Disturbi psicologici dei serial killer: il disturbo ossessivo compulsivo
Abbiamo visto negli scorsi articoli come la personalità deviante emergente di un futuro serial killer non dipenda esclusivamente da fattori casuali e arbitrari, ma che anzi sia il risultato concreto di una serie di eventi concatenanti che alla lunga provocano una risposta violenta da parte del criminale.
Tali eventi traumatici e imprevisti seppur talvolta possano non lasciare traccia del loro passaggio nella mente di un soggetto, nella maggior parte dei casi la loro insorgenza crea di conseguenza, in colui che li ha vissuti, un tentativo di adattamento volto proprio al loro superamento; uno degli esempi più lampanti è il Disturbo Post-Traumatico da Stress, che si manifesta come diretta conseguenza di un evento vissuto dal soggetto particolarmente impattante sulla sua vita e sul suo modo d’essere.
Vi sono comunque altri tipi di disturbi riscontrati in alcuni soggetti devianti autori di fatti efferati, tra questi è sicuramente molto importante il Disturbo Ossessivo-Compulsivo.
Che cos’è il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)?
Prima di addentrarci negli schemi d’azione di un serial killer possedente manie ossessivo-compulsive è opportuno conoscere, almeno sommariamente, cosa sia, come insorge e come trattare tale tipo di disturbo ai fini di una più facile comprensione del fenomeno criminale.
Il disturbo ossessivo compulsivo è un disordine di natura psichiatrica caratterizzato principalmente dalla presenza di pensieri e ossessivi affiancati talvolta da compulsioni, ovvero da azioni rituali che cercano di annullare l’ossessione presente.
Questo è definito un disturbo d’ansia e la sua insorgenza può essere così grave da indurre il soggetto a vivere una vita fatta di limiti, incapace di un’esistenza normale, causando di conseguenza uno stato depressivo che abbatte ancor di più l’individuo.
I sintomi legati al DOC generalmente insorgono prima dei 35 anni. Tuttavia esistono terapie per chi soffre di tali sintomi che, seppur non riescano sempre ad eliminare completamente il disturbo, riescono ad abituare coloro che ne soffrono a schemi comportamentali grazie all’esposizione a determinati stimoli che li abituano a gestire le ossessioni, seppur nei casi molto gravi sia opportuno ricorrere comunque all’ausilio di farmaci.
Non è completamente da escludere una matrice genetica del disturbo: coloro che ne soffrono durante l’adolescenza infatti hanno sicuramente una più alta percentuale di probabilità che lo stesso dipenda da fattori genetici, a differenza di coloro che ne soffrono in età adulta. Occorre comunque ricordare che il DOC non va confuso con il disturbo ossessivo compulsivo della personalità; se in quest’ultimo caso infatti la persona possedente tale forma di disturbo non è cosciente dell’irrazionalità del suo comportamento, considerato parte del suo carattere, nel DOC il soggetto capisce i reali limiti dei suoi schemi comportamentali.
Una delle tecniche che maggiormente riesce a dare sollievo a chi soffre di un disturbo ossessivo compulsivo è quello di annotare costantemente le proprie azioni per rendersi conto della ripetitività delle stesse e lavorare su di esse, o concentrarsi per cercare di anticipare l’urgenza di portare a termine la compulsione prima che si verifichi, cosicché da riconoscere più facilmente un’ossessione senza senso. Anche una dieta equilibrata può incidere sul DOC: i giusti livelli di zuccheri nel sangue infatti aumentano la serotonina (un neurotrasmettitore con effetti calmanti) che riduce dunque i livelli d’ansia responsabili delle ossessioni più ricorrenti.
Di contro occorre annoverare tra le cause che aumentano e peggiorano il disturbo sia i commenti negativi rivolti a chi ne soffre, sia l’incomprensione o le richieste continue di cessare le compulsioni. La pazienza e un clima distensivo intorno a chi ne soffre aiutano sicuramente la terapia.
Capire e comprendere l’esistenza di tecniche capaci di alleviare il DOC, è sicuramente importante per aumentare le motivazioni di chi ne soffre per uscirne definitivamente.
Il disturbo ossessivo compulsivo nei serial killer
Dopo aver compreso in linea generale il DOC occorre dunque domandarsi in che modo lo stesso, qualora insorgesse, possa portare un soggetto a compiere atti devianti.
Abbiamo visto come il disturbo ossessivo compulsivo sia caratterizzato da due elementi: le “ossessioni”, impulsi, idee o immagini ricorrenti nella vita del soggetto ritenute senza senso, e le “compulsioni” messe in atto proprio in risposta ad un’ossessione. Tali schemi comportamentali se assunti su scala ridotta contraddistinguono taluni elementi caratterizzanti la vita delle persone, come l’ossessione verso l’ordine ed i dettagli, o ancora l’eccessivo perfezionismo relativo anche all’organizzazione delle cose.
I comportamenti di chi soffre di DOC risultano quindi non connessi in maniera reale, essendo spesso irrazionali ed eccessivi. Si può altresì notare come lo schema comportamentale del disturbo ossessivo compulsivo, in cui al disturbo ansioso viene fatto seguire l’atto vero e proprio che appaga il soggetto, seguito ancora da un periodo di rivisitazione mentale, sia molto simile allo schema d’azione del criminale seriale, ovvero le tre fasi caratterizzanti il ciclico comportamento del soggetto autore di reato: stimolo, atto e periodo di “raffreddamento”.
Talvolta una limitata espressione degli effetti personali, la riluttanza ad assegnare ad altri qualsiasi tipo di lavoro o un viscerale attaccamento al denaro, generano nel soggetto che ne soffre gravi stati di ansia e stress che inibiscono le capacità dell’individuo di esprimere esteriormente tali stati d’animo.
Tra la sconfinata letteratura relativa ai serial killer possedenti DOC, Jeffrey Dahmer è sicuramente meritevole di menzione.
Il Cannibale di Milwaukee
Con un’infanzia relativamente tranquilla, la personalità deviante di Dahmer iniziò ad emergere in seguito al trasferimento della famiglia in Ohio; è qui che il giovane Jeff inizia a collezionare resti di animali morti e a sviluppare forme di parafilia come l’attrazione sessuale verso i cadaveri.
Ma Jeffrey Dahmer non sarà un criminale comune. Egli troverà infatti nell’omicidio l’unico momento di godimento nella sua vita, e sarà l’esempio lampante di come la mente di un uomo inizi a deteriorarsi in presenza di taluni tipi di disturbi.
Dahmer infatti oltre ad essere stato un soggetto antisociale, schizofrenico e possedente un disturbo narcisistico della personalità, ebbe un’esistenza fortemente marchiata dall’insorgenza del disturbo ossessivo compulsivo: la paura della solitudine, del senso di inadeguatezza e del rifiuto degli altri lo condurranno sempre maggiormente alla follia. Nonostante egli sia sempre rimasto cosciente riguardo all’efferatezza dei propri crimini (questa è una delle caratteristiche del DOC nei soggetti devianti), e nonostante abbia più volte cercato di resistere alla propria lotta interiore tra ciò che fosse giusto e sbagliato, precipiterà presto nell’oscuro abisso della devianza, da cui non riuscirà mai più a riemergere.
Un uomo totalmente travolto dal suo mondo delle fantasie, ove l’incapacità di gestire le stesse creerà un vero e proprio mostro consegnato ai posteri del mondo della criminologia.
“Non so perché è iniziato. Non ho alcuna risposta dentro di me. Se avessi conosciuto la vera “ragione” di tutto questo, probabilmente non sarebbe mai accaduto”. (Jeffrey Dahmer)

Ma quindi io che ho estrema paura di uccidere qualcuno e provare piacere diventerò un serial killer?