Modello motivazionale di Douglas Robert e Ressler e Burgess
Cosa porta un individuo a divenire con il tempo un criminale seriale? Quali componenti entrano in gioco, e che tipo di risposta il soggetto pone nei loro confronti?
Il Modello motivazionale di Douglas, Ressler e Burgess cerca di fornire una risposta a tali quesiti da sempre oggetto di studio sia in ambito psicologico che sociologico.
Tale modello elaborato nel 1995, prende in considerazione alcuni parametri fondamentali:
- L’ambiente sociale del soggetto
- Gli eventi caratterizzanti l’infanzia e l’adolescenza
- Le risposte che il soggetto pone nei confronti di tali eventi
- Le azioni verso gli altri
- Le reazioni del killer alle sue azioni assassine, attraverso il c.d. “Mental feedback”
Indice degli argomenti
L’ambiente Sociale
Una corretta interazione tra famiglia e individuo, è un elemento importante ai fini di una giusta crescita e formazione della propria immagine; proprio il grado di attaccamento del bambino alla propria famiglia, determinerà il suo modo di fare al di fuori della stessa, influenzando altresì anche il grado d’agire sociale.
Nella maggior parte dei criminali seriali oggetto di analisi, tali interazioni falliscono, ma a ciò occorre tuttavia aggiungere anche l’inefficienza da parte degli adulti di fornire un corretto modello comportamentale e normativo al bambino che si ritroverà invece costretto a subire le dure pretese genitoriali riguardanti aspettative e valori da adulti. La difesa più utilizzata dal bambino in tal caso è il rifugio nel proprio mondo delle fantasie.
Gli eventi caratterizzanti l’infanzia e l’adolescenza
Per ciò che concerne il livello di formazione di questo modello, vi sono diversi fattori: il primo è il trauma, nella sua forma sia diretta che indiretta, ovvero rispettivamente violenze subite in prima persona o a cui si è assistito.
Tuttavia l’ambiente non offre alcun tipo di reazione ai traumi subiti dal soggetto, e ciò non ne permette il recupero. Su tale assunzione si sono espressi Douglas e Ressler dichiarando che, gli eventi traumatici contenuti nella memoria di un individuo, formano i suoi pensieri riguardo alla propria interazione con l’ambiente esterno.
Una delle conseguenze dirette risiede proprio nel fatto che il ricordo e/o la fissazione di una trauma nella memoria, provocano una sensibilità nervosa, emotiva e di eccitazione che talvolta possono risultare eccessive, creando di conseguenza delle relazioni anomale tra il mondo esterno e l’individuo che invece cercherà continui stimoli anormali.
A tal proposito è utile ricordare la grande facilità con cui alcuni serial killer riescono a comportarsi naturalmente in presenza della macchina della verità: livello d’ansia, battito cardiaco e conduzioni elettriche sulla pelle infatti, seppur analizzati dal poligrafo, risulteranno fallati (ovvero nulla di ciò che prova realmente il teste è reale) giacché lo stesso soggetto possiede dei livelli emozionali inferiori alla norma.
Un altro fattore da considerare è il fallimento delle relazioni interpersonali, rappresentato dall’inefficienza da parte dell’ambiente familiare, nel fornire un modello comportamentale adeguato: sia il fatto che uno o entrambi i genitori del soggetto possano avere delle dipendenze più o meno gravi (alcolismo, tossicodipendenza, ecc…), e sia che siano eccessivamente violenti, avrà delle ripercussioni sulla vita del bambino.
Ai fini di un corretto sviluppo dei tratti personali riguardanti fiducia e sicurezza nel soggetto, è infatti sicuramente utile un’ambiente familiare sano e positivo, che consentirà a posteriori anche una corretta visione del mondo e delle giuste relazioni interpersonali con gli altri.
La maggior parte dei serial killer invece, presenta dei tratti negativi, che interferiscono con le relazioni sociali; tali soggetti possiedono una predisposizione alla ribellione ed all’aggressività che ne determinano, con il passare degli anni, una generale sfiducia nelle relazioni umane ed un senso di rabbia verso gli altri, oltre ad un isolamento sociale impossibilitante un normale sviluppo sessuale basato sull’amore.
Le risposte che il soggetto pone nei confronti di tali eventi
In un contesto critico, l’individuo sviluppa schemi di pensiero e di comportamento fissi, causati dalle proprie funzioni cognitive. Nei serial killer tali funzioni sono essenzialmente negative, indirizzate cioè ad una continua riparazione dei traumi subiti e ad un equilibrio degli stati emotivi interni.
Il dominio ed il controllo sugli altri, esclusi a priori, divengono determinanti e creano un sostituto per le situazioni di dominio quotidiane, che invece non vengono provate dal soggetto. La continua ricerca di stimoli forti e anormali, è altresì discendente dal pensiero dell’individuo, che si struttura in maniera statica, essendo guidato da pregiudizi su effetti e probabilità degli eventi che non rispecchiano la realtà.
Le azioni verso gli altri
Il mondo interiore di una persona è la causa che meglio riesce a guidarne il comportamento; lo spirito di adattamento di un bambino alle diverse situazioni quotidiane che ha di fronte, dipende proprio dal suo grado di acquiescenza degli stimoli esterni. Questo è un qualcosa di impossibile per i serial killer da bambini sia per il fatto che le violenze perpetrate sugli altri restano impunite, o perché il bambino rifugiandosi nel suo mondo interiore capisce che ciò che fa non è sbagliato, e sia perché la non interazione con gli altri rende il bambino solo ed isolato. Questo crea un sempre più maggiore aumento di quelle sensazioni di dominio caratterizzanti il proprio mondo interno; così i piccoli atti di violenza sui compagni, in età adolescenziale, diverranno comportamenti sempre più crudeli, facendo nascere gradualmente il vero serial killer.
Il feedback mentale
Il comportamento futuro del criminale, è influenzato dalle risposte che egli da delle sue azioni criminali; esse sono considerazioni mentali che cambieranno, nel corso del tempo, sia le fantasie che il proprio modo d’agire.
La visione che il soggetto deviante ha del crimine, è di fatti diversa dalla realtà, e ciò provoca, nella psiche dello stesso, una ricerca di giustificazioni sempre più convincenti per le sue azioni. Questo è proprio il modo attraverso cui il criminale risponde a quegli che sono gli stimoli esterni. Ciò che lo guida non è il crimine ma l’impulso incontrollabile del momento, che può quindi sfociare in violenza verso il prossimo o accanimento verso i cadaveri post mortem.
Conclusioni
La nascita di una personalità deviante, da come si è evinto, non è frutto del caso o di una semplicistica influenza negativa sul soggetto, ma il risultato di una corretta concatenazione di eventi disturbanti la psiche del futuro criminale, agenti fin dall’infanzia.
Le violenze fisiche e psicologiche attinenti anche la sfera sessuale del bambino, possono talvolta creare terreno fertile per la crescente devianza nel soggetto, che di fatti inizierà a cercare riparo dalle frustrazioni post-violenza, nel suo mondo interno; nascerà in questo modo il mondo delle fantasie del bambino, zona di rifugio dall’ambiente esterno, e totalmente differente rispetto a quest’ultimo.
Le violenze perpetrate da un padre all’interno di una famiglia ad esempio, a cui il piccolo assisterà, tenderanno a far scemare proprio quei tratti della personalità del soggetto, come fiducia e sicurezza, riguardanti le corrette interazioni con gli altri, facendo aumentare di conseguenza uno stato di generale sfiducia e rabbia verso il prossimo e più in generale verso la società.
L’incapacità di difendersi da tali meccanismi, unitamente ad un più basso livello di emotività generale, getteranno il bambino in una condizione di staticità degli schemi e delle idee riguardanti il pensiero delle persone esterne. Il criminale inizia dunque a divenire un bugiardo cronico, proprio a causa della sua sfiducia verso il prossimo, cercando di aumentare e soddisfare le proprie pulsioni interne attraverso la commissione di reati gradualmente crescenti, che assumeranno nella sua mente le vesti di vere e proprie sfide con cui confrontarsi ogni giorno per aumentare il suo grado di dominio sugli altri.
Queste, possono essere considerate le caratteristiche accomunanti la maggior parte dei serial killer analizzati, e di valida interpretazione ancora oggi. Lo studio di una personalità deviante non è certamente facile, ed ogni caso richiede nello specifico anche l’analisi e le valutazioni riguardo tutte le circostanze presenti nella fattispecie. Una mente criminale è sicuramente distante da quella proposta generalmente nelle spettacolarizzazione hollywoodiane ritraenti menti geniali e calcolatrici, ma nella maggior parte dei casi tali soggetti rappresentano dei veri e propri casi clinici senza alcuna dote o capacità ed aventi come unico scopo il cercare di eludere la legge il più a lungo possibile.
