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	<title>parafilia Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
	<lastBuildDate>Fri, 05 Apr 2024 12:46:04 +0000</lastBuildDate>
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	<title>parafilia Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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	<item>
		<title>Il Bug Chasing: contagiarsi con il virus dell&#8217;HIV</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/05/28/bug-chasing-hiv/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmela Marucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2019 17:31:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[bug chasing]]></category>
		<category><![CDATA[parafilia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alcune persone percepiscono l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultima barriera da infrangere, l’ultimo atto sessuale rimasto da compiere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/05/28/bug-chasing-hiv/">Il Bug Chasing: contagiarsi con il virus dell&#8217;HIV</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Alcune persone percepiscono l’essere infettati come qualcosa di estremamente erotico, l’ultima barriera da infrangere, l’ultimo atto sessuale rimasto da compiere.</em></h2>
<hr />
<p>Nel <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2019/05/14/trasmissione-volontaria-hiv/">precedente articolo</a></span> abbiamo descritto <strong>persone affette dal virus Hiv che decidono consapevolmente di contagiare altre persone</strong> a loro insaputa. In questo articolo invece, parleremo di un fenomeno che sembra alquanto diffuso: il Bug Chasing.</p>
<h3><strong>Il Bug Chasing</strong></h3>
<p>Il termine deriva dalle parole inglesi &#8216;<em>bug&#8217; </em>e &#8216;<em>to chase&#8217;</em> letteralmente “cercatore di parassita”, facendo riferimento a tutte quelle <strong>persone, in particolare omosessuali che cercano attivamente rapporti sessuali non protetti con persone sieropositive</strong>, al fine di contrarre anch’esse il virus. Le malattie sessualmente trasmissibili non si limitano solo all’AIDS, altri malattie possono essere clamidia, herpes, mononucleosi, gonorrea e persino sifilide sono molto più comuni, ma poco conosciuti.</p>
<p>Il Bug Chasing ha preso piede negli Stati Uniti ma si sta diffondendo sempre di più in Italia. Da una parte c’è il <strong>bug-chaser</strong>, la persona che aspira a diventare sieropositivo; dall’altra il <strong>gift-giver</strong> o “donatore”, disposto ad avere rapporti sessuali senza preservativo per trasmettere il virus.</p>
<p>In Italia ci riferiamo spesso a questo fenomeno col nome di <strong>Sindrome di Samo</strong>, la quale può essere inclusa nelle <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/?s=parafilia">forme parafiliche</a></span> della patofilia o nosofilia, caratterizzate dall&#8217;amore per la sofferenza (páthos) o per la malattia (nosos). Anche se non è incluso nel DSM, questo tipo di Sindrome <strong>può essere considerata un caso di feticismo per il contagio da malattia sessualmente trasmissibile</strong>.</p>
<h3><strong>Cosa spinge a desiderare di essere contagiato</strong></h3>
<p>Sono state avanzate delle ipotesi per cercare di spiegare il fenomeno del <strong>Bug Chasing</strong>: in una prima ipotesi, alla base ci sarebbe un <strong>bisogno di appartenenza</strong>.  All’interno della comunità di sieropositivi, sembra esserci una coesione ed un legame più forte rispetto alla comunità generale. Una seconda interpretazione, è conosciuta come “<strong>metafora del diabete</strong>”, per molte persone l’HIV è ormai una malattia come il diabete: allo stato attuale le persone contagiate dall’HIV possono assumere farmaci per tenere sotto controllo la malattia. Tuttavia, questa ipotesi non sembra spiegare in modo esaustivo la ricerca attiva di questo tipo di rapporti sessuali.</p>
<p>Un’altra ipotesi chiama in causa una quantità eccessiva di messaggi relativi la campagna sulle pratiche del sesso sicuro, che potrebbe aver innescato in alcune persone un <strong>processo psicologico inverso </strong>andando alla ricerca di rapporti sessuali non protetti.</p>
<p>Un’ultima spiegazione del fenomeno, la più accreditata al momento, si basa sulla <strong>dipendenza sessuale</strong> (sexual addiction) la quale può esplicitarsi in individui che soffrono d’ansia o bassa autostima. Questi ultimi, per ridurre i livelli d’ansia, avrebbero bisogno di mettere in atto comportamenti sessuali. Evidentemente <strong>il bug-chaser ha raggiunto un grado di dipendenza sessuale così elevato che contrarre il virus dell’HIV potrebbe essere uni dei modi per placare i loro stati d’ansia</strong>.</p>
<h3><strong>Analisi psicologia di un bug-chaser</strong></h3>
<p>I processi psichici sottostanti al comportamento di questa fenomeno, possono essere ricercati in <strong>relazioni conflittuali verificatesi con precedenti figure d&#8217;attaccamento</strong>, in particolare, padri violenti o madri dominanti o anaffettive. Esiste in queste persone una f<strong>orte pulsione di morte inconscia che li porta a giocare con la propria vita</strong>: la pulsione di morte (thanatos) si accompagna necessariamente a quella di vita (eros), nella vita sessuale come nei comportamenti quotidiani.</p>
<p>La persona si trova in una condizione di <strong>intorpidimento emotivo</strong>: inibizione della capacità di difesa psichica e fisica del sé, ne consegue un <strong>errore nell&#8217;interpretazione emotiva della realtà interpersonali</strong>, poiché è in atto un processo di dissociazione emotiva, di mancanza di processi di mentalizzazione.</p>
<p>È molto probabile che all’origine di questo comportamento ci sia un <strong>forte disagio psicologico</strong>, una <strong>bassa autostima</strong>, <strong>problemi di identità</strong>, fino all’emergere di <strong>sintomi depressivi e/o autolesionisti</strong> fino all’esplicirarsi di un disturbo depressivo o un <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.studiosalem.it/problemi-psicologici-patologie-servizi-e-terapie-psicoterapia-milano/disturbi-della-personalita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">disturbo Bordeline</a></span>.</p>
<p>In particolare negli adolescenti, soprattutto se di sesso maschile, <strong>il rischio, così come la ricerca del proibito, sono elementi di grande attrattiva</strong>. I ragazzi vivono una sorta di <strong>delirio di onnipotenza</strong>. È lo stesso principio di quando si gioca alla roulette russa più ci si avvicina al rischio di morire e più la pratica diventa attraente. Non è tuttavia solo la noia a generare questi comportamenti, alla base di queste condotte si trovi anche una difficoltà del soggetto a confrontarsi con la realtà e a percepire chiaramente i propri contorni psichici.</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>Una <strong>prevenzione della dipendenza</strong> tramite un’accurata <strong>educazione sessuale</strong> potrebbe essere una soluzione a questo grande problema, ancora tuttavia da esplorare a fondo. Un <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://www.studiosalem.it/contatti-dove-siamo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sostegno psicologico</a></span> potrebbe essere necessario, per capire qual è la propria struttura di personalità, i pensieri legati al rapporto con l’altro e alla sieropositività.</p>
<hr />
<p>Fonti:</p>
<ul>
<li><a href="https://www.tpi.it/2018/12/01/bugchasing-cosa-e/">tpi.it</a></li>
<li><a href="https://www.adolescienza.it/sessualita-amori-amicizie/contrarre-intenzionalmente-il-virus-dellhiv-il-bug-chasing/">adolescienza.it</a></li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Albert Fish – una mente malata</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/11/28/albert-fish/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Castronuovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Nov 2018 15:44:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici dei serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[masochismo]]></category>
		<category><![CDATA[parafilia]]></category>
		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>
		<category><![CDATA[sadismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono pochi assassini nella storia ricordati ancora oggi come mentalmente squilibrati e diabolici, nonostante la loro aria apparentemente innocua. Uno</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/11/28/albert-fish/">Albert Fish – una mente malata</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono pochi assassini nella storia ricordati ancora oggi come mentalmente squilibrati e diabolici, nonostante la loro aria apparentemente innocua.</p>
<p>Uno di questi è Albert Fish, conosciuto anche come “L’uomo grigio”, “il Vampiro di Brooklyn” e “il Maniaco della luna”.</p>
<p>Fu, come lui stesso dichiarò, il molestatore di oltre 400 bambini nell’arco di venti anni, e gli psichiatri che lo visitarono dichiararono di non aver mai visto nulla di simile.</p>
<p>Dopo la cattura, Fish imputò le colpe dei suoi atti alla sua travagliata infanzia, e ancora oggi è, di fatti, l’uomo più anziano ad esser stato giustiziato tramite uso della sedia elettrica.</p>
<h2><strong>Le origini</strong></h2>
<p>Albert Fish nacque il 19 maggio del 1870 a Washington. In seguito alla morte del padre, all’età di 4 anni, e per via delle insufficienze finanziarie da parte della madre, incapace di provvedere al suo sostentamento, fu abbandonato già in tenera età e fu costretto a vivere i primi anni di giovinezza in un orfanotrofio, in cui assistette alle prime brutali forme di violenza e sadismo.</p>
<p>Con una istruzione abbastanza scarna, Fish trovò molti dei suoi mezzi di sostentamento economico attraverso le truffe, ma il suo comportamento strano ed irascibile iniziò a manifestarsi quando la moglie scappò con un altro uomo, lasciandogli tutti e sei i figli avuti proprio in seguito al matrimonio.</p>
<p>Abbandonato a se stesso, Albert iniziò a compiere piccoli crimini, come la redazione e la spedizione di lettere oscene, e per questo venne arrestato più volte finendo anche in un manicomio.</p>
<p>È proprio in questo periodo nel 1910 che iniziò a compiere i primi omicidi e ad essere completamente ossessionato dalla religione: le allucinazioni sia visive che uditive erano infatti frequenti, e proprio a causa di queste, e delle sue letture distorte della Bibbia, si convinse che Dio stesso gli avesse dato ordine di espiare i propri peccati attraverso punizioni corporali e sacrifici umani ai danni di bambini, tramite forme di torture e castrazioni.</p>
<h2><strong>I primi omicidi</strong></h2>
<p>La prima vittima accertata risale al luglio del 1924 a States Island, NY. Francis McDonnel, un bambino di otto anni, venne rapito mentre giocava con i suoi compagni nel cortile vicino casa. L’allarme tuttavia verrà dato soltanto la sera dai genitori, ed il corpo del bambino sarà ritrovato qualche ora dopo sotto alcuni rami, strangolato e con chiari segni di bastonate.</p>
<p>Nel 1929 Albert colpisce nuovamente: a farne le spese è il piccolo William Gaffney di quattro anni. In tal caso ci fu però un testimone, un bambino di tre anni che seppur inizialmente ignorato dagli agenti e dalle squadre di ricerca, a causa degli scarsi risultati riportati dagli stessi, riuscì a descrivere l’uomo una volta che venne interrogato.</p>
<p>William comunque non verrà più ritrovato, nonostante le continue ricerche della polizia; sarà lo stesso Fish a descrivere, durante gli interrogatori, il trattamento riservato alla piccola vittima, che dapprima fu legata e mantenuta all’interno di un casolare, poi torturata ed uccisa prima di essere smembrata, cucinata e consumata nei quattro giorni seguenti.</p>
<p>Ma seppur l’omicidio di William scosse l’opinione pubblica, non fu questo il più brutale commesso da Albert, ma quello della piccola Grace Budd di dieci anni.</p>
<p>Fish infatti, rispondendo ad un annuncio di lavoro pubblicato dal fratello maggiore  della ragazza, si diresse verso la casa dei Budd con l’intento di ucciderlo. Fu solo quando l’uomo vide Grace, che capii invece che la vittima doveva essere proprio la ragazza. Albert infatti una volta ottenuta la fiducia dei genitori nei giorni seguenti, riuscì a portare la piccola con se con una banale scusa.</p>
<p>La bambina fu portata in una fattoria dall’uomo che la uccise e ne divorò le parti nei giorni a seguire; le modalità, descritte in maniera minuziosa, del delitto e di ciò che ne fu fatto del corpo, venne trascritto da Albert in una lettera che venne poi consegnata ai genitori.</p>
<h2>L’arresto ed il processo</h2>
<p>Il contenuto di quella sadica lettera, recapitata sei anni dopo, scioccò i genitori di Grace ma fu anche utile per incastrare una volta per tutte l’assassino. La lettera infatti era stata scritta su un particolare tipo di carta di un’azienda di New York, e ne riportava il timbro; la polizia riunì immediatamente tutti i membri dell’azienda e li sottopose ad un test calligrafico, ma nessuna delle calligrafie analizzate corrispondeva a quella dell’assassino.</p>
<p>Ma fu proprio quando un custode della ditta dichiarò di aver lasciato diverse volte carta per lettere nel suo vecchio casolare, che si potè risalire all’uomo che venne arrestato grazie anche all’aiuto della proprietaria di casa, che collaborò con gli inquirenti.</p>
<p>Il processo iniziò l’11 maggio del 1935 e l’accusa fu di omicidio premeditato ai danni della piccola Grace Budd. Durante il processo venne dimostrato di come egli riuscì ad organizzare il tutto fin nei minimi particolari rimanendo sempre freddo e lucido e respingendo, di fatti, qualsiasi voce che lo voleva instabile.</p>
<p>Fish venne condannato a morte tramite sedia elettrica e l’esecuzione ebbe luogo il 16 gennaio del 1936.</p>
<p>Alla lettura della sentenza rimase sereno, ma anzi sostenne che proprio la sedia elettrica era l’unica modalità che gli mancava per procurarsi dolore.</p>
<h2><strong>Profilo psicologico</strong></h2>
<p>Furono diverse le perizie psichiatriche effettuate in carcere su Fish ed i diversi dottori analizzanti il caso arrivarono alla conclusione che le preoccupazioni ossessive dell’uomo riguardo a punizioni e torture e la grande credenza nella religione, portarono lo stesso a ritenere che, data l’assenza di un intervento divino, tutte le sue azioni potessero essere giustificate e dunque lecite.</p>
<p>Sicuramente possiamo ritenere l’influenza di fattori biologici negativi e le diverse condizioni patologiche pregresse, come fortemente influenzanti la vita di Fish, e proprio le torture subite da ragazzo produssero il particolare modo cruento di agire dell’uomo.</p>
<p>Non esiste dunque un singolo fattore in grado di spiegare efficacemente come egli possa essere diventato oltre che <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/02/17/sadismo/" target="_blank" rel="noopener">sadico</a></span> e masochista, anche <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/11/21/pedofilia/" target="_blank" rel="noopener">pedofilo</a></span>, ma sicuramente possiamo ritenere le esperienze in orfanotrofio, l’abbandono della madre e la morte del padre come fortemente contribuenti alla creazione di quello che ancora oggi è ricordato come l’uomo con più <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/?s=parafilia" target="_blank" rel="noopener">parafilie</a></span> documentate al mondo.</p>
<p>[In cover, un ritratto di Albert Fish via <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://thoseconspiracyguys.com/wp-content/uploads/2017/09/Albert-Fish-cover.jpg">thoseconspiracyguys.com</a></span>]</p>
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		<title>Nella mente del pedofilo, tra criminologia e psicologia</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/11/21/pedofilia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmela Marucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2018 14:04:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[parafilia]]></category>
		<category><![CDATA[pedofilia]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti immaginano i pedofili come brutti, vecchi, vestiti con trench, nascosti tra i cespugli in attesa di strappare i bambini</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Molti immaginano i pedofili come brutti, vecchi, vestiti con trench, nascosti tra i cespugli in attesa di strappare i bambini dalla strada. Eppure <strong>il pedofilo potrebbe essere un vicino di casa, un amico fidato, un appartenente al clero, una baby sitter, un insegnante o persino un membro della propria famiglia</strong>.</p>
<p>Il termine <strong>pedofilia</strong> deriva dal greco <em>pais</em>, <em>paidos</em> (bambino) e <em>philìa</em> (amicizia, affetto) significa letteralmente <strong>&#8216;amore per i bambini&#8217;</strong>. Secondo i criteri diagnostici del DSM V (2013), la Pedofilia o meglio <strong>il “Disturbo Pedofilico”, rientra nei disturbi Parafilici</strong>, corrisponde:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">• Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, che comportano attività sessuale con un bambino in età prepuberale o con bambini (in genere i 13 anni di età).<br />
• L’individuo ha messo in atto questi desideri, oppure i desideri o le fantasie sessuali causano marcato disagio o difficoltà interpersonali.<br />
• L’individuo ha almeno 16 anni di età ed è di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini di cui al Criterio A.<br />
(Fonte: DSM V (2013))</p>
</blockquote>
<p><strong>Per approfondire: <a href="https://profilicriminali.it/tag/parafilia/" target="_blank" rel="noopener"><span style="color: #ff0000;">Leggi altri articoli sulla parafilia</span></a></strong></p>
<h2><strong>La pedofilia: la peste del nuovo millennio</strong></h2>
<p>La pedofilia viene considerata da molti la “peste del nuovo millennio”. È un tema molto delicato e di conseguenza frutto di accesi dibattiti. Come la storia ci insegna <strong>è solo dal 1300 che la pedofilia è considerata un tabù sociale</strong>. Infatti in alcuni luoghi (in Nuova Guinea è considerato un rito di passaggio) e in alcun tempi (basti pensare nell’antica Grecia e nell’antica Roma dove l’attrazione per un adolescente era qualcosa del tutto normale) per un ragazzo avere rapporti sessuali con un adulto non corrisponde ad un evento traumatico oppure ad un tabù sociale.</p>
<p><strong>La pedofilia è una parafilia</strong> la cui eziologia rimane in gran parte sconosciuta. <strong>La figura del pedofilo</strong> non è facile da definire in maniera univoca poiché <strong>rappresenta una categoria molto eterogenea</strong>. A tal riguardo è importante distinguere una <strong>pedofilia primaria</strong> (essenziale) da una <strong>pedofilia secondaria</strong>, determinata da altre condizioni psicopatologiche come ad esempio il <strong>Disturbo dello Spettro Schizofrenico</strong>, alcune <strong>Psicosi Organiche</strong> e altre condizioni che portano a comportamenti perversi a causa di una disintegrazione della personalità.</p>
<p>L&#8217;eziopatogenesi della pedofilia <strong>può essere attribuita a fattori sia biologici che ambientali</strong>. Inizialmente quando la pedofilia ha iniziato ad essere oggetto di studio da parte della comunità scientifica, <strong>la teoria più accreditata era quella SESSUALE </strong>(le parafilie, inclusa la pedofilia, al pari delle sindromi psicopatologiche caratterizzate da alterazioni qualitative dell’istinto sessuale).</p>
<p>Nel corso degli anni si sono succedute diverse ipotesi. Le più accreditate vengono presentate di seguito.</p>
<h3><em>Teoria Psicoanalitica</em></h3>
<p>Secondo la concezione psicoanalitica classica, l’atto pedofilo è legato a fissazioni e regressioni verso forme di sessualità infantile. In particolare <strong>la pedofilia è un perversione che si origina sull’angoscia della castrazione, la quale ostacola il soggetto nel raggiungimento di una sessualità adulta e lo fa regredire a una pulsione parziale (Freud, 1905)</strong>.</p>
<p>Questi individui hanno <strong>timore nell’avere rapporti sessuali con un adulto</strong> e ciò farebbe si che il soggetto diriga le proprie pulsioni verso un individuo considerato meno potente e più facile da gestire. Inoltre recenti teorie sempre d’impostazione psicoanalitica sostengono che, oltre l’<strong>incapacità di reggere un rapporto amoroso adulto</strong>, in gioco ci sarebbe anche una <strong>componente narcisistica</strong> che si manifesterebbe nella tendenza del pedofilo a <strong>ricercare nel bambino se stesso nel periodo della propria infanzia</strong>. Tuttavia la teoria psicoanalitica non spiega il perché venga scelta come meccanismo difensivo la pedofilia e non un altro tipo di meccanismo.</p>
<h3><em>Teoria dell’Abusato &#8211; Abusatore</em></h3>
<p><strong>Secondo questa teoria la pedofilia sarebbe causata dal fatto che i colpevoli sessuali sono stati loro stessi abusati durante l’infanzia (Garland e Dougher, 1990)</strong>. Infatti si stima che più del 50% di quanti commettono un atto di abuso possano aver subito anch’essi una violenza simile durante la loro infanzia. Tuttavia bisogna prendere in considerazione che <strong>non tutti quelli che hanno subito una abuso diventano pedofili in età adulta</strong> poiché sussistono tanti altri fattori che incidono in modo rilevante, come ad esempio l’età in cui l’abuso è stato subito, la relazione che il bambino aveva con l’abusante, la durata, ecc.. Questa teoria fa parte delle teorie definite “giustificative” dove sussiste una duplice condizione di vittima e carnefice e di conseguenza una costante difficoltà di natura giuridico normativa, fattore che rende estremamente difficile legiferare in materia.</p>
<h3><em>Teoria Neuropsicologica </em></h3>
<p>Il modello neuropsicologico ritiene che <strong>una disfunzione cerebrale potrebbe essere la causa scatenante la pedofilia</strong>. I ricercatori affermano che <strong>la perversione sessuale risulterebbe da idee devianti</strong>, che sono conseguenza dei cambiamenti nelle funzioni dell&#8217;emisfero cerebrale dominante. Una patologia dell&#8217;emisfero dominante favorirebbe cioè idee sessuali perverse e sarebbe coinvolta nelle difficoltà di comunicazione tra le due metà dell&#8217;encefalo (Strano 2001). D&#8217;altronde <strong>questi dati non hanno una validità scientifica, poiché non vi sono ulteriori conferme</strong>. L&#8217;uso della risonanza magnetica funzionale (fMRI) e della tomografia a emissione di positroni (PET) ha rivelato che le anormalità dei pedofili si manifestano, in particolare nelle regioni frontali e centrali del cervello. Nello specifico, vi è un volume ridotto di materia grigia a livello del corpo striato. Di conseguenza, il nucleo accumbens, la corteccia orbitofrontale e il cervelletto sono tutti colpiti (Schiffer, 2008). Queste aree del cervello svolgono un ruolo importante nel comportamento di dipendenza.</p>
<h3><em>Teoria Cognitiva</em></h3>
<p>Il modello cognitivo, riprendendo quello neuropsicologico, <strong>considera la pedofilia una forma di dipendenza</strong> come avviene per l’assunzione di alcool, di droga o il gioco d’azzardo, in quanto sembrerebbe che si attivi lo stesso “circuito neuronale della dipendenza”. I pedofili per agire mettono in pratica delle strategie cognitive, quella più utilizzata è il <strong>“disimpegno morale” ovvero un mezzo per giustificare le loro azioni che gli consente di neutralizzare i sensi di colpa e di vergogna</strong>.</p>
<h2><strong>Il profilo criminologico e psicologico del pedofilo</strong></h2>
<p>Chi è il pedofilo? si tratta di individui con una psicopatologia (dato che è inserita tra le parafilie nei manuali diagnostici più accreditati a livello internazionale) o sarebbe giusto considerarli esclusivamente dei criminali? Non è semplicissimo tentare di rispondere a questa domanda, dato che si tratta di un fenomeno molto complesso. Potremmo quindi descrivere <strong>due profili del pedofilo</strong>, uno <strong>psicologico </strong>e l’altro <strong>criminologico</strong>. <strong>La pedofilia è una psicopatologia poiché l’interesse sessuale nei confronti dei bambini è considerato patologico.</strong> Tuttavia <em>ciò non equivale a dire che non vi capacità di intendere e di volere</em>, condizione necessaria dal punto di vista penale per essere considerati imputabili. In alcuni casi questa condotta potrebbe essere legata ad una condizione deficitaria dello sviluppo psicosessuale quasi come una sorta di automatismo dell’atto sessuale. Tuttavia è stato più volte constatato che <strong>nella mente dei pedofili vi è una precisa valutazione della situazione e strategia da attuare, vi è una lucida consapevolezza</strong>.</p>
<p>In conclusione <strong>si potrebbe considerare la pedofilia un crimine quando i pedofili attivano consapevolmente i loro comportamenti</strong>, mentre <strong>quando l’attrazione per i bambini resta confinata all’interno delle fantasie sessuali del soggetto possiamo parlare di psicopatologia</strong>. Non è semplice legiferare in materia, tuttavia questa difficoltà sembra essere superato con l’emanazione nel 1996 della legge n. 66 recante «Norme contro la violenza sessuale», che introduce all’art. 609 quater <strong>il reato di «Atti sessuali con minorenne»</strong>, punito con la reclusione da cinque a dieci anni.</p>
<h2><strong>La pedofilia nell’era di Internet</strong></h2>
<p>Oggi <strong>la pedofilia è un fenomeno che appare in preoccupante crescita</strong> anche a causa delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie dato che esse favoriscono l’accesso a materiali pedopornografici e alla possibilità di entrare in contatto con bambini e adolescenti. Sono almeno trentadue i siti in Italia identificati. <strong>Si sta anche diffondendo il fenomeno del <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/genitori-e-figli/sexting/" target="_blank" rel="noopener">sexting</a></span>, ossia l’invio di testi o immagini sessualmente esplicite</strong>.</p>
<p>Alcuni studi in merito hanno dato vita ad una nuova tipologia di abusanti: i <strong>pedofili online</strong>. Sono state individuate alcune caratteristiche specifiche dei pedofili online, che sembrano, in alcuni casi, differenziarli rispetto agli altri pedofili, <strong>sembrerebbero infatti appartenere ad un’età (20-40 anni quindi inferiore) e ad un livello socio-economico e d’istruzione differente</strong>.</p>
<p>Studi recenti hanno dimostrato che <strong>la psicoterapia e la farmacoterapia possono essere combinate per ottenere il trattamento più efficace per chi soffre di pedofilia</strong>. Al momento, il trattamento si concentra principalmente sulla prevenzione di ulteriori reati piuttosto che sul cambiamento dell&#8217;orientamento sessuale, cercando di comprendere le caratteristiche psicologiche di tali individui.</p>
<hr />
<pre><strong>Fonti
</strong>•Fornari U. La pedofilia tra demonizzazione e realtà clinica. Journal of Psychopathology; 2002,8 (3).
•Strano M., Errico G., Germani P. et al., Aspetti eziologici della pedofilia: una raccolta essenziale di contributi teorici. PM, 21 Febbraio 2001.
•American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), American Psychiatric Association, Arlington 2013.

Photo by <a href="https://unsplash.com/photos/qUsHZwZHlgU?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Max Bender</a> on <a href="https://unsplash.com/search/photos/monster?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Unsplash</a></pre>
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<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/11/21/pedofilia/">Nella mente del pedofilo, tra criminologia e psicologia</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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		<title>Le relazioni patologiche: parafilia e dipendenza, il caso di Marco Mariolini, il “cacciatore di anoressiche”</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/07/23/marco-mariolini-parafilia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jul 2018 16:22:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici dei serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Mariolini]]></category>
		<category><![CDATA[parafilia]]></category>
		<category><![CDATA[stalking]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Dr.ssa Valentina Zandonà La cronaca nera degli ultimi anni spesso ci ha sottoposto storie di relazioni finite in tragedia,</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/07/23/marco-mariolini-parafilia/">Le relazioni patologiche: parafilia e dipendenza, il caso di Marco Mariolini, il “cacciatore di anoressiche”</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Di <strong>Dr.ssa Valentina Zandonà</strong></p>
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<p>La cronaca nera degli ultimi anni spesso ci ha sottoposto storie di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/tag/femminicidio/" target="_blank" rel="noopener">relazioni finite in tragedia</a></span>, di rapporti nati inseguendo un preciso desiderio perverso che ad un certo punto, divenuto ingestibile, ha condotto a mettere in atto <strong>violenze estremamente efferate ai danni della persona “amata”</strong>.</p>
<h2>Il caso di Marco Mariolini</h2>
<p>Oggi vogliamo soffermarci sulla storia di <strong>Marco Mariolini</strong>, autodefinitosi, nel libro scritto di proprio pugno, <strong>il “cacciatore di anoressiche”</strong> e sul suo particolare caso di <strong>parafilia</strong>.</p>
<p>Marco sta attualmente scontando una pena di 30 anni presso il carcere di Bergamo, giudicato capace di intendere a seguito dell&#8217;<strong>omicidio dell&#8217;ex fidanzata Monica Calò.</strong></p>
<p>Sono passati ormai vent&#8217;anni dal 14 luglio 1998, giorno in cui, a Verbania, sulle sponde del Lago Maggiore, Marco, 39enne e di professione antiquario, <strong>uccide Monica con 22 coltellate</strong>, cieco nella propria volontà di possesso di quella donna che aveva deciso di allontanarsi da lui, abbandono del quale non riusciva a farsi una ragione.</p>
<h2>Inquadramento diagnostico: la Parafilia</h2>
<p>Prima ancora di commettere l&#8217;omicidio per cui verrà condannato, <strong>Marco Mariolini</strong> è lucidamente cosciente della propria condizione patologica e scrive nel suo libro, tra le prime righe:</p>
<blockquote><p>sono stato condannato fin dall&#8217;adolescenza a essere un diverso, a avere una terribile perversione sessuale.</p></blockquote>
<p>Testo che invierà a Monica, accompagnato dalla singolare dedica “con odio e con amore”, prima di riuscire a riavvicinarla e ucciderla barbaramente.</p>
<p>Marco riferisce che non cercava nella donna nessuna caratteristica particolare, soltanto “dei bei lineamenti e poi che fosse il più ossuta possibile, più che sottile, scheletrica”. È così che egli definisce <strong>l&#8217;oggetto ideale dei propri desideri</strong>, perché di oggetto esattamente si tratta: <strong>una persona da dominare, plasmare a proprio gusto, sulla quale riversare le proprie spinte sadiche</strong>.</p>
<p>Ci stiamo riferendo a ciò che in passato veniva definito perversione, fenomeno inquadrato più recentemente nei manuali diagnostici come <strong>“parafilia”</strong>, termine che si riferisce generalmente ad un «disturbo psicosessuale caratterizzato dal fatto che chi ne è affetto deve, per ottenere eccitamento o soddisfazione sessuale, perseguire fantasie o compiere atti anomali o perversi» (Dizionario di Medicina, Treccani).</p>
<p>Nel Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM) gli stati affettivi associati alla parafilia sono definiti come una <strong>tendenza ad essere costantemente preoccupati dai propri desideri sessuali specifici</strong>, in associazione alla pianificazione di determinate azioni atte a ottenerne il soddisfacimento, in seguito al quale si manifesta una reazione depressiva scevra di sensi di colpa o ansia coscienti.</p>
<p>Il soggetto, ossessionato dal proprio desiderio, non manifesta una reale preoccupazione per l&#8217;altra persona e <strong>definisce la propria condotta un atto d&#8217;amore che non può in nessun modo comportare effetti negativi</strong> sull&#8217;oggetto del proprio desiderio. Gli stati somatici associati alla parafilia descritti dal PDM si polarizzano: alti livelli di <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arousal" target="_blank" rel="noopener">arousal</a> </span>e vigilanza durante il godimento dell&#8217;oggetto sono contrapposti a sensazioni di torpore e vuoto in assenza di esso. Ovviamente tutto ciò si riflette sulla natura delle relazioni: <strong>l&#8217;oggetto sessuale desiderato viene sfruttato e diventa un&#8217;ossessione</strong>, a scapito di relazioni sociali che vengono vissute con superficialità o evitate, con ovvie problematiche anche a livello lavorativo.</p>
<p>Il DSM-V (Diagnostic and Statistical Manual of Mentale Disorders, fifth Edition) organizza le parafilie in due particolari categorie qualitative: la prima si riferisce ad un certo tipo di <strong>attività erotiche messe in atto dall&#8217;individuo</strong> (ad es. l&#8217;esibizionismo), l&#8217;altra tiene più in considerazione il target sessuale, ossia l&#8217;oggetto ricercato (nel caso di Mariolini proprio il corpo scheletrico). La parafilia è condizione necessaria ma non sufficiente di per sé per giustificare o richiedere un intervento clinico, mentre il disturbo parafilico sussiste quando a tali pratiche sessuali siano associate condizioni di stress o esse costituiscano un concreto rischio di danno alla salute propria e altrui.</p>
<h2>La patologia in Mariolini</h2>
<p>Marco colloca l&#8217;esordio della propria patologia già nell&#8217;adolescenza, durante la quale non è attratto da ragazze avvenenti o da “facili occasioni”, ma da quelle più esili e magre, che puntualmente lo respingono, motivo per cui <strong>fino ai 19 anni non ha rapporti sessuali</strong>.</p>
<p>Conosce quindi Lucia, che sposa un anno dopo. I rapporti sessuali con la donna però lo deludono, non essendo magra come l&#8217;aveva immaginata; decide quindi, durante il servizio di leva trascorso lontano da casa, di <strong>cercare altre anoressiche per soddisfare i propri impulsi sessuali</strong>, ma riemergono i problemi dell&#8217;adolescenza. Si convince quindi a recuperare il rapporto con la moglie, ma tale relazione si mostra ambivalente e, tra <strong>momenti di dolcezza alternati ad altri di violenza anche fisica</strong>, in questo tira e molla patologico, la donna perde peso e Mario per la prima volta le chiede/impone esplicitamente di dimagrire.</p>
<p>La sua patologia si inquadra perfettamente nelle sue dichiarazioni:</p>
<blockquote><p>quando mia moglie raggiunse i 33 kg, quando poi ritornava anche solo a 35-36 non mi piaceva più perché ormai mi ero abituato al suo aspetto a 33 e non riuscivo più ad accettarlo a 36.</p></blockquote>
<p>Da Lucia Marco avrà due figli e, rispetto alla gravidanza della moglie e alla trasformazione del suo corpo, riferisce di «mesi tragici, non riuscivo neanche a toccarla, a sfiorarla, provavo un senso di repulsione proprio, mi sono visto costretto a guardarmi intorno e andare a cercare altre donne».</p>
<p>La coppia si separa e <strong>Marco pubblica annunci sul giornale per incontrare ragazze magre ma non anoressiche</strong>, in quanto, a suo dire, per la loro patologia è difficile instaurare una relazione, rifiutano il sesso, sono ingovernabili e «non si manterrebbero mai magre per amore».</p>
<p>Conosce una dozzina di ragazze, fino all&#8217;incontro con Monica, 25enne, mentre lui di anni ora ne ha 35. <strong>La costringe ad andare a vivere con lui, dapprima con minacce, poi con la violenza</strong>. La sfrutta anche economicamente: si fa “prestare” 76 milioni delle vecchie lire e si fa consegnare i proventi della vendita di due appartamenti di proprietà della ragazza per sanare dei debiti.</p>
<p>La follia di Marco sembra inarrestabile: <strong>le dà pugni sullo stomaco per farle rimettere gli alimenti ingeriti, la costringe a digiunare quasi completamente</strong>, sebbene abbia poi dichiarato che il suo intento era di «mantenerla in buona salute» e di non accorgersi della sua sofferenza. <strong>Angosciato dal pensiero che lei possa ingrassare</strong>, la costringe a pesarsi anche quattro volte al giorno, la conduce al ristorante e la obbliga ad osservarlo mentre ordina per sé gustosi manicaretti.</p>
<p>Monica perde il ciclo mensile, si riduce ad uno scheletro, <strong>nessuno dei parenti si accorge delle torture fisiche e psicologiche che è costretta a subire</strong> perché lui, dall&#8217;inizio, le ha imposto di tagliare i ponti coi familiari per evitare che interferiscano nella loro relazione. La isola, la minaccia, le dice che l&#8217;unico modo per lasciarlo è ucciderlo, fino al giorno in cui Monica, al ristorante, ha un moto di ribellione: ordina un piatto di gnocchi mentre Marco è alla toilette e ha inizio un furioso litigio: lei scappa per il ristorante col piatto in mano, ingoiandone il contenuto, rincorsa dall&#8217;uomo che la riporta al tavolo, la insulta e la schiaffeggia: nessuno dei presenti interviene. Per punirla, al rientro a casa, la fa spogliare completamente e la costringe a dormire al freddo; <strong>Monica, allo stremo delle forze, aspetta che lui si addormenti per colpirlo disperatamente alla testa con diverse martellate</strong>: verrà accusata di tentato omicidio e dovrà scontare un anno agli arresti domiciliari a casa della nonna, a Domodossola.</p>
<p>Nel periodo di tempo in cui i due sono forzatamente separati, <strong>Marco chiede un ricovero a causa della forte depressione data dalla perdita dell&#8217;oggetto d&#8217;amore</strong>. È in questo periodo che scrive <strong><em>Il cacciatore di anoressiche</em></strong>, in cui afferma che «avrei ucciso anche lei se non avesse accettato di tornare con me», dichiarazione che individua l&#8217;omicidio commesso in seguito come tristemente preannunciato. Monica è per l&#8217;uomo un&#8217;ossessione viva: <strong>Marco la tempesta di lettere e di telefonate</strong>, che vengono registrate dalla donna, le rinnova minacce molto gravi e lei, disperata, tenta ripetutamente il suicidio. A questo punto <strong>i familiari e Monica sporgono querela nei confronti di Mariolini e chiedono provvedimenti restrittivi</strong> per tutelare l&#8217;incolumità della donna, ma lui riesce ad avvicinarla facendo leva sulla sua compassione, dicendole che desidera suicidarsi. Si incontrano e, vicino al porto di Verbania, <strong>all&#8217;ennesimo rifiuto della donna di tornare insieme a lui, inizia tra loro una colluttazione, durante la quale lui estrae un coltello e la uccide</strong>.</p>
<p>In carcere Mariolini dichiarerà: «Se avessi avuto un senso di colpa mi sarei sicuramente suicidato» e <strong>«io da un punto di vista morale e spirituale mi sentirei in diritto di avere la piena assoluzione, sono in pace con me stesso»</strong>. In poche parole, in lui non alberga alcun senso di colpa, alcun pentimento, si pone come vittima al pari della vittima. Afferma anche che, <strong>se dovesse riacquistare la libertà, continuerebbe a rincorrere l&#8217;ideale estetico della magrezza</strong>.</p>
<p>È evidente come, nell&#8217;<strong>assoluta mancanza di senso di colpa</strong>, nel soggetto in questione sia del tutto assente la dimensione dell&#8217;<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="http://www.studiosalem.it/risorse/disturbi-psicologici/empatia/" target="_blank" rel="noopener">empatia</a></span>: Mariolini si riferisce alle donne, al corpo delle donne, come a qualcosa che si possiede e si governa a proprio piacimento. <strong>Del tutto incapace di instaurare una sana relazione con l&#8217;altro sesso</strong>, è solo nell&#8217;agire la propria patologia e nel soddisfare la propria dipendenza dall&#8217;oggetto che riesce a trovare sollievo.</p>
<p>Quando quel castello di carte crolla, anche l&#8217;uomo precipita in una depressione devastante che lo costringe a chiedere aiuto, che spesso lo porta a toccare pensieri suicidari.</p>
<p>Il quadro clinico dell&#8217;uomo, patologico anche dal punto di vista della personalità, ha incontrato quello della vittima che, seppur in grado di condurre una vita normale prima di conoscere il proprio assassino, ha mostrato certamente delle debolezze e delle difficoltà nel sottrarsi a tale influenza rivelatasi fatale, permettendogli di isolarla dagli affetti più cari, di sradicarla dal proprio territorio, di fare del suo corpo ciò che l&#8217;uomo desiderava, di eliminare in lei qualsiasi moto reattivo e, spogliata di tutto ciò, di toglierle la vita.</p>
<hr />
<pre>Fonti:

• Diagnostic and Statistical Manual of Mentale Disorders, fifth Edition (DSM-V)
• Dizionario di Medicina, Treccani (www.treccani.it)
• Manuale Diagnostico Psicodinamico (PDM), Raffaello Cortina Editore.
• Franca Leosini in Storie Maledette, “Marco Mariolini, il collezionista di anoressiche”

In copertina, Marco Mariolini durante una puntata di Storie Maledette via <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://static.fanpage.it/wp-content/uploads/2016/08/marco-mariolini-2.jpg" target="_blank" rel="noopener">fanpage.it</a></span></pre>
<p class="Standard" style="text-align: left;"><span style="font-family: 'Cambria',serif;"> </span></p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/07/23/marco-mariolini-parafilia/">Le relazioni patologiche: parafilia e dipendenza, il caso di Marco Mariolini, il “cacciatore di anoressiche”</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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