Cronaca

Riflessioni a freddo sulla tragedia di Francavilla al Mare

È degli ultimi giorni la notizia di un padre che, a Francavilla a Mare (Chieti),  ha gettato dal cavalcavia la figlia di 10 anni e dopo 7 ore di trattative con il mediatore, si è lasciato cadere proprio vicino al corpo esanime della figlia.

Si tratta di Fausto Filippone, 49 anni imprenditore, che ha scavalcato la recinzione del cavalcavia della A14 e ha lanciato il corpo della figlia Ludovica.

Nella stessa mattinata la moglie di Filippone, Manira Angrilli, era caduta dal balcone di casa e, secondo gli esiti dell’autopsia, pare sia stato lo stesso Filippone a spingerla giù. L’uomo aveva inoltre fornito finte generalità ai soccorritori e si era allontanato con la figlia, probabilmente per compiere il suo piano omicida.

Imboccata la A14, all’altezza del viadotto Alento, come detto, l’uomo ha oltrepassato la recinzione ed è restato in bilico sull’orlo del cornicione del cavalcavia, probabilmente dopo aver avuto un ripensamento, per 7 ore. In quei momenti le forze dell’ordine, i familiari e il mediatore hanno iniziato una lunga trattativa per evitare che si suicidasse.

Alla fine Fausto Filippone ha deciso di lasciarsi cadere nel vuoto.

Una tragedia che lascia senza parole.

Come è possibile che un uomo possa sterminare la sua famiglia?

In criminologia il soggetto che compie una strage familiare viene identificato come Family Mass Murder e di solito è in preda ad un delirio di rovina.

Il soggetto in questione, infatti, pensa che l’atto omicida sia l’unica soluzione possibile per la risoluzione di un problema. Ha perso ogni speranza nel futuro e non trova nessun valido motivo che gli faccia pensare che valga la pena di vivere. È proprio questa sensazione che lo porta a pensare che neanche per la sua famiglia ci sia la possibilità di non soffrire per un futuro di rovina e disperazione. La decisione diventa, allora, quella di cancellare dalla vita tutto il nucleo familiare e poi uccidersi.

L’omicida-suicida ha la percezione di uccidere persone cui è legato affettivamente e lo fa perché non vuole lasciarli a soffrire in un mondo sbagliato, allora decide di portarli con sé “in un posto migliore” dove finalmente potranno essere in pace.

Perché solitamente sono gli uomini a commettere questo tipo di omicidi-suicidi?

Possiamo rilevare alcune motivazioni comuni:

  1. Una minore capacità di adattamento dell’uomo
  2. Maggiori difficoltà ad accettare e metabolizzare abbandoni, lutti ed eventi traumatici
  3. Nella società moderna l’uomo è identificato dal lavoro che fa e dal prestigio sociale di cui gode. La perdita del lavoro o il licenziamento possono essere visti come eventi catastrofici
  4. L’uomo percepisce la violenza come un atto per ottenere quello che desidera, mentre la donna lo valuta come una perdita di controllo

Attraverso una analisi della società si osserva come l’uomo tenda ad avere una buona rete sociale di amici e colleghi con i quali riesce a condividere molte attività (es. calcetto, sport, concerti), ma sono tutte attività improntate sul “fare qualcosa”.

La donna, invece, tende  a prediligere attività comunicative, di sostegno e condivisione (es. raccontarsi la quotidianità, chiedere consigli, parlare dei figli), che le permettono di avere più consapevolezza delle proprie emozioni e una maggiore capacità di gestirle.


[Fonte immagine: lapresse.it]

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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