Da dove nascono gli atti criminali?

Sono moltissime le persone che commettono atti criminali. Le motivazioni possono essere molteplici. Vi sono, però, vi sono persone che sono più inclini a commettere reati, oppure atti di violenza, rispetto ad altre.

Esistono tante teorie a riguardo. Vediamole nel dettaglio.

Spiegazione biologica

Un tempo si credeva in quella che può essere definita come spiegazione biologica. Ormai, però, tale teoria risulta essere abbandonata.

Ricordiamo, ad esempio, le teorie di Cesare Lombroso, atte a rintracciare i segni della criminalità nei meri atti somatici dell’individuo, specialmente a livello del cranio. Si pensava che, all’origine, vi fossero dei caratteri genetici che inducevano persone a compiere atti criminali.

Sono ormai teorie obsolete, con tanto di dimostrazioni scientifiche che mettono in evidenza come tali pensieri fossero privi di alcun fondamento. Sono stati, infatti, spesso condotti studi nell’albero genealogico dei criminali, per vedere una possibile ereditarietà del fenomeno. Ciò che ne è venuto fuori, lascia poco spazio ad eventuali dubbi. La criminalità non è un carattere ereditario che riceviamo dal corredo genetico di una persona, al pari del colore della pelle o degli occhi, ma dipende da altri tipi di fattori, certamente non fisici.

Teoria della tensione

Altro tipo di teoria è quella della tensione. Si tratta di un concetto proveniente da Durkheim che, però, è stato successivamente rielaborato da Merton. Gli atti criminali dipenderebbero, secondo tale teoria, da delle situazioni di mancanza di norme. Ciò porta dei contrasti tra la struttura culturale e quella sociale, ovvero tra gli obiettivi da raggiungere e la distribuzione effettiva delle opportunità necessarie per raggiungere tali obiettivi. Per fare ciò, le persone spesso usano dei modelli di comportamento che, nel dettaglio, sono cinque:

  1. Conformità, dove si vanno così ad accettare le regole;
  2. Innovazione: truffe e raggiri;
  3. Abbandono della meta, ovvero il ritualismo.
  4. Rinuncia
  5. Ribellione.

Come possiamo notare, si tratta di tutti comportamenti tutti devianti, ad eccezione del primo.

Controllo sociale

La teoria del controllo sociale è stata formulata su un particolare pensiero: la natura umana è pessimistica e gli uomini sono deboli – per questo motivo violano le norme anziché rispettarle. Per evitare ciò, l’uomo ha bisogno di quelli che vengono definiti “controlli sociali”. Questi possono essere differenti tra loro. Possono, ad esempio, riguardare forme di sorveglianza, sentimenti di imbarazzo. Se il legame tra l’individuo e la società è molto debole, l’uomo sarà più incline a commettere dei reati.

Sub cultura

La teoria della sub cultura appartiene alla scuola di Chicago ed è stata formulata nel 1929, dopo opportune ricerche. Secondo questa teoria, i reati vengono commessi più nei centri delle città che nelle periferie. Divideva, infatti, le città di cinque zone concentriche, al fine di andare a calcolare il tasso di delinquenza. I risultati che ne derivarono furono i seguenti: il tasso di criminalità diminuiva se ci si allontanava dal centro della città. A distanza di tempo, invece, il tasso di delinquenza rimaneva lo stesso. La variabile temporale, quindi, non andava ad incidere su esso.

Etichettamento

Ben più complessa è la teoria dell’etichettamento. Si basa sul fatto che il criminale non occasionale preferisce agire, in modo non volontario, a seconda della reazione della collettività. Nella mente della persona, quindi, si innesca un processo che porta l’autore di un singolo reato ad essere un delinquente cronico. Si tratta di una teoria sociologica della devianza. L’etichettamento provoca nel criminale delle conseguenze davvero deleterie e, in caso di soggetti deboli, può appunto dare avvio alla serialità del reato, passando così anche a forme di devianza più gravi.

Coloro che non hanno uno status consolidato a livello sociale sono più a rischio di essere vittime dell’etichettamento. Ne deriva che i soggetti deboli e poveri, ad esempio, hanno una reazione sociale in merito più dannosa e attiva rispetto ad altri.

Scelta razionale

Infine, analizziamo quella che viene definita la teoria della scelta razionale. Si basa su due aspetti fondamentali. Il primo considera il fatto che le persone utilizzano tecniche di neutralizzazione, per entrare ed uscire dal comportamento deviante. Il secondo riguarda la criminalità sistematica, dove il fallimento delle famiglie non fa altro che estendere l’ambito dei rapporti che non riescono più ad essere controllati dalla comunità. La disorganizzazione in questo caso rinforza tradizioni e conflitti riguardanti la cultura che sostengono le attività antisociali.

Si possono prevenire gli atti di criminalità?

È difficile rispondere alla domanda relativa al se è possibile o meno prevenire gli atti di criminalità. Abbiamo visto che essa non dipende da cause fisiche o genetiche, ma dal contesto sociale dove la persona vive o si relaziona. Le condizioni sociali di una persona, di una famiglia, di un ambiente scolastico possono rendere più o meno probabile che le persone commettano dei reati. Casi di maltrattamento in famiglia, emarginazione sociale e bullismo possono portare la persona ad entrare nella morsa della criminalità. È vero, infatti, che problematiche gravi come la povertà, la disoccupazione, la tossicodipendenza sono tutti fattori che possono influenzare la presenza di criminalità, poiché riguardano situazioni di disagio. La famiglia, la scuola, il lavoro e, più in generale, le istituzioni sociali possono fare molto per cercare di evitare ciò. Non sempre, però, questo riesce al meglio.

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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