Stupro simulato e violenza inventata: quando la vittima diventa aggressore

Stupro simulato. Una breve analisi per provare ad impostare alcune ipotesi sulle caratteristiche di personalità della vittima-aggressore.


Nel presente articolo analizzeremo il fenomeno dello “stupro inventato”: donne, anche molto giovani, che denunciano individui ben precisi fingendo di essere state da essi violentate. Quali le motivazioni? Indaghiamo sommariamente qualche caso di cronaca per provare ad impostare alcune ipotesi sulle caratteristiche di personalità della vittima-aggressore.

Lo stupro della Circumvesuviana

«I magistrati hanno scarcerato due dei miei carnefici. Ora ho paura. Quel giorno sono caduta in una trappola. Più ancora della violenza che ho subito, mi ha fatto male quello che è successo dopo. Quando ti accorgi che non c’è giustizia, che non hai tutela, allora il dolore diventa insopportabile».

Questo quanto dichiarato dalla 24enne alla stampa, dopo aver riferito alle Forze dell’Ordine di essere stata vittima di uno stupro di gruppo nell’ascensore della stazione della Circumvesuviana a San Giorgio a Cremano e di essere stata abbandonata dagli aggressori su una panchina.

Le telecamere a circuito chiuso presenti in loco, però, rivelano quel giorno una differente dinamica dell’accaduto: la ragazza saluta i tre ragazzi, mantenendo con uno di loro un atteggiamento più intimo; chiacchierano, fumano insieme, poi tutti e tre cercano un posto dove appartarsi, consumano dei rapporti sessuali (filmati anch’essi e descritti dai giudici non così violenti come dichiarato dalla donna), si ricompongono e tornano insieme tranquilli ai binari. La donna telefona alla madre, cui non allude minimamente all’accaduto e alla quale appare lucida; solo poco dopo scoppierà a piangere, attirando l’attenzione dei passanti. I tre ragazzi verranno tutti scarcerati, anche alla luce del quadro clinico della ragazza, autodefinitasi «bugiarda patologica», e avente un vissuto familiare difficile.

«Mi sono inventata tutto»

Agosto 2018: una ragazza di 15 anni si fa accompagnare dai genitori presso la caserma dei Carabinieri per denunciare di essere stata vittima di uno stupro di gruppo agito da «quattro uomini di colore» in un bosco dell’hinterland milanese. Messa sotto pressione dagli inquirenti, confesserà di aver raccontato una bugia: aveva denunciato una finta violenza per paura di essere rimasta incinta dopo un rapporto sessuale avuto con un ragazzo.

Contestuale a tale vicenda, una giovane donna mente agli inquirenti dichiarando di aver subito un abuso sessuale in un boschetto da parte di un «immigrato». Poi ammette di essersi inventata tutto perché aveva avuto un rapporto sessuale con un altro uomo e aveva paura di aver contratto qualche malattia.

A discrezione degli inquirenti ciascuna di esse potrà considerarsi indagata per «simulazione di reato».

Profilo psicologico della vittima-aggressore: due ipotesi

I casi riportati poco sopra, sebbene molto simili, differiscono per alcune caratteristiche specifiche:

  • Nel caso della Circumvesuviana il rapporto sessuale effettivamente si è verificato e l’agito subdolamente sadico della donna aggressore nei confronti delle vittime è preponderante rispetto a qualsiasi altra motivazione;
  • Nei casi seguenti, lo stupro è stato solo fantasticamente romanzato e la menzogna è stata utilizzata per camuffare eventuali conseguenze di una condotta sessuale poco cauta.

Nel primo caso, assunte le difficoltà nel vissuto familiare e le dichiarazioni della donna che si era autodefinita «bugiarda patologica», e alla luce della condotta sessuale impulsiva e promiscua della ragazza, che agisce successivamente modalità ricattatorie nei confronti delle vittime, possiamo ipotizzare un profilo di personalità di tipo Borderline. Tale organizzazione di personalità è soggetta a repentini cambiamenti di umore (come emerso dalla vicenda) ed è caratterizzata da una marcata instabilità nelle relazioni con gli altri (alternativamente idealizzati o svalutati), da condotte impulsive (utilizzate spesso come tentativo di controllo dei propri picchi emotivi) e difficoltà nell’organizzazione cognitiva (la donna ignora la possibile presenza di telecamere o testimoni che potrebbero smentire la sua versione).

Possiamo ipotizzare che nella donna albergasse un certo bisogno di ricevere attenzioni e accudimento e che abbia utilizzato i tre malcapitati, amici inseriti nel continuum idealizzazione-svalutazione, per raggiungere il suo obiettivo.

Una condotta sessuale impulsiva è tuttavia una caratteristica ben riscontrabile nell’età adolescenziale, in cui l’individuo è investito da – e deve imparare a gestire – tutta una serie di stimoli tra cui quello sessuale. Se consideriamo i casi successivi, è semplice quindi individuare le motivazioni che abbiano spinto la finta vittima alla menzogna se la immaginiamo inserita in un contesto familiare difficile e nel tormentato periodo adolescenziale, in cui l’individuo sta ancora ricercando delle reali figure di riferimento e si sente spesso anche piuttosto solo.

L’adolescente – la cui corteccia prefrontale, coinvolta nei processi di stima, anche delle conseguenze, di controllo degli impulsi e di valutazione del rischio, è in pieno perfezionamento – fallisce nel valutare le reali conseguenze delle proprie azioni o nell’immaginare la reale portata delle proprie dichiarazioni.

Infine, i contenuti riportati dalle giovani donne, curiosamente molto simili, assolvono semplicemente la funzione di mantenere la bugia in uno scenario vago: i luoghi, appartati e senza punti di riferimento precisi; gli aggressori, stranieri o comunque persone non identificabili con alcun individuo reale.


Fonti

  • tgcom24
  • Repubblica.it
  • Ilfattoquotidiano.it
  • DSM 5
  • Istitutobeck.com

 

 

 

 

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Valentina Zandonà

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia con N°17430. Ha maturato esperienza nell’ambito della diagnosi di demenze, nella valutazione e riabilitazione neuropsicologica di pazienti con grave cerebrolesione acquisita e ad oggi lavora in ambito clinico con pazienti psichiatrici in età adulta, con doppia diagnosi e autori di reato.

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