L’amore criminale
Anna è una donna di 35 anni, medico. È emiliana e vive a circa 50 km da Luca, un uomo che ha conosciuto tramite Facebook.
Dopo essersi scambiati qualche battuta sul social, iniziano a messaggiare giornalmente, fino a scambiarsi i numeri di telefono. Lui pochi giorni dopo le dice che più passa il tempo più capisce di non riuscire a vivere senza di lei e di aver paura di innamorarsi sempre di più. Lei lusingata continua questa conoscenza con questo uomo a distanza. Un giorno lei si trova nel suo ambulatorio e non risponde ai messaggi di Luca. Il soggetto le comunica di non voler avere più nulla a che fare con lei, poi invia un altro messaggio dove dichiara che lei è solo una brutta persona che si stava approfittando delle attenzioni che lui gli stava dimostrando.
La donna appena possibile risponde, dando spiegazioni all’uomo. Continuano a sentirsi finché decidono di incontrarsi la sera del 10 giugno. Lei dopo tale decisione presa insieme, inizia a mostrare degli attacchi d’ansia e di paura. Non sa chi sia l’uomo dall’altra parte del telefono, non sa nulla di lui e cerca di rimandare il più possibile.
Lei chiede di posticipare l’incontro a data da destinarsi per via di un’emergenza a lavoro. Lui le dice di star tranquilla, che la capisce ma poche ore dopo le invia dei messaggi dove la insulta, la denigra e l’annulla come donna.
Anna continua imperterrita a cercare di capire il perché di tali comportamenti, finché chiede all’uomo di andare lui da lei, ma lui si rifiuta. Anna dopo svariati messaggi di insulti e brutte parole decide di scoprire il motivo di tali atteggiamenti. Fa delle ricerche su di Luca e scopre che lui non può spostarsi dalla sua città perché è in attesa di giudizio per una sentenza giudiziaria e quindi possiede un obbligo di soggiorno nel paese dove abita.
Luca dopo l’ennesimo messaggio di insulti, sparisce. Lei inizia ad andare di matto perché le mancano le sue attenzioni. Cerca in tutti i modi di contattarlo, finché decide di raggiungerlo. Prende il primo treno e parte per una frazione di Bologna, dove risiede lui.
Lui l’accoglie felice, la ospita a casa sua e non le fa mancare nulla. Le dice che può fermarsi quanto vuole. Anna pensava di fermarsi 5 giorni, glielo comunica e lui felice le dice che va benissimo. Così al quinto giorno gli comunica gli orari della partenza in modo che sarebbe tornata in città.
Durante l’ultima notte lega Anna, la picchia e la rinchiude dentro ad una stanza. La imbavaglia ed inizia ad abusare di lei. Quando decide di lasciarla libera, la butta fuori casa e lei terrorizzata e con lo sguardo vuoto torna a Bologna.
Il giorno dopo, pensando all’accaduto, decide di mandargli un messaggio dicendogli di lasciarla stare, che lo avrebbe denunciato e che era un uomo schifoso, che lei si fidava di lui ma non aveva paura a portarlo in tribunale. Blocca Luca in tutti i social ed interrompe la comunicazione con lui.
Il giorno dopo Anna riceve un mazzo di rose a casa, con un gran bel regalo. Il tutto accompagnato da una bella lettera di scuse, come se la donna potesse perdonare tutto il male subito. Lei gli invia un messaggio di ringraziamento e lui risponde di non denunciarlo, che l’amava troppo le chiedeva scusa e che sarebbe stata per sempre sua o di nessun altro.
La donna terrorizzata continua a non parlare con nessuno, tiene tutto per sé finché decide di recarsi dalla polizia. Denuncia l’uomo. Luca riceve la comunicazione della denuncia, scappa dal suo paese durante la notte, raggiunge Anna a Bologna ed appena lei apre la porta di casa, lui la colpisce con un colpo d’arma da fuoco e scappa.
Questa è la storia di una donna, una delle centinaia di donne che muoiono ogni giorno in Italia e nel mondo per mano di un uomo. Lei è una donna sapiente che è riuscita a denunciare un abuso subìto. Lui è un vigliacco. Ha cercato di abbindolare la donna in un periodo fragile della sua vita, fino a farla uccidere.
Il femminicidio, ad oggi, è uno degli omicidi dolosi e preterintenzionali più diffusi. La scienza della criminologia e della psichiatria cerca ogni giorno di capirne le cause e le avversità che arrivano alla mente di questi uomini, che decidono di porre fine alla vita della donna che dichiarano di amare.
«L’HO UCCISA PERCHE’ L’AMAVO TROPPO » È questa la principale dichiarazione che gli uomini rilasciano quando vengono ascoltati durante l’arresto o durante i primi interrogatori.
Con l’avvento dell’esigenza empirica si ebbe il confronto fra la criminologia e la psichiatria, per cercare di verificare la possibile presenza di disturbi mentali o mancanza di capacità di intendere e volere negli individui che trasgredivano alla legge.
Partendo dalla differenziazione delle due discipline, si può definire da subito che la psichiatria è una scienza legata al ramo della medicina, mentre il diritto si amplia in un contesto di leggi, regole.
La realtà criminologica che si occupa di offrire chiarezza sulle motivazioni per cui il reo trasgredisce alla legge, sorge concretamente più complesso in confronto con l’astratta conoscenza delle norme e dell’inadempienza. Per comprendere le motivazioni di questo disordine mentale, fin dalla prolusione della medicina scientifica, sono nate diverse teorie biologiche che principalmente collegano il crimine ad una prospettiva ontologica come se fosse generato da inevitabili ed obbligatori intrinsechi causati dalla natura.
Peraltro, è opportuno collegare alla realtà umana la possibilità di comprendere la definizione che ricopre il crimine quando si allinea alla trasgressione risultando paurosamente composta da un pericolo incontrollabile, in quanto l’ineluttabilità della fragilità della malattia e della concezione personologica siano sempre considerate, in quanto possano evidenziare il turbamento psichico.
