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	<title>femminicidio Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
	<lastBuildDate>Thu, 07 Mar 2019 17:07:23 +0000</lastBuildDate>
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	<title>femminicidio Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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		<title>L&#8217;amore criminale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 17:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna è una donna di 35 anni, medico. È emiliana e vive a circa 50 km da Luca, un uomo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anna è una donna di 35 anni, medico. È emiliana e vive a circa 50 km da Luca, un uomo che ha conosciuto tramite Facebook.</p>
<p>Dopo essersi scambiati qualche battuta sul social, iniziano a messaggiare giornalmente, fino a scambiarsi i numeri di telefono. Lui pochi giorni dopo le dice che più passa il tempo più capisce di non riuscire a vivere senza di lei e di aver paura di innamorarsi sempre di più. Lei lusingata continua questa conoscenza con questo uomo a distanza. Un giorno lei si trova nel suo ambulatorio e non risponde ai messaggi di Luca. Il soggetto le comunica di non voler avere più nulla a che fare con lei, poi invia un altro messaggio dove dichiara che lei è solo una brutta persona che si stava approfittando delle attenzioni che lui gli stava dimostrando.</p>
<p>La donna appena possibile risponde, dando spiegazioni all’uomo. Continuano a sentirsi finché decidono di incontrarsi la sera del 10 giugno. Lei dopo tale decisione presa insieme, inizia a mostrare degli attacchi d’ansia e di paura. Non sa chi sia l’uomo dall’altra parte del telefono, non sa nulla di lui e cerca di rimandare il più possibile.</p>
<p>Lei chiede di posticipare l’incontro a data da destinarsi per via di un’emergenza a lavoro. Lui le dice di star tranquilla, che la capisce ma poche ore dopo le invia dei messaggi dove la insulta, la denigra e l’annulla come donna.</p>
<p>Anna continua imperterrita a cercare di capire il perché di tali comportamenti, finché chiede all’uomo di andare lui da lei, ma lui si rifiuta. Anna dopo svariati messaggi di insulti e brutte parole decide di scoprire il motivo di tali atteggiamenti. Fa delle ricerche su di Luca e scopre che lui non può spostarsi dalla sua città perché è in attesa di giudizio per una sentenza giudiziaria e quindi possiede un obbligo di soggiorno nel paese dove abita.</p>
<p>Luca dopo l’ennesimo messaggio di insulti, sparisce. Lei inizia ad andare di matto perché le mancano le sue attenzioni. Cerca in tutti i modi di contattarlo, finché decide di raggiungerlo. Prende il primo treno e parte per una frazione di Bologna, dove risiede lui.</p>
<p>Lui l’accoglie felice, la ospita a casa sua e non le fa mancare nulla. Le dice che può fermarsi quanto vuole. Anna pensava di fermarsi 5 giorni, glielo comunica e lui felice le dice che va benissimo. Così al quinto giorno gli comunica gli orari della partenza in modo che sarebbe tornata in città.</p>
<p>Durante l’ultima notte lega Anna, la picchia e la rinchiude dentro ad una stanza. La imbavaglia ed inizia ad abusare di lei. Quando decide di lasciarla libera, la butta fuori casa e lei terrorizzata e con lo sguardo vuoto torna a Bologna.</p>
<p>Il giorno dopo, pensando all’accaduto, decide di mandargli un messaggio dicendogli di lasciarla stare, che lo avrebbe denunciato e che era un uomo schifoso, che lei si fidava di lui ma non aveva paura a portarlo in tribunale. Blocca Luca in tutti i social ed interrompe la comunicazione con lui.</p>
<p>Il giorno dopo Anna riceve un mazzo di rose a casa, con un gran bel regalo. Il tutto accompagnato da una bella lettera di scuse, come se la donna potesse perdonare tutto il male subito. Lei gli invia un messaggio di ringraziamento e lui risponde di non denunciarlo, che l’amava troppo le chiedeva scusa e che sarebbe stata per sempre sua o di nessun altro.</p>
<p>La donna terrorizzata continua a non parlare con nessuno, tiene tutto per sé finché decide di recarsi dalla polizia. Denuncia l’uomo. Luca riceve la comunicazione della denuncia, scappa dal suo paese durante la notte, raggiunge Anna a Bologna ed appena lei apre la porta di casa, lui la colpisce con un colpo d’arma da fuoco e scappa.</p>
<p>Questa è la storia di una donna, una delle centinaia di donne che muoiono ogni giorno in Italia e nel mondo per mano di un uomo. Lei è una donna sapiente che è riuscita a denunciare un abuso subìto. Lui è un vigliacco. Ha cercato di abbindolare la donna in un periodo fragile della sua vita, fino a farla uccidere.</p>
<p>Il femminicidio, ad oggi, è uno degli omicidi dolosi e preterintenzionali più diffusi. La scienza della criminologia e della psichiatria cerca ogni giorno di capirne le cause e le avversità che arrivano alla mente di questi uomini, che decidono di porre fine alla vita della donna che dichiarano di amare.</p>
<p>«L’HO UCCISA PERCHE’ L’AMAVO TROPPO » È questa la principale dichiarazione che gli uomini rilasciano quando vengono ascoltati durante l’arresto o durante i primi interrogatori.</p>
<p>Con l’avvento dell’esigenza empirica si ebbe il <a href="https://profilicriminali.it/2018/08/13/esiste-un-reale-rapporto-tra-malattie-mentali-e-criminalita/">confronto fra la criminologia e la psichiatria</a>, per cercare di verificare la possibile presenza di disturbi mentali o mancanza di capacità di intendere e volere negli individui che trasgredivano alla legge.</p>
<p>Partendo dalla differenziazione delle due discipline, si può definire da subito che la psichiatria è una scienza legata al ramo della medicina, mentre il diritto si amplia in un contesto di leggi, regole.</p>
<p>La realtà criminologica che si occupa di offrire chiarezza sulle motivazioni per cui il reo trasgredisce alla legge, sorge concretamente più complesso in confronto con l’astratta conoscenza delle norme e dell’inadempienza. Per comprendere le motivazioni di questo disordine mentale, fin dalla prolusione della medicina scientifica, sono nate diverse teorie biologiche che principalmente collegano il crimine ad una prospettiva ontologica come se fosse generato da inevitabili ed obbligatori intrinsechi causati dalla natura.</p>
<p>Peraltro, è opportuno collegare alla realtà umana la possibilità di comprendere la definizione che ricopre il crimine quando si allinea alla trasgressione risultando paurosamente composta da un pericolo incontrollabile, in quanto l’ineluttabilità della fragilità della malattia e della concezione personologica siano sempre considerate, in quanto possano evidenziare il turbamento psichico.</p>
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		<title>Le relazioni patologiche: parafilia e dipendenza, il caso di Marco Mariolini, il “cacciatore di anoressiche”</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/07/23/marco-mariolini-parafilia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 16:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici dei serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Mariolini]]></category>
		<category><![CDATA[parafilia]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Dr.ssa Valentina Zandonà La cronaca nera degli ultimi anni spesso ci ha sottoposto storie di relazioni finite in tragedia,</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/07/23/marco-mariolini-parafilia/">Le relazioni patologiche: parafilia e dipendenza, il caso di Marco Mariolini, il “cacciatore di anoressiche”</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Di <strong>Dr.ssa Valentina Zandonà</strong></p>
<hr />
<p>La cronaca nera degli ultimi anni spesso ci ha sottoposto storie di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/tag/femminicidio/" target="_blank" rel="noopener">relazioni finite in tragedia</a></span>, di rapporti nati inseguendo un preciso desiderio perverso che ad un certo punto, divenuto ingestibile, ha condotto a mettere in atto <strong>violenze estremamente efferate ai danni della persona “amata”</strong>.</p>
<h2>Il caso di Marco Mariolini</h2>
<p>Oggi vogliamo soffermarci sulla storia di <strong>Marco Mariolini</strong>, autodefinitosi, nel libro scritto di proprio pugno, <strong>il “cacciatore di anoressiche”</strong> e sul suo particolare caso di <strong>parafilia</strong>.</p>
<p>Marco sta attualmente scontando una pena di 30 anni presso il carcere di Bergamo, giudicato capace di intendere a seguito dell&#8217;<strong>omicidio dell&#8217;ex fidanzata Monica Calò.</strong></p>
<p>Sono passati ormai vent&#8217;anni dal 14 luglio 1998, giorno in cui, a Verbania, sulle sponde del Lago Maggiore, Marco, 39enne e di professione antiquario, <strong>uccide Monica con 22 coltellate</strong>, cieco nella propria volontà di possesso di quella donna che aveva deciso di allontanarsi da lui, abbandono del quale non riusciva a farsi una ragione.</p>
<h2>Inquadramento diagnostico: la Parafilia</h2>
<p>Prima ancora di commettere l&#8217;omicidio per cui verrà condannato, <strong>Marco Mariolini</strong> è lucidamente cosciente della propria condizione patologica e scrive nel suo libro, tra le prime righe:</p>
<blockquote><p>sono stato condannato fin dall&#8217;adolescenza a essere un diverso, a avere una terribile perversione sessuale.</p></blockquote>
<p>Testo che invierà a Monica, accompagnato dalla singolare dedica “con odio e con amore”, prima di riuscire a riavvicinarla e ucciderla barbaramente.</p>
<p>Marco riferisce che non cercava nella donna nessuna caratteristica particolare, soltanto “dei bei lineamenti e poi che fosse il più ossuta possibile, più che sottile, scheletrica”. È così che egli definisce <strong>l&#8217;oggetto ideale dei propri desideri</strong>, perché di oggetto esattamente si tratta: <strong>una persona da dominare, plasmare a proprio gusto, sulla quale riversare le proprie spinte sadiche</strong>.</p>
<p>Ci stiamo riferendo a ciò che in passato veniva definito perversione, fenomeno inquadrato più recentemente nei manuali diagnostici come <strong>“parafilia”</strong>, termine che si riferisce generalmente ad un «disturbo psicosessuale caratterizzato dal fatto che chi ne è affetto deve, per ottenere eccitamento o soddisfazione sessuale, perseguire fantasie o compiere atti anomali o perversi» (Dizionario di Medicina, Treccani).</p>
<p>Nel Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) gli stati affettivi associati alla parafilia sono definiti come una <strong>tendenza ad essere costantemente preoccupati dai propri desideri sessuali specifici</strong>, in associazione alla pianificazione di determinate azioni atte a ottenerne il soddisfacimento, in seguito al quale si manifesta una reazione depressiva scevra di sensi di colpa o ansia coscienti.</p>
<p>Il soggetto, ossessionato dal proprio desiderio, non manifesta una reale preoccupazione per l&#8217;altra persona e <strong>definisce la propria condotta un atto d&#8217;amore che non può in nessun modo comportare effetti negativi</strong> sull&#8217;oggetto del proprio desiderio. Gli stati somatici associati alla parafilia descritti dal PDM si polarizzano: alti livelli di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arousal" target="_blank" rel="noopener">arousal</a> </span>e vigilanza durante il godimento dell&#8217;oggetto sono contrapposti a sensazioni di torpore e vuoto in assenza di esso. Ovviamente tutto ciò si riflette sulla natura delle relazioni: <strong>l&#8217;oggetto sessuale desiderato viene sfruttato e diventa un&#8217;ossessione</strong>, a scapito di relazioni sociali che vengono vissute con superficialità o evitate, con ovvie problematiche anche a livello lavorativo.</p>
<p>Il DSM-V (Diagnostic and Statistical Manual of Mentale Disorders, fifth Edition) organizza le parafilie in due particolari categorie qualitative: la prima si riferisce ad un certo tipo di <strong>attività erotiche messe in atto dall&#8217;individuo</strong> (ad es. l&#8217;esibizionismo), l&#8217;altra tiene più in considerazione il target sessuale, ossia l&#8217;oggetto ricercato (nel caso di Mariolini proprio il corpo scheletrico). La parafilia è condizione necessaria ma non sufficiente di per sé per giustificare o richiedere un intervento clinico, mentre il disturbo parafilico sussiste quando a tali pratiche sessuali siano associate condizioni di stress o esse costituiscano un concreto rischio di danno alla salute propria e altrui.</p>
<h2>La patologia in Mariolini</h2>
<p>Marco colloca l&#8217;esordio della propria patologia già nell&#8217;adolescenza, durante la quale non è attratto da ragazze avvenenti o da “facili occasioni”, ma da quelle più esili e magre, che puntualmente lo respingono, motivo per cui <strong>fino ai 19 anni non ha rapporti sessuali</strong>.</p>
<p>Conosce quindi Lucia, che sposa un anno dopo. I rapporti sessuali con la donna però lo deludono, non essendo magra come l&#8217;aveva immaginata; decide quindi, durante il servizio di leva trascorso lontano da casa, di <strong>cercare altre anoressiche per soddisfare i propri impulsi sessuali</strong>, ma riemergono i problemi dell&#8217;adolescenza. Si convince quindi a recuperare il rapporto con la moglie, ma tale relazione si mostra ambivalente e, tra <strong>momenti di dolcezza alternati ad altri di violenza anche fisica</strong>, in questo tira e molla patologico, la donna perde peso e Mario per la prima volta le chiede/impone esplicitamente di dimagrire.</p>
<p>La sua patologia si inquadra perfettamente nelle sue dichiarazioni:</p>
<blockquote><p>quando mia moglie raggiunse i 33 kg, quando poi ritornava anche solo a 35-36 non mi piaceva più perché ormai mi ero abituato al suo aspetto a 33 e non riuscivo più ad accettarlo a 36.</p></blockquote>
<p>Da Lucia Marco avrà due figli e, rispetto alla gravidanza della moglie e alla trasformazione del suo corpo, riferisce di «mesi tragici, non riuscivo neanche a toccarla, a sfiorarla, provavo un senso di repulsione proprio, mi sono visto costretto a guardarmi intorno e andare a cercare altre donne».</p>
<p>La coppia si separa e <strong>Marco pubblica annunci sul giornale per incontrare ragazze magre ma non anoressiche</strong>, in quanto, a suo dire, per la loro patologia è difficile instaurare una relazione, rifiutano il sesso, sono ingovernabili e «non si manterrebbero mai magre per amore».</p>
<p>Conosce una dozzina di ragazze, fino all&#8217;incontro con Monica, 25enne, mentre lui di anni ora ne ha 35. <strong>La costringe ad andare a vivere con lui, dapprima con minacce, poi con la violenza</strong>. La sfrutta anche economicamente: si fa “prestare” 76 milioni delle vecchie lire e si fa consegnare i proventi della vendita di due appartamenti di proprietà della ragazza per sanare dei debiti.</p>
<p>La follia di Marco sembra inarrestabile: <strong>le dà pugni sullo stomaco per farle rimettere gli alimenti ingeriti, la costringe a digiunare quasi completamente</strong>, sebbene abbia poi dichiarato che il suo intento era di «mantenerla in buona salute» e di non accorgersi della sua sofferenza. <strong>Angosciato dal pensiero che lei possa ingrassare</strong>, la costringe a pesarsi anche quattro volte al giorno, la conduce al ristorante e la obbliga ad osservarlo mentre ordina per sé gustosi manicaretti.</p>
<p>Monica perde il ciclo mensile, si riduce ad uno scheletro, <strong>nessuno dei parenti si accorge delle torture fisiche e psicologiche che è costretta a subire</strong> perché lui, dall&#8217;inizio, le ha imposto di tagliare i ponti coi familiari per evitare che interferiscano nella loro relazione. La isola, la minaccia, le dice che l&#8217;unico modo per lasciarlo è ucciderlo, fino al giorno in cui Monica, al ristorante, ha un moto di ribellione: ordina un piatto di gnocchi mentre Marco è alla toilette e ha inizio un furioso litigio: lei scappa per il ristorante col piatto in mano, ingoiandone il contenuto, rincorsa dall&#8217;uomo che la riporta al tavolo, la insulta e la schiaffeggia: nessuno dei presenti interviene. Per punirla, al rientro a casa, la fa spogliare completamente e la costringe a dormire al freddo; <strong>Monica, allo stremo delle forze, aspetta che lui si addormenti per colpirlo disperatamente alla testa con diverse martellate</strong>: verrà accusata di tentato omicidio e dovrà scontare un anno agli arresti domiciliari a casa della nonna, a Domodossola.</p>
<p>Nel periodo di tempo in cui i due sono forzatamente separati, <strong>Marco chiede un ricovero a causa della forte depressione data dalla perdita dell&#8217;oggetto d&#8217;amore</strong>. È in questo periodo che scrive <strong><em>Il cacciatore di anoressiche</em></strong>, in cui afferma che «avrei ucciso anche lei se non avesse accettato di tornare con me», dichiarazione che individua l&#8217;omicidio commesso in seguito come tristemente preannunciato. Monica è per l&#8217;uomo un&#8217;ossessione viva: <strong>Marco la tempesta di lettere e di telefonate</strong>, che vengono registrate dalla donna, le rinnova minacce molto gravi e lei, disperata, tenta ripetutamente il suicidio. A questo punto <strong>i familiari e Monica sporgono querela nei confronti di Mariolini e chiedono provvedimenti restrittivi</strong> per tutelare l&#8217;incolumità della donna, ma lui riesce ad avvicinarla facendo leva sulla sua compassione, dicendole che desidera suicidarsi. Si incontrano e, vicino al porto di Verbania, <strong>all&#8217;ennesimo rifiuto della donna di tornare insieme a lui, inizia tra loro una colluttazione, durante la quale lui estrae un coltello e la uccide</strong>.</p>
<p>In carcere Mariolini dichiarerà: «Se avessi avuto un senso di colpa mi sarei sicuramente suicidato» e <strong>«io da un punto di vista morale e spirituale mi sentirei in diritto di avere la piena assoluzione, sono in pace con me stesso»</strong>. In poche parole, in lui non alberga alcun senso di colpa, alcun pentimento, si pone come vittima al pari della vittima. Afferma anche che, <strong>se dovesse riacquistare la libertà, continuerebbe a rincorrere l&#8217;ideale estetico della magrezza</strong>.</p>
<p>È evidente come, nell&#8217;<strong>assoluta mancanza di senso di colpa</strong>, nel soggetto in questione sia del tutto assente la dimensione dell&#8217;<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/disturbi-psicologici/empatia/" target="_blank" rel="noopener">empatia</a></span>: Mariolini si riferisce alle donne, al corpo delle donne, come a qualcosa che si possiede e si governa a proprio piacimento. <strong>Del tutto incapace di instaurare una sana relazione con l&#8217;altro sesso</strong>, è solo nell&#8217;agire la propria patologia e nel soddisfare la propria dipendenza dall&#8217;oggetto che riesce a trovare sollievo.</p>
<p>Quando quel castello di carte crolla, anche l&#8217;uomo precipita in una depressione devastante che lo costringe a chiedere aiuto, che spesso lo porta a toccare pensieri suicidari.</p>
<p>Il quadro clinico dell&#8217;uomo, patologico anche dal punto di vista della personalità, ha incontrato quello della vittima che, seppur in grado di condurre una vita normale prima di conoscere il proprio assassino, ha mostrato certamente delle debolezze e delle difficoltà nel sottrarsi a tale influenza rivelatasi fatale, permettendogli di isolarla dagli affetti più cari, di sradicarla dal proprio territorio, di fare del suo corpo ciò che l&#8217;uomo desiderava, di eliminare in lei qualsiasi moto reattivo e, spogliata di tutto ciò, di toglierle la vita.</p>
<hr />
<pre>Fonti:

• Diagnostic and Statistical Manual of Mentale Disorders, fifth Edition (DSM-V)
• Dizionario di Medicina, Treccani (www.treccani.it)
• Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM), Raffaello Cortina Editore.
• Franca Leosini in Storie Maledette, “Marco Mariolini, il collezionista di anoressiche”

In copertina, Marco Mariolini durante una puntata di Storie Maledette via <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://static.fanpage.it/wp-content/uploads/2016/08/marco-mariolini-2.jpg" target="_blank" rel="noopener">fanpage.it</a></span></pre>
<p class="Standard" style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Cambria',serif;"> </span></p>
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		<title>Riflessioni a freddo sulla tragedia di Francavilla al Mare</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/05/23/tragedia-francavilla-al-mare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 May 2018 09:55:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[figlicidio]]></category>
		<category><![CDATA[francavilla al mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È degli ultimi giorni la notizia di un padre che, a Francavilla a Mare (Chieti),  ha gettato dal cavalcavia la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">È degli ultimi giorni la notizia di un padre che, a <strong>Francavilla a Mare</strong> (Chieti),  ha <strong>gettato dal cavalcavia la figlia di 10 anni</strong> e dopo 7 ore di trattative con il mediatore, <strong>si è lasciato cadere proprio vicino al corpo esanime della figlia</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Si tratta di <strong>Fausto Filippone</strong>, 49 anni imprenditore, che ha scavalcato la recinzione del cavalcavia della A14 e ha lanciato il corpo della figlia Ludovica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nella stessa mattinata la <strong>moglie di Filippone, Manira Angrilli, era caduta dal balcone di casa</strong> e, secondo gli esiti dell&#8217;autopsia, pare sia stato lo stesso Filippone a spingerla giù. L&#8217;uomo aveva inoltre fornito finte generalità ai soccorritori e si era allontanato con la figlia, probabilmente per compiere il suo piano omicida.</p>
<p>Imboccata la A14, all&#8217;altezza del viadotto Alento, come detto, l&#8217;uomo ha oltrepassato la recinzione ed è restato in bilico sull’orlo del cornicione del cavalcavia, probabilmente dopo aver avuto un ripensamento, per 7 ore. In quei momenti le forze dell’ordine, i familiari e il mediatore hanno iniziato una lunga trattativa per evitare che si suicidasse.</p>
<p style="font-weight: 400;">Alla fine <strong>Fausto Filippone ha deciso di lasciarsi cadere nel vuoto</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una tragedia che lascia senza parole.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Come è possibile che un uomo possa sterminare la sua famiglia?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">In criminologia il soggetto che compie una <a href="https://profilicriminali.it/2018/03/01/carabiniere-uccide-figlie-cisterna-latina/" target="_blank" rel="noopener">strage familiare</a> viene identificato come <strong>Family Mass Murder</strong> e di solito è in preda ad un <strong>delirio di rovina</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il soggetto in questione, infatti, <strong>pensa che l&#8217;atto omicida sia l&#8217;unica soluzione possibile per la risoluzione di un problema</strong>. Ha perso ogni speranza nel futuro e <strong>non trova nessun valido motivo che gli faccia pensare che valga la pena di vivere</strong>. È proprio questa sensazione che <strong>lo porta a pensare che neanche per la sua famiglia ci sia la possibilità di non soffrire per un futuro di rovina e disperazione</strong>. La decisione diventa, allora, quella di <strong>cancellare dalla vita tutto il nucleo familiare e poi uccidersi</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’omicida-suicida ha la percezione di uccidere persone cui è legato affettivamente e lo fa perché non vuole lasciarli a soffrire in un mondo sbagliato</strong>, allora decide di portarli con sé “in un posto migliore” dove finalmente potranno essere in pace.</p>
<h2 style="font-weight: 400;"><strong>Perché solitamente sono gli uomini a commettere questo tipo di omicidi-suicidi?</strong></h2>
<p style="font-weight: 400;">Possiamo rilevare alcune motivazioni comuni:</p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;">Una <strong>minore capacità di adattamento</strong> dell’uomo</li>
<li style="font-weight: 400;">Maggiori <strong>difficoltà ad accettare e metabolizzare abbandoni</strong>, lutti ed eventi traumatici</li>
<li style="font-weight: 400;">Nella società moderna <strong>l’uomo è identificato dal lavoro che fa e dal prestigio sociale di cui gode</strong>. La perdita del lavoro o il licenziamento possono essere visti come eventi catastrofici</li>
<li style="font-weight: 400;"><strong>L’uomo percepisce la violenza come un atto per ottenere quello che desidera</strong>, mentre la donna lo valuta come una perdita di controllo</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Attraverso una analisi della società si osserva come <strong>l’uomo tenda ad avere una buona rete sociale di amici e colleghi con i quali riesce a condividere molte attività</strong> (es. calcetto, sport, concerti), ma sono tutte attività <strong>improntate sul “fare qualcosa”</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La donna, invece, tende  a prediligere attività comunicative, di sostegno e condivisione</strong> (es. raccontarsi la quotidianità, chiedere consigli, parlare dei figli), che le permettono di <strong>avere più consapevolezza delle proprie emozioni e una maggiore capacità di gestirle</strong>.</p>
<hr />
<p>[Fonte immagine: lapresse.it]</p>
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		<title>Omicidio Bovisio Masciago: profilo psicologico dell&#8217;assassino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 17:01:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[milanow]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un mio intervento all&#8217;interno di &#8220;Milanow&#8221; per parlare dell&#8217;omicidio di Bovisio Masciago e delineare un breve profilo psicologico dell&#8217;assassino. Iscriviti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6 style="text-align: left;">Un mio intervento all&#8217;interno di &#8220;Milanow&#8221; per parlare dell&#8217;omicidio di Bovisio Masciago e delineare un breve profilo psicologico dell&#8217;assassino.</h6>
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<h6 style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><span style="color: #000000;"><a href="http://bit.ly/SeguiDrssaChiung" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #ff0000;">Iscriviti gratuitamente al mio canale YouTube</span></a> e Guarda gli altri video, potresti trovarci focus psicologici su fatti di cronaca che ti interessano!<br />
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		<title>Gelosia ossessiva e possessività asfissiante: i sintomi di un amore malato e pericoloso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 15:30:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza domestica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In amore un po&#8217; di gelosia e un leggero senso di possesso è del tutto normale. Può essere, anzi, indice</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In amore un po&#8217; di gelosia e un leggero senso di possesso è del tutto normale</strong>. Può essere, anzi, indice di interesse verso il partner. <strong>Ma in alcuni casi accade che questi sentimenti possano diventare davvero patologici e morbosi</strong>.</p>
<p><strong>L&#8217;eccessiva gelosia mina la libertà dell&#8217;altro</strong>, che spesso si sente minacciato e non libero di poter svolgere anche le più normali attività quotidiane. Dalla parte del soggetto geloso si verifica un comportamento che dimostra una <strong>profonda insicurezza verso sé stesso</strong>. Chi è troppo geloso è, infatti, il più delle volte possessivo, fragile ed insicuro.</p>
<p>Purtroppo, numerosi sono i fatti di cronaca dove si parla di casi di <strong>liti quotidiane che, per troppa gelosia, sfociano in risse o, addirittura, delitti</strong>. <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/03/10/femminicidio/" target="_blank" rel="noopener">Quasi sempre, a farne le spese sono le donne</a></span>. <strong>Ex mariti o fidanzati gelosi, in determinati casi, possono essere davvero pericolosi.</strong></p>
<h2>La gelosia ossessiva e la possessività asfissiante</h2>
<p>Quando si parla di <strong>gelosia ossessiva</strong>, gli esperti parlano della cosiddetta <strong>Sindrome di Otello</strong>. Si tratta di un <strong>sentimento di gelosia veramente morboso e certo non sano</strong>. Se ci rendiamo conto di soffrirne, è utile iniziare a pensare ad un approccio di terapia comportamentale. Un esperto potrà cercare di capire <strong>quali sono le motivazioni per cui questo sentimento di gelosia è tanto forte.</strong> Purtroppo, <strong>la gelosia morbosa non è deleteria soltanto per la relazione di coppia, ma anche nel rapporto con sé stessi</strong>. Chi ne soffre non riesce, infatti, a godersi le cose buone che la vita gli offre. Un sentimento di ansia, di bisogno di controllo, panico, paranoia, fanno sì che la persona si senta sempre &#8220;sull&#8217;attenti&#8221; e mai tranquilla.</p>
<p>La <strong>persona possessiva</strong>, con tutta probabilità, durante la sua infanzia può avere avuto comportamenti di isolamento o solitudine, nonché abbandoni affettivi o discriminazioni varie, una scarsa autostima di sé stesso. Il tutto si traduce nella <strong>paura di perdere l&#8217;altro</strong> e di <strong>volerlo tenere con sé a tutti i costi</strong>. A questo punto,<strong> non si tratta più di &#8220;sana&#8221; gelosia, ma di vera e propria possessione</strong>.</p>
<p>Tenere sotto controllo un atteggiamento di gelosia patologica è senza dubbio utile. Questo, infatti, se non controllato, <strong>può innescare reazioni aggressive, di rabbia compulsiva</strong>. I pensieri negativi e ossessivi, infatti, non fanno altro che <strong>accumulare rabbia e frustrazione</strong>, con possibilità di<strong> reazioni brutali nei confronti del compagno o della compagna</strong>. Nei <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/02/20/violenza-domestica-milano/" target="_blank" rel="noopener">casi più gravi</a></span> si possono verificare offese, <strong>minacce</strong>, <strong>gesti violenti</strong>, fino ad arrivare a <strong>vere e proprie aggressioni fisiche</strong>.</p>
<p>Agire per tempo è senza dubbio importante onde evitare spiacevoli situazioni.</p>
<h2>Un amore malato</h2>
<p>Non è facile <strong>riconoscere un amore malato</strong>, in tal senso. Spesso, infatti, all&#8217;interno della coppia si tende a minimizzare la faccenda. Le persone che sono vicine alla coppia, però, possono ben <strong>rendersi conto del grado di possessività ed eccessiva gelosia che una persona può avere nei confronti del partner</strong>.</p>
<p>Il soggetto possessivo tende a <strong>spiare il partner</strong>, magari può arrivare addirittura a <strong>seguirlo</strong> per vedere dove va, cercando insistentemente <strong>segnali di infedeltà</strong> nella relazione di coppia. Talvolta <strong>si passano ore a dover dare spiegazioni per una mancata risposta a una telefonata</strong> oppure ad uno &#8220;stato online&#8221; su <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/problemi-di-coppia/gelosia-nella-coppia-a-causa-della-tecnologia/" target="_blank" rel="noopener">Whatsapp</a> </span>o sui <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/problemi-di-coppia/fiducia-nella-coppia-internet/" target="_blank" rel="noopener">social network</a>. </span></p>
<p><strong>Quando si verificano tali situazioni, è logico pensare che l&#8217;amore sta diventando malato e che non ha più niente a che fare con il normale sentimento di gelosia che si prova durante una relazione di coppia. </strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Dipendenza affettiva: cos&#8217;è e chi ne soffre</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/03/16/dipendenza-affettiva-cose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 10:17:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenza affettiva]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza domestica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In passato, si usava dire &#8216;mal d&#8217;amore&#8217;. Oggi, invece, si preferisce fare riferimento al termine &#8216;dipendenza affettiva&#8216; o &#8216;love addiction&#8217;.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In passato, si usava dire &#8216;mal d&#8217;amore&#8217;. Oggi, invece, si preferisce fare riferimento al termine &#8216;<strong>dipendenza affettiva</strong>&#8216; o &#8216;love addiction&#8217;.</p>
<h2>Che cos&#8217;è la dipendenza affettiva?</h2>
<p><strong>La dipendenza affettiva è considerata una patologia relazionale</strong>. Vi sono differenti cause e conseguenze di tale dipendenza. <strong>Colpisce le persone che sono innamorate o che credono, comunque, di esserlo</strong>. In sostanza, significa affidare le redini degli stati emotivi ad un&#8217;altra persona, appunto il partner. Significa dipendere in tutto e per tutto da cosa fa il partner. Avere una relazione morbosa con il partner.</p>
<h2>Quali tipi di dipendenza affettiva esistono?</h2>
<p>Esistono molti tipi di dipendenza affettiva, piuttosto differenti tra loro. <strong>I dipendenti dalla relazione, ad esempio, sono spesso persone che non sono più innamorate del partner, ma che non riescono a lasciarlo</strong>. La loro relazione è infelice, ma è un porto sicuro. Abbandonarlo mette paura, proprio perché <strong>queste persone hanno il terrore di rimanere soli e timore del cambiamento.</strong></p>
<p><strong>Altro tipo di dipendente affettivo è l&#8217;ossessivo</strong>. Queste persone non riescono a lasciar andare il partner, nemmeno se questo attua dei <a href="https://profilicriminali.it/2018/03/10/femminicidio/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #ff0000;">comportamenti sbagliati, spesso anche violent</span>i</a>. Manifestano, quindi, una vera e propria dipendenza nei confronti di esso.</p>
<p><strong>Simile, ma comunque differente, è il tipo codipendente.</strong> È una forma di dipendenza che include l&#8217;essere permissivo con le mancanze o i vizi del partner, pur di non perdere questa persona. Alla base del loro pensiero esiste il prendersi cura del partner, per non essere lasciati, aspettando prima o poi di essere ricambiati.</p>
<pre>Leggi anche: <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/genitori-e-figli/dipendenza-affettiva-dai-figli/" target="_blank" rel="noopener">La dipendenza affettiva dai figli</a></span></pre>
<h2>Chi soffre di dipendenza affettiva?</h2>
<p>Tutte le persone possono soffrire di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/problemi-di-coppia/dipendenza-affettiva/" target="_blank" rel="noopener">dipendenza affettiva</a></span>, sia uomini che donne. Nell&#8217;immaginario collettivo, però, si tende ad immaginare che siano più le donne ad avere problematiche di questo tipo, in quanto considerate &#8220;sesso debole&#8221;.</p>
<p>È facile, ad esempio, immaginarsi una donna che guarda il display del proprio cellulare in attesa di una chiamata o messaggio da parte dell&#8217;innamorato. Meno immediato è immaginarsi il contrario, ma è vero che anche il sesso maschile può avere dipendenza affettiva.</p>
<p><strong>Le statistiche, in ogni caso, confermano come le donne siano affette da questo tipo di dipendenza molto più degli uomini.</strong> È possibile che alla base di tutto vi siano traumi psicologici, ma anche semplicemente scarsa autostima e una scorretta visione di sé stessi.</p>
<p><strong>Si tratta ovviamente di un atteggiamento sbagliato, che può essere risolto attraverso una <a href="http://www.studiosalem.it/contatti/" target="_blank" rel="noopener">terapia comportamentale</a>. </strong></p>
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		<title>Il femminicidio come fenomeno sociale da combattere</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/03/10/femminicidio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Mar 2018 12:26:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[violenza domestica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sebbene riguardi un qualcosa che esiste da tempo, la parola femminicidio è entrata nel nostro linguaggio quotidiano soltanto poco tempo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene riguardi un qualcosa che esiste da tempo, la parola <strong>femminicidio</strong> è entrata nel nostro linguaggio quotidiano soltanto poco tempo fa. La prima citazione nella sua accezione moderna è datata, infatti, 1992.</p>
<h2>Femminicidio: cosa significa</h2>
<p>Quando si parla di <strong>femminicidio</strong>, si considera l&#8217;uccisione di una donna o di una ragazza. A ciò, quindi, si vanno a collegare tutti i numerosissimi casi di <strong>violenza nei confronti del genere femminile</strong>, da parte di quello maschile.</p>
<p>Basta sfogliare un giornale per imbatterci in casi di cronaca di questo tipo. <strong>Donne picchiate, poi uccise</strong>, barbaramente fatte a pezzi e molto altro ancora.</p>
<h2>Il femminicidio in Italia</h2>
<p>Soltanto pochi giorni fa, ha fatto scalpore il caso della <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/03/01/carabiniere-uccide-figlie-cisterna-latina/" target="_blank" rel="noopener">strage di Latina</a></span>, ad opera del carabiniere Luigi Capasso, che ha ucciso le sue figlie e picchiato selvaggiamente la ex compagna. Ma questo è solo una pagina, purtroppo, delle innumerevoli storie che riguardano la nostra cronaca.</p>
<p><strong>Soltanto nell&#8217;anno solare 2017, sono state 114 le donne che hanno perso la vita in Italia in questo modo</strong>. Scendendo più nel dettaglio, è facile pensare al triste bilancio di donne assassinate in procinto di diventare madre, con la conseguente morte dei feti che esse portavano in grembo.</p>
<p>Quando hanno la fortuna di non essere uccise, queste donne subiscono lo stesso <strong>trattamenti che fanno rabbrividire</strong>. Ovunque possiamo leggere di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/02/20/violenza-domestica-milano/" target="_blank" rel="noopener">donne picchiate</a></span>, aggredite, perseguitate (basti pensare ai numerosi casi di <strong>stalking</strong>), sfregiate con l&#8217;acido, accoltellate, bruciate. Quasi in tutti i casi, <strong>queste donne sono vittime delle persone che dicevano di amarle</strong>. Sono mariti, fidanzati, ex compagni, magari che non si rassegnano ad una storia finita.</p>
<p>Le <strong>vittime del femminicidio</strong> hanno, in genere, un&#8217;età che va dai 18 ai 30 anni. L&#8217;età del carnefice, invece, è spesso in una fascia che va dai 31 ai 40 anni. Si tratta sempre, quindi, di <strong>persone piuttosto giovani</strong>, da entrambe le parti.</p>
<h2>Quando nasce il femminicidio?</h2>
<p>Spesso i brutali assassinii avvengono <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/problemi-di-coppia/violenza-sulle-donne/" target="_blank" rel="noopener">nell&#8217;ambito di <strong>rapporti matrimoniali</strong> o di <strong>convivenza</strong></a></span>. Il dato che emerge da numerose ricerche, vede la Lombardia godere del tragico primato del più alto numero di <strong>femminicidi in Italia</strong>. Un fenomeno che fa particolarmente riflettere è anche l&#8217;<strong>alto numero di baby femminicidio</strong>, ovvero uccisioni che vedono come vittime proprio le adolescenti, magari da parte di fidanzatini o amichetti.</p>
<p>Purtroppo, <strong>molte donne sono costrette a vivere nella paura costante</strong>, dopo la <strong>fine di una relazione d&#8217;amore</strong> o dopo un grave litigio all&#8217;interno della stessa. A volte, come nel caso della sopracitata strage di Latina, a farne le spese sono anche i figli. Per fortuna, <strong>molte leggi sono state varate a tutela di queste persone e dei figli delle vittime</strong>, tra cui anche la sospensione della successione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/03/10/femminicidio/">Il femminicidio come fenomeno sociale da combattere</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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