtà.

 

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Marianna Ventre

Dottoressa in Scienze per l'investigazione e la sicurezza (26 Aprile 2017) Ho conseguito un master di primo livello in "Pedagogia giuridica forense e penitenziaria" nel luglio 2018. Attualmente sono iscritta a "Criminologia e scienze strategiche" presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza" Ho svolto esperienza di tirocinio presso l' ICATT (Istituto a custodia cautelare per il trattamento dei tossicodipendenti) casa di reclusione di Eboli.

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