L’omicidio di Marco Vannini

Cosa è dettagliatamente accaduto

Il 17 Maggio 2015, Marco Vannini si trova nella villetta di Cervetelli, casa della fidanzata Martina Ciontoli, dove si trovavano anche la madre Maria, il padre Antonio, il fratello Federico e la fidanzata di nome Viola.

Alle ore 23.15 circa, Marco viene ferito da un colpa di arma da fuoco mentre si trovava nella vasca da bagno, a sparare il colpo di grilletto è stato il suocero A. Ciontoli.

Circa 30 minuti dopo la famiglia ha deciso di chiamare il 118, dicendo che Marco si fosse sentito male di botto senza motivo, per poi annullare la richiesta di aiuto credendo che il ragazzo appena ventenne si stesse riprendendo senza bisogno del loro intervento.

Dopo altri 25 minuti, il Sig. Ciontoli decide di richiamare l’ambulanza per far intervenire i soccorsi, descrivendo l’accaduto come un fatto accidentale, dove Marco è caduto su di un pettine a punta procurandosi un buco sul braccio.

Giunti i soccorsi, i parenti della fidanzata continuano a nascondere l’accaduto, fin quando giunti al Pronto Soccorso, Il Ciontoli confessa di essere una ferita da arma da fuoco procurata da lui, durante un momento ricreativo in cui il suocero voleva semplicemente far vedere la funzionalità dell’arma.

Marco Vannini muore alle 03:10 del 18 Maggio 2015, durante il trasporto in elisoccorso che lo avrebbe portato all’Ospedale Gemelli di Roma.

E’ così che ha inizio una storia drammatica, di totale attualità, che ad oggi non ha ancora ricevuto la dovuta giustizia.

Marco è morto a soli 20 anni per via di una richiesta di soccorso effettuata troppo tardi.

Quali potrebbero essere state le ultime parole del giovane?

La vicina dei Ciontoli racconta la sua dichiarazione alle telecamere delle Iene, definendo gli ex vicini di casa dei veri e propri assassini.

Evidenzia che i muri che dividono i due appartamenti sono molto sottili e ritiene che sapere ciò che accade dall’altra parte è molto semplice.
Prima del rombo del colpo di pistola, Maria Cristina ha sentito delle urla forti, un forte litigio ma non si è resa prontamente allerta in quanto non credesse che potesse rivelarsi un dramma di tale genere.

Le ultime parole di Marco udite dalla vicina sono: “SCUSAMI MARTINA” (dettaglio confermato anche dagli altri vicini di casa), quindi questo potrebbe riportare un serio caso di incongruenze. Perché Marco si scusava con Martina? Cosa aveva da scusarsi se lui si trovava in vasca ed aveva ricevuto un colpo da arma da fuoco senza alcun motivo?

Il processo non cagiona meritatamente tutti i colpevoli

Il processo di primo grado per la morte del ragazzo si concluse con una condanna a 14 anni per il capo famiglia per omicidio volontario, tre condanne a tre anni di reclusione per i figlio e la moglie per omicidio colposo, un’assoluzione per la fidanzata del figlio ed in fine 400.000 euro la provvisionale decisa dalla Corte come risarcimento ai genitori della vittima.

Le ricostruzioni dichiarate dal Sig. Ciontoli davanti al PM ricostruiscono l’accaduto come quanto segue: aveva una pistola fra le mani, scherzava, di fronte a lui nella vasca si trovava Marco, quel giorno ospite a casa loro per una cena. Rigira la pistola, la mostra al ragazzo curioso, non si accorge che all’interno ci sono i proiettili, la carica e spara per dimostrare la funzionalità ma parte un proiettile che colpisce il braccio del giovane che poche ore dopo giungerà al cuore.

Vi saranno 3 ore di agonia successive in cui forse si sarebbe potuta evitare la tragedia. E’ questa l’accusa dal PM Alessandra D’Amore nei confronti di Antonio, Maria, Federico e Martina cioè di aver ritardato con i soccorsi ed aver fornito informazioni false agli operatori del 118, così cagionando, accettando il rischio delle proprio azioni ed il successivo decesso del ragazzo.

Marco sarebbe potuto restare vivo? Forse se solo la Famiglia Ciontoli avesse pensato più al malessere del ragazzo e meno alle conseguenze che certamente adesso risultano più gravi, ma ad oggi, si riceve la seconda sentenza. E’ avvenuta il 30/01/2019 e la situazione si è ulteriormente aggrava secondo la Famiglia Vannini che a tutti gli italiani indignati per lo sconto di pena ricevuto per il padre famiglia Antonio Ciontoli cui la pena è stata ridotta da 14 a 5 anni di reclusione per reato di omicidio colposo, cioè il reato meno grave nella graduatoria degli omicidi.

Marco si sarebbe potuto salvare? – Mamma Marina e le sue ragioni

Ad oggi la madre Marina chiede e richiede giustizia. Appare spesso nei servizi televisivi di Giulio Golia nel programma le Iene, dove cerca in tutti i modi di ottenere delle risposte che ancora oggi non sono presenti.

La povera donna ha iniziato a frequentare uno psichiatra perché lei stessa non riuscendo a vivere con questa immensa mancanza, ha iniziato a vivere una vita piena di vuoti. Marina ha dichiarato che ancora oggi, a volte, si invia da sola dei messaggi dal telefono di suo figlio Marco per fingere a sé stessa che sia lui a cercarla ed a scriverle. A volte la mente umana non ci fa rendere conto di quanto male possiamo avere dentro e ci permette di compiere delle azioni che certamente non vengono ritenute “normali” dalla società.

Come si  può occultare la personalità di un giovane defunto?

L’ultima notizia che giunge sul caso Vannini riguarda l’utilizzo improprio della sua immagine, affrancata su di un profilo di Lovoo dove un tizio, di cui non sono ancora note le generalità, ha creato un profilo fake dove vi riportava il nome e la foto di Marco ucciso a 20 anni. La Signora Marina ha risposto educatamente e semplicemente con un “Mi fai schifo! Non so come tu possa strumentalizzare un ragazzo morto a 20 anni per i tuoi scopi così meschini, usando tra l’altro una foto meravigliosa di Marco. Dopo quattro anni dalla sua morte ancora non c’è giustizia e adesso scopro anche che qualcuno lo usa per incontrare persone. Questa cosa mi indigna profondamente”.

Conclusioni

Marco Vannini morto a soli 20 anni per omissione di soccorso, omicidio, non si può ancora ben definire la reale causa dell’accaduto ma una cosa è certa, giustizia non è stata fatta e certamente la vita di un giovane innocente non vale 5 anni di pena. In primo grado ad Antonio Ciontoli veniva riconosciuto il dolo eventuale (secondo i Magistrati, il signor Ciontoli sapeva di poter cagionare la morte di Marco, accettandone il rischio ed il successivo decesso) mentre per la Corte d’Appello il Ciontoli avrebbe soltanto sottovalutato la situazione e quindi non sarebbe stato riconosciuto in dolo.

Evidentemente ai giudici non sono bastate le intercettazioni, gli audio/video dove alcuni componenti parlavano del fatto accaduto in un corridoi della Questura. Le evidenti discrepanze tra gli accadimenti ed il comportamento di Antonio Ciontoli e, ancor più della figlia Martina (fidanzata del cui Marco) che ha pensato di mostrarsi più interessata alla carriera ed al suo futuro che alla vita del povero Marco Vannini ucciso ingiustamente.

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