Angelo Izzo, da bullo a Mostro del Circeo (pt. 2: la semilibertà)

Di Dr.ssa Valentina Zandonà


Dopo aver parlato dei fatti che portarono al Massacro del Circeo, oggi ci soffermiamo sulla detenzione di Angelo Izzo e sulla sua semilibertà.

La detenzione di Angelo Izzo

In attesa del secondo grado di giudizio, lzzo viene rinchiuso nel carcere di Trani; la Struttura manifesta, però, una discreta preoccupazione rispetto allo stato di salute dell’uomo per il quale richiede con urgenza un ricovero, motivando tale necessità attribuendogli “una grave depressione con mania suicida”.

Izzo viene quindi trasferito presso l’OPG di Montelupo Fiorentino per sottoporlo a cure adeguate e per svolgere una perizia psichiatrica dalla quale emerge che “si tratta di un soggetto lucido (…). Manifesta delle turbe di personalità che investono la sua capacità di adattamento, le sue possibilità di esteriorizzazione dei propri sentimenti, i quali sono ancorati esclusivamente su una posizione egoistica. (…) è un sano di mente. Non necessita di cure manicomiali. Può tornare al carcere di provenienza”.

È solo una delle vicende del “turismo carcerario” («andavo a Rebibbia, andavo a Ferrara, ne ho girati tantissimi di passaggio») che vedranno Izzo come protagonista nell’arco del ventennio trascorso in detenzione, portandolo a conoscere più di quaranta carceri differenti.

Sebbene mostri delle difficoltà di socializzazione iniziali, Izzo riesce gradualmente a farsi accettare nell’ambiente carcerario, nel quale diventa una figura ammirata e carica di autorità (in un’intervista si definisce come una sorta di protettore dei nuovi arrivati), sebbene mantenga comunque delle inimicizie.

Nel 1984 decide di cominciare a porsi come collaboratore di Giustizia, con l’intento – che mai confesserà – di ottenere dei favori e degli sconti di pena («in qualche maniera è stata anche una scelta etica», riferisce nell’intervista televisiva che rimanda immagini della sua cella con appeso un manifesto di Che Guevara…). Testimonia in non meno di cento processi di allora, nonostante alcune delle sue confessioni non siano considerate credibili (così come sono state considerate non attendibili le dichiarazioni rilasciate a Repubblica il 25 maggio 2018) e si inquadrino in un mal celato tentativo di manipolazione del sistema giudiziario. Martinelli, giornalista de Il Messaggero, riporta che si possa definire l’attendibilità delle dichiarazioni di Izzo con riferimento ad uno spartiacque temporale individuato nel 1975, ossia solo con riferimento ai fatti di cui egli era stato protagonista; le confessioni rilasciate successivamente all’arresto sono solo “presunte verità” contestate e dichiarate non veritiere dalle sentenze concluse.

Izzo continua, in ogni caso, ad ottenere l’ascolto dei magistrati che, a lungo andare, gli concedono i benefici giuridici tanto desiderati in cambio della sua collaborazione, soprattutto in merito alla prevenzione del rischio di stragi “esplosive” che caratterizzano quel periodo della storia italiana.

Durante un permesso premio nel 1993 si rende irreperibile, viene avvistato in mezza Europa, poi individuato a Parigi e arrestato dalla polizia. Racconta di aver speso 100 milioni delle vecchie lire. Per recuperare la credibilità agli occhi dei magistrati confessa di aver commesso in passato altri 7 omicidi. Riesce a convincere gli psicologi che lo seguono di essere un uomo rinato, di dover essere “preservato dai rischi di una prolungata segregazione”. Un esperto scrive: “Ritengo che il superiore organo giudicante possa a questo punto prendere in esame senza timore l’ipotesi della concessione di un permesso premio di riapertura a questo detenuto (…) Del resto, nel caso in cui avessi dubitato della sua autenticità, le sue lacrime, alcune volte proprio non contenute nonostante lo sforzo di autocontrollo, sarebbero valse a smentirmi”.

Definito il “detenuto modello”, colui che partecipa a tutte le attività (culturali e religiose) e programmi del carcere, comincia a scrivere The Mob, testo in cui descrive in maniera assolutamente cruda (e preoccupante) le violenze sessuali compiute e fantasticate. Nel 1998, durante la famosa intervista televisiva con Franca Leosini dichiara, rispondendo in merito alle motivazioni di quelle trentacinque ore di terribili sevizie avvenute venti anni prima:

noi eravamo posseduti da una mentalità delinquenziale estrema […] a me nessuno si sarebbe mai sognato di dirmi qualche cosa, io l’avrei ucciso se qualcuno mi avesse detto qualcosa o se qualcuno mi avesse voluto fare del male io sicuramente avrei immediatamente reagito in maniera violenta […] oggi sono veramente una persona cambiata in questo senso, però tale ero […] Io non ho mai commesso, diciamo, da solo qualcosa… Probabilmente era una forma di legame che esisteva tra noi… come un patto di sangue, come un dimostrarsi come sempre più crudeli, sempre più feroci, e questo in qualche maniera ci autolegittimava come superuomini. Il carcere a me è servito tantissimo perché sono venuto a contatto con la realtà.

In seguito comincia a godere di permessi premio e, dal 2005, approda al regime di semilibertà.

Nel 2009 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo condanna all’unanimità l’Italia per aver dato la semilibertà al mostro del Circeo, in quanto – con tale concessione – le autorità italiane “hanno violato il diritto alla vita di Maria Carmela Linciano e Valentina Maiorano”.

La semilibertà

Nel dicembre 2004 Izzo ottiene la semilibertà dal carcere di Campobasso e comincia a lavorare presso l’associazione “Città Futura” che si occupa di fornire ascolto a persone in difficoltà e in situazioni di disagio sociale, come parte del programma riabilitativo di inserimento lavorativo disposto dai giudici di Palermo.

Qui conosce Luca Palaia, un giovane ragazzo col quale stringe un rapporto molto forte, quasi morboso, che dice di considerare quasi come un figlio e al quale fa regali costosi. Le notti vengono trascorse da entrambi presso il lussuoso hotel Roxy a Campobasso, dove Izzo spesso organizza dispendiose cene alle quali partecipano, a suo dire, personalità quali deputati e onorevoli, alle quali presenzia sempre anche Luca.

Una notte, dopo un blitz delle forze dell’ordine avvenuto nella stanza dell’hotel, viene disposto per precauzione il trasferimento di Izzo al carcere di Palermo. Qui egli incontra Giovanni Maiorano, ergastolano e vecchia conoscenza, che gli chiede di prendersi cura, durante il periodo di semilibertà, della moglie Carmela e della figlia Valentina, che versano in gravi difficoltà economiche. Izzo riesce a rientrare a Campobasso e a riprendere l’attività presso l’associazione e contestualmente inizia una relazione con Carmela (Antonella), mentre propone progetti lavorativi fasulli alle due donne per tentare di sottrargli dei soldi (nonostante lo stesso non avesse problematiche di natura economica).

Il 28 aprile 2005 Izzo, dopo aver comunicato alle due donne di fare le valigie perché sarebbero partiti insieme per l’estero, le accompagna insieme al complice Luca presso una villa privata di proprietà di Guido Palladino e dopo aver orchestrato, nuovamente, un omicidio avvenuto per soffocamento, probabilmente successivo anche a violenza sessuale a carico di entrambe le donne, ne occulta i cadaveri ammanettati, con i piedi legati, con i volti avvolti nel nastro isolante, sotto cinquanta centimetri di terra e calce, aiutato da Luca.

Durante il processo a carico di Luca Palaia, Izzo afferma rispetto a Carmela (Antonella):

Per me era un problema, non vedevo l’ora di levarmela dalle scatole. Scusate, ma questo era il mio stato d’animo.

Mentre racconta con estrema lucidità quanto avvenuto nella villa:

Mi sembra poi che mentre stavo ammazzando Valentina mi pare che sono tornato a dare un’occhiata a vedere Luca come stava. Ho cercato in tutte le maniere di risollevarlo. Tremava, era uno straccio…

e, riferito alla calce durante l’occultamento dei due cadaveri, rivolto a Luca

sì, perché gli spiegavo di non metterla… [mostra con dei gesti] perché poi se no l’acqua la lava via… e già mi è successo […] cioè farlo a strati.

Condannato nuovamente all’ergastolo, scrive una lettera agli avvocati per giustificare quanto successo:

Antonella cominciò a farsi insistente perché voleva cambiasse la natura del nostro rapporto. Il rapporto fra me e Antonella a causa di quanto sopra si deteriorò anche perché la donna rivelò ai miei occhi un’indole avida e ricattatoria, pian piano al solo vederla mi si raggelavano il cuore e le viscere. Tutto questo avvenne in una fase molto difficile della mia vita a contatto col dolore e la sofferenza del disagio mi sono sentito impotente […] In fondo volevo solo essere amato, non essere mai più solo, infatti la cosa più tremenda di questa situazione è che mi sentivo solo. Ero solo nella tempesta che stavo affrontando. Forse nella mia mente ferita in quel momento si è fatta strada l’idea di coinvolgere Guido e Luca in qualcosa di grave che li legasse a me per sempre. Avevo un tale terrore di essere abbandonato, non sono sicuro ma in un certo momento si è fatta strada in me l’idea di un patto di sangue che li costringesse a volermi bene per sempre. Sentivo come un bisogno di uccidere, non so cosa mi è successo, è come se fantasmi riemersi dal mio profondo e dal mio passato si fossero impadroniti di me e agissero per me. Mentre stavo così Antonella, inconsapevole, mi trascinava sulla via del male. Mi provocava, non si rendeva conto di come io stavo. Quando eravamo insieme, anche nell’intimità, sognavo di ucciderla, di murarla in un angolo dell’ufficio […] E pensare che, appena uccise le due donne, i fantasmi che sono all’interno di me mi hanno abbandonato, e io ero come purificato, ero tornato la persona dolce e buona che sono.

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Fonte immagine: www.tg24.sky.it

Fonti bibliografiche:

• Bovenga Irene, La perversione di morte: il caso di Angelo Izzo

• Sturlese Tosi G.,“Stupro e torturo: io, Izzo, vivo così”, Panorama, n°20,19 maggio 2005.

• DSM-V (Diagnostic and statistical manual of mental disorders, fifth edition)

• www.wikipedia.it (Angelo Izzo)www.repubblica.it: 15 dicembre 2009, 25 maggio 2018

• Franca Leosini, “Angelo Izzo: l'angelo del male”, Ombre sul Giallo

• Raitre, serie “Un giorno in Pretura”, “Angelo Izzo”, vari documenti
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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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