Crimini e cannibalismo
In questo articolo si affronteranno gli scenari più cruenti di alcuni crimini ai quali si aggiunge la presenza del cannibalismo. Nonostante il ripetersi dei crimini più comuni, questi possono diventare ancora più degradanti di quanto ci si aspetti, quando all’omicidio si unisce una pratica antropofagica. Infatti vi è una differenza tra un serial killer e un “serial killer cannibale” i primi, in genere, progettano l’omicidio e uccidono con rapidità, i secondi invece sono più violenti ed spietati.
Il cannibalismo è quella pratica per cui si mangia la carne degli stessi simili e nel caso degli esseri umani, si parla di antropofagia. Nella antichità era un rito o una pratica culturale in diverse civiltà. Al giorno d’oggi il cannibalismo è considerato una malattia strettamente legata ad un disturbo sessuale, alla parafilia. Il DSM V con il termine parafilia fa rifermento a “qualsiasi intenso e persistente interesse sessuale diverso dall’interesse sessuale per la stimolazione genitale o i preliminari sessuali con partner umani fenotipicamente normali, fisicamente maturi e consenzienti”.
Il cannibalismo è un fenomeno che è stato studiato sempre da un punto di vista psicologico e biologico, tuttavia esso è una pratica che può essere analizzata da altri punti di vista. Un esempio a tal riguardo ce lo offre uno studio americano condotto da Joel Norris (1989), il quale ha evidenziato che alla base delle pulsioni omicide, vi possa essere una disfunzione dell’ipotalamo che destabilizzerebbe il sistema ormonale alterando la capacità del cervello di misurare le emozioni.
Gli studi concernenti il fenomeno del cannibalismo ha ricevuto importanti contributi dalla psicoanalisi. Freud nel suo “Totem e Tabù” sosteneva che l’antropofagia sarebbe un problema legato alla fase orale, fase che come tutte le altre, ciascun individuo deve attraversare ed elaborare altrimenti non vi sarebbe una corretta elaborazione e si potrebbero presentare, in età adulta, dei comportamenti bizzarri e inappropriati
Il cannibalismo può essere suddiviso fondamentalmente in tre categorie:
- cannibalismo energetico: come parte di un rituale;
- cannibalismo per sopravvivenza: necessità in condizioni estreme;
- cannibalismo profano: all’interno del quale è possibile distinguere il cannibalismo psicopatologico, causata da una patologia mentale e il cannibalismo criminale che è dovuto ad una scelta cosciente, da parte dell’assassino, di contravvenire ad un tabù sociale (Camerani, 2010).
Focalizzandoci sulla pratica cannibalica di tipo criminale, è possibili constatare che essa sembra stretta amica delle perversioni, che ha come carattere principale l’eccitazione sessuale e porta il carnefice a possedere e assorbire la sua vittima, la quale è oggetto delle sue pulsioni in tutto e per tutto, fino al punto di farla diventare parte di sé. (Strano M., 2003). I “Killer cannibali” agiscono presi da un impulso che non sanno gestire e comandare. Questo tipo di comportamento patologico ha la stessa radice di un qualsiasi comportamento affettivo che, mentre nella persona normale si esaurisce in una semplice e naturale forma di affetto (come un bacio) in un individuo con disturbi mentali diventa un bisogno associato alla sfera sessuale.
Molti sono gli omicidi seriali dove l’antropofagia ha svolto è protagonista. Di seguito vengono proposti alcuni serial “killer cannibali” (www.serialkillers.it):
- Rivolgendo l’attenzione ad episodi accaduti nel nostro Paese, la prima serial killer cannibale fu una donna di Correggio (RE), Leonarda Cianciulli, che tra il 1931 e il 1941, uccise tre donne, le smembrò e le disciolse in soda caustica per farne del sapone, mentre con le restanti parti, le ossa e il sangue, realizzò dei dolci per offrirli ai suoi ospiti. Più recente invece (2013) è il caso di un quarant’enne di Salerno, con evidenti turbe psichiche, che ha fatto a pezzi la madre disponendo i suoi resti nel frigorifero.
Famosi casi di serial Killer nel resto del mondo sono:
- il cannibale di Milwaukee Jeffrey Dahmer: colpevole di diciassette omicidi e quindici capi d’imputazione tra il 1978 e il 1991. I suoi metodi erano particolarmente violenti: violenza sessuale, necrofilia, cannibalismo, e squartamento. Le vittime degli omicidi erano prevalentemente uomini e ragazzi omosessuali di origine afroamericana o asiatica. Le vittime venivano narcotizzate e strangolate, a volte subivano atti di necrofilia, ed infine venivano squartati oppure sciolti nell’acido.
- Alberth Fish: famoso per la sua efferatezza negli omicidi, torturava, uccideva e mangiava i bambini. Molestò 400 bambini e ne uccise più di 100, quasi tutti afroamericani.
- Tsutomu Miyazaki: conosciuto come Dracula e l’assassino di bambine fu un serial killer giapponese. Tra il 1988 e il 1989 mutilò e uccise 4 bambine violentando poi i cadaveri e bevendo il loro sangue. Miyazaki si divertiva continuando ad affliggere dolore alle famiglie delle vittime, mandando delle lettere in cui descriveva tutte la barbarie che aveva fatto alle loro figlie.
- Issei Sagawa: anch’esso di origine giapponese era ossessionato da una donna. Quando venne rifiutato le sparò e si meravigliò del piacere che aveva provato. Finalmente la donna era completamente sua, iniziò così con asportarle il seno e il naso per mangiarli.
- Il cannibale di Rotenburg, Armin Meiwes: mise in rete un inserzione in cui chiedeva la disponibilità di uomini disposti a farsi cannibalizzare. Fu contattato da una vittima che lo desiderava, omossessuale coprofago, e afflitto da turbe psichiche. Meiwes gli somministrò una alta dose di sonniferi e gli mutilò il pene, questo fu mangiato da entrambi, finché l’uomo non morì dissanguato. In seguito fu fatto a pezzi e messo in congelatore come pezzi di carne di animale.
- Enriqueta Marti: una delle criminali più tremende e crudeli della storia della Spagna. Era una fattucchiera e vendeva medicinali alla Barcellona bene. Gli ingredienti che usava i suoi rimedi sono stati realizzati con i resti dei bambini uccisi, come grasso, sangue, capelli. La donna morì per mano dei suoi compagni di prigionia un anno e tre mesi dopo il suo arresto.
- Il cannibale di Rostov, Andrej Romanovic Chikatilo: sua madre all’età di 5 anni raccontò al figlio che, nel 1934, durante la carestia, un suo cugino era scomparso ed era stato mangiato dagli abitanti del villaggio.. Questa immagine di cannibalismo, unita alle frequenti scene di cadaveri insanguinati o smembrati lasciati per strada a causa della seconda guerra mondiale, segneranno pesantemente la psiche del bambino Andrej. Cambia molti lavori fino ad arrivare a fare l’insegnante, dove scopre le sue perversioni, un giorno mentre picchiava una bambina, con l’aumentare delle urla lui eiacula, e da allora continua sempre più nel suo intento. Nel 1978 Andrej incontrò casualmente per strada una bambina di 9 anni e la convinse a fare sosta a casa sua, venne violentata e alla vista del sangue per la perdita forzata della verginità della piccola vittima, Andrej raggiunge il suo primo vero orgasmo. Ma non essendo ancor soddisfatto, comincia a pugnalarla ripetutamente, squarciandole l’addome e devastandole l’area intorno agli occhi (secondo la credenza popolare russa di quei tempi, negli occhi di una vittima rimaneva impresso il volto dell’aggressore). Questo è solo l’inizio dei suoi omicidi, il 14 ottobre il giudice Leonid Akubzhanov dichiara Chikatilo colpevole di 52 omicidi ed una serie di atti di libidine.
Il cannibalismo è un tema che da sempre suscita una grande curiosità, ne è una dimostrazione il fatto che si continua a parlare dell’argomento tramite le produzioni cinematografiche, gli scritti, i libri e le pubblicazioni.
Fonti: • Norris Joel. Stock Image Serial Killers. Published by Anchor Books: Doubleday, New York, London, Toronto, Sydney, & Auckland 1989. • Strano M., Manuale di criminologia clinica, SEE Editrice Firenze, 2003. • www.serialkillers.it
