Profiling

Anatoly Moskvin – Il collezionista di bambole umane

Si può davvero amare a tal punto una persona, da impedire che essa ci sfugga di mano anche dopo la morte? Può l’amore durare per sempre e superare anche quelle che sono le barriere della natura?

Basti pensare al conte Carl Tanzler e al sentimento per la sua amata; amore che logorò a tal punto la sua integrità mentale, da portarlo ad imbalsamare il corpo della donna per continuare a vivere con lei.

Il caso di oggi non è poi così lontano da questo. Siamo in Russia, nel 2002, Olga Chardymova, una ragazzina di 11 anni, ha appena approfittato dell’assenza dei genitori per recarsi dalla nonna.

Ma non vi giungerà mai; poco dopo infatti sarà uccisa da un tossicodipendente che cercava di rubarle i suoi orecchini d’oro. Verrà sepolta nel cimitero locale di Nizhny Novgorod, qualche mese più tardi, al ritrovamento del cadavere.

Eppure nessuno si sarebbe mai aspettato di vederla nuovamente, tantomeno rivederla per colpa di un macabro teatrino inscenato da una mente perversa come quella Anatoly Moskvin.

Le origini

Anatoly Moskvin era uno scrittore storico ben visto da tutti a Nizhny Novgorod, in Russia, la città dove risiedeva, e che gli aveva dato i natali. Era inoltre uno storico esperto di cimiteri, una passione che sembrava aver avuto gli albori durante la sua infanzia, quando i suoi genitori lo portavano a fare lunghe passeggiate proprio nel cimitero della città. Egli scrisse 13 libri, parlava fluentemente 13 lingue ed era descritto da tutti come un genio.

Moskvin a 45 anni viveva in un appartamento ancora con i suoi genitori, i quali ogni estate tornavano nella casa di campagna lasciando il figlio, di fatti, da solo nella città. Ma gli stessi genitori non avrebbero mai potuto pensare a quello che, nell’estate del 2011, li avrebbe attesi al ritorno dalle vacanze.

Nell’appartamento furono trovati i corpi mummificati di 28 bambine di età compresa tra i 3 ed i 12 anni, tutte vestite per sembrare delle tipiche bambole russe e sistemate in tutta l’abitazione.

Anatoly infatti, per diversi anni, passò le sue estati dissotterrando i corpi dei cadaveri da oltre 700 cimiteri in Russia, e si stima che abbia profanato 150 tombe durante quel periodo. I volti delle bambine erano avvolte in un tessuto dal colore beige chiaro per nascondere gli effetti della decomposizione e la maggior parte di esse indossava calze e stivali con abiti invernali o vestiti da sposa. Tutte le bambole inoltre erano truccate e dentro le casse toraciche di alcune di esse venne riposto un carillon.

La macabra metodologia di Anatoly

Ogni volta che veniva profanato un cadavere, Anatoly, annotava dettagliati appunti registrando anche i compleanni sul muro della sua camera da letto, ove per lungo tempo tenne le bambole al di fuori della vista dei genitori, e quasi come se volesse sottolineare la sua pazzia, organizzava vere e proprie feste di compleanno per queste ragazzine che aveva mummificato con le sue mani e a cui aveva dato nuovi nomi.

Tra le bambole vi era anche Olga Chardymova; la sua scoperta fu resa possibile grazie al custode del cimitero che notò strani movimenti vicino la lapide della bambina, nelle sere seguenti alla sepoltura, e che riuscì ad identificare l’uomo.

Sulla tomba della piccola venivano costantemente ritrovate lettere in cui vi erano scritti complimenti e in cui ci si rivolgeva a lei come se fosse ancora viva; ciascuno di quei biglietti fu scritto e consegnato da Anatoly in persona, che visitava regolarmente le tombe delle ragazze, le stesse che poi sarebbero diventate suoi soprammobili.

Profilo psicologico

La pazzia di Anatoly venne a galla quando, durante il processo egli accusò tutti i genitori delle bambine, di averle abbandonate al freddo e che solo lui le aveva riportate in vita, tenendole al riparo nel caldo della sua casa.

Dopo tre anni in un ospedale psichiatrico, Anatoly venne dichiarato mentalmente instabile, e gli fu diagnosticata una forma acuta di schizofrenia. Seppur a primo impatto l’uomo abbia sempre mostrato una certa tranquillità e lucidità, mostrava tuttavia una certa aggressività ed ossessione ogni qual volta si parlava della sue bambole.

In definitiva, possiamo definire Anatoly non un necrofilo, ma solo un deviato mentale ed è possibile far risalire la sua ossessione verso le ragazze morte quando baciò il volto di una ragazza al suo funerale. Gli psicologi ritengono inoltre che ci sia poca probabilità che l’uomo raggiunga una completa riabilitazione, e che difficilmente verrà mai liberato dall’istituto psichiatrico in cui ancora oggi risiede.

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Pasquale Castronuovo

Criminologo e sociologo forense esperto in criminogenesi e criminal profiling. La sua preparazione, oltre che dalla passione nel lavoro svolto, è attestata dal sostenimento dei diversi corsi di alta formazione inerenti la psicodiagnostica infantile e la prevenzione del crimine. Tra i casi giunti all’attenzione della cronaca giudiziaria, trattati direttamente tramite visione degli atti originali, vi sono la strage di Erba ed il caso di Chico Forti.

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