Profiling

Il confine tra follia e criminalità: riflessioni intorno all’assoluzione del “killer del tallio”

È degli ultimi giorni la notizia dell’assoluzione di Mattia del Zotto, 27 anni, originario di Nova Milanese, conosciuto come il “killer del Tallio”, ritenuto unico responsabile di tre omicidi che hanno visto come vittime tre componenti della sua famiglia. È una notizia che porta con sé discussioni, poiché un’assoluzione come diretta conseguenza di atti così gravi appare una sentenza folle; eppure, in questo breve testo, cercheremo di delineare, per quanto possibile, quel confine sottile che separa l’atto criminale in sé dall’atto criminale messo in atto in balia di una sofferenza psichiatrica. Al ragazzo, a seguito di perizia psichiatrica,  è stato attribuito un vizio totale di mente e dovrà trascorrere i prossimi 10 anni presso una Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS), istituto presso cui dimorano autori di reato con patologia psichiatrica e ritenuti socialmente pericolosi.

Per approfondire: l’intervento tv della Dottoressa Miolì Chiung sulla perizia psichiatrica di Mattia Del Zotto

I fatti

Mattia è un ragazzo introverso, ritirato, con la passione per l’informatica. Siamo nel giugno del 2017, da un paio d’anni trascorre le sue giornate segregato in casa, internet è l’unica porta di accesso al mondo esterno. È proprio sul web che, a seguito di attente ricerche rispetto gli effetti venefici del solfato di tallio, riesce a reperire tale sostanza, commercializzata in ambito tecnologico e come conduttore elettrico per le fotocellule, dopo aver preso contatti con un’azienda del Padovano. Nessuno dubita del fatto che stia recandosi ad un colloquio di lavoro, mentre invece il ragazzo ha un appuntamento presso l’azienda per ritirare il metallo ordinato. Ne compra sei boccette, gliene basterà una sola per uccidere tre persone e farne ricoverare altre tre. È assorto in una follia lucida mentre progetta lo sterminio dei componenti della propria famiglia, sottoponendo i familiari ad un lento, graduale avvelenamento. Come preda di una strana epidemia, i familiari cominciano, uno dopo l’altro, a riferire malori e sintomi simili, tanto che inizialmente le indagini si orientano sull’ipotesi di un’intossicazione alimentare accidentale avvenuta nella casa di campagna della famiglia, dove le vittime e i sopravvissuti avevano soggiornato nello stesso periodo. Il bilancio è drammatico: muoiono la zia e i nonni paterni, sopravvivono il marito e la sorella della zia, la badante dei due nonni, e i nonni materni del ragazzo.

Mattia si mostra un abile calcolatore, ma non riesce a liberarsi completamente delle tracce relative all’acquisto del veleno, ancora presenti nel suo pc, ed è così che viene incastrato dai Carabinieri. Sappiamo inoltre che i tecnici dell’Istituto Zooprofilattico di Torino hanno isolato tracce di tallio nelle erbe sminuzzate che venivano usate dai familiari per preparare degli infusi. La stessa sostanza verrà rinvenuta in alcune bottiglie di acqua minerale. Le forze dell’Ordine procedono quindi all’arresto del giovane per “scongiurare altre possibili vittime”, contestualmente il GIP dispone la custodia cautelare in carcere riportando un concreto rischio di inquinamento probatorio e un “elevatissimo rischio di recidiva”. “Ho voluto punire gli impuri”, dichiarerà Mattia.

Per approfondire: intervento tv della Dottoressa Miolì Chiung sulla figura di Mattia Del Zotto

Profilo psicologico

Sappiamo che il giovane, in età scolare, era stato descritto come “il bambino che non prova emozioni”, possiamo quindi ipotizzare che una problematica di carattere psicologico fosse già presente e abbia influenzato le fasi successive di sviluppo psichico del ragazzo.

A seguito degli interrogatori disposti durante le indagini, è emersa la realtà quotidiana del ragazzo: negli ultimi anni aveva adottato uno stile di vita ascetico, passava le sue giornate davanti al pc, spesso era preda di allucinazioni mentre guardava la tv, dispercezioni in cui “poteva essere il diavolo che cercava di comunicare con me”. Oppresso dalle voci, progetta uno sterminio familiare  e, a seguito degli omicidi, le voci spariscono. Le stesse voci che lo fanno sentire speciale, un messaggero di Dio, gli ordinano di uccidere, di eliminare i familiari in quanto traditori, persone in cui, ammetterà, non riponeva fiducia. Voci che, inoltre, giudicavano le sue azioni come immorali, peccaminose.

È evidente in Mattia lo scarso contatto con la propria dimensione intima ed emotiva, diretta conseguenza della propria organizzazione di personalità di tipo psicotico in cui l’Io, frammentato, altera le funzioni fondamentali della persona. Evidenti anche i problemi relazionali nella dimensione del ritiro affettivo e nella tendenza a trascorrere in solitudine le giornate, elementi che arricchiscono la diagnosi di un disturbo dello spettro psicotico.

Mattia è incapace di intendere e di volere

Analizzando la vicenda dal punto di vista di una persona non in possesso di una preparazione specialistica in ambito psicologico-clinico, è comprensibile lo sconcerto di fronte a una sentenza di assoluzione completa nei confronti di delitti così efferati e caratterizzati da una forte componente di premeditazione. Questo è da imputare alla convinzione comune che un disturbo dello spettro psicotico escluda a priori la presenza, nel soggetto che ne soffre, di una capacità di pianificazione supportata da un grado di intelligenza in alcuni casi anche sopra la media. In realtà, la sintomatologia allucinatoria e delirante tipica della psicosi può instaurarsi anche in una mente estremamente funzionale e creativa.

Considerando i fatti senza addentrarci nella psiche dell’assassino, chiunque potrebbe ritenere il giovane un lucido assassino cui attribuire come pena un ergastolo. Ora possiamo però ragionare sulla realtà dei fatti: ci troviamo chiaramente di fronte a un grave disturbo psicotico su base delirante di tipo mistico-religioso, in cui la lucida ideazione dei fatti, seppure impressionante, passa inevitabilmente in secondo piano e rimane mero indice di un certo livello di abilità intellettive. Su tale patologia viene impostata dai periti una precisa diagnosi: vizio totale di mente per “disturbo delirante”. Mattia viene dichiarato incapace di intendere e di volere e la sua assoluzione ne è diretta conseguenza: dovrà scontare dieci anni, fino a revisione, presso un istituto psichiatrico in quanto affetto da grave patologia psichiatrica associata all’attribuzione della pericolosità sociale; tale misura di sicurezza imporrà al giovane, oltre agli anni di cura obbligatoria stabiliti dalla sentenza, un periodico riesame atto ad accertare la permanenza del rischio di nuocere agli altri membri della società.


[In cover, primo piano e profilo del “killer del tallio” Mattia Del Zotto via today.it]

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Valentina Zandonà

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia con N°17430. Ha maturato esperienza nell’ambito della diagnosi di demenze, nella valutazione e riabilitazione neuropsicologica di pazienti con grave cerebrolesione acquisita e ad oggi lavora in ambito clinico con pazienti psichiatrici in età adulta, con doppia diagnosi e autori di reato.

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