Armin Meiwes, il cannibale di Rothenburg

È il 2006 quando nel tribunale di Kassel in Germania, seduto nel posto riservato agli imputati, si trova Armin Meiwes che con sguardo freddo e calcolatore ascolta la sentenza del giudice. Egli non si scomporrà neanche quando emergeranno dettagli aberranti circa le metodologie di uccisione, ma anzi durante tutta la lettura, sembra non battere mai gli occhi e trattenere a stento il sorriso. Quello stesso sorriso apparso nei giorni precedenti nei principali media tedeschi accanto alla scritta “cannibale”.

Vita di Armin Meiwes

Armin nacque il primo dicembre del 1961 ad Essen. Ragazzino timido ed insicuro, visse un’infanzia particolarmente difficile, turbata non solo dai compagni di scuola che lo isolavano a causa della sua timidezza, ma anche da una situazione familiare disgregata. Egli è il terzogenito del terzo matrimonio della madre, la signora Waltraud; il padre invece, un poliziotto descritto dallo stesso Meiwes come un eroe da ammirare, fu per lungo tempo l’unica ancora di salvezza del ragazzo che grazie proprio alla vicinanza del genitore mantenne una perfetta integrità mentale. La stessa che iniziò a sgretolarsi quando nel dicembre del 1970 il padre, dopo l’ennesima lite con la signora Waltraund, decise di andare via di casa lasciando il piccolo Armin da solo.

Tale perdita segnò profondamente il ragazzo che rimasto totalmente solo senza alcun amico e con i suoi fratellastri ormai grandi, iniziò a rifugiarsi nel proprio mondo delle fantasie creandosi anche un amico immaginario di nome Franck. Seppur le fantasie durante l’infanzia di un bambino siano un fatto abbastanza comune e talvolta importante per un corretto sviluppo psicofisico, le fantasie di Armin erano molto diverse e con chiare tendenze alla necrofilia (iniziò infatti a sviluppare una profonda ossessione per la favola di Hansel e Gretel, eccitato dall’idea che il piccolo Hansel ingrassasse per esser cucinato).

Compiuti 16 anni, il ragazzo si trasferì in una casa di campagna nei pressi di Rothenburg con la madre. Ma l’atteggiamento iperprotettivo di quest’ultima nei confronti del giovane Armin, soprattutto dopo l’abbandono del padre, produssero un’effetto contrario sul ragazzo che si dimostrava sempre più solo ed insicuro. La donna, fortemente autoritaria e possessiva, pretendeva non solo di accompagnare il figlio alle esercitazioni militari, ma di essere presente anche durante gli appuntamenti che lo stesso riusciva a procurarsi con delle ragazze.

La nascita del cannibale

Ma fu dopo la morte della madre, avvenuta nel 1999, che Armin iniziò a manifestare le sue fantasie più nascoste. Nella più totale solitudine egli iniziò infatti ad appassionarsi al mondo dell’informatica fino a divenirne un esperto e a trascorrere la maggior parte del suo tempo al PC. L’uomo, scopertosi bisessuale, inizia inoltre a sviluppare un forte interesse per i libri sul cannibalismo e per le biografie dei criminali più cruenti della storia, cercando delle emozioni in comune con loro.

Sul suo computer egli inizia a raccogliere dalla rete video ed immagini reali di corpi smembrati, incidenti e torture di ogni genere, oltre a possedere una intera enciclopedia digitale sull’anatomia umana. Ma ben presto l’uomo si accorgerà di non essere il solo con tali passioni; dai forum che frequenta su Internet si renderà conto infatti che molti utenti con cui entra in contatto quotidianamente, postano contenuti riguardanti l’antropofagia o la vorarefilia (parafilia legata al desiderio di essere mangiati o di osservare chi mangia).

Anche i contenuti postati dallo stesso Armin posseggono tali disturbati caratteri sessuali, ma nello specifico il desiderio dell’uomo è quello di poter mangiare qualcuno che sia consenziente, poiché trattenere una vittima contro la sua volontà non avrebbe dato senso a tutto il rituale. Furono molti gli utenti che risposero agli annunci di Meiwes disposti realmente ad essere mangiati ma tuttavia, una volta posti di fronte ai vari attrezzi da macello che servivano all’uomo per procedere, presi dal panico preferivano non continuare.

Soltanto nel febbraio del 2001 ad uno di tali annunci rispose un ingegnere di Berlino, il quarantunenne Bernd Jurgen Brandes, ossessionato dall’idea di essere mangiato.

Dopo le numerose email scambiate per conoscersi, i due riuscirono ad instaurare gradualmente un rapporto più intimo fino a procedere al vero e proprio atto, tenutosi il 9 marzo del 2001.

Dopo aver passato il pomeriggio pianificando ogni minimo particolare, i due si recarono al secondo piano, ove Armin possedeva tutti gli strumenti per tagliare e tritare la carne, in quella stanza che lui chiamava “Mattatoio”.

Tutta la procedura relativa all’uccisione e allo smembramento dell’uomo furono impresse in una video cassetta di due ore, visionata anche durante il processo.

Il corpo sezionato dell’ingegnere Brandes fu consumato nei mesi a venire da Meiwes.

L’arresto ed il processo

Dieci mesi dopo l’uccisione di Brandes, la polizia fece irruzione nella casa di Armin, grazie alla segnalazione di un utente di uno dei forum che frequentava abitualmente e in cui aveva sostenuto di aver mangiato carne umana.

Il processo si tenne nel bel mezzo di una bufera mediatica, poiché in Germania il delitto di cannibalismo non esiste e perché la difesa faceva proprio leva sul fatto che la vittima fosse consenziente. Dopo una lunga battaglia legale, e dopo aver ascoltato il parere di numerosi psicologi, l’uomo fu giudicato capace di intendere e di volere e condannato all’ergastolo nel 2006 per omicidio a sfondo sessuale e disturbo del riposo dei morti.

Oggi Armin Meiwes si trova nella prigione di Kassel e, ironia della sorte, è diventato vegetariano.

Profilo psicologico

Dalla biografia dell’uomo si può evincere che, oltre alla possessione di diverse forme di parafilie, da un punto di vista psicoanalitico nel suo inconscio fossero presenti fantasie antropofaghe, immagini crudeli e orribili ben celate all’interno della zona d’Ombra grazie al proprio Io adolescenziale, ma emerse successivamente sia a causa dell’abbandono del padre che dell’eccessiva presenza della madre. Questo evidenzia ancora una volta come un non salubre ambiente familiare vissuto dal bambino ed altresì una incorretta presenza di una delle due figure genitoriali di riferimento, aumentino di molto il rischio di sviluppare personalità devianti.

L’unione di tali disturbate immagini con altre figure più sublimi riguardanti l’amore e l’attrazione fisica per il prossimo, crearono in Armin Meiwes infatti un dualismo in cui il massimo piacere sessuale sarebbe solo e soltanto derivato proprio dalla consumazione delle carni della vittima.

mm

Pasquale Castronuovo

Dottore in Scienze per l’investigazione e la Sicurezza, con una tesi sperimentale sulla chiusura degli OPG, e specializzando in Ricerca sociale, Politiche della Sicurezza e Criminalità. Tra i suoi studi vi sono, oltre alle dinamiche psicologiche di criminali particolarmente efferati, anche il sostenimento di corsi di alta formazione in psicodiagnostica infantile e criminologia clinica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *