Igor il Russo, il killer di Budrio

Norbert Feher, alias “Igor il Russo” è ritenuto l’autore di due omicidi in Italia e tre in Spagna


Chi è esattamente Norbert Feher? Non è stato semplice arrivare alla sua vera identità: non Ezechiele o Igor, ma Norbert è il suo vero nome. Non è russo, ma serbo ed è stato arrestato lo scorso dicembre in Spagna.

La vera identità di Igor il Russo

Solo dopo nove mesi di ricerche, Igor il Russo è stato arrestato con l’accusa di cinque omicidi due in Italia e tre in Spagna. In Italia è stato accusato degli omicidi del barista di Budrio, Davide Fabbri, e della guardia ecologica volontaria, Valerio Verri. Si sospetta anche l’omicidio del metronotte, Salvatore Chianese.

L’arresto è avvenuto a Saragozza, Spagna, dopo una sparatoria nella quale hanno perso la vita due uomini della Guardia Civil e un cittadino. La procura della Repubblica di Bologna aveva messo in atto una vera e propria caccia all’uomo anche in Spagna, Serbia, Austria e Francia.

È stato molto abile a nascondersi, costanti ritrovamenti di piccoli rifugi scoperti sempre troppo tardi, abilità che avrebbe acquisito in seguito ad un’educazione militaresca, da ex cecchino delle forze speciali siberiane.

Il suo percorso da latitante è stato identificato tramite selfie scattati durante la sua fuga, dopo aver ucciso due persone in Italia. Nelle foto Feher appare sorridente: in un autoscatto si punta la pistola alla tempia, in un altro fa il segno della vittoria. Sullo sfondo, la bicicletta utilizzato per spostarsi e il sacco a pelo usato per riposare durante la sua latitanza iberica. In alcune pose è con un berretto da pescatore, in altre con un cappello da Gringo, in altre con indosso occhiali da sole, vestito in mimetica.

Profilo psicologico di Norbert Feher

Secondo il rapporto degli psichiatri che lo hanno visitato su ordine del giudice spagnolo, il quadro psichico di Norbert Feher corrisponde ad una persona con capacità intellettive superiori alla media, ma con disturbo Bipolare, Paranoide e Antisociale di Personalità.

Il comportamento di Igor il Russo protende verso un Disturbo Bipolare, disturbo caratterizzato da gravi alterazioni dell’umore, delle emozioni e dei comportamenti. Si alternano infatti, durante la vita dell’individuo, episodi di mania o ipomania (elevazione del tono dell’umore) e depressione (calo del tono dell’umore). Invece il Disturbo Paranoide deriverebbe dalla sua diffidenza e dalla sua sospettosità,. Questo spinge l’individuo ad interpretare le motivazioni degli altri come malvagie. È sicuro che sarà sfruttato, danneggiato e ingannato da coloro che lo circondano. Tutto questi sintomi sono direttamente collegati al comportamento antisociale. il killer serbo ha manifestato la volontà di isolarsi, di non voler più comunicare, dimostrandosi indifferente nei confronti delle forze dell’ordine. Inoltre Igor sembrerebbe essere incapace di assumersi le responsabilità delle proprie azioni.

Nel rapporto, si parla anche di “delirio messianico in un contesto di disinibizione, con disforia cronica e sfiducia di tutte le persone”. I deliri sono aberrazioni di giudizio suggerite da uno stato passionale o, in genere, da perturbamenti affettivi d’origine morbosa. I deliri si coordinano intorno agli istinti e alle passioni fondamentali della natura umana, uno di questi è il sentimento religioso (delirio messianico, profetico).

Inoltre il detenuto sembrerebbe non avere alcuna consapevolezza della propria situazione (Assenza di Consapevolezza di Malattia) e di conseguenza rifiuta ogni tipo di trattamento.

Visitato nel carcere di Zuera nel luglio scorso il russo’ si è mostrato gentile e collaborativo con gli psicologi, ma dai colloqui effettuati emerge un quadro clinico definito grave dai professionisti. Sullo sfondo, registrato dagli psicologi, una sorta di autoisolamento, con il tempo libero passato nella sua cella a leggere la Bibbia e fumetti.

Conclusione

“Igor il russo” è in isolamento dal 21 dicembre 2018, considerato, un detenuto pericoloso, alla stregua degli jihadisti incarcerati nello stesso luogo. E la solitudine è una condizione anche volontaria che lo accompagna in questi suoi primi mesi di detenzione: Feher non ha incontrato o parlato con nessuno, da quando è dietro le sbarre a Zuera. Nessuna richiesta di incontro da parte di familiari e amici.


Fonti:

 

 

 

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