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	<title>Psicologia Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
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	<title>Psicologia Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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		<title>Parafilie: Esplorando le Variazioni dell&#8217;Attrazione Sessuale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 13:43:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[parafilie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parafilie sono un campo complesso e spesso misconosciuto dell&#8217;attrazione sessuale umana. Queste sono caratterizzate da interessi sessuali ricorrenti, intensi</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2024/04/05/parafilie-esplorando-le-variazioni-dellattrazione-sessuale/">Parafilie: Esplorando le Variazioni dell&#8217;Attrazione Sessuale</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Le parafilie sono un campo complesso e spesso misconosciuto dell&#8217;attrazione sessuale umana. Queste sono caratterizzate da interessi sessuali ricorrenti, intensi e altamente specifici che si concentrano su oggetti, situazioni o attività non considerate tipiche o socialmente accettate. Mentre alcune di queste pratiche possono essere innocue e perfettamente consensuali, altre possono portare a comportamenti illegali o socialmente inaccettabili. In questo articolo, esploreremo cosa sono le parafilie, quali forme conosciute esistono, come vengono trattate e le considerazioni etiche ad esse correlate.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;"><strong>Storia e Evoluzione delle Parafilie</strong></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Il concetto di perversione ha subito varie interpretazioni nel corso della storia. In passato, era considerato un&#8217;aberrazione e condannato come tale. Tuttavia, il lavoro pionieristico di studiosi come Richard von Krafft-Ebing e Sigmund Freud ha portato a una visione meno moralistica, considerando le perversioni come modi diversi di vivere la sessualità. Studi successivi, come quelli condotti da <strong>Alfred Kinsey</strong>, hanno dimostrato che molte pratiche considerate perversioni erano piuttosto comuni nella popolazione.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;">Cosa Sono le Parafilie?</span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Le parafilie rappresentano un&#8217;ampia gamma di interessi sessuali, che vanno al di là delle pratiche sessualmente convenzionali. Questi interessi possono riguardare oggetti, situazioni o attività specifiche, spesso percepiti come non convenzionali o inusuali dalla maggioranza della società. È importante sottolineare che la presenza di una parafilia non implica necessariamente la presenza di una disfunzione sessuale, ma piuttosto la manifestazione di un particolare tipo di attrazione sessuale. Negli anni il DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha catalogato in modo differente le parafilie, ma un importante e decisivo passaggio risulta quello in cui è stata riconosciuta la presenza di un continuum tra la salute sessuale e la devianza sessuale. </span><span style="color: #000000;">L’ultima e più aggiornata versione, quella del<strong> DSM-5</strong>, non considera più le parafilie come disturbi mentali.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;">Quali Conosciamo?</span></h2>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Pedofilia:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">La pedofilia è una delle parafilie più note ed estremamente controversa. Si manifesta con l&#8217;attrazione sessuale verso i bambini prepuberi, generalmente di età inferiore ai 13 anni. È importante distinguere tra la pedofilia e l&#8217;abuso sessuale sui minori; mentre la pedofilia si riferisce all&#8217;attrazione sessuale, l&#8217;abuso sessuale sui minori si riferisce all&#8217;atto di coinvolgere un bambino in attività sessuali, che è criminalmente punibile e moralmente riprovevole.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Exhibitionism:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">L&#8217;esibizionismo coinvolge l&#8217;atto di mostrarsi in pubblico in modo indecente o provocatorio, spesso senza il consenso degli altri. Chi soffre di questa parafilia può trarre piacere sessuale dall&#8217;atto di esibirsi di fronte a estranei, che può causare disagio e angoscia nelle persone che ne sono vittime.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Voyeurism:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">Il voyeurismo è caratterizzato dalla fissazione sessuale nel guardare gli altri mentre si spogliano, si spogliano o si impegnano in attività sessuali, senza il loro consenso. Questo comportamento può essere intrusivo e può violare gravemente la privacy delle persone coinvolte.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Feticismo:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">Il feticismo riguarda l&#8217;attrazione sessuale verso oggetti inanimati o parti del corpo non genitali. Ad esempio, una persona potrebbe essere sessualmente eccitata da scarpe, lingerie, abiti in lattice o altri oggetti non convenzionali.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>Disturbo da masochismo/sadismo sessuale</strong></span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">Eccitazione sessuale derivante dal farsi infliggere/infliggere umiliazioni, dolore o sofferenze, fisiche o psicologiche, da altre persone.</span></p>
<ul>
<li><strong>Disturbo feticistico</strong></li>
</ul>
<p>L’interesse sessuale è rivolto ad oggetti inanimati o è focalizzato selettivamente su parti del corpo non genitali.</p>
<ul>
<li><strong>Disturbo da travestitismo</strong></li>
</ul>
<p>Eccitarsi sessualmente attraverso il <em>cross-dressing</em>, ovvero dall’indossare abiti comunemente associati al ruolo di genere opposto al proprio.</p>
<h2><span style="color: #000000;"><strong>Differenza tra Parafilia e Disturbo Parafilico</strong></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">È importante distinguere tra una parafilia e un disturbo parafilico. Mentre una parafilia indica semplicemente un&#8217;attrazione sessuale non convenzionale, un disturbo parafilico comporta un disagio significativo per l&#8217;individuo o per gli altri, oppure comporta un rischio di danni. Questa differenza è cruciale nella valutazione e nel trattamento di queste condizioni.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;"><strong>Trattamenti e Interventi</strong></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Il trattamento dei disturbi parafilici può avvenire attraverso una varietà di approcci terapeutici. La <strong>terapia cognitivo-comportamentale</strong> è spesso raccomandata, poiché mira a modificare i pensieri e i comportamenti che alimentano l&#8217;attrazione sessuale non convenzionale. Tuttavia, in alcuni casi può essere necessario un trattamento congiunto di psicoterapia e farmacoterapia per gestire efficacemente i sintomi e ridurre il rischio di recidiva. L’intervento medico è infatti differenziato in due categorie: l’<strong>approccio farmacologico</strong> e la <strong>castrazione chimica</strong>. In entrambi i casi l’obiettivo medico è la riduzione del rischio di recidiva e, per quanto concerne la castrazione chimica, è principalmente usato con autori di reati sessuali.</span></p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Le parafilie rappresentano una variazione dell&#8217;attrazione sessuale umana che può essere complessa e problematica per coloro che ne sono affetti. È essenziale distinguere tra l&#8217;attrazione sessuale non convenzionale e i comportamenti criminali o dannosi che possono derivarne. La comprensione, il sostegno e l&#8217;accesso a trattamenti appropriati sono cruciali per aiutare le persone a gestire le loro parafilie in modo sano e responsabile. Inoltre, è importante promuovere una società inclusiva e non giudicante che rispetti la diversità delle esperienze sessuali umane, purché queste non violino il consenso e il benessere degli altri.</p>
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		<title>Stupro di gruppo: radici culturali e psicologiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 14:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Criminologia]]></category>
		<category><![CDATA[pciologia]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stupro di gruppo è un fenomeno terribile che non solo persiste ma, in molti casi, sembra essere normalizzato dalla</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2024/04/04/stupro-di-gruppo-radici-culturali-e-psicologiche/">Stupro di gruppo: radici culturali e psicologiche</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stupro di gruppo è un fenomeno terribile che non solo persiste ma, in molti casi, sembra essere normalizzato dalla società. Nei recenti titoli delle notizie, è facile trovare casi di violenza sessuale perpetrata da gruppi di individui, spesso in situazioni apparentemente ordinarie come cene aziendali o feste. Questi eventi sottolineano la complessità delle dinamiche del branco e le radici profonde della misoginia e del machismo che li alimentano.</p>
<h2>Misoginia e Machismo:</h2>
<p>La misoginia e il machismo sono sentimenti fondamentali che alimentano lo stupro di gruppo. La misoginia si manifesta come un disprezzo o una repulsione verso le donne, considerate come oggetti senza valore e senza umanità. Il machismo, d&#8217;altra parte, è un&#8217;esibizione esagerata di virilità basata sulla convinzione della superiorità del maschio sulla femmina.</p>
<p>Secondo Susan Brownmiller, autrice e femminista, nello stupro di gruppo predominano l&#8217;aggressività e la brutalità rispetto al piacere sessuale che può essere presente negli stupri individuali. La donna diventa un bersaglio comune su cui sfogare la rabbia e la brutalità del gruppo, trasformando l&#8217;atto in una sorta di caccia.</p>
<h2>Moralità Dissolta nel Gruppo:</h2>
<p>Una delle caratteristiche più inquietanti dello stupro di gruppo è la dissoluzione della moralità individuale all&#8217;interno del gruppo. Gli individui coinvolti in tali atti potrebbero non essere considerati sadici o antisociali al di fuori del contesto del gruppo. Tuttavia, quando sono in gruppo, la pressione dei pari e il desiderio di appartenenza possono portarli a commettere azioni violente che non avrebbero mai considerato da soli.</p>
<p>Studi come quelli condotti da Stanley Milgram e Solomon Asch hanno dimostrato come l&#8217;appartenenza a un gruppo possa influenzare le decisioni individuali e portare a comportamenti al di fuori della norma morale.</p>
<h2>Impunità e Precedenti Culturali:</h2>
<p>Un altro fattore chiave è la percezione dell&#8217;impunità. Alcuni studi indicano che un alto numero di uomini potrebbe essere incline a commettere violenze sessuali se pensassero di poter evitare le conseguenze legali. Questo senso di impunità può essere alimentato dall&#8217;anonimato del gruppo e dalla convinzione che le conseguenze legali saranno limitate.</p>
<p>Inoltre, ci sono anche elementi culturali e sociali che contribuiscono a perpetuare queste violenze. La cultura della mascolinità distorta, insieme alla mancanza di educazione sessuale e alla percezione errata della sessualità, può alimentare la violenza sessuale di gruppo.</p>
<h2></h2>
<p>stupro di gruppo è un fenomeno complesso che va oltre l&#8217;aggressione sessuale individuale. Le radici culturali profonde della misoginia e del machismo, insieme alla dissoluzione della moralità nel contesto del gruppo, rendono questo crimine particolarmente difficile da combattere.</p>
<p>È essenziale che la società affronti questi problemi di fronte e promuova una cultura del rispetto e del consenso. Solo attraverso l&#8217;educazione, la sensibilizzazione e l&#8217;attuazione di politiche efficaci, possiamo sperare di porre fine a questa forma di violenza e creare un ambiente sicuro e rispettoso per tutti.</p>
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		<item>
		<title>Infanticidio: esame approfondito e analisi psicologica</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2023/11/09/infanticidio-esame-approfondito-analisi-psicologica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 11:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[figlicidio]]></category>
		<category><![CDATA[infanticidio]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infanticidio è uno dei crimini più sconvolgenti e tragici, coinvolgendo l&#8217;uccisione deliberata di neonati o bambini molto giovani da parte</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2023/11/09/infanticidio-esame-approfondito-analisi-psicologica/">Infanticidio: esame approfondito e analisi psicologica</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;infanticidio è uno dei crimini più sconvolgenti e tragici, coinvolgendo l&#8217;uccisione deliberata di neonati o bambini molto giovani da parte dei loro genitori o di chi ne ha la responsabilità. Questo atto scioccante solleva domande fondamentali sulla psicologia umana, il contesto sociale e le circostanze che possono portare a tali atti inimmaginabili. In questo articolo, esploreremo l&#8217;infanticidio in modo più approfondito, comprendendo le sue cause, l&#8217;analisi psicologica dei responsabili e le misure necessarie per prevenirlo.</p>
<h2>Definizione e tipologie di infanticidio</h2>
<p>L&#8217;infanticidio può assumere diverse forme, ma in generale, si riferisce all&#8217;uccisione di un bambino molto giovane da parte di genitori o responsabili. Le tipologie di infanticidio possono variare da casi di negligenza estrema a omicidi intenzionali. Le circostanze specifiche possono includere l&#8217;abbandono, la negligenza grave, l&#8217;asfissia o altri metodi di uccisione.</p>
<h2>Cause profonde dell&#8217;infanticidio</h2>
<p>Le cause dell&#8217;infanticidio sono complesse e possono variare ampiamente. Tuttavia, alcune cause profonde comprendono:</p>
<ol>
<li><strong>Disturbi mentali:</strong> Spesso, i genitori che commettono infanticidio possono soffrire di disturbi mentali gravi come depressione post-partum, schizofrenia o disturbo bipolare.</li>
<li><strong>Stress estremo:</strong> Le famiglie sotto pressione finanziaria, sociale o relazionale possono sentirsi sopraffatte e disperate.</li>
<li><strong>Rottura del legame madre-figlio:</strong> Il mancato sviluppo di un legame sano madre-figlio può portare alla disconnessione emotiva e alla mancanza di empatia verso il bambino.</li>
<li><strong>Mancanza di supporto sociale:</strong> La mancanza di una rete di supporto adeguata può isolare i genitori e privarli delle risorse necessarie per affrontare le sfide della genitorialità.</li>
<li><strong>Stigmatizzazione sociale:</strong> La paura del giudizio sociale e la vergogna possono portare i genitori a nascondere la loro situazione o ritardare il ricorso a servizi di assistenza.</li>
</ol>
<h2>Analisi psicologica dei responsabili di infanticidio</h2>
<p>Gli atti di infanticidio sollevano domande significative sulla psicologia dei responsabili. Molti di loro possono soffrire di gravi disturbi mentali, inclusi episodi psicotici, allucinazioni o deliri. Tuttavia, l&#8217;analisi psicologica può rivelare anche la presenza di una combinazione di stress, depressione, disconnessione emotiva e rabbia accumulata.</p>
<p>Gli atti di infanticidio possono essere considerati una forma di disimpegno emotivo estremo, in cui il genitore perde il senso di responsabilità verso il bambino e non riesce a comprendere le implicazioni delle proprie azioni.</p>
<h2>Le conseguenze dell&#8217;infanticidio</h2>
<p>Le conseguenze dell&#8217;infanticidio sono angoscianti. Oltre alla perdita tragica del bambino, i genitori responsabili affrontano gravi conseguenze legali, comprese condanne detentive lunghe. Le famiglie coinvolte sono segnate per il resto della vita, con un impatto duraturo sulla loro salute mentale e sulle relazioni.</p>
<h2>Prevenzione e supporto in caso di infanticidio</h2>
<p>Per affrontare l&#8217;infanticidio, è essenziale un approccio comprensivo che includa:</p>
<ol>
<li><strong>Rilevazione precoce:</strong> Identificare le famiglie a rischio di infanticidio e fornire loro supporto e interventi tempestivi.</li>
<li><strong>Servizi di salute mentale:</strong> Garantire l&#8217;accesso a servizi di salute mentale di qualità per i genitori che ne hanno bisogno.</li>
<li><strong>Educazione sulla genitorialità:</strong> Offrire programmi educativi e di sensibilizzazione sulla genitorialità per aiutare i genitori a sviluppare le competenze necessarie.</li>
<li><strong>Riduzione dello stigma:</strong> Ridurre la stigmatizzazione sociale e promuovere la consapevolezza su come cercare aiuto in situazioni difficili.</li>
<li><strong>Sostegno alle famiglie:</strong> Fornire un forte supporto alle famiglie attraverso servizi sociali, consulenza e assistenza economica.</li>
</ol>
<p>In conclusione, l&#8217;infanticidio è una tragedia che richiede un approccio comprensivo, compreso l&#8217;analisi psicologica dei responsabili. La prevenzione e l&#8217;educazione sono fondamentali per proteggere i bambini vulnerabili e garantire che i genitori ricevano il <a href="https://www.centrosalem.it/problemi-psicologici-patologie-servizi-e-terapie-psicoterapia-milano/sostegno-psicologico-psicoterapia/">supporto</a> di cui hanno bisogno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2023/11/09/infanticidio-esame-approfondito-analisi-psicologica/">Infanticidio: esame approfondito e analisi psicologica</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Covid-19 e malattia mentale</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/05/05/covid-19-e-malattia-mentale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmela Marucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 06:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salute mentale e aspetti psicosociali dell&#8217;epidemia di COVID-19 Paura, incertezza, stigma sono comuni in situazioni di pandemie causate da virus.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/05/05/covid-19-e-malattia-mentale/">Covid-19 e malattia mentale</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Salute mentale e aspetti psicosociali dell&#8217;epidemia di COVID-19</em></h2>
<hr />
<p>Paura, incertezza, stigma sono comuni in situazioni di pandemie causate da virus. Il COVID-19, ha stravolto in poco tempo le nostre abitudini di vita, i nostri spazi, le nostre relazioni sociali, le nostre certezze e inevitabilmente ha avuto un forte impatto anche sulla <strong>salute mentale</strong> dei cittadini. In questa situazione di incertezza e di sospensione dal normale fluire della nostra vita, è possibile provare <strong>ansia, paura, disagi psicologici, disorientamento</strong> che possono portare a sintomi di stress post traumatico e abuso di alcool o altre sostanze.</p>
<h3><strong>Conseguenze Psico-Sociali nella popolazione con malattia mentale</strong></h3>
<p>Milioni di persone già fragili, sono bloccate nelle loro case, rischiando danni irrecuperabili alla propria salute mentale. Persone per cui un regime di isolamento forzato, crea un ulteriore grande disagio. È probabile, fra chi soffre già di un disturbo mentale, un rischio di aggravamento delle loro patologie, anche perché il lockdown ha reso più difficile il fruire di percorsi di cura dei pazienti. Una individuo al quale è stato diagnosticato un <strong>disturbo d’ansia</strong> potrebbe, in questo stato di emergenza prolungata, provare un’ansia prorompente. Una persona che ha un <strong>problema di alcolismo</strong> si ritrova a bere più frequentemente. Si teme molto un aumento dei <strong>tentativi di suicidio</strong> e un aumento degli <strong>esordi psicotici</strong>. Preoccupazione emerge anche per le <strong>famiglie gravemente disfunzionali</strong>, dove ci sia violenza verbale e fisica. Dovremmo attenderci anche l’emergere di nuove forme di disagio finora latenti. Un primo segno di quanto stiamo è stata l’impennata dei casi di trattamento sanitario obbligatorio con il lockdown. A Torino, ad esempio, si è passati da una media di un TSO ogni due giorni, a nove TSO al giorno.</p>
<h3><strong>Effetti psico-sociali nella popolazione generale</strong></h3>
<p>E&#8217; evidente che questa situazione crea un <strong>disagio psicologico</strong> per tutta la popolazione: l&#8217;impossibilità di essere produttivi, come la società moderna ci ha abituati ad essere, genera in noi molto <strong>stress</strong> e <strong>frustrazione</strong>. L’Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico (Eurodap) ha realizzato un sondaggio ed è emerso che il 68% sta vivendo molto male la possibilità di uscire di casa solo per valide ragioni. Solo il 7% afferma di trovare beneficio nel rimanere a casa e nel dedicarsi alla famiglia. Nel 78% dei casi il sentimento dominante è l&#8217;<strong>ansia</strong> e il <strong>senso di oppressione</strong>, il 13% ammette di essere <strong>nervoso</strong> e solo il 9% dichiara di vivere serenamente questo momento. Dal sondaggio è anche emerso che, nella maggior parte dei casi (61%), il timore più grande è quello che la quarantena venga protratta senza un termine definito, mentre il 27% ha paura di essere contagiato. Sono pochi (23%), inoltre, gli italiani che hanno deciso d&#8217;investire il maggior tempo a disposizione dedicandosi a sé stessi, ai propri interessi, alla crescita personale.</p>
<p>Ultimi ma non meno importante è la diffusione, da parte della popolazione, dei <strong>timori del contatto sociale</strong>, in cui chiunque si avvicini a meno di un metro di distanza, diventa un potenziale nemico,  comportamenti rischiano di prolungarsi nel tempo. L’ansia collettiva è percepibile, la diffidenza verso chi non rispetta le regole può essere fonte di tensioni.</p>
<p>Interessante è uno studio condotto in Cina che ha analizzato i contenuti dei post di un noto social media cinese (Sina Weibo). Sono stati utilizzati specifici algoritmi di Machine Learning,  per analizzare differenze nei contenuti dei post pubblicati prima e dopo la diffusione del COVID-19 ed è emerso un aumento sostanziale di contenuti negativi (ansia, depressione e aumentata percezione di minaccia) contro una diminuzione dei contenuti positivi.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>personale sanitario,</strong> in particolare il personale infermieristico, ha riportato sintomi ansiosi in misura statisticamente maggiore. Il dato probabilmente più rilevante ha riguardato però l’incidenza di <strong>sintomi stressanti post-traumatici.</strong> I membri dello staff medico ha riportato una sintomatologia stress-correlata, tra cui insonnia, incubi, ipervigilanza e immagini negative ricorrenti.</p>
<p>Sarà utile comprendere come la routine della quarantena impatti sul comportamento di bambini e adolescenti, che, relegati alla sedentarietà tra le mura domestiche, potrebbero incorrere nella <strong>dipendenza dall’uso di dispositivi digitali</strong> con un effetto peggiorativo del ritmo circadiano e del sonno</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Se da una parte i fattori oggettivi dovuti all&#8217;emergenza non si possono modificare, possiamo provare a governare, per quanto possibile, gli aspetti soggettivi, in relazione al nostro <strong>equilibrio psicofisico</strong>. Questo, se non altro, per evitare di creare l&#8217;effetto &#8220;nocebo&#8221;, perché lo stress che stiamo vivendo genera già di per sé il dannoso cortisolo, l&#8217;ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, responsabile dell&#8217;abbassamento delle difese immunitarie. Quando le reazioni di difesa sono eccessive il danno che la persona si provoca, o in questo caso provoca alla collettività, è maggiore e la reazione difensiva non è più adeguata ed efficace, anzi, genera più danni di quelli che dovrebbe prevedere&#8221;.</p>
<p>Le conseguenze per la salute mentale probabilmente resteranno per un tempo più lungo e avranno un picco più tardi rispetto all&#8217;attuale pandemia. Nel nostro Paese potrebbero essere i problemi e quindi la rete deve essere pronta ad assistere le persone in difficoltà, che magari hanno perso il lavoro. Quindi la comprensione delle conseguenze sulla salute mentale ai tempi del COVID-19 sta diventando un aspetto sempre più urgente. Come si potrà ritornare a un adattamento psicosociale uguale a quello precedente (o migliore) senza una comprensione dell’impatto psicosociale della crisi?</p>
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		<title>Covid-19, mass media e quarantene: una possibile eterogenesi dei fini</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/03/26/covid-19/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Castronuovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 10:14:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali sono i possibili effetti psico-sociali di una quaranta forzata, e in che modo un’isolamento temporalmente “indefinito” può risolversi negativamente</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Quali sono i possibili effetti psico-sociali di una quaranta forzata, e in che modo un’isolamento temporalmente “indefinito” può risolversi negativamente nella vita di un soggetto</em></h2>
<hr />
<p>Preoccupazione, incertezza, ansia. L’odierna situazione di emergenza derivante dalla pandemia Covid-19, ed il susseguirsi di aggiornamenti quotidiani di dati su contagio e mortalità del virus, non fanno altro che impattare negativamente sempre più su una salute, già di per sé molte volte precaria, degli attori sociali coinvolti. Soggetti sottoposti non solo ad uno stato di isolamento sociale forzato, ma succubi altresì di un devastante impatto mass mediale carente e inidoneo sia riguardo gli aspetti psicologici cui la società va incontro, sia sui numeri veri e propri dell’epidemia.</p>
<p>Un’emergenza collettiva senza precedenti nella storia sociale recente, capace di cambiare drasticamente le abitudini ormai ben radicate nella nostra cultura attraverso una serie di restrizioni talmente tanto severe, per molti solo apparentemente, da chiamare in causa una possibile violazione dei sacri articoli costituzionali.</p>
<h3><strong>Quarantena. Come agisce su un individuo?</strong></h3>
<p>La prima delle risposte collettivamente espressasi nelle prime fasi di questa iperbole pandemica, anche in virtù delle regolamentazioni governative, oltre che all’assalto ai supermercati, a causa dei messaggi veicolati riguardo la fantomatica scarsità di risorse, è stato l’allontanamento dalle prime “zone rosse” della penisola da parte di quei soggetti, soprattutto studenti universitari e lavoratori, trovatisi in suddette aree. Un comportamento da molti definito deprecabile ma dettato dalla necessità inconscia di reagire ad una situazione di crisi imprevista, attraverso una risposta altrettanto forte: la fuga. Del resto proprio il gesto di quei soggetti sanciti come “criminali”, scappati dal Nord Italia per ricongiungersi con i propri familiari, è stato in primis mal affrontato dagli stessi mass media, rei di aver prodotto fin da subito un’informazione irresponsabile aumentando l’incertezza di tutta la comunità e di lì a poco, di tutto quello che ne è seguito.</p>
<p>Per capire meglio questa situazione corre in nostro aiuto Jhon Drury, psicologo sociale ed esperto di comunicazione, il quale ha in passato trattato il concetto di “panico” e di “comunità”: la convinzione che ci sia una situazione di “panico” altro non produce che un agire, da parte del soggetto, in modo puramente individualistico, e solo quando le persone pensano a sè stesse come identità sociale diventano più collaborative e meno egoiste. Una situazione che ha una sua razionalità dunque, come dichiarato anche dallo psicologo Lorenzo Montali.  Il primo grave errore commesso sia da parte di chi aveva il compito di gestire questa situazione di emergenza sia dall’informazione mainstream è proprio questo: la non consapevolezza dei danni che si stavano producendo divulgando informazioni “apocalittiche”. Occorreva infatti essere consapevoli che un uso corretto della comunicazione oltre che aiutare la costruzione di un’identità condivisa, avrebbe esercitato anche una grande influenza sulla comunità aiutandola a collaborare senza cadere nel tranello del panico, in quanto più un individuo sarà in preda alla paura, più si restringerà il campo della razionalità e della auto-riflessività.</p>
<p>Anche la prima fase della quarantena ha verosimilmente risentito delle modalità con cui la stessa misura è stata comunicata, poiché bisogna infatti considerare che una “sospensione della normalità” derivante da un’epidemia attraversa diverse fasi, in cui si passa da un iniziale momento di rassegnazione, al tentativo di costruzione di una nuova identità sociale (come insegnano i flash mob sui balconi), in cui i soggetti devono essere accompagnati con una sana informazione.</p>
<h3><strong>Quali risvolti psicologici</strong></h3>
<p>Ma in che modo uno stato di asocialità forzata agisce sull’individuo? Ma soprattutto potranno bastare in questo periodo il lavoro svolto da associazioni e singoli cittadini che gratuitamente forniscono supporto telefonico, senza avere tuttavia nel nostro paese un vero e proprio gruppo specialistico di riferimento in grado di gestire anche la comunicazione istituzionale?</p>
<p>Perché in tal senso, oltre alle risposte da parte della collettività, occorre considerare più di ogni altra la risposta individuale da parte di ogni soggetto, in base non solo alle risorse possedute ma anche al contesto dell’ambiente in cui è immerso, ambiente che modula inevitabilmente i livelli di ansia e paura. Neppure la fragilità di talune condizioni aiutano gli attori sociali coinvolti, travolti da un’ambiente saturo di preoccupazione, incertezza, stravolgimenti e terrorismo mass mediatico.</p>
<p>Soprattuto negli anziani in isolamento le misure assistenziali dovrebbero avere un’assoluta certezza nell’applicazione, fornendo supporto emotivo, di aiuto pratico, condividendo altresì informazioni chiare e semplici su come proteggersi dal contagio e su quale siano le soluzioni idonee da applicare. Per queste categorie di soggetti lo “ state a casa”, brocardo categorico cui siamo sottoposti quotidianamente, significa deprivazione, solitudine, sofferenza.</p>
<p>Sofferenza per una vita momentaneamente svuotata di ogni contatto personale e di tutte le altre attività di svago normalmente svolte, che potrebbe anche favorire il processo di deterioramento cognitivo.</p>
<p>L’inidoneità del contesto familiare unitamente alla convivenza forzata, ad esempio nel caso di coppie conflittuali o di donne soggette a violenza, rischia inoltre di creare crepe, di far saltare gli equilibri, di esacerbare delle situazioni già complesse.</p>
<p>Per capire meglio le conseguenze di una quarantena su un gruppo di soggetti si possono prendere come riferimento i risultati derivanti dalla quarantena di 9 giorni imposta al personale ospedaliero venuto a contatto con SARS-CoV durante l’epidemia del 2003; in questi soggetti il disturbo più presente fu quello acuto da stress, caratterizzato da ricordi intrusivi manifestatisi entro le 4 settimane. I sintomi più ricorrenti: ansia invadente, ricordo angosciante dell’evento, sofferenza psicologica, iper vigilanza e persistente incapacità di provare emozioni positive.</p>
<p>Se da una parte è vero che il rischio presente di contagio nel nostro paese è un qualcosa da combattere ad ogni costo, d’altra parte non bisogna dimenticare i pericoli derivanti da una vita stravolta da un evento imprevisto, come una pandemia o una quarantena ad libitum che oltre alla mancanza di affettività, è ancor più esasperata dalle preoccupazioni legate alle finanze personali. E se per la maggior parte dei soggetti, questi possono verosimilmente essere stati transitori, sopportabili, per altri una tale perdita di “normalità” comporta una importante caduta depressiva, uno stato che difficilmente potrà risolversi con la tanto sperata fine dell’emergenza. Lo stress cronico influisce infatti oltre che sul benessere mentale, anche sul lavoro. Nei minori invece l’insorgenza di stati post-depressivi da stress è una delle conseguenza più facilmente insorgenti una volta tornati alla vita di tutti i giorni.</p>
<h3><strong>Cosa fare?</strong></h3>
<p>Per fortuna viviamo in un’epoca in cui è davvero impossibile non essere interconnessi. In un tale periodo occorrerebbe continuare a coltivare le relazioni personali in ogni modo possibile: videochiamate, uso dei social network, e per ciò che concerne il lavoro, l’utilizzo delle conference call, etc… Di estrema importanza inoltre controllare il proprio umore in questi giorni: tristezza, irascibilità, apatia, pensieri catastrofici, son tutti segnali che indicano un suo significativo abbassamento. Nel caso di un palese segnale di avvisaglia di un possibile stato depressivo o ansioso ricorrente è necessario intervenire, ricorrendo a figure professionali consultabili anche online come psicoterapeuti cognitivi comportamentali o il proprio medico di base. Perché proprio la trascuratezza dell’impatto psico-sociale di un isolamento forzato, e la debolezza di alcune tipologie di soggetti, come coloro possedenti disturbi ossessivo-compulsivi e stati d’ansia, possono a loro volta avere una prepotente ricaduta sull’esposizione ai rischi effettivi di contrarre il virus e sulle osservazioni delle limitazioni da osservare.</p>
<p>Obiettivo primario delle istituzioni è quello di adottare qualsiasi misura idonea ad una più tollerabile quarantena, per quanto questo possa essere possibile, e al fine di evitare delle ripercussioni negative sulla psiche dei soggetti, sarebbe necessario spiegare  con assoluta chiarezza quello che accade, la durata delle misure, le attività da svolgere e le misure economiche di aiuto post pandemia, poiché l’interruzione obbligata della propria attività lavorativa senza alcuna pianificazione futura aumentano di molto le probabilità di contrarre un disturbo mentale.</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Restare a casa non è, e non deve essere, soltanto una situazione di deprivazione affettiva e sociale. Soprattutto in questi casi di emergenza il mantenimento di uno stile di vita sano e attivo anche all’interno delle proprie abitazioni, deve essere raggiunto con ogni mezzo disponibile, imparando a convivere con questa situazione pianificando le proprie attività. La situazione attuale può sembrare estremamente preoccupante e il potere mass mediatico, reo molte volte di una informazione distorta, è il primo responsabile del senso di inquietudine e panico che oggi attanaglia la nostra società, bombardata da previsioni catastrofiche e scenari apocalittici. Tuttavia i soli numeri non bastano a rappresentare l’assoluta veridicità di quello che stiamo vivendo; ogni programma televisivo, ogni TG altro non fa che vendere i suoi “prodotti” esclusivamente sulla base della notiziabilità delle informazioni, seguendo la principale regola “<em>only bad news are good news</em>”. Dovere di ognuno è quello di informarsi quanto basta, filtrando le notizie, evitando facili isterismi, senza affidarsi a complottisti o a tecniche non riconosciute o ingannevoli.</p>
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		<title>Uccisione del proprio partner</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Feb 2020 10:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’uxoricidio è l’omicidio del proprio partner, in particolare del coniuge. Nel nostro Paese si contano, mediamente, 100 uxoricidi l’anno e</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’uxoricidio</strong> è l’omicidio del proprio partner, in particolare del coniuge. Nel nostro Paese si contano, mediamente, 100 uxoricidi l’anno e nel 90% dei casi è l’uomo ad uccidere la donna. Nel codice penale italiano è considerato  un&#8217;aggravante dell&#8217;omicidio. Quali sono in generale le ragioni di questo genere di omicidio? Sicuramente l’UXORICIDIO PATOLOGICO, frutto di grave infermità mentale dell’autore di reato (depressione, schizofrenia, paranoia) e l’UXORICIDIO PIETATIS CAUSA, tipico della terza età e la vittima viene soppressa per compassione perché affetta da una malattia o tumore che provoca sofferenza agli occhi del partner. In alcuni casi all’uxoricidio segue il suicidio.</p>
<h3><strong>Uxoricidio commesso da un uomo</strong></h3>
<p>L’uxoricidio commesso dall’uomo risponde a una volontà criminale che può avere due facce:</p>
<ul>
<li>Volontà di dominio: è un omicidio dettato dall’ira, senza successivo pentimento</li>
<li>Volontà di possesso: in cui si uccide per gelosia la propria partner che è vissuta come oggetto d’amore da possedere ad ogni costo. In alcuni casi, può subentrare dolore e pentimento con possibilità di suicidio dell’omicida.</li>
</ul>
<p>Entrambi questi omicidi possono essere compiuti per vendetta se la partner ha deciso di andarsene.</p>
<h3><b>Il caso di Sesto San Giovanni</b></h3>
<p>L’anziano Vasco Bimbatti , 93 anni, affetto da demenza senile ha colpito e ucciso la moglie Luciana col poggiapiedi della propria sedia a rotelle. Testimone della scena drammatica è stato il figlio dei coniugi recatosi a casa dei genitori per la consueta visita della domenica.  L’uxoricida, portato in caserma,  ha spiegato  ai carabinieri  che era stato lui ad uccidere la moglie in preda alla gelosia sostenendo che la moglie lo tradiva da circa 50 anni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo un litigio con la moglie, il 93enne approfittando di un momento di distrazione dell’anziana, l’avrebbe colpita al viso e alla testa con il poggiapiedi della sedia a rotelle fino a farla cadere a terra.</p>
<h3><strong>Uxoricidio commesso da una donna</strong></h3>
<p>Molto meno frequente è che una moglie uccida il marito; se lo fa è quasi sempre per salvare sé stessa da maltrattamenti gravi subiti a opera del marito. In quello femminile è raro l’omicidio per gelosia, poiché la donna gelosa scarica la propria aggressività sull’amante del marito.</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Gli omicidi  non hanno a che fare con la follia, ma con l’aggressività, con la rabbia, con la violenza, in un escalation che termina solo con l’eliminazione fisica della partner. l rifiuto, la paura di non essere amati o che la propria donna possa preferire un altro uomo, riattivano sentimenti di abbandono, di inadeguatezza, di solitudine. L’autore del delitto, in uno stato di disperazione per la perdita dell’oggetto d’amore, ricorre a tutte le manovre possibili.</p>
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		<title>Videogame violenti: quando un videogioco non è più solo finzione</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/01/28/videogame-violenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 16:15:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al mondo d’oggi i videogiochi, in particolare quelli “violenti” sono molto popolari tra bambini, adolescenti e adulti. Fino a qualche</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al mondo d’oggi i videogiochi, in particolare quelli “violenti” sono molto popolari tra bambini, adolescenti e adulti. Fino a qualche decennio fa lo scopo di alcuni videogame era quello di sparare ad oggetti in movimento sullo schermo, oggi invece si assiste a scene di malvagità e di divulgazione della violenza gratuita.</p>
<p>La domanda da porsi è: “<em>che rapporto intercorre tra violenza virtuale e reale? Può un semplice videogame influenzare gli atteggiamenti di chi lo utilizza?</em>” La letteratura internazionale ha studiato l’effetto dell’esposizione ai videogiochi dai contenuti violenti, rilevando come i ragazzi che utilizzano maggiormente questa tipologia di videogiochi tendano a mettere in atto maggiori comportamenti aggressivi (Anderson, Gentile, Buckley, 2007).</p>
<h3><strong>Videogame violenti: danni psicologici</strong></h3>
<p>La dipendenza da video game può presentarsi con una compulsione al gioco, l&#8217;isolamento sociale, sbalzi d&#8217;umore, ansia. La dipendenza da videogioco è classificata come una dipendenza comportamentale. Questa dipendenza è nota anche come <strong>internet gaming disorder. </strong>Vari  studi e ricerche hanno  individuato nove criteri comportamentali che permettono di individuare la patologia:</p>
<ul>
<li>preoccupazione, il soggetto è nervoso se non può giocare,</li>
<li>astinenza,</li>
<li>assuefazione (cioè l’aumento della quantità di tempo spesa a giocare)</li>
<li>difficoltà a staccarsi dal gioco,</li>
<li>rinuncia ad altre attività,</li>
<li>mentire sul tempo passato davanti lo schermo,</li>
<li>giocare per scappare da emozioni negative</li>
<li>continuare a giocare nonostante i problemi causati dal gioco</li>
</ul>
<p>La presenza di almeno cinque dei nove criteri nei precedenti dodici mesi rappresenta un campanello d’allarme e indica che il soggetto potrebbe soffrire di gaming disorder. Un impiego eccessivo del videogame può predisporre il soggetto ad un aumento del livello dell’ansia e a malesseri fisici come stanchezza, difficoltà ad addormentarsi, crisi epilettiche (nei soggetti predisposti), obesità generata dalla sedentarietà.</p>
<h3><strong>Quando il gioco diventa realtà </strong></h3>
<p>Da decenni  Gta occupa uno dei primi posti nella classica dei videogame più venduti e commercializzati sul mercato. In Grand Theft Auto (Gta)  Il giocatore è un criminale che commette una serie di furti, può decidere di far sesso con una prostituta per poi ucciderla e ripendersi i soldi,  commette omicidi ed altri atti efferati per conto di alcuni boss della città, per ottenere una certa reputazione all’interno di questa e guadagnare denaro.</p>
<p>Era proprio questo il videogioco cui si ispirava la baby gang di Monza. Proprio a Monza infatti, sono stati arrestati sei ragazzi appena maggiorenni accusati di almeno una decina di rapine e un tentato omicidio ai danni di loro coetanei tra il marzo 2018 e gennaio 2019. Secondo gli investigatori, i ragazzi si ispiravano a Gta: sceglievano la preda di turno, l’accerchiavano e la massacravano di botte anche in pieno giorno. Come trofeo per le aggressioni, rapinavano i malcapitati di sigarette, cellulari, cuffie . Il loro obiettivo era quello di governare il loro territorio, cioè il centro di Monza. In tutto sono stati scoperti dieci episodi di rapina e lesioni.</p>
<p>Oltre a ciò c’è stato anche un tentato omicidio di un 32enne incontrato per caso e volutamente colpito a calci e pugni in faccia per poi colpirlo con un coltello e una catena. Il malcapitato è finito in ospedale con fratture al cranio. Chiunque passasse davanti ai loro occhi poteva diventare una preda. Si atteggiavano a gangster proprio come i personaggi del viodeogame. Dalle intercettazioni effettuate dai carabinieri di Monza è emerso la seguente frase : &#8220;facciamo rapine in strada come Gta perché con la Play mi annoio&#8221;.</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Come  spesso emerge dai fatti di cronaca, i videogiochi possono indiscutibilmente comportare degli effetti negativi. I personaggi con cui i bambini sono indotti ad identificarsi sono spesso senza scrupoli, disumani, compiono ogni efferatezza per divertimento. Tuttavia, si assiste alla creazione esclusiva di giochi simili fra loro, improntati sempre alla lotta fra personaggi violenti, oppure al dover sopraffare per sopravvivere. Una fruizione elevata di videogames violenti rappresenta un fattore di rischio che non deve essere sottovalutato a livello educativo. A questo proposito, è essenziale ribadire l’importanza del ruolo genitoriale a supervisionare le attività ludiche dei ragazzi. Per quanto sia stato dimostrato che  l’uso dei videogiochi comporti un aumento delle condotte aggressive, non ci si può limitare a immaginare un processo di immediata causa-effetto. Le variabili che entrano in gioco sono numerose, e vanno quindi approfondite.</p>
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		<title>Quando l&#8217;amore incontra la morte: il tema del suicidio in &#8220;Romeo e Giulietta&#8221;</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/11/20/quando-lamore-incontra-la-morte-il-tema-del-suicidio-in-romeo-e-giulietta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Nov 2019 10:40:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il suicidio è l&#8217;atto estremo con il quale una persona volontariamente si procura la morte come risposta a situazioni di</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>suicidio</strong> è l&#8217;atto estremo con il quale una persona volontariamente si procura la morte come risposta a situazioni di vita stressanti.  Il comportamento suicidario comprende il suicidio compiuto e il tentato suicidio. È  la seconda causa principale di decesso tra le persone  con età compresa tra i  15 e i 29 anni.</p>
<p>Molto spesso il suicidio, in particolare tra gli adolescenti, può essere letto come  i<strong>ndicatore dell’importanza del legame con il rispettivo partner</strong>. L’innamoramento, in molto casi, può essere un’esperienza ”destabilizzante”, come nel suicidio dell’opera di Shakespeare. In questo caso si parla di:  “<strong>Shinjū” </strong>,  un vocabolo giapponese che significa &#8220;doppio suicidio&#8221;. Nel linguaggio comune, il vocabolo è usato per indicare qualsiasi tipo di suicidio che avviene simultaneamente fra persone legate da vincoli affettivi, di solito amanti, o coniugi.</p>
<h3><strong>Il suicidio in &#8220;Romeo e Giulietta&#8221;</strong></h3>
<p>Storia d’amore e di morte più nota è certamente quella di Romeo e Giulietta ambientata in una Verona che narra l’amore impossibile, ostacolato dalle rispettive famiglie, fra due giovani  che si conclude con un tragico finale: il suicidio.</p>
<p>L’amore tra Giulietta e Romeo  è  profondo ed intenso a livello emotivo da non lasciare alternative: per tale ragione, l’unica soluzione è solo nella morte. Il desiderio dei due amanti di risolvere il problema tra le due famiglie  si scontra con la concreta e brutale impossibilità di raggiungere Romeo per avvertirlo che Giulietta è semplicemente addormentata dalla pozione di Frate Lorenzo che credendo Giulietta morta, si suicida. Giulietta al risveglio, visto il cadavere dell’amante, ne afferra il pugnale e si uccide a sua volta (“<em>Oh, pugnale benedetto arrugginisci  dentro di me e fammi morire”</em>). La mancanza per la perdita del suo adorato Romeo  scatena un’angoscia insostenibile. La morte chiama la morte, perché il lutto non è elaborato. A questo proposito, è stata utilizzata anche la dizione di “patto suicidario” cioè un accordo fra due persone, che decidono di uccidersi contemporaneamente ed, in genere, nello stesso luogo. La morte degli amanti di Verona, infatti, chiama in causa quelle dinamiche che si ravvisano anche nei patti suicidari, nei quali un progetto di vita basato sull’amore viene paradossalmente ad essere realizzato mediante una duplice e contestuale morte volontaria.</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>Nel gesto suicidario  l’autore ricontrolla totalmente tale relazione e diviene giudice e giustiziere sia di sé, sia del partner. Di fronte alla morte volontaria, più o meno condivisa, le domande sovente sono più delle risposte e spesso gli interrogativi restano insoluti. Non a caso, è stato osservato che “<em>non c’è un unico motivo che possa da sé&#8230; spiegare l’avvenimento  suicidario</em>, <em>perché in fondo, rimane sempre un mistero</em>”.  L’ amore tra Romeo e Giulietta, li ha  catapultati  contro il mondo e, ahimè, anche contro se stessi, cosicché, i due giovani sposi muoiono, suicidandosi a vicenda,  per amore…</p>
<p><em>“Ché mai vi fu una storia così piena di dolore come questa di Giulietta e del suo Romeo.”</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/11/20/quando-lamore-incontra-la-morte-il-tema-del-suicidio-in-romeo-e-giulietta/">Quando l&#8217;amore incontra la morte: il tema del suicidio in &#8220;Romeo e Giulietta&#8221;</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Uso e abuso del termine &#8216;raptus&#8217;</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/11/15/raptus/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2019 08:59:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[psicosi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In tv, nei social network e sui giornali si parla, troppo spesso senza competenze, di raptus come una totale o</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/11/15/raptus/">Uso e abuso del termine &#8216;raptus&#8217;</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In tv, nei social network e sui giornali si parla, troppo spesso senza competenze, di <strong>raptus</strong> come una totale o temporanea incapacità di intendere e volere sancita da perizie. I mass media, soprattutto nei clamorosi casi di cronaca nera, abusano del termine raptus, che non viene <strong>inteso come reazione psicogena compulsiva acuta</strong>, ma sembra essere diventata la parolina magica che in certe situazioni dice tutto e niente e che tolga dalla fatica di dover riflettere o comprendere le motivazioni. Nonostante i continui richiami degli esperti che si occupano di monitorare e studiare il fenomeno, <strong>esiste ancora una folta schiera di giornalisti che utilizza il termine <em>raptus</em> per indicare il comportamento violento</strong>. Questa parola, di poche lettere, se usata in maniera impropria finisce con lo stravolgere completamente il significato di quanto avvenuto.</p>
<h3>Quando, come e perché?</h3>
<p>In preda ad un <em>raptus,</em> la persona non è consapevole di quello che fa.</p>
<p>Nell&#8217;ambito del <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diritto_penale">diritto penale</a></span>, della criminologia e della <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psichiatria_forense"><span style="color: #ff0000;">psichiatria forense</span></a> la carenza di controllo degli impulsi può essere considerata <em>condizione di momentanea incapacità di intendere e di volere</em> e quindi <em>attenuante per la commissione di </em><span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Reato"><em>reati</em></a></span>.</p>
<p>Il raptus può essere indotto dall’assunzione di sostanze psico-attivanti (come anfetamine e cocaina) oppure può rappresentare un tratto stabile della personalità, ma in questo caso si parla di disturbi della personalità di tipo psicopatico o <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/01/31/disordine-da-personalita-antisociale/">antisociale</a></span>.</p>
<p>Si sente spesso il termine &#8216;stato confusionale&#8217;, che esprime l’idea di una perdita di controllo totale e improvvisa, come se il cervello fosse posseduto da una forza che lo agita a caso e lo spinge in direzioni insensate o eccessive. Ma il <strong>raptus non spiega quasi mai niente</strong>, c’è un termine medico che si avvicina a questo ed è <strong>psicosi</strong>.</p>
<p><strong>Psicosi significa semplicemente una complessiva alterazione del modo in cui la persona percepisce l’ambiente, e di come lo elabora</strong>. Il sintomo cardine della psicosi è il delirio. Delirare è uscir fuori da un pensiero costruito in maniera comprensibile, senza un filtro che distingue il vero dall’immaginario Dietro molti apparenti  raptus  vi sono storie anche lunghe di deliri.</p>
<h3>Raptus e femminicidio guai a giustificarlo</h3>
<p>Dai nostri studi <strong>abbiamo notato come negli ultimi anni il termine raptus appaia sempre più spesso nei fatti di cronaca riguardanti il femminicidio</strong>. Si sostiene, in maniera del tutto scellerata, che un uomo geloso uccida la propria compagna perché in preda ad un raptus. Questo malsano atteggiamento, genera  concetti ancora più inquietanti. Il primo in assoluto è la giustificazione che si dà ad un omicida: si rischia di attenuare la responsabilità demandandola all’estrema gelosia che, in un momento di apice , si è  trasformata in un gesto efferato.  In moltissimi casi, abbiamo notato che  il contesto in cui avviene il delitto ha già una storia carica di violenza e spesso, questa,  viene sottovalutata sia dalle famiglie che purtroppo anche dagli inquirenti. Un’altra idea che passa in modo tanto velato quanto pericoloso, è quella che vedrebbe la vittima in qualche modo responsabile del raptus. Ecco questo è per noi riprovevole e del tutto sbagliato, soprattutto quando l’opinione pubblica influenza le fasi delicate sia dell’indagine prima che quelle processuali poi.</p>
<p>In definitiva possiamo affermare che <strong>è necessario documentarsi in maniera approfondita prima di dichiarare un omicida incapace di intendere e di volere</strong> e vi invitiamo a dare credibilità agli esperti preposti, piuttosto che ai più famosi talk-show.</p>
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		<title>Nella mente del terrorista: malati mentali o persone comuni?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2019 09:45:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando parliamo di terrorismo intendiamo azioni molto diverse tra loro, tutte però con lo stesso comune denominatore: generare paura. Terroristi:</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/11/06/terroristi/">Nella mente del terrorista: malati mentali o persone comuni?</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Quando parliamo di terrorismo intendiamo azioni molto diverse tra loro, tutte però con lo stesso comune denominatore: generare paura.</em></h2>
<hr />
<h3>Terroristi: classificazione</h3>
<p>Con il nostro studio abbiamo redatto una <strong>classificazione delle azioni terroristiche</strong> derivanti dalle loro motivazioni o ideologie, in tal senso abbiamo distinto:</p>
<ul>
<li><strong>Terroristi solitari:</strong> solitamente tali soggetti sono molto difficili da individuare perché non sono affiliati a nessun gruppo e inoltre sono quelli che presentano, in percentuale molto elevata, disturbi psicologici già precedentemente manifestati e riconosciuti.</li>
<li><strong>Gruppi estremisti politici:</strong> questa tipologia racchiude tutti coloro che vorrebbero promuovere vari livelli di gerarchia sociale,  come per esempio  il disordine urbano o il razzismo. In questi casi abbiamo riscontrato che di fondo e per qualsiasi tipo di ideologia, di fondo ci sia una profonda ignoranza. Ultimamente l’opinione pubblica ha confuso i gesti di solitari con patologie psicologiche, attribuendoli ad ideologie politiche dietro le quali essi stessi si sono nascosti.</li>
<li><strong>Estremisti religiosi:</strong> questo tipo di terroristi è spesso legato a gruppi religiosi che frequentano luoghi di culto accessibili a tutti, a differenza di ciò che si può pensare, tali soggetti spesso appartengono a famiglie di fascia media con un buon livello socio culturale. Moltissimi non presentano alcun disturbo psicologico</li>
</ul>
<p>Per le contingenze storiche i nostri interessi si sono concentrati su quest’ultima categoria in auge da molto tempo. Con il nostro staff <strong>abbiamo analizzato le oltre 250 interviste che Nasra Hassan, ha realizzato ad altrettanti membri di Hamas e Jihadisti</strong> nella zona di Gaza e Palestina.</p>
<h3>Estremismi religiosi</h3>
<p>Prima di continuare vogliamo fortemente dichiarare che <strong>l’islam non centra nulla con il terrorismo</strong> e che la decisione di considerare tali dati specifici è dovuta alla preziosa mole di informazioni che ci hanno permesso di realizzare un’osservazione precisa. Esistono terroristi estremisti di moltissime religioni in ogni parte del mondo questo è evidente tanto quanto il nostro esclusivo interesse scientifico.</p>
<p>Analizzando le parole degli intervistati si può determinare che <strong>nessuno di loro ha manifestato sintomi della depressione o di malattia mentale</strong>,  e questo anche tra coloro che poi hanno deciso di ricorrere al suicidio. <strong>Ognuno di loro ha sempre mostrato molto sangue freddo</strong> nella discussione dei dettagli degli attentati, mettendo in evidenza una grande motivazione derivante da una <strong>profonda credenza religiosa.</strong></p>
<h3>Non malati mentali, ma persone comuni</h3>
<p>Così, possiamo stabilire che <strong>la psicopatologia mentale non è la spiegazione per comprendere cosa accada nella mente di un terrorista</strong>. La nostra idea si fonda sui criteri con cui i leader di tali gruppi selezionano i candidati, li valutano personalmente con molto rigore e se sospettano un minimo di instabilità mentale li escludono senza riserve.</p>
<p>A supporto delle nostre idee <strong>citiamo lo studio condotto dallo psichiatra Marc Sageman, professore all’Università della Pennsylvania</strong>. Egli ha analizzato 400  tra documenti statali e registrazioni di terroristi estremisti. Da questo studio è emerso che <strong>i terroristi non sono nella maniera </strong><strong>più assoluta persone alle quali è stato lavato il cervello, o soggetti con forti disturbi mentali</strong>.</p>
<p>Al contrario, i dati statistici mostrano che <strong>il 90% dei terroristi proviene da famiglie affettuose e senza alcun problema e il 63% degli stessi ha un’istruzione medio-alta.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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