Simonetta Ferrero: il giallo della Cattolica

Il caso, tutt’ora irrisolto, dell’omicidio di Simonetta Ferrero, trovata senza vita nei bagni dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano nel 1971


Simonetta Ferrero è nata il 2 aprile 1945 a Serravalle Sesia, in provincia di Vercelli, ma risiede a Milano. Cresce in una famiglia borghese e cattolica. È la secondogenita dei coniugi Ferrero, è  laureata in Scienze politiche ed è impiegata alla Montedison nella quale si i occupa della selezione del personale.

Il ritrovamento del cadavere

È il 26 luglio 1971, Mario Toso, giovane seminarista dell’Istituto salesiano di Monferrato, varca i cancelli dell’Università del Sacro Cuore di Milano. Mentre percorre le scale, il giovane si ferma: qualcuno deve aver lasciato aperto un rubinetto. Apre la porta ed entra. Rimane impietrito, davanti ai suoi occhi una scena raccapricciante: tutt’intorno un mare di sangue,sui muri, sulla porta e sul pavimento a terra c’è il corpo di una giovane donna: è Simonetta Ferrero.

La ricostruzione dell’omicidio

Il 24 luglio Simonetta cammina a passo spedito per le vie del centro per fare le sue commissioni. Ha preso il tram, è entrata in una libreria e ha fatto acquisti in una profumeria. Si scopre inoltre, che Simonetta si trovava nell’Università milanese per procurare alcune dispense per un’amica. Prima di uscire dalla struttura utilizza i bagni della sua vecchia università, ma non può sapere che quella decisione le costerà la vita. Il suo predatore la segue e si intrufola nel bagno deserto, mentre Simonetta inconsapevole si serve della toilette. Non appena lei esce, comincia a colpirla. La trafigge per 44 volte, mentre il rumore del martello pneumatico in funzione al piano di sopra soffoca le sue grida. Pochi strazianti minuti ed è tutto finito. Dopo il ritrovamento del corpo, negli uffici della questura cominciano ad arrivare le prime segnalazioni di individui sospetti. In un mese vengono interrogate 356 persone. Non c’è un testimone, non c’è un movente e non c’è un assassino.

Conclusioni

Siamo nel 1971 e l’investigazione si avvale di tecniche  che oggi definiremmo obsolete.  Non esisteva  ancora, ad esempio, la prova del DNA, esame il quale, oggi, avrebbe forse condotto ad un nome e cognome. Anche l’era delle telecamere di sicurezza era ancora lontana.  Quella tragica notte il mostro si è dileguato nella metropoli addormentata mentre infuriava un violento temporale e la pioggia che ha lavato via le macchie di sangue che imbrattavano i suoi vestiti, cancellando i suoi passi, le prove. Il delitto perfetto, signori, è servito

mm

Marianna Ventre

Dottoressa in Scienze per l'investigazione e la sicurezza (26 Aprile 2017) Ho conseguito un master di primo livello in "Pedagogia giuridica forense e penitenziaria" nel luglio 2018. Attualmente sono iscritta a "Criminologia e scienze strategiche" presso l'università degli studi di Roma "La Sapienza" Ho svolto esperienza di tirocinio presso l' ICATT (Istituto a custodia cautelare per il trattamento dei tossicodipendenti) casa di reclusione di Eboli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *