Profiling

L’omicidio su base delirante: il caso di Herbert Mullin

Il caso del signor Herbert Mullin suscita interesse non solo per il fatto di essere considerato un serial killer discretamente famoso negli Stati Uniti ma anche per il profilo psicologico dell’uomo, affetto da schizofrenia paranoide, che ha caratterizzato la tipologia dei suoi crimini, guidati da ben precise e personali convinzioni. Ripercorreremo brevemente i fatti e illustreremo il quadro clinico del signor Herbert, approfondendo la patologia, oggi causa accertata di reati in tutto il mondo.

Schizofrenia: precisazioni cliniche

La schizofrenia è una patologia che può presentare una costellazione di sintomi positivi (ad esempio allucinazioni, deliri, disorganizzazione del pensiero e dell’eloquio e del comportamento) e di sintomi negativi (appiattimento dell’affettività, apatia, ritiro, anedonia). Se una sintomatologia consistente persiste da almeno un mese e causa disagio a livello delle relazioni sociali, a livello lavorativo e/o nella cura del sé può configurarsi una diagnosi di schizofrenia, patologia che, a seconda della prevalenza di determinati sintomi rispetto ad altri, può essere suddivisa in cinque sottocategorie:

• paranoide,

• disorganizzata,

• catatonica,

• indifferenziata,

• residua.

L’esordio della patologia si colloca solitamente nel periodo temporale intercorrente tra la tarda adolescenza e i 35 anni e il suo sviluppo è variabile, essa può progredire fino a cronicizzarsi, oppure dirigersi verso una remissione parziale o totale.

Nello schizofrenico gli stati affettivi possono essere caratterizzati da una disconnessione dalle proprie e altrui emozioni, da forti sentimenti di angoscia, nervosismo, rabbia in risposta a minacce percepite come provenienti dall’ambiente in cui si vive, sospettosità e ritiro. A livello cognitivo, l’individuo schizofrenico appare distratto e sopraffatto da pensieri ricorrenti che sembrano non avere senso per le altre persone. Spesso a ciò si associa un disorientamento rispetto alla propria storia personale, amplificato dalla presenza di allucinazioni intrusive, a volte minacciose, e dalla sensazione di essere trasparenti e quindi facilmente permeabili agli altri che possono manipolare o controllare. Rispetto agli stati somatici, possono presentarsi una gamma di sensazioni rivolte al corpo connesse a determinate convinzioni deliranti. Le relazioni, come già accennato poco fa, sono compromesse proprio dalla tendenza all’isolamento, o ad aggrapparsi a una specifica persona, o, molto spesso, dalla sospettosità rivolta all’altro diverso dal sé.

Deliri e allucinazioni

Prima di proseguire con l’analisi del caso, proprio perché la particolare sintomatologia di Herbert Mullin lo richiede, è necessario precisare cosa intendiamo con delirio e con allucinazione, in quanto sintomi intorno ai quali ruota buona parte della sofferenza mentale dell’uomo.

I deliri sono pensieri fissi che non sono in alcun modo sensibili a una loro modificazione nemmeno di fronte ad un’evidenza conflittuale con essi. Il contenuto di un delirio può includere una varietà di temi principali: può essere di tipo persecutorio e manifestarsi con la credenza del soggetto, ad esempio, di essere seguito o molestato da qualcuno; può essere referenziale e individuarsi nel credere che determinati gesti o commenti degli altri siano rivolti a sé; di grandiosità, ossia quando si crede, ad esempio, di possedere eccezionali abilità; erotomanico, ovvero il credere che una determinata persona sia innamorata di sé; nichilistico, individuato quando vi è una forte convinzione dell’approssimarsi di una catastrofe; e somatico, maggiormente rivolto a preoccupazioni riguardanti la propria salute e i propri organi interni. I deliri possono essere anche definiti bizzarri quando sono evidentemente non plausibili, non comprensibili da individui appartenenti allo stesso gruppo culturale e non derivano da ordinarie esperienze di vita (es. pensare che qualcuno abbia rimosso i nostri organi interni senza lasciare alcuna ferita o cicatrice).

Le allucinazioni sono esperienze simili a quelle percettive che si presentano alla coscienza in assenza di uno stimolo esterno reale. Esse non sono soggette a controllo volontario, possono essere molto chiare e vivide e possono rientrare nel dominio di ciascuno dei cinque sensi, anche se nell’individuo affetto da schizofrenia ritroviamo principalmente allucinazioni di tipo uditivo, costituite molto spesso dalle cosiddette “voci”: familiari o estranee, sono percepite come intrusive e ben distinte dai propri pensieri.

Il caso di Herbert Mullin

Herbert Mullin nasce in California nel 1947, ha un’infanzia felice e durante il liceo si contraddistingue per la propria bravura, eletto “lo studente più promettente della scuola”, molto popolare e ben inserito nella squadra di baseball dell’istituto. Dopo aver conseguito il diploma subisce il trauma della perdita di un amico, morto in un incidente stradale, per il quale decide di disporre un santuario nella propria camera. Tramite un conoscente, Jim Gianera, ha accesso al mondo dell’abuso di sostanze, nello specifico LSD e Marijuana.

All’età di 21 anni viene ricoverato per la prima volta in una clinica psichiatrica, dopo aver messo in atto comportamenti autolesivi, come ferirsi con delle sigarette, e altre condotte bizzarre come l’entrare di nascosto nelle case altrui urlando e spaventandone i proprietari. Il ricovero nell’istituto è di breve durata e, una volta tornato alla propria vita, Herbert Mullin mette in atto 12 omicidi per i quali non verrà indagato fino al momento in cui commetterà il tredicesimo alla luce del sole e in presenza di testimoni: trovandosi in presenza degli inquirenti durante l’interrogatorio, rivelerà i delitti precedenti.

All’età di 25 anni Herbert è in balia delle voci che lo assillano nella sua testa e lo implorano di sacrificare qualcuno altrimenti un terremoto distruggerà la California. È su queste convinzioni deliranti che il 13 ottobre 1972, quando le voci nella sua testa gli dicono che un uomo si offrirebbe come volontario per un sacrificio che salverà la città e si dichiarerebbe il Giona della Bibbia, Mullin lo uccide a bastonate: l’uomo è un senzatetto che aveva tentanto di soccorrere Herbert e la sua automobile in panne. Il secondo omicidio, prossimo al primo, è una studentessa colpevole di aver chiesto all’uomo un passaggio: verrà uccisa a pugnalate nell’auto e poi sezionata. Solo quattro giorni dopo il primo omicidio, Mullin uccide  a coltellate un parroco cattolico che lo ha appena confessato. Analogamente al primo omicidio, il sacerdote si sarebbe immolato come vittima sacrificale per evitare la moltitudine di morti che sarebbero state causate da un terremoto.

A causa del precoce ricovero in clinica psichiatrica, Herbert vede respinta la sua richiesta di arruolarsi nei Marines e, nel gennaio del 1973, totalmente disintossicato dalle sostanze di cui abusava e dall’alcool, imputa al proprio passato di tossicodipendenza tale rifiuto e, in generale, i problemi della propria vita. La colpa principale della sua condizione viene addossata al sopra citato Jim: Herbert decide di vendicarsi recandosi a casa sua, ma scopre che egli si è trasferito altrove mentre, in quella casa, ora abita una coppia con due bambini. Ottenuto l’indirizzo di Jim, la stessa sera Mullin si reca nella sua nuova abitazione e lo uccide, insieme alla moglie, un colpo d’arma da fuoco; infierirà anche sui loro corpi con diverse coltellate. Subito dopo il duplice omicidio, rientra dalla famiglia che gli aveva fornito l’indirizzo del conoscente e ne uccide tutti i componenti (quinto, sesto, settimo e ottavo omicidio). Circa un mese più tardi, nel febbraio del 1973, mentre passeggia in un bosco incontra quattro adolescenti che stanno campeggiando in una zona vietata: fingendosi una guardia, gli chiede di allontanarsi; al loro rifiuto, li uccide con un fucile che gli stessi avevano riposto nella loro tenda. L’ultimo omicidio, eseguito in pieno giorno e alla presenza di diversi testimoni, vede come vittima un anziano uomo ispanico che stava curando il proprio giardino: Mullin, senza un apparente motivazione, ferma la propria auto di fronte all’abitazione dell’uomo, all’interno di una zona residenziale, e lo uccide.

Arrestato, durante l’interrogatorio riferisce di aver commesso tutti questi omicidi per evitare che un terremoto devastante mietesse migliaia di vittime. Viene condannato per tutti e tredici gli omicidi, a lui viene contestato sia l’omicidio premeditato, sia quello di secondo grado. Attualmente sta scontando la pena dell’ergastolo presso un un penitenziario californiano.

Analisi del caso

L’evidenza della patologia di tipo schizofrenico nel signor Mullin risale alla tarda adolescenza, probabilmente tamponata agli esordi per mezzo di un cospicuo abuso di sostanze e innescata da un evento di vita traumatico, probabilmente mai del tutto elaborato, che ha posto il soggetto a stretto contatto con la morte: la perdita dell’amico. Non abbiamo informazioni specifiche in merito alla vita precedente agli omicidi né rispetto alla famiglia che, dal poco di cui siamo a conoscenza, costituiva una base sicura per Mullin; in ogni caso, analizzando i dati emersi dai suoi racconti possiamo immaginare di trovarci in presenza di un quadro di schizofrenia di tipo paranoide, associata in modo importante ad allucinazioni e deliri: le voci, intrusive e costanti, intimano a Mullin di uccidere determinate persone nel contesto di un delirio di stampo nichilistico (associato alla percezione di una catastrofe imminente) e di grandiosità (l’illusione di poter salvare, da solo, il mondo e che tale salvezza dipenda esclusivamente da sé), il tutto inserito all’interno di un sistema di pensiero patologico di tipo religioso.

Le relazioni sociali sono chiaramente compromesse in questo quadro di distacco dalla realtà e l’estrema sofferenza dell’uomo traspare dai racconti di cronaca. Escluso dalle relazioni sociali, dalla vita lavorativa perché in qualche modo stigmatizzato dal precoce ricovero in una clinica psichiatrica, Mullin è preda della propria sofferenza e vaga senza meta, cercando modi per placare il proprio animo e zittire quelle voci insistenti che fanno intrusione nella propria mente. Le modalità con le quali mette in atto l’ultimo omicidio sono, del resto, rappresentative dello stato mentale ormai offuscato e sradicato dalla realtà: egli uccide in pieno giorno, in presenza di testimoni, una persona che nemmeno conosce.

Ci troviamo di fronte alla totale assenza di assistenza sanitaria psichiatrica per quest’uomo, lasciato allo sbaraglio a fare i conti con la propria patologia mentale e con le opportunità lavorative che la stessa gli ha precluso; dobbiamo però riconoscere e osservare che ci troviamo nell’America degli anni Settanta. Attualmente la schizofrenia non costituisce patologia completamente invalidante, se non in casi molto gravi, ed è sensibile all’intervento psicosociale e farmacologico.

{In cover, Herbert Mullin via criminalminds.wikia.com}

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Valentina Zandonà

Psicologa iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia con N°17430. Ha maturato esperienza nell’ambito della diagnosi di demenze, nella valutazione e riabilitazione neuropsicologica di pazienti con grave cerebrolesione acquisita e ad oggi lavora in ambito clinico con pazienti psichiatrici in età adulta, con doppia diagnosi e autori di reato.

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