Angelo Izzo, da bullo a Mostro del Circeo (pt. 3: profili diagnostico)

Di Dr.ssa Valentina Zandonà


Dopo aver parlato dei fatti che portarono al Massacro del Circeo e della vicenda processuale di Angelo Izzo, oggi ci soffermiamo sulla discussione diagnostica del caso del Mostro del Circeo.

Angelo Izzo ha ricevuto, nel tempo e da diversi esperti che l’hanno seguito, differenti ipotesi diagnostiche tra cui la schizofrenia di tipo paranoide (caratterizzata dalla compromissione del senso di realtà, dal delirio, da allucinazioni visive e uditive), la psicopatia, la sindrome maniaco depressiva, il disturbo narcisistico e quello antisociale di personalità.

In questa sezione vogliamo focalizzarci sulla dimensione della personalità per ripercorrere la vita del reo e individuare elementi caratterizzanti ai fini della diagnosi, seguendo le linee guida e i criteri indicati dal DSM-V (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, fifth edition).

Angelo Izzo: discussione del caso

Sappiamo che i disturbi di personalità, pur differenti nelle loro manifestazioni a seconda della classificazione diagnostica, presentano degli elementi comuni che si individuano in primis con la persistenza di determinati comportamenti o esperienze personali che deviano marcatamente da quanto previsto dalla cultura di appartenenza dell’individuo, e che possono riguardare la sfera cognitiva, affettiva, il funzionamento interpersonale e il controllo degli impulsi. Si può parlare di disturbo di personalità quando tali caratteristiche sono individuabili in modo rigido e pervasivo e in maniera trasversale a un’ampia gamma di situazioni sociali e personali. Il funzionamento lavorativo e quello sociale risultano chiaramente compromessi in modo clinicamente significativo e l’esordio di tali disturbi può essere collocato già in adolescenza o nella prima età adulta. Il pattern dei vari sintomi attribuibili al disturbo di personalità si mostra, quindi, stabile e di lunga durata. Una diagnosi differenziale si rende necessaria, come sempre, per escludere che la causa di tale sofferenza psichica sia da ricondurre alla manifestazione o alla conseguenza di un altro disturbo mentale o legata all’effetto dell’uso di sostanze o a una particolare condizione medica.

Nel caso di Angelo Izzo sappiamo che un persistente disturbo della condotta sia stato presente già nell’adolescenza e si sia concretizzato in comportamenti antisociali ed esperienze personali difficilmente inseribili nella cultura di appartenenza, sebbene egli facesse parte di un movimento politico estremista con cui condivideva determinati ideali, che, all’interno del gruppo, venivano condivisi e rafforzati. Si può rinvenire, nella gioventù di Izzo, una problematica di tipo relazionale e di controllo degli impulsi esordita, per quanto ne sappiamo, con il bullismo e portata avanti anche nei confronti dell’altro sesso (lui stesso sostiene di aver sempre avuto frequentazioni infelici e ci ha ben documentato quale fosse la sua posizione nei confronti della donna); ciò non poteva che riflettersi anche sul funzionamento interpersonale. Egli stesso non lavorava e si era iscritto alla Facoltà di Medicina ma, per via della partecipazione ad attività criminose, non aveva mai frequentato le lezioni: altro elemento che ci farebbe protendere verso la valutazione di un disturbo di personalità. Sicuramente in quel periodo Izzo faceva uso di sostanze stupefacenti, ma, come abbiamo detto, esclusivamente a scopo ricreativo. Ci sentiamo anche di escludere che il pattern di caratteristiche rilevato sia attribuibile ad una condizione medica generale.

Il disturbo antisociale di personalità

Discuteremo ora, con particolare attenzione, quanto i comportamenti e gli eventi di vita ritrovati nella biografia di Angelo Izzo siano leggibili nell’ottica dello sviluppo e del mantenimento persistente di un disturbo di personalità di tipo antisociale.

Il DSM-V individua come caratteristiche di tale disturbo, nella sezione A, un pattern pervasivo di indifferenza e violazione dei diritti degli altri, con esordio dai 15 anni e in cui siano individuabili tre o più criteri diagnostici tra:

 

  • Un fallimento nell’attenersi alle norme sociali e alle leggi, con conseguente messa in atto di comportamenti che possono causare l’arresto, come distruggere proprietà altrui, ingannare gli altri, rubare o impiegarsi in occupazioni illegali. Sappiamo che Izzo manteneva diverse condotte illegali (per le quali era anche stato arrestato da giovane) e che non aveva rispetto di desideri, diritti e sentimenti altrui, riferendosi ovviamente “all’altro” come a chi non apparteneva alla ristretta cerchia elitaria a cui si era affiliato (ricordiamo la divisione in classi “sociali” che spesso ha riportato nelle interviste). Anche durante gli omicidi perpetrati e le successive sue dichiarazioni, è evidente una mancanza di empatia nei confronti delle vittime.
  • Falsità, agita mediante utilizzo di bugie o alias, o inganno degli altri per ottenere profitto o piacere personale. Sappiamo che per soddisfare i propri desideri di stampo sadico, Izzo spesso ha fatto ricorso all’inganno per trarre a sé donne che potessero permettergli di raggiungere i propri scopi. Ha spesso fatto ricorso ad un’abile manipolazione degli altri, evidente soprattutto nel periodo in cui, in carcere, è riuscito ad ottenere privilegi e, infine, addirittura la semi-libertà che ad oggi pare fondata su motivazioni inconsistenti (ricordiamoci che era anche evaso da un permesso premio). Ha spesso raccontato bugie per assicurarsi favori sessuali (ad es., fornire la prospettiva di aprire un ristorante in cambio di intimità da parte di madre e figlia, probabilmente approcciate sessualmente anche contemporaneamente…).
  • Impulsività o fallimento nella pianificazione anticipata: in questo caso, Izzo si è invece mostrato capace di orchestrare dei veri teatri dell’orrore, sebbene fosse comunque presente una componente importante di impulsività, già dalla giovane età, ma relativa più che altro alla sfera della violenza.
  • Irritabilità e aggressività, come indicato da agiti ripetuti di aggressione fisica. Come sopra, l’aggressività, nelle sue varie forme ha sempre caratterizzato la vita di Izzo, anche nel periodo della semilibertà, quando, con riferimento al delitto di Ferrazzano, riporta di essere molto irritato dalle continue richieste della donna che poi ucciderà al raggiungimento di un picco drammatico di escalation, rivelandosi incapace di gestire una situazione irritante e ritenuta scomoda attraverso modalità che non prevedano la violenza.
  • Indifferenza spericolata per la sicurezza di sé e degli altri: nel mettere in pratica le diverse condotte criminose Izzo si è spesso messo nelle condizioni di rischiare la propria vita e quella dei propri compagni, senza preoccuparsi dei rischi. Lo stesso utilizzo di sostanze e le violente conseguenze derivanti da tale condotta possono essere inserite in questo punto.
  • Irresponsabilità consistente, indicata da ripetuti fallimenti nel mantenere un’occupazione lavorativa o dall’onorare obblighi finanziari. Izzo era di famiglia benestante e non aveva bisogno di lavorare per ottenere del denaro o mantenersi; in ogni caso, nella modalità di spendere il proprio denaro, è rinvenibile una certa componente di irresponsabilità (riferisce di aver speso con facilità delle somme ingenti).
  • Mancanza di rimorso, come indicato dall’essere indifferente o dalla razionalizzazione dell’aver fatto del male, maltrattato o aver rubato qualcosa a qualcuno. La mancanza di rimorso è evidente dal ghigno beffardo con cui si mostra in ogni apparizione televisiva: è la caratteristica che più salta agli occhi quando lo si ascolta parlare. Razionalizza i moventi dei propri omicidi, attribuisce agli altri le colpe di quanto messo in pratica da lui, appare indifferente anche nel racconto della dinamica delle aggressioni mortali (ad es., quando racconta che, durante l’uccisione di Valentina, ha così tanta sete da chiedersi se sia il caso di bere da quella lattina di coca-cola appoggiata lì vicino e che è già stata aperta, perché schifiltoso…). Anche la mancanza di vergogna è un suo tratto distintivo: nell’intervista del 1998 con la Leosini, quando gli viene chiesto se provasse qualcosa di simile alla vergogna, inizialmente è titubante, poi replica in un modo che appare come un tentativo di alimentare una certa desiderabilità sociale nell’interlocutore, ammettendo di provare – forse, e perché suggeritagli dalla domanda– della vergogna, ma che in realtà “non ci aveva mai pensato”.

Proseguendo nello schema diagnostico il soggetto deve avere almeno l’età di 18 anni (criterio B), deve esserci un evidenza di disturbo della condotta con esordio prima dei 15 anni (criterio C, su cui però non abbiamo sufficienti informazioni) e l’esclusione che tali comportamenti siano attribuibili ad un disturbo bipolare o a una qualche forma di schizofrenia (che, nel nostro caso, potrebbero costituire, per alcuni episodi della sua vita, elementi importanti per una diagnosi differenziale).

Evidenti sono anche dei tratti di grandiosità, di ego smisurato, di mancanza di empatia e di sfruttamento degli altri per raggiungere i propri scopi, caratteristiche che definiscono in parte un disturbo narcisistico di personalità, ma analizzando la storia di vita appare più calzante l’attribuzione a Izzo, in prima battuta, di un disturbo di personalità di tipo antisociale.

Conclusioni

Angelo Izzo ci appare come un uomo fondamentalmente solo ed estremamente cosciente della propria condizione esistenziale. Spesso allude a quei disperati tentativi messi in atto nei confronti degli altri e mirati alla ricerca di intimità e vicinanza perpetue, senza le quali si sentirebbe perduto. Unico strumento che sente di avere per mantenere delle relazioni è il coinvolgimento in attività criminose di persone che su di lui hanno un certo ascendente; reati che, una volta vissuti congiuntamente, creano un legame indissolubile. Abbiamo di fronte un uomo che riesce ad individuare se stesso solo se inserito all’interno di un gruppo, alla disperata ricerca di un ruolo, di un’identità in un’intensa dipendenza dagli altri; un uomo ossessionato dal “patto di sangue”, incapace di gestire relazioni autentiche ed emotivamente coartato. Mostra un’affettività dissociata, un sentimento di amore incondizionato per gli amici contrapposto ad un’estrema reificazione della vittima, che traspare dalle sue parole in modo molto autentico.

Ritroviamo in Izzo i due elementi cardine in base ai quali possiamo attribuirgli la modalità di funzionamento caratteristica del Serial Killer: la ritualità mostrata negli omicidi, ossia le stesse – se non identiche – modalità di adescamento delle vittime, di uccisione delle stesse insieme alla sottostante intenzionalità di legare a sé i complici; e la volontà di punire, dirigendo la propria follia omicida su soggetti inferiori, più deboli e percepiti come causa dei propri malesseri, inseriti in modo molto attuale nella propria classificazione gerarchica degli anni giovanili.

Controversa rimane la questione indiscussa di una latente, a tratti mal celata, omosessualità repressa. Izzo ha spesso provato attrazione per i propri complici, identificando in tale spinta una forma di omosessualità esclusivamente “mentale”, quasi come se si vergognasse di poter essere attratto sessualmente da qualcuno dello stesso sesso. Quasi come se si vergognasse più di questo che di tutti gli omicidi portati a termine.


Fonte immagine: www.gqitalia.it

Fonti bibliografiche:

• Bovenga Irene, La perversione di morte: il caso di Angelo Izzo

• Sturlese Tosi G.,“Stupro e torturo: io, Izzo, vivo così”, Panorama, n°20,19 maggio 2005.

• DSM-V (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, fifth edition)

• www.wikipedia.it (Angelo Izzo)www.repubblica.it: 15 dicembre 2009, 25 maggio 2018

• Franca Leosini, “Angelo Izzo: l'angelo del male”, Ombre sul Giallo

• Raitre, serie “Un giorno in Pretura”, “Angelo Izzo”, vari documenti
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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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