Covid-19 e malattia mentale

Salute mentale e aspetti psicosociali dell’epidemia di COVID-19


Paura, incertezza, stigma sono comuni in situazioni di pandemie causate da virus. Il COVID-19, ha stravolto in poco tempo le nostre abitudini di vita, i nostri spazi, le nostre relazioni sociali, le nostre certezze e inevitabilmente ha avuto un forte impatto anche sulla salute mentale dei cittadini. In questa situazione di incertezza e di sospensione dal normale fluire della nostra vita, è possibile provare ansia, paura, disagi psicologici, disorientamento che possono portare a sintomi di stress post traumatico e abuso di alcool o altre sostanze.

Conseguenze Psico-Sociali nella popolazione con malattia mentale

Milioni di persone già fragili, sono bloccate nelle loro case, rischiando danni irrecuperabili alla propria salute mentale. Persone per cui un regime di isolamento forzato, crea un ulteriore grande disagio. È probabile, fra chi soffre già di un disturbo mentale, un rischio di aggravamento delle loro patologie, anche perché il lockdown ha reso più difficile il fruire di percorsi di cura dei pazienti. Una individuo al quale è stato diagnosticato un disturbo d’ansia potrebbe, in questo stato di emergenza prolungata, provare un’ansia prorompente. Una persona che ha un problema di alcolismo si ritrova a bere più frequentemente. Si teme molto un aumento dei tentativi di suicidio e un aumento degli esordi psicotici. Preoccupazione emerge anche per le famiglie gravemente disfunzionali, dove ci sia violenza verbale e fisica. Dovremmo attenderci anche l’emergere di nuove forme di disagio finora latenti. Un primo segno di quanto stiamo è stata l’impennata dei casi di trattamento sanitario obbligatorio con il lockdown. A Torino, ad esempio, si è passati da una media di un TSO ogni due giorni, a nove TSO al giorno.

Effetti psico-sociali nella popolazione generale

E’ evidente che questa situazione crea un disagio psicologico per tutta la popolazione: l’impossibilità di essere produttivi, come la società moderna ci ha abituati ad essere, genera in noi molto stress e frustrazione. L’Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico (Eurodap) ha realizzato un sondaggio ed è emerso che il 68% sta vivendo molto male la possibilità di uscire di casa solo per valide ragioni. Solo il 7% afferma di trovare beneficio nel rimanere a casa e nel dedicarsi alla famiglia. Nel 78% dei casi il sentimento dominante è l’ansia e il senso di oppressione, il 13% ammette di essere nervoso e solo il 9% dichiara di vivere serenamente questo momento. Dal sondaggio è anche emerso che, nella maggior parte dei casi (61%), il timore più grande è quello che la quarantena venga protratta senza un termine definito, mentre il 27% ha paura di essere contagiato. Sono pochi (23%), inoltre, gli italiani che hanno deciso d’investire il maggior tempo a disposizione dedicandosi a sé stessi, ai propri interessi, alla crescita personale.

Ultimi ma non meno importante è la diffusione, da parte della popolazione, dei timori del contatto sociale, in cui chiunque si avvicini a meno di un metro di distanza, diventa un potenziale nemico,  comportamenti rischiano di prolungarsi nel tempo. L’ansia collettiva è percepibile, la diffidenza verso chi non rispetta le regole può essere fonte di tensioni.

Interessante è uno studio condotto in Cina che ha analizzato i contenuti dei post di un noto social media cinese (Sina Weibo). Sono stati utilizzati specifici algoritmi di Machine Learning,  per analizzare differenze nei contenuti dei post pubblicati prima e dopo la diffusione del COVID-19 ed è emerso un aumento sostanziale di contenuti negativi (ansia, depressione e aumentata percezione di minaccia) contro una diminuzione dei contenuti positivi.

Per quanto riguarda il personale sanitario, in particolare il personale infermieristico, ha riportato sintomi ansiosi in misura statisticamente maggiore. Il dato probabilmente più rilevante ha riguardato però l’incidenza di sintomi stressanti post-traumatici. I membri dello staff medico ha riportato una sintomatologia stress-correlata, tra cui insonnia, incubi, ipervigilanza e immagini negative ricorrenti.

Sarà utile comprendere come la routine della quarantena impatti sul comportamento di bambini e adolescenti, che, relegati alla sedentarietà tra le mura domestiche, potrebbero incorrere nella dipendenza dall’uso di dispositivi digitali con un effetto peggiorativo del ritmo circadiano e del sonno

Conclusioni

Se da una parte i fattori oggettivi dovuti all’emergenza non si possono modificare, possiamo provare a governare, per quanto possibile, gli aspetti soggettivi, in relazione al nostro equilibrio psicofisico. Questo, se non altro, per evitare di creare l’effetto “nocebo”, perché lo stress che stiamo vivendo genera già di per sé il dannoso cortisolo, l’ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, responsabile dell’abbassamento delle difese immunitarie. Quando le reazioni di difesa sono eccessive il danno che la persona si provoca, o in questo caso provoca alla collettività, è maggiore e la reazione difensiva non è più adeguata ed efficace, anzi, genera più danni di quelli che dovrebbe prevedere”.

Le conseguenze per la salute mentale probabilmente resteranno per un tempo più lungo e avranno un picco più tardi rispetto all’attuale pandemia. Nel nostro Paese potrebbero essere i problemi e quindi la rete deve essere pronta ad assistere le persone in difficoltà, che magari hanno perso il lavoro. Quindi la comprensione delle conseguenze sulla salute mentale ai tempi del COVID-19 sta diventando un aspetto sempre più urgente. Come si potrà ritornare a un adattamento psicosociale uguale a quello precedente (o migliore) senza una comprensione dell’impatto psicosociale della crisi?

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