Il disturbo dissociativo dell’identità nell’ambito del diritto penale: il caso Billy Milligan

Di Dr.ssa Carmela Marucci


Il disturbo dissociativo dell’identità

Per disturbo dissociativo dell’identità (DDI) s’intende una condizione in cui la persona può presentare due o più identità o stati di personalità che si alternano tra di loro e che sono connotati da caratteristiche completamente diverse, come il nome, il tono della voce, la gestualità, l’immagine di sé, il temperamento ecc.

Secondo uno studio condotto sugli adulti di comunità la prevalenza stimata del disturbo era contenuta tra lo 0,01% e l’1,5%. Con il passare degli anni, la prevalenza del disturbo dissociativo dell’identità nella popolazione generale è variata da 0,4% a 3,1% .

Le persone sentono il proprio corpo diverso, come se non fosse più appartenente a loro ma, per esempio, fosse quello di un bambino, di una persona del sesso opposto o di un’altra etnia. Percepiscono inoltre di non averne il controllo, anzi, ciascuna delle identità di volta in volta assume il controllo delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti.

Si può affermare, dunque, che tale disturbo consiste nella “distruzione” dell’identità in più personalità che avrebbero un loro modo di percepire, relazionarsi e pensare nei confronti dell’individuo e dell’ambiente. I sintomi possono essere riportati dagli altri o dall’individuo stesso e spesso sono accompagnati dall’incapacità di ricordare notizie importanti, causando generalmente un disagio nel funzionamento sociale, lavorativo o in altre aree importanti per l’individuo.

Non è dovuto ad una pratica religiosa o colturale ampiamente accettata (possessione). L’alterazione, inoltre, non è dovuta all’effetto di una sostanza (come l’intossicazione da alcol) oppure ad una condizione medica generale come, per esempio, l’epilessia parziale complessa. (American Psychiatric Association [APA], 2014).

Disturbo dissociativo dell’identità: le cause

La psicopatologia potrebbe svilupparsi se nell’infanzia si è stati esposti a esperienze traumatiche gravi e prolungate, come l’abuso sessuale. La dissociazione, quindi, è anche intesa come fuga dalla piena consapevolezza di quello che sta accadendo e spesso rappresenta un meccanismo di difesa che il bambino abusato mette in atto.

Il disturbo dissociativo dell’identità dunque, sembra rappresentare il precipitato di un fallimento nei processi di integrazione tra i vari aspetti della memoria, della coscienza e dell’identità associata a gravi traumi. (Kluft, 1985). Inoltre, l’alternarsi dei diversi stati di personalità può essere causa di una confusione diagnostica per l’emergere di informazioni sintomatiche di discontinuità della coscienza comuni ad altre patologie, oltre ad una vasta gamma di “sintomi secondari” quali: sintomi ansiosi, ossessivo-compulsivi, depressivi, fobici, di abuso di sostanze psicotrope, di disturbi del comportamento alimentare, di comportamenti antisociali, disfunzioni sessuali ecc., giungendo anche a diagnosi errate e improntando trattamenti che risultano inefficaci. (Steinberg & Schanll, 2006).

DDI e diritto penale

Verso la fine degli anni Novanta, i tribunali si presentavano in una condizione di confusione sul modo migliore di analizzare la responsabilità penale nel disturbo da personalità multiple (Saks, 1995). Nelle corti, si sono distinte tre diverse posizioni:

• il punto di vista più stretto, sosteneva che un multiplo risultava folle solo se, l’alter che commetteva il crimine, era in sé folle (Kirkland v. State, 1983; State v. Freeman, 1987; State v. Grimsley, 1982);

• la visione meno stretta, indagava la sanità mentale di ciascuno alter, quando un multiplo commetteva un crimine (State v. Rodrigues, 1984; United States v. Hopkins, 1958);

• il punto di vista più ampio, sosteneva che un multiplo risultava folle nel momento in cui veniva a conoscenza della sua personalità ospite e non partecipava al crimine (United State v. Denny-Shaffer, 1993).

Si andava analizzando, dunque, la responsabilità attraverso tre modi diversi di considerare gli alters:

• come persone diverse;

• come diverse personalità;

• come parti di una personalità profondamente divisa.

Inoltre, un modo per analizzare il problema della responsabilità nel disturbo da personalità multipla, è chiedere e comprendere se, le altre personalità, risultano essere persone diverse. Qualora lo fossero, non si potrebbe considerare la responsabilità di una, dal momento che il fatto è stato commesso da un’altra identità. Le motivazioni principali circa le resistenze nel credere che rappresentino persone diverse, sta nel fatto che, concretamente, il multiplo mostra un solo corpo e, corpo e continuità psicologica, nella vita ordinaria, proseguono insieme lungo un continuum. Un alter, anche se viene a conoscenza della natura di un atto da parte di un altro alter, non si mostra in grado di controllarlo poiché non controlla l’alter che agisce. Egli vive condizioni di conflitto interno, nelle quali avviene un passaggio tra una consapevolezza del sapere e stati di non sapere, che sono del tutto isolati, dunque ignari del problema, sono incapaci di cercare la verità e affermare il bene. La responsabilità si mostra incompatibile con l’ignoranza. I pazienti con disturbo da personalità multipla, sia che siano persone diverse, diverse personalità, o parti di una personalità più complessa, generalmente, non risultano colpevoli e responsabili per i crimini da loro commessi (Allison, 1984; Coons, 1991; Orne, 1984; Watkins, 1984).

Negli anni seguenti, i tribunali e gli esperti, adottarono diversi approcci nella valutazione della responsabilità penale per gli imputati che manifestavano disturbo dissociativo dell’identità. I tribunali, solitamente, applicarono l’etichetta “follia”, all’alter che deteneva il controllo nel momento in cui commetteva il reato (Saks, Behnke, 1997). Si può affermare che gli imputati, risultano penalmente responsabili se gli alters si mostrano consapevoli di quello che sta accadendo, della condotta sbagliata e non conforme alle norme sociali. Dunque, seguendo questo approccio, nella maggior parte dei casi, i soggetti con DDI che commettono crimini, sono condannati, poiché la malattia non comporta una importante compromissione dell’esame di realtà o di ragione. Se si accettasse il principio secondo cui lo Stato non potrebbe legittimamente condannare e punire un alter, non a conoscenza della condotta criminale nel momento in cui viene commesso il reato, si approverebbe anche l’approccio che discolpa l’imputato con DDI. La presenza di almeno un alter innocente, precluderebbe la condanna e la punizione, poiché equivarrebbe a condannare la personalità innocente. Secondo l’approccio “alter innocente”, lo Stato, dunque, punisce l’imputato con DDI, solo nel caso in cui tutti gli alters si mostrano responsabili penalmente per il reato commesso (Saks, Behnke, 1997).

Il caso di Billy Milligan

Famoso è il caso di William Stanley Milligan, meglio noto come Billy Milligan, nacque il 14 febbraio 1955 a Miami Beach, in Florida, figlio di Dorothy Sands, cantante e Johnny Morrison, comico e cabarettista ebreo, che in seguito ad una periodo di crisi professionale e personale, sprofondò nei debiti e nell’alcol. Johnny, venne ricoverato per una grave forma di alcolismo e depressione nell’autunno del 1956, tuttavia gli venne concesso di tornare a casa per una festa di compleanno durante la quale però, disperato, tentò inutilmente il suicidio, ingerendo un miscuglio di sonniferi ed alcol. Fu, però, solo in seguito ad un secondo tentativo che, respirando il gas di scarico della sua auto, trovò la morte. All’epoca, Billy aveva solo quattro anni, era il 17 gennaio del 1959.  Già poco prima della morte del padre, il piccolo Billy sviluppò la sua prima identità, Christene, la piccola dislessica di tre anni e iniziò ad essere punito dalla madre per cose che non ricordava di aver commesso. In seguito, Dorothy decise di trasferirsi insieme ai suoi figli Billy, James e Kathy, a Circleville (Ohio), dove rincontrò il suo ex marito Dick Jonas, con quale poi si risposa. Dorothy rimase con Dick per un solo anno, poi la situazione divenne pesante e lo lasciò di nuovo. Iniziò a guadagnarsi da vivere per se e per i suoi figli facendo la cameriera e la cantante e iscrisse i bambini alla St. Joseph’s School di Circleville. Nel 1962, incontrò un vedovo di nome Chalmer Milligan, precedentemente sposato con Bernice, la quale ha voluto il divorzio e con la quale ha avuto due figlie, tra le quali Challa, della stessa età di Billy. Dorothy e Chalmer si sposarono ad Ohio il 27 ottobre del 1963. Sin da pochi mesi dal matrimonio, Chalmer si dimostrò un uomo severo e violento, sia con la madre Dorothy che veniva picchiata spesso, sia con i bambini per le severissime regole che faceva applicare loro quando erano a tavola e quando c’erano degli ospiti. Fu in queste occasioni che Billy continuò inconsapevolmente a disgregare la propria personalità in tante altre identità, tra le quali Shawn che, con la sua sordità, risparmiava Billy dalle grida di Chalmer e della madre che veniva picchiata. All’età di nove anni, appena compiuti, Billy iniziò ad essere vittima della violenza, della cattiveria e del sadismo del patrigno Chalmer (Keyes, 2009).

Sono stati riportati racconti di sadismo e abusi sessuali, compresi rapporti anali, a opera del signor Milligan. Secondo il paziente questo si verificò nell’arco di un anno, quando lui ne aveva otto o nove, generalmente in

una fattoria dove si trovava da solo con il patrigno. Raccontava di come temesse che il patrigno potesse ucciderlo, poiché minacciava di ‘seppellirlo nel granaio e di dire alla madre che era fuggito’. Venne scoperto, poi, tramite le dichiarazioni, che il patrigno abusò sessualmente di Billy e lo seppellì realmente nel granaio, lasciandogli una canna sopra la faccia per l’aria e urinandogli sul viso attraverso di essa, prima di spalare via il terriccio. Fu proprio durante i numerosi traumi e questo in particolare che nacque Danny, la personalità che aveva paura della terra e che dipingeva soltanto nature morte. Fu Arthur, una delle personalità dominanti, a capire per primo l’esistenza di un’altra personalità, Tommy e poi con astuzia e logica, a scoprire tutte le altre, a riconoscerle attraverso i diversi comportamenti e a vedere attraverso i loro occhi. Soltanto la piccola Christene, prima di lui, sembrava essere stata, fin da subito, consapevole dell’esistenza degli altri, poiché era in grado di percepire quello che succedeva nelle loro menti quando erano coscienti (Keyes, 2009).

Billy non trascorse un’infanzia ed un’adolescenza serena. Era spesso confuso, aveva grandi vuoti di memoria, come se qualcuno gli rubasse il tempo, e veniva deriso e tormentato dai compagni di scuola. Era proprio in queste occasioni che veniva fuori Ragen, il guardiano della rabbia che proteggeva tutti gli altri durante le situazioni di pericolo. Il 6 marzo del 1970, lo psichiatra Harold T. Brown, visitò Billy per la prima volta e dopo una serie di colloqui, gli diagnosticò una nevrosi isterica con molti aspetti passivo-aggressivi. Venne quindi ricoverato presso il dipartimento pediatrico del Columbus State Hospital. All’epoca aveva 15 anni. Uscito dal dipartimento per volere della madre, entrò in depressione e dopo una serie di eventi di bullismo a scuola e violenza in famiglia, Billy tentò di togliersi la vita buttandosi dal tetto della scuola. Fu Regan a fermarlo e, insieme alle altre identità, a decidere che fosse più sicuro addormentare Billy e non permettergli più di prendere il posto. Fu, allora, Allen a prendere il posto di Billy da quel momento in poi (Keyes, 2009).

Le diverse personalità di Billy, si svilupparono già dalla sua primissima infanzia, intorno ai 4 anni. Durante i vari interrogatori e colloqui con i vari psichiatri, in seguito, vennero allo scoperto tutte le personalità di Billy, raggiungendo l’incredibile numero di 24, ognuna con una propria storia e peculiarità. Fu possibile dividerle in due gruppi: “I dieci” e “Gli indesiderati”.

Nel 1977, all’età di ventidue anni, il 27 ottobre, Billy si macchiò di crimini che sconvolsero il suo già precario equilibrio; da quel momento tutta la sua storia divenne di dominio pubblico, uno sconvolgente episodio di cronaca e fatto mediatico che colpì profondamente gli Stati Uniti. Il giovane venne arrestato con l’accusa di aver rapito, rapinato e stuprato, in pieno giorno, tre studentesse della Ohio State Univeristy. Gli stupri furono commessi da Adalana, una delle personalità di Billy, lesbica, tanto bisognosa d’amore e tenerezza. Fu riconosciuto dalle vittime attraverso le foto segnaletiche, ma fu anche identificato dalle impronte lasciate sulla portiera dell’auto delle ragazze. Durante i colloqui con gli avvocati, psicologi e psichiatri, Milligan fece emergere comportamenti strani che sembravano appartenere a persone diverse. Interrogato poi dalla dottoressa Dorothy Turner, cominciarono ad emergere le diverse identità e gli fu diagnosticato un disturbo di personalità multipla, il che permise, agli avvocati difensori, di costruire una difesa sull’infermità mentale (Keyes, 2009).

Le diverse personalità di Billy, si svilupparono già dalla sua primissima infanzia, intorno ai 4 anni. Durante i vari interrogatori e colloqui con i vari psichiatri, in seguito, vennero allo scoperto tutte le personalità di Billy, raggiungendo l’incredibile numero di 24, ognuna con una propria storia e peculiarità. Fu possibile dividerle in due gruppi: “I dieci” e “Gli indesiderati”.

Billy Milligan: la sentenza

Il 16 marzo 1978, Billy fu trasferito all’ospedale psichiatrico Harding Hospital, dove trascorse sette mesi e nel quale fu aiutato dal dottor Harding in un tentativo di “fusione” di tutte le personalità. La terapia sembrò funzionare e Billy fu pronto per il processo. Nel frattempo, il caso Milligan divenne un vero e proprio caso mediatico: giornali e media si interessarono molto della vicenda e questo provocò a Billy intense pressioni che lo condussero ad uno stato di profonda depressione, tentativi di suicidio e fuga e la fusione cedette. A questo punto, fu trasferito all’Athens Mental Healh Center, per ricevere le adeguate terapie con il dottor David Caul. Billy venne poi trasferito in un manicomio criminale di massima sicurezza il 4 ottobre: il Lima State Hospital for the Criminally Insane.

Il 10 dicembre 1979, il giudice emise definitivamente che Milligan fosse una persona mentalmente inferma, in quanto, la sua condizione rappresentava un disturbo del pensiero, umore, percezione, orientamento e memoria che comprometteva, molto gravemente, la capacità di giudizio.

Il 12 marzo, lo stesso giorno in cui il giovane fu trasferito al campo giovanile di Zanesville, fu proclamata la sentenza di divorzio definitiva tra Dorothy e Chalmer. A settembre del 1973, Billy venne rilasciato da Zanesville.

Gli scorci di lucidità diventavano sempre più rari e causavano, per di più, sensazioni di forte disorientamento. Inoltre il tribunale dispose l’ospedalizzazione in una struttura di massima sicurezza, in quanto, a causa della sua psicopatologia, rappresentava un pericolo sostanziale di danno fisico sia per sé stesso, con tentativi di suicidio, che per gli altri, con gli atti violenti commessi.

Fu giudicato non colpevole per infermità mentale e pur riconoscendo la colpevolezza dell’imputato, all’epoca dei fatti, Billy non era capace di intendere e di volere e, dunque, non poteva essere considerato responsabile delle proprie azioni. Si ordinò pertanto che «detto imputato sia affidato al Lima State Hospital di Lima (Ohio) per ricevere un trattamento coerente con la sua diagnosi» (Giudice David R. Kinworthy) (Keyes, 2009).


Fonti

• In cover, Billy Milligan via wikimedia

• Allison RB. Difficulties in diagnosing the multiple personality syndrome in a death penalty case. International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 1984; 32, 102–117.

• American Psychiatric Association. Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5) 5th ed. Washington, D.C. , 2014.

• Coons PM. Iatrogenesis and malingering of multiple personality disorder in the forensic evaluation of homicide defendants. Psychiatric Clinics of North America, 1991; 14, 757–769.

• Keyes D, .Una stanza piena di gente, 1th ed. Editrice Nord, 2009.

• Kirkland v. State, 166 Ga. App. 478, 304 S.E. 2d 561 (Ga. App. 1983).

• Kluft RP, . The natural history of multiple personality disorder. In: Kluft RP, editor. Childhood antecedents of multiple personality. Washington (DC): American Psychiatric Press, 1985; 197–238.

• Orne MT., Dinges D., & Orne E. C. On the differential diagnosis of multiple personality in the forensic context. International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 1984; 32, 118–190.

• Saks E R, Behnke S H. Jekyll on Trial: Multiple Personality Disorder and Criminal Law Editore: New York University Press 1997.

• Saks E.R, Litt M, . The criminal responsability of people with multiple personality disorder. 1995; 66:119-131.

• State v. Rodrigues, 679 P.2d 615 (1984).

• Statev. Grimsley, 3 OhiClApp. 3d 165, 444N.E.2d 1071 (1982).

• Steinberg M, Schnall M.  La dissociazione. I cinque sintomi fondamentali. Cortina Raffaello 2006.

• United State v. Denny-Shaffer, 2F.3d 999 (10th Cir. 1993).

• United States v. Freeman, 319 N.C. 609 (1987).

• United States v. Hopkins, 169 F. Supp. 187 (D. Md. 1958).

• Watkins J G. The Bianchi (L.A. Hillside Strangler) case: Sociopath or multiple personality? Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 1984; 32, 67–101.
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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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