Angelo Izzo, da bullo a Mostro del Circeo (pt. 1: il Massacro del Circeo)

Di Dr.ssa Valentina Zandoná


Angelo Izzo, tristemente conosciuto con l’appellativo “il mostro del Circeo”, ora detenuto presso il carcere di Velletri per scontare la pena dell’ergastolo, torna a far parlare di sé, rivelando ulteriori inquietanti particolari relativi al proprio passato.

Omicidio Circeo, nuova confessione shock di Angelo Izzo: “Uccidemmo anche una ragazza friulana”. Si tratterebbe di Rossella Corazzin, 17enne rapita nel ’75 e mai ritrovata. L’episodio precederebbe di un mese il massacro nella villetta della località balneare romana avvenuto tra il 29 e il 30 settembre dello stesso anno. Ma la procura di Perugia archivia l’inchiesta: “Dichiarazioni non credibili – Repubblica, 25 maggio 2018

Come già capitato in precedenza con riferimento a diverse dichiarazioni rese dal reo, tuttavia, per la Procura quanto riferito non sarebbe attendibile. Ma andiamo con ordine: con questo articolo a puntate vorremmo ricostruire la storia di uno dei più conosciuti criminali italiani, inquadrando in un’ottica clinica i fatti accaduti nell’arco della sua vita e integrandoli con una discussione rispetto alla diagnosi a lui attribuita (non l’unica, ma a nostro avviso, quella maggiormente caratterizzante) del disturbo di personalità antisociale.

Angelo Izzo: cenni biografici 

Angelo Izzo nasce a Roma il 23 agosto 1955 ed è il primogenito di quattro figli. Conduce una vita agiata già dall’infanzia: il padre è un costruttore e la madre decide di non lavorare per dedicarsi solo alla famiglia. Vive in un quartiere della medio-alta borghesia romana e frequenta una scuola privata, a cui vengono iscritti i figli di famiglie facoltose della “Roma bene” del tempo. Noto picchiatore a scuola, è l’autore, sempre insieme a complici, di azioni violente che al giorno d’oggi individueremmo come espressioni di bullismo. Un compagno di classe lo descrive, alla fine degli anni ’90 dicendo che “era un ragazzo molto intelligente e andava anche bene a scuola, aveva un buon profitto… una personalità disturbata, un po’ mitomane […] con alti e bassi caratteriali, momenti di nervosismo, di grandi assenze”.

Appassionato di sport (equitazione, vela, sci nautico) presto mostra una predilezione per sport di contatto come le arti marziali e il rugby.  Si appassiona inoltre, a partire da un’età precoce (ha solo 13 anni), alla politica, entrando a far parte di un’associazione studentesca del Movimento Sociale Italiano, la “Giovane Italia”. Espulso dal gruppo per aver utilizzato spazi esterni dell’associazione per nascondere ciclomotori rubati, comincia a palesarsi alle forze dell’ordine per azioni eversive di stampo neofascista e per atti di criminalità ordinaria come rapine a danno di uffici postali, banche e gioiellerie, traffico di sostanze stupefacenti e numerose violenze di gruppo, reati spesso ideati con la collaborazione della malavita comune.

Con i propri compagni suddivide rigidamente il mondo in dominanti, poveri cristi e pidocchiosi, collocandosi nella prima categoria e mostrandosi ostile nei confronti delle restanti. Lui stesso, durante un’intervista resa a Franca Leosini nel 1998, dichiara: io ero dalla parte di quelli che erano per i campi di concentramento e “io non ho mai conosciuto un operaio prima di entrare in carcere”.

È il crimine perpetrato dal gruppo che caratterizzerà buona parte delle vicende della sua vita, votata a uno stile estremo soprattutto per quanto riguarda la concezione del rapporto con le donne: il sesso violento stimola non solo le fantasie del giovane ma viene anche praticato in stupri di gruppo durante “festini” ai quali partecipano giovani “pariolini” di destra, accomunati da ideologie politiche affini e dall’utilizzo di sostanze stupefacenti a scopo ricreativo.

Nel 1974, prima dell’evento che lo renderà conosciuto in tutta Italia, violenta due donne e riceve una condanna a due anni e mezzo con la condizionale.

Il Massacro del Circeo

Il 29 settembre 1975, a San Felice Circeo in provincia di Latina, con l’aiuto di due complici, conduce con l’inganno e con modalità totalmente premeditate due ragazze di 17 e 19 anni, conosciute per caso perché autostoppiste, presso una villa al Circeo; le due donne vengono drogate, violentate, seviziate e massacrate per trentacinque ore. Una delle due viene annegata nella vasca da bagno; l’altra, dopo essere stata ripetutamente picchiata e strangolata con una cintura, riesce a fingersi morta. Entrambe vengono caricate nel bagagliaio di un’automobile che viene parcheggiata in viale Pola quando gli aguzzini decidono di andare a mangiare qualcosa prima di pensare a come disfarsi dei corpi. Sono i lamenti della sopravvissuta ad attirare l’attenzione di un metronotte, che dà l’allarme.

Angelo Izzo e uno dei complici vengono arrestati, il terzo uomo fa perdere le sue tracce e non verrà mai ritrovato. Sebbene vengano tutti e tre condannati all’ergastolo in primo grado, la Corte d’Appello nell’ottobre del 1980 confermerà tale pena solo per Izzo, mentre per gli altri due uomini la pena viene ridotta a trent’anni.

Rispetto ai reati commessi, anni dopo Izzo scriverà il suo libro The Mob, di cui alcuni stralci sono stati pubblicati da Panorama in uno speciale dal titolo “Stupro e torturo. Io, Angelo Izzo, vivo così”:

Credo che lo stupro abbia a che fare con gli istinti primordiali dell’uomo. La caccia, l’inseguimento, la cattura, la preda calda, spaventata, tremante, il possesso. Ecco, questo il gioco, la mia eccitazione si fonda su questo subdolo e umiliante meccanismo: il possesso. Il sapere che lei è preda, alla tua totale mercé, debole e remissiva, schiava delle tue volontà. Il possesso totale. Sì, è vero, in uno stupro la soddisfazione sessuale è poca cosa, è il resto a farla da padrone. Il pieno controllo del corpo di lei, il senso di onnipotenza, lo sfogo sadico di un istinto malfermo, la tortura psicologica, la sua sofferenza, l’angoscia, la remissività. Tutto entra in un gioco perverso teso all’annullamento della sua volontà. La donna che è dominata, la schiavitù, la sottomissione, l’inseguimento del tuo solo piacere.

E ancora:

Per noi è così, una volta rotti gli argini diventiamo degli stupratori seriali. Entra nelle nostre priorità quella di avere delle donne da violare, da ridurre a giocattoli sessuali (…). È il nostro divertimento, ormai, niente più ci allontana dal desiderio di sfogarci in questo modo aberrante, siamo schiavi della nostra malattia, ne siamo forse consapevoli a volte, ma non sappiamo più rinunciare.

In un’intervista affermerà inoltre che noi consideravamo le donne come dei pezzi di carne, come delle non-persone; riferirà che i suoi rapporti sentimentali in gioventù erano stati pochissimi e che “in realtà poi tendevo a cercare rapporti infelici”, appellandosi a una probabile paura delle donne e a un lato omosessuale che tendeva a voler mantenere nascosto.

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Fonte immagine: www.tpi.it

Fonti bibliografiche:

• Bovenga Irene, La perversione di morte: il caso di Angelo Izzo

• Sturlese Tosi G.,“Stupro e torturo: io, Izzo, vivo così”, Panorama, n°20,19 maggio 2005.

• DSM-V (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, fifth edition)

• www.wikipedia.it (Angelo Izzo)www.repubblica.it: 15 dicembre 2009, 25 maggio 2018

• Franca Leosini, “Angelo Izzo: l'angelo del male”, Ombre sul Giallo

• Raitre, serie “Un giorno in Pretura”, “Angelo Izzo”, vari documenti
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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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