Ed Gein – Il vero Leatherface che ha sconvolto gli USA

Di Dr. Pasquale Castronuovo


In questo caso parleremo di una delle persone che ha sconvolto gli USA negli anni ’50 per fatti a dir poco cruenti, sia confessati sia emersi durante le attività investigative della polizia.

Su questo serial killer troviamo una vasta filmografia horror; film del calibro di Psyco o Il Silenzio degli Innocenti ed altri, ma in particolar modo c’è un film capace di avvicinarsi maggiormente alla descrizione di questo assassino e di narrarne gli orrori compiuti: The Texas Chainsaw Massacre, meglio noto in Italia con il titolo di Non aprite quella porta, ove il personaggio principale, Leatherface, è un feroce criminale che indossa una maschera fatta di pelle umana e che uccide le sue vittime tramite una motosega, nei modi più cruenti possibili.

Ma occhio… perché se credete davvero che il film sia un’esagerazione di Hollywood, forse rimarrete sconcertati quando capirete che, nella realtà, l’assassino era molto più disumano, spietato e mentalmente disturbato rispetto a quello del film.

Le origini

Edward Theodore Gein, meglio noto come “il macellaio di Plainfield” è nato il 27 agosto del 1906. La sua è stata un’infanzia difficile; il padre alcolizzato, non perdeva tempo per riversare la sua violenza sulla moglie ed i figli, mentre sua madre Augusta, fanatica religiosa, crebbe i figli instaurando in essi la convinzione che le donne fossero tentatrici peccaminose o prostitute.

Tutto ciò portò il piccolo Edward ad isolarsi dal resto dei suoi coetanei, in particolare dal sesso femminile ed a concepire un’idea malata sulla sessualità, su ciò che fosse giusto o sbagliato.

Ma è alla morte della madre che tali deviati meccanismi mentali scattarono in maniera irreversibile, portando di fatti Gein a divenire, con il passare del tempo, un vero e proprio mostro.

Ed Gein fu dichiarato colpevole di due omicidi, e accusato di almeno altri dieci, tra cui quello del suo stesso fratello.

Gli omicidi e la nascita del “Mostro di Plainfield”

Mary Hogan (1954): Il percorso criminale di Edward iniziò subito dopo la morte della madre, ma nonostante questo, gli inquirenti inizialmente non seppero collegare gli omicidi direttamente a lui; è stato lo stesso Gein però a confessare, durante gli interrogatori, l’omicidio di Mary Hogan, proprietaria dell’Hogan’s Tavern. Fu il marito Elmo Ueeck a denunciare la scomparsa della moglie, quando una volta entrato nella taverna si accorse di alcuni schizzi di sangue sparsi sul pavimento di legno del locale. Le prime indagini tuttavia non portarono ad alcuna conclusione e di fatti la scomparsa della Hogan rimase un mistero.

Qualche mese dopo Elmo confessò i fatti accaduti e l’immenso dolore che provava, durante una chiacchiera con una persona che abitava in una fattoria nei pressi della città, ignorando però che colui con il quale stava parlando e confessandosi era proprio Gein, che con un sorriso beffardo dichiarò di aver preso con sé sua moglie e di averla portata nella sua fattoria non molto distante dalla taverna.

Bernice Worden (1957): Questo è stato il secondo omicidio di cui venne dichiarato colpevole, e che fu la rovina dello stesso Edward.

Gein la mattina del 16 novembre del 1957 si recò presso il negozio di ferramenta della cittá, gestito dalla signora Worden, per prendere un antigelo. In un momento di pura follia, proprio mentre Bernice era girata, intenta a soddisfare le richieste dell’uomo, Gein impugnò il suo vecchio fucile da caccia, e con un’estrema freddezza sparò la donna alla testa. Prese il cadavere, lo trascinò nella sua auto e lo portò nella fattoria, ove terminò la sua sete di sangue sfogando le sue perversioni sul cadavere della donna.

Tale caso non sarebbe mai stato risolto, e ciò avrebbe consentito probabilmente ad Edward di continuare ad agire indisturbato, ma questa volta vi era un testimone: il registro delle vendite del negozio, in cui era iscritto il suo come ultimo acquirente ed il prodotto acquistato. La polizia si precipitò nella fattoria di Gein, ed una volta giunti sul posto si divisero in squadre: una per arrestare l’uomo, che tra l’altro non oppose resistenza, ed una per perquisire meglio il posto.

La visione a cui assistettero gli agenti fu raccapricciante: il corpo della donna fu infatti trovato appeso al soffitto a testa in giù, decapitato e svuotato dalle viscere a loro volta racchiuse in sacchi e con la testa completamente scuoiata.

Profilo psicologico

Interno della casa di Ed Leaterface Gein
Interno della fattoria di Ed Gein | via thepinsta.com

Gein non aveva mai dato segni di squilibrio mentale e a dimostrazione di ciò vi erano anche le numerose testimonianze dei concittadini che lo dichiaravano un grande lavoratore, sempre pronto a dare una mano agli amici ed amante della caccia di cervi.

Ma fu quando la perquisizione della fattoria andò avanti che la situazione divenne chiara e rese tutti consapevoli che “l’inferno può esistere in terra”: nel posto fu trovata spazzatura ovunque, resti di cibo e sporcizia ma tutto ciò era niente in confronto a quello che videro in seguito.

Tra le molte cose repertate vi erano: la testa di Mary Hogan appesa ad una parete, pelle umana come tappezzeria per lampade da tavolo e sedie, calotte craniche usate come posaceneri, organi umani conservati in celle frigorifere, labbra femminili usate come decorazioni per finestre del salotto, un tamburo di pelle umana, femori usati come gambe per un tavolo, una lampada con il manico di una spina dorsale, dieci teste di donne conservate nella camera da letto ed infine diverse maschere fatte in pelle umana per ciò che gli valse l’appellativo di “Leatherface“.

Furono diversi gli psicologi che seguirono Gein, i quali dichiararono che l’uomo soffriva di un disturbo maniacale associato alla sessualità. Edward infatti provava appagamento sperimentando forme di necrofilia e ricavando piacere dai corpi mutilati. Ma dalle indagini degli inquirenti emerse anche il suo potenziale desiderio di cambiare sessualità, in quanto furono trovati diversi abiti femminili fatti di pelle umana che egli indossava sempre per somigliare alla madre tanto amata. L’unica camera pulita trovata all’interno del casolare fu proprio la stanza della donna, a testimoniare la maniacale fissazione che aveva nei suoi confronti.

Dalle prime perizie effettuate, l’uomo fu giudicato mentalmente instabile ed incapace di sostenere un processo, il che lo salvò dalla sicura sedia elettrica a cui era destinato.

Edward passò i suoi ultimi anni di vita in diversi istituti di igiene mentale e morì per insufficienza respiratoria, in seguito ad un cancro, all’età di 77 anni.

Un’ultima curiosità…lo stesso Gein dichiarò durante gli interrogatori che, seppur fosse amante della caccia ai cervi, non riuscì mai ad ammazzarne uno, nonostante diversi vicini raccontarono della sua propensione ad offrire agli amici piatti a base di carne di cervo. Sarà stata forse carne umana…?!

[In cover, Edward Theodor Gein via pinsdaddy.com]

mm

Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *