Cesare Lombroso e la teoria del criminale per nascita

Quando si parla di criminologia moderna, è semplice fare riferimento a Cesare Lombroso, padre di questa disciplina e creatore della teoria del criminale per nascita.

Si tratta di un personaggio molto controverso che, nonostante sia considerato come il fondatore dell’antropologia criminale, nel corso della sua carriera ha ricevuto moltissime critiche.

Cesare Lombroso: chi era?

Vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900, Cesare Lombroso è stato un personaggio molto rilevante. È stato un medico, un sociologo, ma anche un filosofo, un antropologo e un giurista. È il padre della criminologia moderna ed è stato anche uno degli esponenti più conosciuti del Positivismo.

Una delle sue più grandi teorie riguarda quella del “criminale per nascita”. Come spesso accade quando gli studiosi formulano alcune teorie, vi è chi ha accettato di buon grado la tesi di Lombroso e chi, invece, non lo ha fatto. Nel 1882, inoltre, è stato addirittura radiato dalla Società Italiana di Antropologia ed Etnologia.

La teoria del criminale per nascita

La teoria del criminale per nascita si basa su un concetto molto semplice, ideato appunto dallo stesso Lombroso. Alcune persone, secondo lui, nascono criminali e il loro comportamento è insito nelle caratteristiche anatomiche di esse.

Fisicamente, quindi, il delinquente è molto differente dall’ ”uomo normale”, in quanto dotato di anomalie e atavismi, che portano ad avere un comportamento del tutto deviante.

È chiaro, quindi, come secondo Lombroso, criminali ci si nasca e non ci si diventi. Si tratta di una patologia ereditaria, che si può risolvere soltanto in un modo: con un approccio clinico terapeutico.

Il comportamento criminale, però, non dipende soltanto da fisicità che questa persona ha: nell’ultima parte della sua vita, infatti, Lombroso riconosce che anche i fattori ambientali, sociali ed educativi possono portare, allo stesso modo dei fisici, alla produzione di comportamenti criminali.

Il criminale, secondo Lombroso, ha quindi caratteristiche fisiche particolari:

  • grandi mandibole,
  • naso schiacciato,
  • zigomi sporgenti,
  • canini forti.

Lo studio sulle ossa del cranio, a tal proposito, è molto singolare.

È evidente che, oggigiorno, tutto ciò può farci davvero sorridere ma, al tempo, numerosi erano i riscontri positivi riguardanti le teorie di Lombroso, che evidenziava anche caratteristiche comportamentali come lo scarso senso morale, cinismo, apatia come classici comportamenti del potenziale delinquente.

Oggigiorno sappiamo bene che non basta certo guardare il fisico di una persona o il carattere per “etichettarlo” come potenziale assassino.

Lombroso, con il passare degli anni, ha senza dubbio ampliato le sue teorie, considerando anche il contesto sociale come importante al fine di determinare il potenziale assassino.

Cosa c’è di vero e cosa di sbagliato in questa teoria

Come tutte le teorie, anche quella di Lombroso può avere qualcosa di vero e di sbagliato.

Lombroso è stato più volte etichettato anche come razzista in quanto, nei suoi numerosi studi, per caratteristiche anatomiche considerava la gente del sud Italia più incline alla delinquenza rispetto alle persone del nord, causando veri e propri tumulti popolari.

La teoria di Lombroso, essendo senza dubbio superata e sbagliata, può avere un qualcosa di vero nel momento in cui egli considerava il contesto sociale, nonché fattori ambientali e l’educazione come possibili sfere di influenza del comportamento criminale. Oggigiorno sappiamo che, infatti, il criminale può essere una persona che ha situazioni disagiate, che non ha ricevuto un’educazione consona, che ha vissuto in un contesto di malavita. Completamente prive di fondamento, invece, appaiono le caratteristiche fisiche come possibili indicazioni di un soggetto criminale.

La criminalità è una malattia da curare?

Secondo Lombroso, la criminalità è una malattia da curare, in quanto soprattutto derivante da caratteristiche fisiche insite nell’uomo e nella donna.

A tal proposito, nel 1950, le teorie del celebre criminologo sono state riprese, secondo quella che si chiama prospettiva del mito medico. Da qui si è arrivati alla rieducazione del carcerato. Il carcere è un luogo in cui si possono avere trattamenti psicologici, cure farmacologiche ed interventi neurochirurgici.

Niente a che vedere con le preesistenti teorie di Lombroso ma, effettivamente, il carcere è attualmente una misura di sicurezza che, oltre a detenere il condannato, tende alla rieducazione e alla sua risocializzazione, con interventi psicologici ed educativi per correggerne l’antisocialità.

(Fonte immagine: news.unipv.it)

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Miolì Chiung

Mi chiamo Miolì Chiung e sono una psicoterapeuta esperta in psicologia giuridica e criminologia. Da sempre, per lavoro e per passione, sono affascinata dalla psicologia criminale e dall’analisi della mente umana. Mi occupo di minori e famiglia e,da questo particolare osservatorio, amo analizzare le sfumature familiari di alcuni crimini.

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