Psicologia

Nella mente del pedofilo, tra criminologia e psicologia

Molti immaginano i pedofili come brutti, vecchi, vestiti con trench, nascosti tra i cespugli in attesa di strappare i bambini dalla strada. Eppure il pedofilo potrebbe essere un vicino di casa, un amico fidato, un appartenente al clero, una baby sitter, un insegnante o persino un membro della propria famiglia.

Il termine pedofilia deriva dal greco pais, paidos (bambino) e philìa (amicizia, affetto) significa letteralmente ‘amore per i bambini’. Secondo i criteri diagnostici del DSM V (2013), la Pedofilia o meglio il “Disturbo Pedofilico”, rientra nei disturbi Parafilici, corrisponde:

• Eccitazione sessuale ricorrente e intensa, manifestata attraverso fantasie, desideri o comportamenti, per un periodo di almeno 6 mesi, che comportano attività sessuale con un bambino in età prepuberale o con bambini (in genere i 13 anni di età).
• L’individuo ha messo in atto questi desideri, oppure i desideri o le fantasie sessuali causano marcato disagio o difficoltà interpersonali.
• L’individuo ha almeno 16 anni di età ed è di almeno 5 anni maggiore del bambino o dei bambini di cui al Criterio A.
(Fonte: DSM V (2013))

Per approfondire: Leggi altri articoli sulla parafilia

La pedofilia: la peste del nuovo millennio

La pedofilia viene considerata da molti la “peste del nuovo millennio”. È un tema molto delicato e di conseguenza frutto di accesi dibattiti. Come la storia ci insegna è solo dal 1300 che la pedofilia è considerata un tabù sociale. Infatti in alcuni luoghi (in Nuova Guinea è considerato un rito di passaggio) e in alcun tempi (basti pensare nell’antica Grecia e nell’antica Roma dove l’attrazione per un adolescente era qualcosa del tutto normale) per un ragazzo avere rapporti sessuali con un adulto non corrisponde ad un evento traumatico oppure ad un tabù sociale.

La pedofilia è una parafilia la cui eziologia rimane in gran parte sconosciuta. La figura del pedofilo non è facile da definire in maniera univoca poiché rappresenta una categoria molto eterogenea. A tal riguardo è importante distinguere una pedofilia primaria (essenziale) da una pedofilia secondaria, determinata da altre condizioni psicopatologiche come ad esempio il Disturbo dello Spettro Schizofrenico, alcune Psicosi Organiche e altre condizioni che portano a comportamenti perversi a causa di una disintegrazione della personalità.

L’eziopatogenesi della pedofilia può essere attribuita a fattori sia biologici che ambientali. Inizialmente quando la pedofilia ha iniziato ad essere oggetto di studio da parte della comunità scientifica, la teoria più accreditata era quella SESSUALE (le parafilie, inclusa la pedofilia, al pari delle sindromi psicopatologiche caratterizzate da alterazioni qualitative dell’istinto sessuale).

Nel corso degli anni si sono succedute diverse ipotesi. Le più accreditate vengono presentate di seguito.

Teoria Psicoanalitica

Secondo la concezione psicoanalitica classica, l’atto pedofilo è legato a fissazioni e regressioni verso forme di sessualità infantile. In particolare la pedofilia è un perversione che si origina sull’angoscia della castrazione, la quale ostacola il soggetto nel raggiungimento di una sessualità adulta e lo fa regredire a una pulsione parziale (Freud, 1905).

Questi individui hanno timore nell’avere rapporti sessuali con un adulto e ciò farebbe si che il soggetto diriga le proprie pulsioni verso un individuo considerato meno potente e più facile da gestire. Inoltre recenti teorie sempre d’impostazione psicoanalitica sostengono che, oltre l’incapacità di reggere un rapporto amoroso adulto, in gioco ci sarebbe anche una componente narcisistica che si manifesterebbe nella tendenza del pedofilo a ricercare nel bambino se stesso nel periodo della propria infanzia. Tuttavia la teoria psicoanalitica non spiega il perché venga scelta come meccanismo difensivo la pedofilia e non un altro tipo di meccanismo.

Teoria dell’Abusato – Abusatore

Secondo questa teoria la pedofilia sarebbe causata dal fatto che i colpevoli sessuali sono stati loro stessi abusati durante l’infanzia (Garland e Dougher, 1990). Infatti si stima che più del 50% di quanti commettono un atto di abuso possano aver subito anch’essi una violenza simile durante la loro infanzia. Tuttavia bisogna prendere in considerazione che non tutti quelli che hanno subito una abuso diventano pedofili in età adulta poiché sussistono tanti altri fattori che incidono in modo rilevante, come ad esempio l’età in cui l’abuso è stato subito, la relazione che il bambino aveva con l’abusante, la durata, ecc.. Questa teoria fa parte delle teorie definite “giustificative” dove sussiste una duplice condizione di vittima e carnefice e di conseguenza una costante difficoltà di natura giuridico normativa, fattore che rende estremamente difficile legiferare in materia.

Teoria Neuropsicologica

Il modello neuropsicologico ritiene che una disfunzione cerebrale potrebbe essere la causa scatenante la pedofilia. I ricercatori affermano che la perversione sessuale risulterebbe da idee devianti, che sono conseguenza dei cambiamenti nelle funzioni dell’emisfero cerebrale dominante. Una patologia dell’emisfero dominante favorirebbe cioè idee sessuali perverse e sarebbe coinvolta nelle difficoltà di comunicazione tra le due metà dell’encefalo (Strano 2001). D’altronde questi dati non hanno una validità scientifica, poiché non vi sono ulteriori conferme. L’uso della risonanza magnetica funzionale (fMRI) e della tomografia a emissione di positroni (PET) ha rivelato che le anormalità dei pedofili si manifestano, in particolare nelle regioni frontali e centrali del cervello. Nello specifico, vi è un volume ridotto di materia grigia a livello del corpo striato. Di conseguenza, il nucleo accumbens, la corteccia orbitofrontale e il cervelletto sono tutti colpiti (Schiffer, 2008). Queste aree del cervello svolgono un ruolo importante nel comportamento di dipendenza.

Teoria Cognitiva

Il modello cognitivo, riprendendo quello neuropsicologico, considera la pedofilia una forma di dipendenza come avviene per l’assunzione di alcool, di droga o il gioco d’azzardo, in quanto sembrerebbe che si attivi lo stesso “circuito neuronale della dipendenza”. I pedofili per agire mettono in pratica delle strategie cognitive, quella più utilizzata è il “disimpegno morale” ovvero un mezzo per giustificare le loro azioni che gli consente di neutralizzare i sensi di colpa e di vergogna.

Il profilo criminologico e psicologico del pedofilo

Chi è il pedofilo? si tratta di individui con una psicopatologia (dato che è inserita tra le parafilie nei manuali diagnostici più accreditati a livello internazionale) o sarebbe giusto considerarli esclusivamente dei criminali? Non è semplicissimo tentare di rispondere a questa domanda, dato che si tratta di un fenomeno molto complesso. Potremmo quindi descrivere due profili del pedofilo, uno psicologico e l’altro criminologicoLa pedofilia è una psicopatologia poiché l’interesse sessuale nei confronti dei bambini è considerato patologico. Tuttavia ciò non equivale a dire che non vi capacità di intendere e di volere, condizione necessaria dal punto di vista penale per essere considerati imputabili. In alcuni casi questa condotta potrebbe essere legata ad una condizione deficitaria dello sviluppo psicosessuale quasi come una sorta di automatismo dell’atto sessuale. Tuttavia è stato più volte constatato che nella mente dei pedofili vi è una precisa valutazione della situazione e strategia da attuare, vi è una lucida consapevolezza.

In conclusione si potrebbe considerare la pedofilia un crimine quando i pedofili attivano consapevolmente i loro comportamenti, mentre quando l’attrazione per i bambini resta confinata all’interno delle fantasie sessuali del soggetto possiamo parlare di psicopatologia. Non è semplice legiferare in materia, tuttavia questa difficoltà sembra essere superato con l’emanazione nel 1996 della legge n. 66 recante «Norme contro la violenza sessuale», che introduce all’art. 609 quater il reato di «Atti sessuali con minorenne», punito con la reclusione da cinque a dieci anni.

La pedofilia nell’era di Internet

Oggi la pedofilia è un fenomeno che appare in preoccupante crescita anche a causa delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie dato che esse favoriscono l’accesso a materiali pedopornografici e alla possibilità di entrare in contatto con bambini e adolescenti. Sono almeno trentadue i siti in Italia identificati. Si sta anche diffondendo il fenomeno del sexting, ossia l’invio di testi o immagini sessualmente esplicite.

Alcuni studi in merito hanno dato vita ad una nuova tipologia di abusanti: i pedofili online. Sono state individuate alcune caratteristiche specifiche dei pedofili online, che sembrano, in alcuni casi, differenziarli rispetto agli altri pedofili, sembrerebbero infatti appartenere ad un’età (20-40 anni quindi inferiore) e ad un livello socio-economico e d’istruzione differente.

Studi recenti hanno dimostrato che la psicoterapia e la farmacoterapia possono essere combinate per ottenere il trattamento più efficace per chi soffre di pedofilia. Al momento, il trattamento si concentra principalmente sulla prevenzione di ulteriori reati piuttosto che sul cambiamento dell’orientamento sessuale, cercando di comprendere le caratteristiche psicologiche di tali individui.


Fonti
•Fornari U. La pedofilia tra demonizzazione e realtà clinica. Journal of Psychopathology; 2002,8 (3).
•Strano M., Errico G., Germani P. et al., Aspetti eziologici della pedofilia: una raccolta essenziale di contributi teorici. PM, 21 Febbraio 2001.
•American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, Fifth Edition (DSM-5), American Psychiatric Association, Arlington 2013.

Photo by Max Bender on Unsplash

 

 

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