Pietro Pacciani, il mostro di Firenze che ha terrorizzato le coppiette per 17 anni

Tutti noi abbiamo sentito parlare del famosissimo e terribile Mostro di Firenze. Ma chi era in realtà, cosa faceva e perché è stato chiamato così?

Si tratta di un appellativo che è stato deciso dai media italiani, per riferirsi all’autore o agli autori di una serie di otto omicidi duplici, che sono avvenuti in provincia di Firenze tra il 1968 e il 1985. Sono stati anni tribolati e tormentati: la procura di Firenze e quella di Perugia hanno successivamente  individuato quelli che erano definiti nel gergo collettivo i “compagni di merende”, ossia Pietro Pacciani, Giancarlo Lotti e Mario Vanni. La vicenda ebbe un risalto mediatico fuori del comune, tanto che non se ne parlò certo solo in Toscana, ma il tutto ebbe una rilevanza nazionale.

Mario Vanni e Giancarlo Lotti furono reo confessi. Pietro Pacciani fu condannato a più ergastoli, per aver commesso sette degli otto duplici omicidi. Fu assolto in appello, ma è morto prima di essere sottoposto ad un nuovo processo.

Le vittime erano giovani fidanzati in atteggiamenti intimi: per intenderci, le coppiette che si appartavano nelle campagne fiorentine.

Pietro Pacciani: la sua storia

Pietro Pacciani, detto anche appunto “il Mostro di Firenze”, “il mostro delle coppiette” o “Cicci il mostro di Scandicci”, è nato nel 1925 ed era un ex partigiano. Per il suo carattere molto irascibile, i suoi compagni lo chiamavano il Vampa o Mangiafuoco. A 26 anni, Pacciani sorprese l’allora fidanzatina Miranda Bugli in atteggiamenti intimi con un altro uomo. Egli uccise l’altro uomo e, successivamente, costrinse la ragazza ad avere un rapporto sessuale con lui davanti al cadavere. Fu arrestato e condannato a tredici anni di carcere, che sconterà interamente.

I delitti

I delitti del Mostro di Firenze sono avvenuti nell’arco dei 17 anni che abbiamo già citato. Riguardano lo stesso modus operandi, le stesse circostanze di tempo o luogo. Avvenivano in notti di novilunio, buie, quasi sempre d’estate, meglio se nel fine settimana o nei giorni prefestivi.

L’arma da fuoco, inoltre, era sempre la stessa, una pistola Beretta della serie 70. Si stima che il serial killer avesse la consuetudine di sparare prima al maschio e poi alla donna. La vittima femminile subiva spesso delle escissioni o spesso venivano martoriate. Entrambe le vittime subivano anche delle ferite inferte dopo la morte. Nella metà dei duplici omicidi, l’assassino ha asportato anche il pube delle donne uccise, mentre negli ultimi due casi venne anche asportato il seno sinistro delle vittime femminili.

Si stima che egli pedinasse le vittime prima di ucciderle: in ogni caso, conosceva molto bene il territorio in cui le persone andavano ad appartarsi. I luoghi dei delitti sono stati Scopeti, Signa, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Scandicci, Baccaiano, Vicchio, Giogoli.

Profilo psicologico

Un profilo psicologico riguardante il Mostro di Firenze è stato stilato proprio dall’FBI. Sono stati analizzati i duplici crimini per capire il movente dell’aggressore.

Totalmente accecato dal fatto avvenuto in gioventù, dove egli ha trovato la fidanzatina in atteggiamenti complici con un altro uomo, il reo ha continuato a uccidere per passione. L’FBI ha affermato, infatti, che questi crimini sono da classificare negli “omicidi per libidine”. Si tratta di un tipo particolare di omicidi, che coinvolge pratiche macabre come la mutilazione, rimozione dei seni o dei genitali, o del retto della vittimaNon sono omicidi sadici, in quanto le mutilazioni ed eventuali violenze inflitte riguardavano il post mortem.

Vi è, inoltre, secondo le ricerche del tempo, assenza della normale penetrazione sessuale. L’assassino per libidine, al posto della normale penetrazione, inserisce oggetti estranei nei genitali del morto. Un esempio classico è il secondo delitto, dove nella vagina della vittima fu ritrovato un tralcio di vite.

Le indagini sul profilo psicologico portano ad una conclusione: ha un’intelligenza nella media e non è sposato, in quanto non sarebbe in grado di portare avanti relazioni durature con donne. L’aggressore, inoltre, non ha avuto rimorso o senso di colpa per le vittime: la sua unica preoccupazione è stata quella di essere scoperto.  Gli oggetti utilizzati per uccidere le vittime sono state messe in salvo in un posto sicuro.

Il Mostro di Firenze nell’immaginario collettivo

Nell’immaginario collettivo, il Mostro di Firenze era senza dubbio uno psicopatico, che seguiva le coppiette nei luoghi appartati per poi colpirle con la sua ferocia inaudita.

La vicenda ha preoccupato non poco gli italiani, specialmente i toscani che vivevano nella zona del fiorentino, nelle immediate vicinanze dei luoghi che abbiamo sopra menzionato. Le coppiette, infatti, per anni sono state traumatizzate e hanno evitato di appartarsi, per paura che succedesse anche a loro.

Molti aspetti della vicenda non sono stati chiariti e, inoltre, poiché non vi era solo Pacciani a eseguire gli omicidi, ma probabilmente vi erano anche altri mandanti, la paura stava nel fatto che molti crimini potessero essere commessi, anche di più rispetto a quelli che in realtà sono avvenuti.

[In cover, Pietro Paggiani via leggo.it]

 

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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