Il ruolo delle esperienze traumatiche nello sviluppo delle “carriere” criminali

Quale ruolo hanno le esperienze traumatiche nello sviluppo di “carriere” criminali? Lo shock scaturito da un evento destabilizzante può contribuire all’esplosione della violenza.


Non tutti i traumi creano un serial killer, ma la maggior parte degli assassini nasce da un trauma. Basti pensare alle drammatiche storie di bambini che lottano contro povertà, abusi e pregiudizi e che si danno al crimine per evadere dalla loro realtà.

Nel caso di disturbo post-traumatico da stress, dietro una persona violenta c’è sempre una storia di disperazione, che spesso ha inizio nell’età infantile.

Mentre può esserci una predisposizione genetica alla violenza, ciò che fa la differenza è spesso un trauma. Il tipico serial killer è emotivamente ferito, e ha sviluppato problemi di salute mentale, forse esacerbato dall’essere vittima di bullismo e rifiuto da parte di pari, o abusato e trascurato nell’ambiente familiare.

Quali traumi possono scatenare l’indole criminale?

Gli eventi traumatici si presentano in molte forme. Le esperienze che comportano abuso e negligenza durante l’età evolutiva possono portare alla violenza. Uno studio ha rilevato in particolare che la negligenza materna e l’abuso dei genitori possono far presagire aggressioni successive.

Molti individui violenti sono stati testimoni di violenza domestica. Uno studio australiano ha stimato che fino al 40% degli adolescenti cronicamente violenti aveva assistito a un conflitto genitoriale estremo.

Anche in età adulta, un evento destabilizzante che la persona non è in grado di elaborare, può causare un trauma. È il caso di un lutto, di un rifiuto o di un abbandono.

Cosa prova una persona con disturbo post-traumatico da stress?

La maggior parte delle vittime di abusi o di altre forme di maltrattamento sessuale presenta, in età adulta, sintomi spesso incontrollabili, che riproducono l’esperienza traumatica. Flashback ed incubi e angoscianti ricorrono spesso nella mente delle persone con questo disturbo.

Ciò, si associa spesso ad una marcata apatia ed incapacità di provare qualsiasi tipo di sentimento, specie riguardante la sfera intima. Non a caso si parla di anestesia emozionale.

La persona affetta da disturbo post-traumatico da stress potrebbe soffrire di profonda tristezza, depressione, disperazione, auto- esaltazione e narcisismo.

Come si arriva a uccidere?

Per alleviare l’ansia e la paura scaturite dal trauma, il serial killer mette inconsciamente in atto una serie di fantasie mentali, che possono essere vissute attraverso immagini o sentimenti. Sebbene qualche fantasia nell’infanzia sia normale, può diventare una forma compulsiva di evasione nei bambini che sono abusati, trascurati o traumatizzati.

L’isolamento e i sentimenti di rabbia e risentimento, spesso diventano parte di un processo ciclico nella vita di giovani serial killer. Fantasie di violenza li spingono ad un isolamento dalla società che, a sua volta, crea una maggiore dipendenza dalla fantasia per il piacere e sollievo dall’ansia. Gli assassini seriali spesso fantasticano sull’assassinio e la violenza sessuale per anni prima di rivendicare la loro prima vittima.

Alla fine, i serial killer novizi raggiungono un punto in cui hanno bisogno di vivere realmente le loro fantasie più oscure. Spesso riflettono ossessivamente su ogni aspetto del loro primo omicidio per anni prima dell’evento. Possono andare alla deriva in uno stato quasi di trance, rapiti dalla fantasia, nei giorni immediatamente precedenti. La vittima designata è ridotta a essere una sfortunata pedina nella fantasia macabra del serial killer.

Dopo aver commesso il loro primo omicidio, i serial killer principianti diventano generalmente ossessionati dalla necessità di uccidere. Avendo trovato la chiave per recitare i loro desideri segreti, continuano a uccidere per sperimentare la loro fantasia ancora e ancora. D’altra parte, alcuni serial killer si annoiano con la loro fantasia originale una volta che l’hanno attualizzata, quindi ha inizio un’escalation di fantasie sempre più elaborate o violente.

I serial killer affetti da disturbo post-traumatico da stress

Non c’è dubbio che i traumi infantili di molti serial killer abbiano contribuito ad innescare la loro natura violenta. Criminali come Ed Kemper o Dahmer agivano sulla spinta di trance dissociative che possono essere interpretate come una risposta a uno shock provocato da un trauma. Analogamente, Ottis Toole e Henry Lee Lucas, responsabili della morte di centinaia di persone, furono entrambi vittime di abusi fisici e psicologici.

Molti serial killer hanno ammesso sia il trauma che le fantasie morbose già scaturite durante l’infanzia. Ad esempio, Ed Kemper, che è stato gravemente maltrattato da sua madre, ha dichiarato: “Sapevo già da molto tempo prima che iniziassi ad uccidere che sarebbe stata solo questione di tempo. Le fantasie erano troppo ossessive”.

Spinti da una fantasia perversa e ricorrente, i serial killer sono costretti a uccidere ripetutamente per soddisfare i loro desideri. Tuttavia, la realtà brutale e disordinata dell’omicidio non soddisfa mai completamente le fantasie dell’omicida.

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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