Richard Ramirez, The Night Stalker

Indicato dai media con l’appellativo di “The Night Stalker”, ossia “Il cacciatore della notte”, Richard Ramirez è stato un serial killer statunitense. Negli anni 1984 e 1985 ha ucciso almeno quattordici persone. Pochi anni dopo, nel 1989, è stato condannato alla camera a gas per oltre quaranta crimini. L’esecuzione con iniezione letale, fissata nel 2006 e poi rimandata, non è mai avvenuta per la prematura morte dell’assassino, giunta nel 2013.

Le origini di Richard Ramirez

Ramirez è nato a El Paso, nel 1960. Probabilmente picchiato da bambino dal padre, un uomo avvezzo alle punizioni corporali, è possibile che la sua famiglia ci abbia messo lo zampino nell’istigare il giovane Richard alla violenza. Il cugino, reduce della guerra in Vietnam, infatti, era solito vantarsi con lui dei barbari omicidi compiuti verso i nemici, addirittura mostrandogli foto delle vittime. Nelle immagini, presenti anche teste decapitate di donne, con cui il combattente era solito fare sesso orale.

Gli omicidi di Richard Ramirez e l’arresto

Gli infausti eventi iniziano nel marzo 1985. Ramirez sparò alla giovane Angela Barrios e un’altra ragazza Dayle Okazani. Quest’ultima morì sul colpo, mentre la Barrios riuscì a sopravvivere. Dopo poche ore da questo brutale assassinio, l’uomo assalì la trentenne Tsai-Lian Yu, colpendola con due colpi di pistola. La ragazza fu trovata ancora viva al momento dei soccorsi, ma non ce la fece a sopravvivere successivamente. Ancora, pochi giorni dopo fu il turno di Vincen Zazzara e della moglie Maxine. Il corpo della donna fu mutilato e le furono anche cavati gli occhi.

Ancora, due mesi dopo, Ramirez colpì una coppia di cinesi. La donna fu picchiata e violentata, anche se poi non venne uccisa dal serial killer. L’uomo, invece, venne ucciso da un colpo di pistola alla testa. Poco tempo dopo fu la volta delle due anziane Malvial Keller e della sorella disabile, di oltre 80 anni. Nel mese di giugno e luglio, altri tre omicidi: tagliò la gola a due donne, mentre una venne picchiata a morte.

Richard Ramirez lasciava numerosi indizi sulle scene del crimine, per far capire che i suoi omicidi riguardavano davvero un serial killer.

La lista degli omicidi non finisce qui: Chitat Assawahem fu ucciso da lui, mentre sua moglie fu picchiata e costretta ad un rapporto orale. Nello stesso giorno, un’altra coppia di 60enni perse la vita per mano sua. Nell’agosto 1985 aggredì Ahmed Zia e violentò la moglie dell’uomo. Stesso iter per un’altra coppia.

Una svolta definitiva nelle indagini si ebbe grazie all’aggressione di Inez Erickson. La donna, legata dal serial killer, riuscì ad arrivare alla finestra e a segnarsi la targa del veicolo su cui salì Ramirez successivamente alla sua aggressione. Furono ritrovate impronte digitali che non lasciavano spazio a dubbi.

Il processo

Il processo al serial killer iniziò nel luglio del 1988 e si concluse nel 1989. Ramirez fu ritenuto colpevole di ben quattordici omicidi, cinque tentate uccisioni, undici violenze sessuali e quattordici furti con scasso. Fu condannato a morte e non fu tranquillo nemmeno durante la detenzione, in quanto si dice volesse sparare al procuratore. Non tutti sanno che aveva numerose fan che gli scrivevano lettere d’amore appassionate. Con una di esse, addirittura si sposò. Nel giugno del 2013 muore nel Carcere di San Quintino, all’età di 53 anni, a causa di una grave insufficienza epatica.

Profilo psicologico del serial killer

Cerchiamo, adesso, di tracciare una sorta di profilo psicologico di Richard Ramirez. Abbiamo visto come abbia avuto un’infanzia particolarmente tormentata, con un padre violento e un cugino che si vantava delle uccisioni barbare in Vietnam. È senza dubbio possibile che la vena omicida sia scaturita da questi eventi. Si dice che, da adolescente, Richard fosse piuttosto iperattivo e che avesse sempre una frenesia difficile da placare. Assieme al fratello Roberto, spiava le donne mentre si spogliavano, appostandosi fuori dalle finestre. Era un grandissimo consumatore di marijuana, nonché di LSD. Era, inoltre, attratto dalle suggestioni sataniche.

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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