Madri Medea: madri che uccidono i loro figli
Di tutte le creature che hanno anima e cervello, noi donne siamo le più infelici; per prima cosa dobbiamo, a peso d’oro, comprarci un marito, che diventa padrone del nostro corpo – e questo è il male peggiore… Quando si stanca di stare a casa, l’uomo può andarsene fuori e vincere la noia… noi donne invece dobbiamo restare sempre con la stessa persona.
(Il personaggio nelle arti della narrazione. Il Mito di Medea, di F. Marenco)
Molto spesso, quando si verificano importanti fatti di cronaca vengono citati i miti greci. Una di queste è “la sindrome di Medea”, che viene menzionata quando una madre uccide i propri figli.
Il mito di Medea
Medea è uno dei personaggi più celebri e controversi della mitologia greca. Il suo nome in greco significa “astuzie, scaltrezze”, infatti la tradizione la descrive come una maga dotata di poteri addirittura divini. Era figlia di Eeto, re della Colchide. Questa terra richiama alla memoria la spedizione degli Argonauti, di cui faceva parte Giasone, l’uomo a cui era stato affidato il compito di recuperare il Vello d’Oro, ossia la pelle di un ariete magico. Medea si innamorò di Giasone e lo aiutò a conquistare il vello; dopo l’impresa, i due fuggirono per la Grecia. Il re Eeto inseguì i due amanti, ma Medea, per impedirgli di raggiungerli, decise di mettere in atto un orribile crimine: uccise il proprio fratello, Absirto, tagliò il suo cadavere e ne disperse i pezzi, in modo che il padre cessasse di inseguirli. La coppia mise al mondo due figli. Purtroppo, Giasone si innamorò di un’altra donna: Creusa, la bellissima figlia del re di Corinto. La maga decise subito di vendicarsi nella maniera più truce: uccise i suoi due figli avuti da Giasone. Ecco perché Medea viene spesso citata quando una madre uccide i propri figli, specie se lo fa per vendicarsi del partner traditore.
OPG
In una struttura mantovana, a Castiglione delle Stiviere, si trova l’unico reparto femminile dei sei Ospedali Psichiatrici Giudiziari Italiani (OPG), l’unico ad avere una sezione femminile e l’unico a non essere gestito dalla Polizia penitenziaria. Alcune delle “madri assassine”, varcano le soglie degli OPG mantovano. Per essere rinchiuse tra le mura di Castiglione è necessario che vengano rispettate tre condizioni:
- che siano state dichiarate totalmente incapaci di intendere e di volere;
- giudicate socialmente pericolose;
- nesso causale tra la malattia e il reato.
Molte sono state le donne accusate di figlicidio (o infanticidio) che hanno varcato le porte dell’OPG a Castiglione: Annamaria Franzoni, di Cogne (AO), detenuta solo per poco tempo (poiché ritenuta capace di intendere e di volere e condannata in carcere) per aver commesso nel 2002, l’omicidio del figlio Samuele di 3 anni. Ha valicato le porte di Castiglione anche Daniela Falcone di Rovito (CS), che nel 2014 ha accoltellato il figlio di 11 anni spinta da un black out psicologico-emozionale e mentale contro il marito, reo di averla tradita. Anche Edlira Dobrushi, di origini albanesi che nel 2014, a Lecco, ha ucciso le tre figlie di 14, 10 e 3 anni, anche lei disperata per la recente separazione dal marito. Ci sono passate anche Loretta Zen, valtellinese che, nel 2002, ha messo la sua bimba di otto mesi in lavatrice. Come anche Olga Cerise, ritenuta incapace di intendere e volere quando ha annegato, sempre nel 2002, i suoi due figli di 4 anni e 21 mesi in un laghetto aostano.
Da notare come delle madri colpevoli di figlicidio che hanno varcato le porte di questa struttura mantovana, molte sono straniere. Dato di estrema rilevanza, poiché si tratta di donne che nonostante siano ben inserite, forse vivevano un malessere legato a una situazione culturale diversa da quella di partenza.
Nell’OPG queste donne sono sottoposte a percorsi farmaceutici e psicoterapici, percorsi di riappropriazione della propria identità, della propria personalità e l’elaborazione di quello che hanno fatto, che è talmente forte che alcune donne negano a loro stesse di essere state capaci di uccidere i propri figli. Le misure di sicurezza per le donne matricide di solito prevedono dieci anni di reclusione nell’Opg, ma solitamente le revoche arrivano molto prima poiché molte di loro vengono riportate nel territorio d’origine. Alcune però ritornano nelle case che hanno lasciato dopo l’assassinio. Solo in pochi casi i familiari sono disponibili a perdonare. È successo a una delle madri Medea: è rientrata nel nucleo familiare con attorno una rete di protezione, ha una bambina di dieci anni che già le faceva visita quando lei era a Castiglione. Sia lei sia il marito rimasti a casa frequentavano una psicologa. E ora la rete familiare e la rete sociale del paese l’hanno perdonata.
Tuttavia molte delle “mamme assassine” non hanno varcato le porte di Castiglione, come lo è stato per Veronica Panarello (34 anni di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa) indagata per la morte del figlio Loris, poiché ritenuta colpevole e capace di intendere e di volere al momento dell’assassinio. Come è il caso di Natalia Sotnikova, la 39 enne russa che a Bordighera, Imperia, si è gettata in mare con il figlio di dieci mesi nel marsupio facendolo morire annegato. Molto simile è il caso di una donna di 47 anni, Tiziana Bragato, che nel 2010 a Venezia uccide il figlio di sei anni, soffocandolo nel suo letto. Poi si uccide, impiccandosi.
Motivi scatenanti
Tra i motivi che spingono le madri a compiere un atto così estremo, non vi è sempre la depressione post-partum. Le cosiddette “Madri Medea”, uccidono i propri figli in preda a gravi patologie mentali, dalla depressione alla psicosi, dai disturbi della personalità alla schizofrenia, fino ai disturbi paranoidi, donne non condannabili per il tribunale. In questi casi sono gli aspetti dell’identità della persona ad essere coinvolti: non si accetta ad esempio che un figlio possa crescere e sciogliere il nucleo familiare, o che il figlio possa crescere diversamente da come la madre avrebbe voluto. E poi ci sono figli non amati. Ma ci sono anche madri che uccidono ciò che hanno messo al mondo per punire loro stesse, o quelle che uccidono i figli vittime di violenze da parte dell’altro genitore perché entrano in competizione con i figli stessi, colpevoli delle attenzioni del marito. Tuttavia ogni storia è a sé, ma se vogliamo schematizzare, possiamo dividerle in due categorie:
- le madri con una patologica immaturità, centrate su se stesse. Non tollerano la presenza del figlio, totalmente dipendente da loro, perché rappresenta un impedimento alla propria realizzazione;
- oppure sono madri profondamente sofferenti, affette da depressione grave. Di solito dopo aver eliminato il figlio si suicidano, o ci provano. Sono le madri che soffrono di ‘delirio di rovina’, non vedono alcuno spiraglio nel mondo e prima di uccidersi, o di provarci, uccidono il figlio per un eccesso d’amore patologico, per difenderlo da una società senza speranza.
Sono tre le spie che devono far scattare l’allarme in famiglia:
- Se le persone hanno grossi sbalzi di umore, se sono in alcuni momenti molto nervose, aggressive, intolleranti e in altri momenti estremamente amorevoli e stucchevoli, allora c’è un disagio.
- Se la persona passa da un eccessivo accudimento e attenzione nei confronti di un figlio a momenti di grande aggressività e intolleranza rispetto anche ad atteggiamenti normali dei bambini, vanno monitorate.
- Anche una profonda rigidità nei confronti di un figlio nasconde qualcosa di non sano. Secondo indicatore di pericolo: la mitomania. Se notiamo che un nostro familiare racconta cose che noi sappiamo non essere vere e se ha la tendenza a non raccontare le cose in modo aderente alla realtà, allora attenzione.
- Terzo: il vittimismo e le sensazioni persecutorie o il fanatismo religioso.
In famiglia i segnali sono estremamente sottovalutati. I mariti spesso non si accorgono di niente, ma potrebbero anche avere una responsabilità nel lasciare le mogli sole: la solitudine aggrava le patologie psichiatriche.
Fonti: • Il personaggio nelle arti della narrazione, a cura di F.Marenco, Roma, Edizioni di storia e letteratura 2007 • https://www.panorama.it/news/marco-ventura-profeta-di-ventura/omicidi-madre-figlio-infanticidio-casi/ • http://www.cinquantamila.it/storyTellerArticolo.php?storyId=548807dc0c45c • In cover immagine via elpais.bo
