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	<title>PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
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	<title>PROFILI CRIMINALI</title>
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		<title>Parafilie: Esplorando le Variazioni dell&#8217;Attrazione Sessuale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 13:43:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[parafilie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le parafilie sono un campo complesso e spesso misconosciuto dell&#8217;attrazione sessuale umana. Queste sono caratterizzate da interessi sessuali ricorrenti, intensi</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2024/04/05/parafilie-esplorando-le-variazioni-dellattrazione-sessuale/">Parafilie: Esplorando le Variazioni dell&#8217;Attrazione Sessuale</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;">Le parafilie sono un campo complesso e spesso misconosciuto dell&#8217;attrazione sessuale umana. Queste sono caratterizzate da interessi sessuali ricorrenti, intensi e altamente specifici che si concentrano su oggetti, situazioni o attività non considerate tipiche o socialmente accettate. Mentre alcune di queste pratiche possono essere innocue e perfettamente consensuali, altre possono portare a comportamenti illegali o socialmente inaccettabili. In questo articolo, esploreremo cosa sono le parafilie, quali forme conosciute esistono, come vengono trattate e le considerazioni etiche ad esse correlate.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;"><strong>Storia e Evoluzione delle Parafilie</strong></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Il concetto di perversione ha subito varie interpretazioni nel corso della storia. In passato, era considerato un&#8217;aberrazione e condannato come tale. Tuttavia, il lavoro pionieristico di studiosi come Richard von Krafft-Ebing e Sigmund Freud ha portato a una visione meno moralistica, considerando le perversioni come modi diversi di vivere la sessualità. Studi successivi, come quelli condotti da <strong>Alfred Kinsey</strong>, hanno dimostrato che molte pratiche considerate perversioni erano piuttosto comuni nella popolazione.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;">Cosa Sono le Parafilie?</span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Le parafilie rappresentano un&#8217;ampia gamma di interessi sessuali, che vanno al di là delle pratiche sessualmente convenzionali. Questi interessi possono riguardare oggetti, situazioni o attività specifiche, spesso percepiti come non convenzionali o inusuali dalla maggioranza della società. È importante sottolineare che la presenza di una parafilia non implica necessariamente la presenza di una disfunzione sessuale, ma piuttosto la manifestazione di un particolare tipo di attrazione sessuale. Negli anni il DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) ha catalogato in modo differente le parafilie, ma un importante e decisivo passaggio risulta quello in cui è stata riconosciuta la presenza di un continuum tra la salute sessuale e la devianza sessuale. </span><span style="color: #000000;">L’ultima e più aggiornata versione, quella del<strong> DSM-5</strong>, non considera più le parafilie come disturbi mentali.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;">Quali Conosciamo?</span></h2>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Pedofilia:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">La pedofilia è una delle parafilie più note ed estremamente controversa. Si manifesta con l&#8217;attrazione sessuale verso i bambini prepuberi, generalmente di età inferiore ai 13 anni. È importante distinguere tra la pedofilia e l&#8217;abuso sessuale sui minori; mentre la pedofilia si riferisce all&#8217;attrazione sessuale, l&#8217;abuso sessuale sui minori si riferisce all&#8217;atto di coinvolgere un bambino in attività sessuali, che è criminalmente punibile e moralmente riprovevole.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Exhibitionism:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">L&#8217;esibizionismo coinvolge l&#8217;atto di mostrarsi in pubblico in modo indecente o provocatorio, spesso senza il consenso degli altri. Chi soffre di questa parafilia può trarre piacere sessuale dall&#8217;atto di esibirsi di fronte a estranei, che può causare disagio e angoscia nelle persone che ne sono vittime.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Voyeurism:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">Il voyeurismo è caratterizzato dalla fissazione sessuale nel guardare gli altri mentre si spogliano, si spogliano o si impegnano in attività sessuali, senza il loro consenso. Questo comportamento può essere intrusivo e può violare gravemente la privacy delle persone coinvolte.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;">Feticismo:</span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">Il feticismo riguarda l&#8217;attrazione sessuale verso oggetti inanimati o parti del corpo non genitali. Ad esempio, una persona potrebbe essere sessualmente eccitata da scarpe, lingerie, abiti in lattice o altri oggetti non convenzionali.</span></p>
<ul>
<li>
<h4><span style="color: #000000;"><strong>Disturbo da masochismo/sadismo sessuale</strong></span></h4>
</li>
</ul>
<p><span style="color: #000000;">Eccitazione sessuale derivante dal farsi infliggere/infliggere umiliazioni, dolore o sofferenze, fisiche o psicologiche, da altre persone.</span></p>
<ul>
<li><strong>Disturbo feticistico</strong></li>
</ul>
<p>L’interesse sessuale è rivolto ad oggetti inanimati o è focalizzato selettivamente su parti del corpo non genitali.</p>
<ul>
<li><strong>Disturbo da travestitismo</strong></li>
</ul>
<p>Eccitarsi sessualmente attraverso il <em>cross-dressing</em>, ovvero dall’indossare abiti comunemente associati al ruolo di genere opposto al proprio.</p>
<h2><span style="color: #000000;"><strong>Differenza tra Parafilia e Disturbo Parafilico</strong></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">È importante distinguere tra una parafilia e un disturbo parafilico. Mentre una parafilia indica semplicemente un&#8217;attrazione sessuale non convenzionale, un disturbo parafilico comporta un disagio significativo per l&#8217;individuo o per gli altri, oppure comporta un rischio di danni. Questa differenza è cruciale nella valutazione e nel trattamento di queste condizioni.</span></p>
<h2><span style="color: #000000;"><strong>Trattamenti e Interventi</strong></span></h2>
<p><span style="color: #000000;">Il trattamento dei disturbi parafilici può avvenire attraverso una varietà di approcci terapeutici. La <strong>terapia cognitivo-comportamentale</strong> è spesso raccomandata, poiché mira a modificare i pensieri e i comportamenti che alimentano l&#8217;attrazione sessuale non convenzionale. Tuttavia, in alcuni casi può essere necessario un trattamento congiunto di psicoterapia e farmacoterapia per gestire efficacemente i sintomi e ridurre il rischio di recidiva. L’intervento medico è infatti differenziato in due categorie: l’<strong>approccio farmacologico</strong> e la <strong>castrazione chimica</strong>. In entrambi i casi l’obiettivo medico è la riduzione del rischio di recidiva e, per quanto concerne la castrazione chimica, è principalmente usato con autori di reati sessuali.</span></p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Le parafilie rappresentano una variazione dell&#8217;attrazione sessuale umana che può essere complessa e problematica per coloro che ne sono affetti. È essenziale distinguere tra l&#8217;attrazione sessuale non convenzionale e i comportamenti criminali o dannosi che possono derivarne. La comprensione, il sostegno e l&#8217;accesso a trattamenti appropriati sono cruciali per aiutare le persone a gestire le loro parafilie in modo sano e responsabile. Inoltre, è importante promuovere una società inclusiva e non giudicante che rispetti la diversità delle esperienze sessuali umane, purché queste non violino il consenso e il benessere degli altri.</p>
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		<title>Stupro di gruppo: radici culturali e psicologiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2024 14:44:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Criminologia]]></category>
		<category><![CDATA[pciologia]]></category>
		<category><![CDATA[stupro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo stupro di gruppo è un fenomeno terribile che non solo persiste ma, in molti casi, sembra essere normalizzato dalla</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stupro di gruppo è un fenomeno terribile che non solo persiste ma, in molti casi, sembra essere normalizzato dalla società. Nei recenti titoli delle notizie, è facile trovare casi di violenza sessuale perpetrata da gruppi di individui, spesso in situazioni apparentemente ordinarie come cene aziendali o feste. Questi eventi sottolineano la complessità delle dinamiche del branco e le radici profonde della misoginia e del machismo che li alimentano.</p>
<h2>Misoginia e Machismo:</h2>
<p>La misoginia e il machismo sono sentimenti fondamentali che alimentano lo stupro di gruppo. La misoginia si manifesta come un disprezzo o una repulsione verso le donne, considerate come oggetti senza valore e senza umanità. Il machismo, d&#8217;altra parte, è un&#8217;esibizione esagerata di virilità basata sulla convinzione della superiorità del maschio sulla femmina.</p>
<p>Secondo Susan Brownmiller, autrice e femminista, nello stupro di gruppo predominano l&#8217;aggressività e la brutalità rispetto al piacere sessuale che può essere presente negli stupri individuali. La donna diventa un bersaglio comune su cui sfogare la rabbia e la brutalità del gruppo, trasformando l&#8217;atto in una sorta di caccia.</p>
<h2>Moralità Dissolta nel Gruppo:</h2>
<p>Una delle caratteristiche più inquietanti dello stupro di gruppo è la dissoluzione della moralità individuale all&#8217;interno del gruppo. Gli individui coinvolti in tali atti potrebbero non essere considerati sadici o antisociali al di fuori del contesto del gruppo. Tuttavia, quando sono in gruppo, la pressione dei pari e il desiderio di appartenenza possono portarli a commettere azioni violente che non avrebbero mai considerato da soli.</p>
<p>Studi come quelli condotti da Stanley Milgram e Solomon Asch hanno dimostrato come l&#8217;appartenenza a un gruppo possa influenzare le decisioni individuali e portare a comportamenti al di fuori della norma morale.</p>
<h2>Impunità e Precedenti Culturali:</h2>
<p>Un altro fattore chiave è la percezione dell&#8217;impunità. Alcuni studi indicano che un alto numero di uomini potrebbe essere incline a commettere violenze sessuali se pensassero di poter evitare le conseguenze legali. Questo senso di impunità può essere alimentato dall&#8217;anonimato del gruppo e dalla convinzione che le conseguenze legali saranno limitate.</p>
<p>Inoltre, ci sono anche elementi culturali e sociali che contribuiscono a perpetuare queste violenze. La cultura della mascolinità distorta, insieme alla mancanza di educazione sessuale e alla percezione errata della sessualità, può alimentare la violenza sessuale di gruppo.</p>
<h2></h2>
<p>stupro di gruppo è un fenomeno complesso che va oltre l&#8217;aggressione sessuale individuale. Le radici culturali profonde della misoginia e del machismo, insieme alla dissoluzione della moralità nel contesto del gruppo, rendono questo crimine particolarmente difficile da combattere.</p>
<p>È essenziale che la società affronti questi problemi di fronte e promuova una cultura del rispetto e del consenso. Solo attraverso l&#8217;educazione, la sensibilizzazione e l&#8217;attuazione di politiche efficaci, possiamo sperare di porre fine a questa forma di violenza e creare un ambiente sicuro e rispettoso per tutti.</p>
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		<title>Alessandro Impagnatiello: analisi della personalità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Nov 2023 14:37:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi della personalità]]></category>
		<category><![CDATA[narcisismo]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il caso di Alessandro Impagnatiello, il 30enne attualmente detenuto con l&#8217;accusa di aver ucciso Giulia Tramontano, incinta di sette mesi,</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il caso di Alessandro Impagnatiello, il 30enne attualmente detenuto con l&#8217;accusa di aver ucciso Giulia Tramontano, incinta di sette mesi, ha sconvolto la comunità e messo in luce una complessa rete di menzogne, manipolazioni e oscure intenzioni. Nonostante il suo avvocato lo descriva come un uomo &#8220;distrutto&#8221; e &#8220;sotto choc,&#8221; i dettagli emergenti dalle testimonianze degli amici e delle donne coinvolte dipingono un ritratto ben diverso: quello di un individuo narcisista e manipolatore.</p>
<h2>Il doppio gioco di Alessandro Impagnatiello</h2>
<p>Il barman dell&#8217;Armani Bamboo, situato nel cuore del centro milanese, è stato descritto dagli amici come uno &#8220;sbruffone&#8221; che si vantava di frequentare persone importanti. Tuttavia, dietro questa facciata di sicurezza si celava un individuo abile nel manipolare e mentire. Nonostante la sua immagine di &#8220;bravo ragazzo&#8221; tra gli amici, i fatti delittuosi che lo coinvolgono evidenziano un lato oscuro, in netto contrasto con l&#8217;immagine che aveva saputo proiettare.</p>
<h2>Il contesto familiare</h2>
<p>Nonostante la famiglia di Impagnatiello si mostri incredula e sconvolta, sembra che il giovane abbia fatto della manipolazione e della bugia uno stile di vita. Con tre donne coinvolte nella sua vita – Giulia, l&#8217;amante, e l&#8217;ex compagna con cui aveva un figlio di 6 anni – emerge una storia intricata di tradimenti e menzogne. La madre del bambino, nella sua drammatica telefonata, rivela una totale mancanza di fiducia nei confronti di Impagnatiello, svelando il suo passato di inganni.</p>
<h2>La collusione delle donne ingannate</h2>
<p>Le donne coinvolte, Giulia e l&#8217;amante inglese, hanno scoperto indipendentemente le bugie di Impagnatiello. La richiesta dell&#8217;ex compagna di poter vedere il figlio in un momento così critico svela la mancanza di fiducia nei confronti dell&#8217;assassino. L&#8217;amante, dopo un incontro chiarificatore con Giulia, ha avuto la forza di respingere Impagnatiello, mettendo in luce il suo modus operandi basato su menzogne e manipolazioni.</p>
<h2>Il lato oscuro della storia</h2>
<p>La storia prende una piega ancora più oscura quando emerge che Impagnatiello aveva pianificato un falso test del DNA per negare la paternità del bambino che Giulia portava in grembo. Questo particolare dettaglio evidenzia la freddezza e la premeditazione dietro l&#8217;omicidio, gettando un&#8217;ombra sinistra sulla vera natura di Alessandro Impagnatiello.</p>
<p>Il caso di Alessandro Impagnatiello è una triste testimonianza di come l&#8217;apparenza possa ingannare e di come dietro un volto angelico possa nascondersi un individuo pericoloso. Le manipolazioni, le bugie e l&#8217;efferratezza dell&#8217;omicidio sottolineano la necessità di esaminare attentamente le relazioni e di prestare attenzione ai segnali che possono indicare la presenza di un pericolo inaspettato.</p>
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		<title>Delitto di Cogne: personalità di Annamaria Franzoni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Nov 2023 15:14:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[Cogne]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[Delitto]]></category>
		<category><![CDATA[figlicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 30 gennaio 2002, Cogne, un tranquillo comune nella pittoresca Valle d&#8217;Aosta, si trasformò nel palcoscenico di uno dei crimini</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2023/11/10/delitto-cogne-personalita-franzoni/">Delitto di Cogne: personalità di Annamaria Franzoni</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 30 gennaio 2002, Cogne, un tranquillo comune nella pittoresca Valle d&#8217;Aosta, si trasformò nel palcoscenico di uno dei crimini più scioccanti e controversi nella storia criminale italiana. Al centro di questo dramma, l&#8217;omicidio di Samuele Lorenzi, un bambino di soli tre anni. Questo tragico evento avrebbe scosso le fondamenta della comunità e avviato una serie di eventi che avrebbero tenuto l&#8217;Italia con il fiato sospeso per anni.</p>
<h3>L&#8217;Emergenza del 30 Gennaio 2002</h3>
<p>La tragedia iniziò la mattina di quel fatidico mercoledì. Annamaria Franzoni, madre di Samuele, contattò il servizio di emergenza alle 8:28, urlando il terrore che il suo bambino stesse sanguinando e non respirava. Ciò che sembrava inizialmente una situazione medica urgente si trasformò presto in un oscuro mistero quando, durante l&#8217;autopsia, emerse che Samuele era stato colpito ben 17 volte con un oggetto non identificato, possibilmente di metallo.</p>
<h3>Le Indagini e le Contraddizioni nel delitto di Cogne</h3>
<p>Le indagini iniziali portarono a una sospetta dissonanza nelle dichiarazioni di Annamaria Franzoni. La madre, in preda al panico, aveva fornito versioni contrastanti degli eventi, sollevando interrogativi tra gli investigatori. La teoria iniziale di un aneurisma cerebrale fu rapidamente smentita dalla scoperta della natura violenta dell&#8217;omicidio.</p>
<h3>Accuse e Difese: Il Processo di Cogne</h3>
<p>Le accuse ricaddero su Annamaria Franzoni, e la sua versione degli eventi fu posta sotto stretta osservazione. Tuttavia, la difesa avanzò l&#8217;ipotesi che i resti di sangue sul suo pigiama potessero essere spiegati dalla vicinanza al figlio morente. La tesi difensiva suggeriva che un intruso fosse entrato durante l&#8217;assenza temporanea di Annamaria, compiendo l&#8217;omicidio e fuggendo senza lasciare tracce evidenti.</p>
<h3>Il Verdetto e le Sue Conseguenze</h3>
<p>Il processo che ne seguì catturò l&#8217;attenzione dell&#8217;intera nazione. Le prove, tra cui le dichiarazioni contraddittorie di Annamaria e le tracce di sangue sui suoi indumenti, furono analizzate con attenzione. La lotta tra accusa e difesa si trasformò in uno spettacolo mediatico, dividendo l&#8217;opinione pubblica italiana.</p>
<p>Il verdetto giunse il 19 luglio 2004, quando Annamaria Franzoni fu condannata a trent&#8217;anni di carcere. La sentenza venne successivamente ridotta a sedici anni in appello. Tuttavia, nel 2018, dopo aver beneficiato di sconti di pena per buona condotta e altre attenuanti, Annamaria tornò in libertà.</p>
<p>Oggi, il mistero di Cogne rimane un capitolo oscuro nella storia criminale italiana. Le domande senza risposta, le teorie contrastanti e le cicatrici emotive persistono, gettando un&#8217;ombra su una tragedia che ha segnato indelebilmente la comunità di Cogne e l&#8217;intera nazione.</p>
<h3>Analisi del comportamento di Annamaria Franzoni</h3>
<ol>
<li><strong>Contraddizioni nelle Dichiarazioni:</strong> Se una persona fornisce versioni contrastanti degli eventi, potrebbe sollevare sospetti. Contraddizioni nelle dichiarazioni possono essere oggetto di interesse per gli investigatori e possono influenzare la percezione pubblica.</li>
<li><strong>Comportamento durante le Indagini:</strong> Il modo in cui una persona si comporta durante le indagini può essere analizzato. Ad esempio, la cooperazione con le autorità, la coerenza nelle risposte e le reazioni emotive possono essere fattori considerati nella valutazione del comportamento.</li>
<li><strong>Reazioni agli Elementi di Prova:</strong> Come una persona reagisce di fronte alle prove può essere significativo. Se le reazioni sembrano incoerenti con la gravità delle circostanze, potrebbe destare ulteriori sospetti.</li>
<li><strong>Espressioni Fisiche ed Emotive:</strong> L&#8217;analisi delle espressioni facciali, del linguaggio del corpo e delle reazioni emotive può fornire indizi sullo stato emotivo di una persona. Questo tipo di analisi può, tuttavia, essere soggetto a interpretazioni errate senza un contesto completo.</li>
<li><strong>Coerenza nel Tempo:</strong> La coerenza nel racconto nel corso del tempo è un altro aspetto importante. Cambiamenti significativi nella narrazione possono sollevare interrogativi sulla veridicità delle informazioni fornite.</li>
</ol>
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		<item>
		<title>Infanticidio: esame approfondito e analisi psicologica</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2023/11/09/infanticidio-esame-approfondito-analisi-psicologica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Nov 2023 11:07:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[figlicidio]]></category>
		<category><![CDATA[infanticidio]]></category>
		<category><![CDATA[serial killer donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infanticidio è uno dei crimini più sconvolgenti e tragici, coinvolgendo l&#8217;uccisione deliberata di neonati o bambini molto giovani da parte</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;infanticidio è uno dei crimini più sconvolgenti e tragici, coinvolgendo l&#8217;uccisione deliberata di neonati o bambini molto giovani da parte dei loro genitori o di chi ne ha la responsabilità. Questo atto scioccante solleva domande fondamentali sulla psicologia umana, il contesto sociale e le circostanze che possono portare a tali atti inimmaginabili. In questo articolo, esploreremo l&#8217;infanticidio in modo più approfondito, comprendendo le sue cause, l&#8217;analisi psicologica dei responsabili e le misure necessarie per prevenirlo.</p>
<h2>Definizione e tipologie di infanticidio</h2>
<p>L&#8217;infanticidio può assumere diverse forme, ma in generale, si riferisce all&#8217;uccisione di un bambino molto giovane da parte di genitori o responsabili. Le tipologie di infanticidio possono variare da casi di negligenza estrema a omicidi intenzionali. Le circostanze specifiche possono includere l&#8217;abbandono, la negligenza grave, l&#8217;asfissia o altri metodi di uccisione.</p>
<h2>Cause profonde dell&#8217;infanticidio</h2>
<p>Le cause dell&#8217;infanticidio sono complesse e possono variare ampiamente. Tuttavia, alcune cause profonde comprendono:</p>
<ol>
<li><strong>Disturbi mentali:</strong> Spesso, i genitori che commettono infanticidio possono soffrire di disturbi mentali gravi come depressione post-partum, schizofrenia o disturbo bipolare.</li>
<li><strong>Stress estremo:</strong> Le famiglie sotto pressione finanziaria, sociale o relazionale possono sentirsi sopraffatte e disperate.</li>
<li><strong>Rottura del legame madre-figlio:</strong> Il mancato sviluppo di un legame sano madre-figlio può portare alla disconnessione emotiva e alla mancanza di empatia verso il bambino.</li>
<li><strong>Mancanza di supporto sociale:</strong> La mancanza di una rete di supporto adeguata può isolare i genitori e privarli delle risorse necessarie per affrontare le sfide della genitorialità.</li>
<li><strong>Stigmatizzazione sociale:</strong> La paura del giudizio sociale e la vergogna possono portare i genitori a nascondere la loro situazione o ritardare il ricorso a servizi di assistenza.</li>
</ol>
<h2>Analisi psicologica dei responsabili di infanticidio</h2>
<p>Gli atti di infanticidio sollevano domande significative sulla psicologia dei responsabili. Molti di loro possono soffrire di gravi disturbi mentali, inclusi episodi psicotici, allucinazioni o deliri. Tuttavia, l&#8217;analisi psicologica può rivelare anche la presenza di una combinazione di stress, depressione, disconnessione emotiva e rabbia accumulata.</p>
<p>Gli atti di infanticidio possono essere considerati una forma di disimpegno emotivo estremo, in cui il genitore perde il senso di responsabilità verso il bambino e non riesce a comprendere le implicazioni delle proprie azioni.</p>
<h2>Le conseguenze dell&#8217;infanticidio</h2>
<p>Le conseguenze dell&#8217;infanticidio sono angoscianti. Oltre alla perdita tragica del bambino, i genitori responsabili affrontano gravi conseguenze legali, comprese condanne detentive lunghe. Le famiglie coinvolte sono segnate per il resto della vita, con un impatto duraturo sulla loro salute mentale e sulle relazioni.</p>
<h2>Prevenzione e supporto in caso di infanticidio</h2>
<p>Per affrontare l&#8217;infanticidio, è essenziale un approccio comprensivo che includa:</p>
<ol>
<li><strong>Rilevazione precoce:</strong> Identificare le famiglie a rischio di infanticidio e fornire loro supporto e interventi tempestivi.</li>
<li><strong>Servizi di salute mentale:</strong> Garantire l&#8217;accesso a servizi di salute mentale di qualità per i genitori che ne hanno bisogno.</li>
<li><strong>Educazione sulla genitorialità:</strong> Offrire programmi educativi e di sensibilizzazione sulla genitorialità per aiutare i genitori a sviluppare le competenze necessarie.</li>
<li><strong>Riduzione dello stigma:</strong> Ridurre la stigmatizzazione sociale e promuovere la consapevolezza su come cercare aiuto in situazioni difficili.</li>
<li><strong>Sostegno alle famiglie:</strong> Fornire un forte supporto alle famiglie attraverso servizi sociali, consulenza e assistenza economica.</li>
</ol>
<p>In conclusione, l&#8217;infanticidio è una tragedia che richiede un approccio comprensivo, compreso l&#8217;analisi psicologica dei responsabili. La prevenzione e l&#8217;educazione sono fondamentali per proteggere i bambini vulnerabili e garantire che i genitori ricevano il <a href="https://www.centrosalem.it/problemi-psicologici-patologie-servizi-e-terapie-psicoterapia-milano/sostegno-psicologico-psicoterapia/">supporto</a> di cui hanno bisogno.</p>
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		<title>Risvolti psicologici del caso Silvia Romano</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/06/06/risvolti-psicologici-del-caso-silvia-romano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmela Marucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2020 17:27:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8230; di ciò di cui non si può parlare si deve tacere… Ludwig Wittgenstein in Tractatus logico-philosophicus “Gli attacchi di</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><em>&#8230; di ciò di cui non si può parlare si deve tacere…</em></p>
<p style="text-align: right;">Ludwig Wittgenstein in Tractatus logico-philosophicus</p>
<hr />
<p><em>“Gli attacchi di questi giorni contro Silvia Romano rappresentano un pericolo grave per il suo benessere e la concreta possibilità di contribuire a un ulteriore trauma sul trauma&#8221;</em>. Per questo motivo L&#8217;Ordine degli psicologi della Lombardia chiede silenzio sul caso di Silvia Romano.</p>
<p>Silvia, una giovane ragazza di 24 anni, era partita alla volta del Kenya. Come molti giovani, Silvia è una ragazza con un forte senso di solidarietà e voglia di mettersi in gioco per vivere un’esperienza che li arricchisca interiormente. Dopo aver preso una laurea in mediazione linguistica, nel luglio del 2018, è partita con l’ONG Orphan’s, rimanendo un mese in Africa. Poco dopo decide di ritornare con un progetto a sostegno dell’infanzia con l’ONG Milele. Il 20 novembre 2018 viene rapita nel villaggio di Chakama a 80 km da Malindi, in Kenya e successivamente viene ceduta ai Somali. Dopo 18 mesi di isolamento, l’11 Maggio è tornata finalmente nel suo Paese e ha potuto riabbracciare la sua famiglia.</p>
<p>Tuttavia non appena tornata in Italia, dalla sua prima comparsa, ha subito critiche e offese da parte di haters sui social, di concittadini e persino alcuni rappresentanti della politica, che hanno riserbato per questa giovane ragazza disapprovazioni, definendola una neo-terrorista di Al Shabaab, perché si è presentata a tutti avvolta nell’abito caratteristico delle donne musulmane somale, dichiarando a tutti la sua conversione. Per comprendere questa sua scelta religiosa è indispensabile prima di tutto entrare in empatia, provare a mettersi nei pani di questa giovane donna, che è stata rapita per 18 mesi. In psicologia è stato studiato un meccanismo psichico chiamato <strong>“Sindrome di Stoccolma”</strong>.</p>
<h3>La Sindrome di Stoccolma</h3>
<p>Con il termine “Sindrome di Stoccolma” si fa riferimento ad uno stato psicologico temporaneo in cui l’ostaggio, invece di provare odio e avversione nei confronti dei sequestratori, prova simpatia, attaccamento, empatia e a volte persino un sentimento d’amore. Molte sono gli studi effettuati in relazione a questa sindrome, alcuni autori ritengono che questo legame derivi dallo stato di <strong>dipendenza concreta</strong> che si sviluppa fra il rapito ed i suoi rapitori, dato che questi ultimi controllando elementi essenziali alla vita (cibo, aria, acqua e sopravvivenza), rinforzerebbero e giustificherebbero la gratitudine e la riconoscenza che i prigionieri manifestano nei confronti dei loro aguzzini.</p>
<p>Il termine Sindrome di Stoccolma è stato coniato dal criminologo svedese Nils Bejerot. Durante una rapina in Banca avvenuta a Stoccolma nel 1973, due rapinatori tennero in ostaggio per 6 giorni quattro impiegati. Durante il periodo di prigionia risultò che le vittime temevano più la polizia di quanto non temessero i rapitori, nonostante la loro vita fosse continuamente messa in pericolo. Inoltre una delle vittime sviluppò un forte legame sentimentale con uno dei rapitori, legame che proseguì anche dopo la rapina. Dopo il rilascio, venne chiesta dai sequestrati la clemenza per i sequestratori e durante il processo alcuni degli ostaggi testimoniarono in loro favore. Nei primi momenti dopo il sequestro il rapito sperimenta un totale stato di confusione. Una volta superato il trauma iniziale, la vittima torna consapevole della situazione che sta vivendo e deve trovare un modo per sopportarla, unitamente all’aumentare del tempo trascorso insieme tra vittima e rapitore ed all’isolamento dal resto del mondo, agevola l’alleanza col sequestratore. La mancanza di forti esperienze negative, quali percosse, violenza sessuale o abuso fisico, facilita la genesi della sindrome. Questa Sindrome può interessare ostaggi e rapitori di ogni età, senza distinzione di sesso, nazionalità e retaggi culturali. Alcuni fattori ne faciliterebbero l’insorgere:</p>
<ul>
<li>la durata;</li>
<li>l’intensità dell’esperienza;</li>
<li>la dipendenza dell’ostaggio per la sua sopravvivenza;</li>
<li>la distanza psicologica dell’ostaggio dalle autorità.</li>
</ul>
<h3>La conversione religiosa di Silvia Romano</h3>
<p>Nel caso di Silvia Romano non si hanno dati sufficienti al momento per valutare la Sindrome di Stoccolma. Per poter diagnosticare tale sintomatologia si devono verificare tutti i “sintomi”. Tuttavia da questo processo psicologico, chiamato anche “identificazione con l’aggressore”, è possibile “ipotizzare  la scelta” di Silvia, di convertirsi all’islam.</p>
<p>È molto probabile che la ragazza, implicitamente, per <strong>evitare l’innescarsi di qualsiasi intento violento</strong> nei suoi confronti, attraverso la lettura del Corano, abbia deciso, in quella situazione di costrizione, di convertirsi.</p>
<p>Un altro fattore che molto probabilmente potrebbe aver contributo alla sua conversione è <strong>l’isolamento sociale, </strong>una delle forme più terribili di violenza psicologica. Le reazioni psicologiche indotte dall’isolamento sociale sono:</p>
<ul>
<li>aumento del livello di distress psicologico;</li>
<li>insorgenza di sentimenti di paura;</li>
<li>disorientamento;</li>
<li>rabbia;</li>
<li>svuotamento emotivo;</li>
<li>rassegnazione.</li>
</ul>
<p>In alcuni casi si evidenzia anche lo sviluppo di veri e propri quadri psicopatologici, caratterizzati prevalentemente da sintomatologia ansiosa, depressiva e disturbi del sonno</p>
<p>È opportuno che valutazioni di ordine  psicosociologico debbano essere lasciate a chi per decenni ha studiato certi fenomeni, mentre le valutazioni politiche  e morali siccome sono alla portata di tutti, sarebbe opportuno in questi casi (e non solo), far valere esclusivamente l’intelligenza e il buon senso. È risaputo che psicologia e religione “non viaggino a braccetto”, eppure se la religione è servita da àncora di supporto a questa giovane ragazza e l’ha aiutata a mantenere un equilibrio mentale, ben venga la fede, qualsiasi essa sia!</p>
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		<title>Covid-19 e malattia mentale</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/05/05/covid-19-e-malattia-mentale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Carmela Marucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 06:31:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Salute mentale e aspetti psicosociali dell&#8217;epidemia di COVID-19 Paura, incertezza, stigma sono comuni in situazioni di pandemie causate da virus.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Salute mentale e aspetti psicosociali dell&#8217;epidemia di COVID-19</em></h2>
<hr />
<p>Paura, incertezza, stigma sono comuni in situazioni di pandemie causate da virus. Il COVID-19, ha stravolto in poco tempo le nostre abitudini di vita, i nostri spazi, le nostre relazioni sociali, le nostre certezze e inevitabilmente ha avuto un forte impatto anche sulla <strong>salute mentale</strong> dei cittadini. In questa situazione di incertezza e di sospensione dal normale fluire della nostra vita, è possibile provare <strong>ansia, paura, disagi psicologici, disorientamento</strong> che possono portare a sintomi di stress post traumatico e abuso di alcool o altre sostanze.</p>
<h3><strong>Conseguenze Psico-Sociali nella popolazione con malattia mentale</strong></h3>
<p>Milioni di persone già fragili, sono bloccate nelle loro case, rischiando danni irrecuperabili alla propria salute mentale. Persone per cui un regime di isolamento forzato, crea un ulteriore grande disagio. È probabile, fra chi soffre già di un disturbo mentale, un rischio di aggravamento delle loro patologie, anche perché il lockdown ha reso più difficile il fruire di percorsi di cura dei pazienti. Una individuo al quale è stato diagnosticato un <strong>disturbo d’ansia</strong> potrebbe, in questo stato di emergenza prolungata, provare un’ansia prorompente. Una persona che ha un <strong>problema di alcolismo</strong> si ritrova a bere più frequentemente. Si teme molto un aumento dei <strong>tentativi di suicidio</strong> e un aumento degli <strong>esordi psicotici</strong>. Preoccupazione emerge anche per le <strong>famiglie gravemente disfunzionali</strong>, dove ci sia violenza verbale e fisica. Dovremmo attenderci anche l’emergere di nuove forme di disagio finora latenti. Un primo segno di quanto stiamo è stata l’impennata dei casi di trattamento sanitario obbligatorio con il lockdown. A Torino, ad esempio, si è passati da una media di un TSO ogni due giorni, a nove TSO al giorno.</p>
<h3><strong>Effetti psico-sociali nella popolazione generale</strong></h3>
<p>E&#8217; evidente che questa situazione crea un <strong>disagio psicologico</strong> per tutta la popolazione: l&#8217;impossibilità di essere produttivi, come la società moderna ci ha abituati ad essere, genera in noi molto <strong>stress</strong> e <strong>frustrazione</strong>. L’Associazione europea per il disturbo da attacchi di panico (Eurodap) ha realizzato un sondaggio ed è emerso che il 68% sta vivendo molto male la possibilità di uscire di casa solo per valide ragioni. Solo il 7% afferma di trovare beneficio nel rimanere a casa e nel dedicarsi alla famiglia. Nel 78% dei casi il sentimento dominante è l&#8217;<strong>ansia</strong> e il <strong>senso di oppressione</strong>, il 13% ammette di essere <strong>nervoso</strong> e solo il 9% dichiara di vivere serenamente questo momento. Dal sondaggio è anche emerso che, nella maggior parte dei casi (61%), il timore più grande è quello che la quarantena venga protratta senza un termine definito, mentre il 27% ha paura di essere contagiato. Sono pochi (23%), inoltre, gli italiani che hanno deciso d&#8217;investire il maggior tempo a disposizione dedicandosi a sé stessi, ai propri interessi, alla crescita personale.</p>
<p>Ultimi ma non meno importante è la diffusione, da parte della popolazione, dei <strong>timori del contatto sociale</strong>, in cui chiunque si avvicini a meno di un metro di distanza, diventa un potenziale nemico,  comportamenti rischiano di prolungarsi nel tempo. L’ansia collettiva è percepibile, la diffidenza verso chi non rispetta le regole può essere fonte di tensioni.</p>
<p>Interessante è uno studio condotto in Cina che ha analizzato i contenuti dei post di un noto social media cinese (Sina Weibo). Sono stati utilizzati specifici algoritmi di Machine Learning,  per analizzare differenze nei contenuti dei post pubblicati prima e dopo la diffusione del COVID-19 ed è emerso un aumento sostanziale di contenuti negativi (ansia, depressione e aumentata percezione di minaccia) contro una diminuzione dei contenuti positivi.</p>
<p>Per quanto riguarda il <strong>personale sanitario,</strong> in particolare il personale infermieristico, ha riportato sintomi ansiosi in misura statisticamente maggiore. Il dato probabilmente più rilevante ha riguardato però l’incidenza di <strong>sintomi stressanti post-traumatici.</strong> I membri dello staff medico ha riportato una sintomatologia stress-correlata, tra cui insonnia, incubi, ipervigilanza e immagini negative ricorrenti.</p>
<p>Sarà utile comprendere come la routine della quarantena impatti sul comportamento di bambini e adolescenti, che, relegati alla sedentarietà tra le mura domestiche, potrebbero incorrere nella <strong>dipendenza dall’uso di dispositivi digitali</strong> con un effetto peggiorativo del ritmo circadiano e del sonno</p>
<h3><strong>Conclusioni</strong></h3>
<p>Se da una parte i fattori oggettivi dovuti all&#8217;emergenza non si possono modificare, possiamo provare a governare, per quanto possibile, gli aspetti soggettivi, in relazione al nostro <strong>equilibrio psicofisico</strong>. Questo, se non altro, per evitare di creare l&#8217;effetto &#8220;nocebo&#8221;, perché lo stress che stiamo vivendo genera già di per sé il dannoso cortisolo, l&#8217;ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, responsabile dell&#8217;abbassamento delle difese immunitarie. Quando le reazioni di difesa sono eccessive il danno che la persona si provoca, o in questo caso provoca alla collettività, è maggiore e la reazione difensiva non è più adeguata ed efficace, anzi, genera più danni di quelli che dovrebbe prevedere&#8221;.</p>
<p>Le conseguenze per la salute mentale probabilmente resteranno per un tempo più lungo e avranno un picco più tardi rispetto all&#8217;attuale pandemia. Nel nostro Paese potrebbero essere i problemi e quindi la rete deve essere pronta ad assistere le persone in difficoltà, che magari hanno perso il lavoro. Quindi la comprensione delle conseguenze sulla salute mentale ai tempi del COVID-19 sta diventando un aspetto sempre più urgente. Come si potrà ritornare a un adattamento psicosociale uguale a quello precedente (o migliore) senza una comprensione dell’impatto psicosociale della crisi?</p>
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		<title>Chico Forti (parte 3) – Colpevole o innocente?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Castronuovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 May 2020 13:09:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[chico forti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tutte le prove e le evidenze oggettive sul caso Forti, l’uomo condannato all’ergastolo in un carcere di massima sicurezza in</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/05/01/chico-forti-parte-3-colpevole-o-innocente/">Chico Forti (parte 3) – Colpevole o innocente?</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Tutte le prove e le evidenze oggettive sul caso Forti, l’uomo condannato all’ergastolo in un carcere di massima sicurezza in Florida. </em></h2>
<hr />
<p>Dopo aver analizzato nelle scorse parti del lavoro, la <a href="https://profilicriminali.it/2020/02/27/chico-forti-parte-1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">biografia di Chico</a> ed i <a href="https://profilicriminali.it/2020/04/21/chico-forti-arresto/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">motivi che portarono alla sua condanna</a>, cercheremo ora di valutare gli elementi presenti in nostro possesso riguardo la reale innocenza o colpevolezza dell’uomo, al di fuori di qualsiasi condizionamento mass mediale propinatoci recentemente in TV.</p>
<h3><strong>Un caso controverso</strong></h3>
<p>Nonostante la recente ribalta mediatica del caso, ancora oggi, riguardo il procedimento giudiziario del 2000, si hanno pochissimi elementi oggettivi e la campagna mediatica accesasi a supporto delle teorie innocentiste presuppone necessariamente l’accettazione delle stesse senza alcun contraddittorio.</p>
<p>Di quella sera sappiamo quello che ha raccontato più volte Chico, ovvero di aver prelevato Dale Pike in aeroporto e di averlo lasciato in compagnia di un uomo al Rusty Pelican, un ristorante di Miami, dopo una breve sosta ad una stazione di servizio lungo il tragitto.</p>
<p>Tuttavia di tutto il processo, e dei 12 anni di appelli, non si sa nulla né delle udienze preliminari, nè dei dibattimenti iniziali. Non si conoscono altresì le effettive istruzioni date alla giuria, né tantomeno si ha il verbale del processo. Non si può inoltre conoscere il punto di vista dell’accusa o della difesa o come mai siano falliti i sei appelli proposti negli anni successivi. Tutto quello che possediamo sono solo e soltanto le affermazioni e le poche carte rese disponibili dallo stesso Chico (delle 30.000 pagine del processo soltanto l’1% è rinvenibile in rete).</p>
<p>Per chi fa della criminologia la sua professione, questa può considerarsi come una prima evidenza: tale mancanza di informazioni, nonostante si tratti di un processo “vecchio” 20 anni, evidenzia infatti un primo punto “contro” il Forti. Qualora si voglia dibattere oggettivamente su di un processo, è importante infatti possedere un giusto contraddittorio, cosa non possibile in questo caso poiché non v’è traccia dei dati ufficiali.</p>
<h3><strong>Colpevole o innocente?</strong></h3>
<p>Ciononostante vi sono alcune considerazioni che si possono fare sui pochi elementi posseduti. Analizzando le testimonianze prodotte negli anni (alcune delle quali misteriosamente scomparse), taluni dei verbali del processo, i primi interrogatori e la scena del crimine, si può cercare di rispondere con obiettività alle questioni sollevate dalla TV e da chi crede nell’ innocenza dell’uomo.</p>
<h4><strong>Un processo troppo veloce</strong></h4>
<p>Una delle prime tesi sostenute da chi si dice convinto dell’innocenza di Chico, e della scorrettezza del procedimento ai suoi danni, riguarda la velocità con cui il processo si è svolto. Quasi un mese di udienze che appaiono tuttavia, agli occhi dei profani del sistema americano, come un qualcosa di eccessivamente sbrigativo se erroneamente paragonato ai nostri tempi “biblici”. In realtà i processi in America durano solo pochi giorni, poiché proceduti da moltissime udienze preliminari e se si considera che nel processo Forti furono svolte in 24 giorni 18 udienze, ci si rende conto di come il caso abbia avuto un importante ed ampia fase dibattimentale, senza alcuna violazione dello “speed trial”.</p>
<h4><strong>La condanna su di una sensazione</strong></h4>
<p>E’ stato più volte ribadito che la condanna statuita dal giudice Platzer, sia giunta sulla base di una sensazione di quest’ultima, ovvero senza avere alcuna prova di un’oggettiva colpevolezza. I sostenitori di Chico riportano infatti pedissequamente una frase pronunciata dal giudice durante la sentenza: “<em>La Corte non ha le prove che lei sig. Forti abbia premuto materialmente il grilletto, ma ho la sensazione, al di là di ogni dubbio, che lei sia stato istigatore del delitto</em>”. Semmai tal affermazione fosse realmente stata pronunciata, nonostante non vi sia alcuna documentazione a riguardo, occorre ricordare che nei processi americani l’imputato è giudicato da 12 giurati che decidono segretamente il verdetto, senza fornire alcuna spiegazione né al pubblico, né al giudice che non motiva mai una sentenza, proprio come nel resto dei paesi del Common Law. Ciò detto, resta un interrogativo di difficile risposta: come mai nessuno dei presenti, a quelle parole proferite da chi stava condannando l’uomo, non ha avuto un sussulto alla lettura della sentenza nel 2000? Ma soprattutto come mai della questione non v’è traccia nelle interpellanze parlamentari, ma che si citi la questione, per la prima volta, soltanto nel 2009? Perché nonostante si sia più volte affermato della mancanza di clamore mediatico, del caso Forti se ne parlò abbondantemente già nel 2001, quando vi furono diverse interrogazioni parlamentari a riguardo (interpellanza di Pisapia e della giornalista di Rai 3 Lara Boccalon, la quale girò un documentario sul caso vincendo anche un premio) e si parlava già di innocenza (venne trasmesso sulla Rai il documentario <em>Il Sorriso della Medusa</em>). I governi italiani si sono occupati di Forti fin dall’inizio, senza che nessuno abbia mai menzionato le fantomatiche mere sensazioni. Non lo fece il console Centracchio, presente al processo, e non lo fece il Viceministro Innnocenzi, il quale ha compiuto diversi viaggi in Florida.</p>
<h4><strong>La Polizia gli ha mentito</strong></h4>
<p>Ci si lamenta del fatto che, durante il suo primo interrogatorio, i detective di Miami abbiano mentito al Forti dichiarando che, oltre al figlio Dale, anche suo padre Tony fosse stato trovato morto a New York nelle stesse condizioni del figlio. Bisogna a tal proposito osservare che, seppur possa essere considerata una questione poco “etica”, la polizia americana ha la piena facoltà di poter mentire ad un sospettato durante un interrogatorio (si veda la sentenza Frazier v. Cupp, 1969). Riguardo i Miranda Warning, che si presume non siano stati letti durante gli interrogatori e su cui si è aperta una forte polemica negli anni a seguire, bisogna ricordare che essi vengono letti al sospettato soltanto qualora lo stesso sia già ufficialmente in stato di arresto, mentre Forti venne interrogato la prima volta il 19 febbraio del 1998 (un giorno prima del suo effettivo arresto). Inoltre, nonostante il suo alibi di ferro sia riguardo l’omicidio di Dale a Miami che di Tony a New York (per tutto il tempo della sua permanenza a New York, Chico resterà in taxi), l’uomo dapprima mentì alla Polizia durante l’interrogatorio, alla moglie, al suocero, a Tony Pike e al suo amico Knott, e poi raccontò di aver prelevato Dale su indicazioni di Thomas Knott, ma di non sapere cosa il tedesco avrebbe voluto farne del ragazzo.</p>
<h4><strong>Chico non è stato mai ascoltato durante il processo </strong></h4>
<p>Una delle teorie portate avanti con più forza dai sostenitori di Chico riguarda il fatto che l’uomo, per tutta la durata del processo, non sia mai stato ascoltato o interrogato e questo abbia finito per convincere la giuria della sua colpevolezza. In realtà nei processi americani l’imputato può parlare solo qualora giuri come teste (cosa di norma sconsigliata), e comunque in tutti i casi a terminare il dibattimento è sempre l’Accusa, anche qualora l’imputato decida di parlare (Quinto Emendamento).</p>
<h4><strong>Tony Pike non era il proprietario dell’hotel </strong></h4>
<p>Sono in molti a credere che in realtà sia stato Tony ad aver tentato di truffare Chico in quanto Pike non possedeva più da tempo la proprietà dell’hotel. In realtà seppur la struttura finanziaria dell’albergo fosse suddivisa in quote in modo da evadere le tasse spagnole, con un 5% registrato come società spagnola ed il 95% intestato ad una società di Jersey, la proprietà dell’albergo era a tutti gli effetti di Pike (lo ammetterà lo stesso Forti in un’intervista su Jack TV il 27 giugno 2012), il quale lo gestirà anche nei dieci anni successivi alla morte del figlio.</p>
<h4><strong>Non gli è stato concesso alcun appello </strong></h4>
<p>Seppur si sia diverse volte evidenziato di come, in tanti anni, non sia mai stato concesso aprioristicamente alcun appello per evitare la caduta di un grande “castello di carte” artefatto dalla Polizia, Chico ne ha avuti almeno quattro: il primo davanti al giudice del processo, due Habeas Corpus ed un appello diretto statale. Al contrario del processo di merito, l’appello americano è tutto per iscritto e non prende in considerazione le tesi sostenute in fase dibattimentale, ma solo le nuove prove. Anche il governo italiano si è mosso anzitempo attraverso un Amicus Curiae, ma ciò non è bastato poiché negli Stati Uniti la sentenza statuita nel processo di merito chiude la vicenda, e per annullarla servono solidi elementi difensivi che nessuno ha mai prodotto.</p>
<h4><strong>Il giudice che lo ha condannato era corrotto </strong></h4>
<p>Si è più volte sostenuto che il giudice Victoria Platzer, colei che ha condannato all’ergastolo Enrico, fosse la stessa che partecipò alle indagini sul caso Versace. Ci sarebbe stato quindi da parte del giudice tutta la voglia di vendicarsi di un uomo che, attraverso il suo documentario, gettò discredito sulla polizia di Miami. In realtà il giudice Platzer, prima di assurgere alla funzione di magistrato a partire dal 1994, fu poliziotta dal 1976 al 1983, ovvero 15 anni prima dei fatti riguardanti Versace, ed oltretutto nel dipartimento di Miami Beach (l’assassinio di Dale avvenne nella giurisdizione di Miami). Bisogna considerare che nella sola Miami Dade County ci sono 37 diverse agenzie di polizia, tra cui la più importante è la Metro (5000 uomini ca.), mentre nella giurisdizione di Miami Beach vi sono altri 600 agenti. Numeri troppo grandi per pensare ad un complotto.</p>
<h4><strong>Non si è mai dichiarato colpevole </strong></h4>
<p>Sono in molti a sostenere che una eventuale dichiarazione di colpevolezza da parte del Forti nel corso di tutti questi anni, avrebbe consentito la sua estradizione in Italia. Questa è una condizione alquanto inverosimile poiché, attraverso una confessione, Forti avrebbe ottenuto soltanto una condanna leggermente più lieve attraverso l’istituto americano del Plea Bargain. Tale possibilità è comunque svanita dopo la sentenza di condanna, in quanto nessun condannato all’ergastolo LWOP ha mai avuto possibilità di scontare la sua pena in un altro paese.</p>
<h4><strong>E’ stato assolto dall’accusa di truffa </strong></h4>
<p>Nonostante si ripeta con insistenza del fatto che Forti sia stato assolto dall’accusa di truffa ai danni di Tony Pike, padre della vittima, per la compravendita dell’albergo, facendo venir meno il movente dell’omicidio del figlio Dale, Chico in realtà non è mai stato assolto, ma il capo di imputazione venne semplicemente sospeso dalla Procura non un Nolle Prosequi, poiché la truffa venne valutata come il movente dell’omicidio per evitare due processi paralleli (non avrebbe avuto senso processare il Forti prima per truffa e poi per omicidio). Il Nolle Prosequi non è affatto un’assoluzione, ma semplicemente l’Accusa ha preferito sospendere i capi di imputazione per la truffa usandole come movente nel processo per omicidio, che si sarebbe tenuto poco dopo. Si è condannato il soggetto sulla base del c.d. Felony Murder, ovvero un omicidio commesso durante l’esecuzione di un altro reato (la truffa). Inoltre fu la stessa Corte, utilizzando un caso analogo (caso Foraker, 1978), a spiegare il motivo della Motion in Limine per l’accusa di truffa (la Motion in Limine è un istituto presente nella giurisdizione americana in cui vengono iscritti gli elementi che la giuria deve o non deve sapere, in quanto quest’ultima non è in grado di decidere da sola se una prova è legale o meno).</p>
<h4><strong>Chico non è scappato </strong></h4>
<p>Alcuni innocentisti hanno sollevato più volte la questione di come Forti, dopo aver ottenuto la libertà provvisoria da febbraio 1998 a ottobre 1999, non sia mai fuggito a dimostrazione della sua innocenza. In questi venti mesi di libertà (ottenuta proprio grazie al tanto vituperato giudice Platzer), Forti e la sua famiglia misero nelle mani della Corte tutte le loro proprietà, accettando il sequestro delle stesse in caso di fuga (Arthur Hearing). Un solo tentativo di sottrarsi alla giurisdizione avrebbe costituito il reato federale del Bail Jumping e la sottrazione di ogni bene. Occorre altresì aggiungere che, al fine di crearsi un alibi valido, l’uomo durante il periodo di libertà in attesa di giudizio, produsse una serie di atti notarili falsi, come dichiarato dallo stesso prosecutor durante la fase dibattimentale.</p>
<h4><strong>La scheda telefonica di Dale Pike </strong></h4>
<p>Tra gli oggetti rinvenuti vicino al cadavere di Dale, quello che più ha destato sospetto è una scheda telefonica le cui chiamate a durata 0 risultavano indirizzate al numero di Forti. Un indizio lampante, per molti “forzato” poiché nessun killer lascerebbe mai vicino al cadavere della propria vittima un elemento così forte della sua colpevolezza. In realtà dai tabulati analizzati si evince di come su quella scheda furono rinvenute 3 chiamate, di cui 2 ad un numero simile a quello di Chico e solo la terza al suo effettivo numero. Quello che occorrerebbe chiedersi è: se davvero queste chiamate servivano per incastrare Chico, come mai chi le ha fatte non ha aspettato che l’uomo rispondesse per poterlo effettivamente incastrare? Come si sapeva che quello fosse il suo reale numero se quelle chiamate non hanno avuto risposta?</p>
<h4><strong>La scena del crimine </strong></h4>
<p>Riguardo la scena del crimine, e degli oggetti ritrovati accanto al corpo, ci sono diverse considerazioni da fare in tema di “staging” della scena. Se davvero si dovesse pensare ad una scena “apparecchiata” con gli effetti personali di Dale disposti in modo tale da incastrare Chico, nessuno avrebbe avuto motivo di spogliare la vittima ed inscenare un omicidio a sfondo omosessuale, dato che Forti è dichiaratamente eterosessuale. Verosimilmente solo Chico avrebbe avuto motivo di spogliare la vittima ed inscenare un tal tipo di omicidio per allontanare i sospetti da sé. Anche la spiaggia dove venne ritrovato il cadavere non fu una scelta casuale: Sewer Beach in quei giorni non solo era infatti poco fruibile ai windsurfer a causa di un precedente uragano, ma soprattutto le condizioni metereologiche di quel giorno rendevano impossibile qualunque tipo di attività nautica. Chi ha posizionato il cadavere in quel luogo sapeva bene dunque che, dopo le ore 18.30, nessuno vi sarebbe stato.</p>
<p>Sugli oggetti ritrovati bisogna invece considerare che l’azione di depistaggio venne compiuta nel buio più totale (il 15 febbraio 1998 il sole in Florida tramontò alle 18.14) e che gli oggetti possano verosimilmente esser stati persi durante il denudamento del cadavere.</p>
<h4><strong>Le due prove: la sabbia e la pistola </strong></h4>
<p>Gli indizi che hanno certamente condannato Enrico Forti sono la pistola cal. 22 con cui è stato ucciso Dale Pike, arma acquistata qualche tempo prima dal Forti, ma che i sostenitori dell’uomo ritengono appartenesse al tedesco Knott, che quel giorno non avrebbe avuto i soldi necessari per comprarla. Teste chiave sarebbe stato il commesso del negozio Ken Duval che in realtà ha però sempre sostenuto che i due siano arrivati insieme ma che l’arma sia stata consegnata soltanto il giorno dopo da altri, in quanto nessuno possedeva la documentazione idonea per il background check (deposizione Ken Duval).</p>
<p>Riguardo la sabbia ritrovata nel gancio traino dell’auto del Forti sarebbe stato interessante conoscere i dettagli dibattimentali del processo. Ma ancora oggi nessuna informazione dettagliata inerente la questione è stata divulgata.</p>
<h4><strong>Il Sorriso della Medusa </strong></h4>
<p>Anche in questo caso bisogna riflettere su tempistiche e fattibilità delle azioni. Se la Polizia avesse voluto incastrare Chico lo avrebbe ragionevolmente fatto subito, mettendo un po’ di marijuana nell’auto ad esempio, e non dopo 6 mesi coinvolgendo tutti i dipartimenti di Polizia della Florida. Forti ha inoltre più volte chiarito che, dopo l’appello, avrebbe fatto i nomi delle persone per cui lui sarebbe un “personaggio scomodo”, ma ancora oggi, a 20 anni di distanza, nessun nome è stato fatto.</p>
<h4><strong>Ci sono stati dei principi violati </strong></h4>
<p>I sostenitori del Forti hanno più volte elencato una serie di principi che sarebbero stati violati o negati durante il procedimento. Tra queste vi è la trasgressione della Convenzione di Vienna (il consolato italiano non è stato avvisato) o la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In realtà non vi è stata violazione di alcun principio: l’Articolo 36.1.b della Convenzione prevede che il Consolato sia avvisato solo su richiesta dell’arrestato (Forti non avvertì neppure la famiglia), mentre riguardo la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, gli USA non ne fanno parte.</p>
<h4><strong>Il conflitto di interessi dell’avvocato difensore Ira Lowey </strong></h4>
<p>Uno dei punti forti delle teorie innocentiste, riguarda il presunto conflitto di interessi di uno dei suoi avvocati Ira Lowey, la quale avrebbe ricoperto il ruolo di prosecutor (accusa) in un altro caso, mentre svolgeva le sue funzioni di avvocato difensore nel processo Forti. Per affrontare in maniera adeguata la questione occorre innanzitutto premettere che Chico era seguito da ben due avvocati, il leggendario Donald Bierman e Ira Lowey, pagati circa 1 miliardo di lire, una cifra che creò imbarazzo all’epoca dei fatti, il che rende quantomeno inverosimile il fatto che si fossero venduti alla procura ed avessero tradito il loro assistito. Riguardo Ira Lowey, egli svolgeva la funzione di special prosecutor (lavorava cioè al posto della procura) nel processo contro Diane Lynn Vardalis, un caso di poco conto che si concluse con un patteggiamento. Essendo la Vardalis una dipendente del procuratore dello stato, e onde evitare un conflitto di interessi ai suoi danni, si scelse di chiamare come accusa un noto avvocato come Lowey, normale procedura in questi casi. La questione è stata più volte discussa in aula, senza che sia mai stata sollevata effettivamente alcuna irregolarità, ragion per cui non c’è alcun motivo di credere che il processo sia stato manipolato o nullo, poiché seppur si fosse dimostrato l’inesistente conflitto di interessi di Ira Lowey nel caso Forti, sarebbe stato sicuramente ininfluente ai fini della condanna, come dichiarato dal giudice Murphy nel corso dell’appello Habeas Corpus.</p>
<h3><strong>E’ davvero possibile un nuovo processo?</strong></h3>
<p>L’idea di un nuovo processo non è neanche mai stata presa in considerazione dai legali di Chico Forti e l’uomo non si è mai rivolto a nessuna delle moltissime associazioni che in USA da anni si battono per i diritti degli innocenti. Neppure l’arrivo dell’avvocato Joe Tacopina ha cambiato la situazione, in quanto l’unico consiglio è stato quello di pagare altri investigatori in grado di trovare delle nuove prove. Resta inoltre da chiedersi come mai uno come Tacopina, famosissimo avvocato da più di 1000 dollari l’ora, abbia preferito non rilasciare mai interviste ai media della Florida sulla innocenza del Forti, impedendo alla vicenda di assumere proporzioni mediatiche importanti anche oltre oceano</p>
<p>Nel corso di tutti questi anni, sono stati diversi gli ambiti che i sostenitori di Chico hanno cercato di citare: dall’eccessiva velocità del processo, al guanto di paraffina (pratica non più in uso da trent’anni), alla macchina della verità (che non può essere portata in aula). Di nessuna importanza sono altresì i fantomatici diritti difensivi che sarebbero stati lesi nel corso del procedimento, in quanto non vi è alcuna dimostrazione che l’uomo non sia stato adeguatamente difeso dai suoi legali o che sia stato vittima di un complotto. Al contrario furono gli avvocati difensori ad aver proposto alla giuria una versione che voleva il tedesco Knott (più volte accusato dallo stesso Chico) come l’assassino.</p>
<p>Da un punto di vista giudiziario la vicenda è ormai chiusa dal 2009, dopo il fallimento degli ultimi appelli proposti. Il processo potrebbe riaprirsi solo nel caso di una nuova prova non conosciuta all’epoca dei fatti, in quanto qualsiasi elemento discusso in TV è stato già ampiamente affrontato nelle aule dei tribunali. Anche lo stesso Tacopina ha chiaramente affermato che la questione è chiusa.</p>
<h3><strong>Fattore “oggettività”</strong></h3>
<p>Per lo studio e l’approccio di questo caso ci si poteva basare su quanto raccontato in TV, sui pochi elementi rinvenibili in rete o attraverso le testimonianze dei sostenitori delle tesi innocentisti. Ma trattandosi di una vicenda giudiziaria complessa e giudicata sulla base di una giurisdizione differente dalla nostra, la facilità di errore o di paragoni con i sistemi nostrani, avrebbe reso vano qualsiasi tentativo oggettivo di analisi. Come sempre dovrebbe essere in questi casi, si è scelta invece la via della professionalità; perché al di là dei documenti processuali e della scena del crimine analizzati, il presente lavoro è stato reso possibile grazie al sempre puntuale e disponibile aiuto di uno dei massimi esperti di sistema penale americano, che ha minuziosamente trattato la vicenda fin dall’inizio, il dottor Claudio Giusti, fondatore della World Coalition Against The Death Penalty e membro del Comitato Scientifico dell’Osservatorio sulla Legalità e i Diritti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/05/01/chico-forti-parte-3-colpevole-o-innocente/">Chico Forti (parte 3) – Colpevole o innocente?</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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		<title>Chico Forti (parte 2) &#8211; l&#8217;arresto</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2020/04/21/chico-forti-arresto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Castronuovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Apr 2020 15:18:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[chico forti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quali furono le vicende che portarono all’arresto Enrico Forti, l’uomo che da 20 anni grida la sua innocenza da un</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/04/21/chico-forti-arresto/">Chico Forti (parte 2) &#8211; l&#8217;arresto</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>Quali furono le vicende che portarono all’arresto Enrico Forti, l’uomo che da 20 anni grida la sua innocenza da un carcere di massima sicurezza in Florida?</em></h2>
<hr />
<p>Nella <a href="https://profilicriminali.it/2020/02/27/chico-forti-parte-1/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prima parte del lavoro sul caso Forti</a> ci siamo concentrati sulla sua biografia, tracciando i punti chiave non solo relativamente alla prolifica carriera sportiva da surfista, ma anche riguardo l’attività di video-maker iniziata negli Stati Uniti dopo un grave infortunio. Ci si è altresì occupati dell’episodio che, secondo i suoi sostenitori, più di tutti condannò e cambiò per sempre la sua vita: il documentario sull’assassinio di Gianni Versace, <em>Il Sorriso della Medusa</em>. Un film che solleverà molti dubbi sulla reale morte dell’assassino di Versace, Andrew Cunanan, gettando ombre sull’operato della stessa polizia di Miami, rea di aver ucciso l’uomo dopo una serrata caccia, e di averne trasportato il cadavere solo successivamente nella casa galleggiante, luogo in cui, secondo la versione ufficiale, verrà rivenuto suicida.</p>
<p>La presenza di quelle che sembravano numerose aporie portarono infatti il Forti ad interessarsi della questione e, anche grazie anche all’amicizia con Thomas Knott, un tedesco suo vicino di casa a Miami, riuscì a girare il suo documentario dopo aver acquisito i diritti della house boat.</p>
<p>Ma è davvero questo il motivo che metterà la parola fine alla vita di Chico, condannandolo all’ergastolo LWOP? La polizia ha davvero orchestrato un complotto contro il Forti dopo quel documentario, o c’è qualcos’altro che non torna, qualcosa affrontato male e superficialmente dai quanti sostengono con forza l’innocenza dell’uomo?</p>
<p>Prima di addentarci nella parte consistente del lavoro occorre ricordare che affrontare il caso Forti, ovvero trattare la colpevolezza o l’innocenza di un qualsiasi soggetto condannato con un sistema penale differente dal nostro, comporta necessariamente anche la conoscenza delle caratteristiche possedute da tal sistema, sgomberando il campo da assurdi paragoni tra ordinamenti nostrani e politiche penali estere. Nella fattispecie, parlando di sistema penale statunitense, concetti imprescindibili come Felony Murder, Miranda Warnings e Habeaus Corpus, non devono in alcun modo essere ignorati, al fine di una chiara e limpida valutazione.</p>
<h3><strong>Il Pike’s Hotel </strong></h3>
<p>Oltre alla sua grande passione per i documentari Enrico Forti era anche un affermato imprenditore. Possedeva infatti diversi appartamenti a Miami Beach, viveva una vita agiata ed era un uomo molto conosciuto. Ma l’occasione della sua vita arrivò quando l’amico Knott gli presentò Tony Pike, proprietario del Pike’s Hotel di Ibiza, locale molto in voga nel jetset negli anni ’90, frequentato da moltissime celebrità tra cui gli <em>Wham!</em> che lì gireranno il video della loro canzone <em>Club Tropicana</em>. A causa delle sue condizioni ormai non più fiorenti, nel 1997 si prospettò infatti la possibilità di acquisire l’hotel proprio su proposta dello stesso proprietario Anthony che, conoscendo le disponibilità economiche del Forti, e la sua propensione all’imprenditoria immobiliare, gli propose di acquisire la struttura per ridarle nuovo vigore.</p>
<h3><strong>L’assassinio di Dale Pike</strong></h3>
<p>Pochi giorni prima della chiusura della compravendita, verso metà febbraio, a Miami arrivò Dale Pike, quarantaduenne figlio di Tony, con cui lo stesso Forti aveva un appuntamento.</p>
<p>Della vita di Dale non si sa molto. Il ragazzo chiuse ogni tipo di rapporto con il padre e venne cacciato dall’amministrazione dell’hotel dopo esser stato scoperto a rubare dalle casse. Preferì dunque trasferirsi per qualche anno in Malesia, prima di ritornare ad Ibiza nel gennaio del 1998 e scoprire con suo stupore che l’immobile del padre era in vendita.</p>
<p>Verso febbraio dello stesso anno Tony e Dale programmarono un ritorno a Miami. A pagare i biglietti sarà lo stesso Chico, come anticipo della quota per l’acquisizione dell’hotel. Tuttavia, due giorni prima di partire, Pike padre rinvierà il suo viaggio di qualche giorno, raccomandando Chico di prendersi cura del figlio fino al suo arrivo. Il 15 febbraio del 1998, Dale arriverà all’aeroporto verso le 17, ma per via delle difficoltà a trovare il Forti i due si incontreranno solo verso le 18:30. Sarà proprio in quest’occasione che le vite di Chico e Dale si intrecceranno segnandosi reciprocamente.</p>
<p>Il 18 febbraio del 1998, giorno previsto dell’arrivo di Tony a New York, dopo averlo aspettato invano per diverse ore in aeroporto, Chico, attraverso una serie di controlli verrà a sapere dell’assassinio di Dale. L’uomo venne infatti trovato morto lunedì 16 febbraio 1998, 24 ore dopo essere atterrato, ed il giorno successivo ne fu riconosciuto il cadavere. Sul luogo del delitto, vicino al corpo esanime del giovane, freddato da due colpi di cal.22, verranno rinvenuti diversi oggetti: un biglietto aereo Madrid-Miami, una scheda telefonica la cui analisi confermerà delle chiamate al numero di Forti e un portachiavi del Pike’s Hotel.</p>
<p>Il 19 febbraio Chico verrà convocato al Dipartimento di Polizia come persona informata sui fatti, e proprio in quell’occasione i detective, mentendogli, gli riferiranno anche la morte di Pike padre, rinvenuto nelle stesse condizioni del figlio (nudo e con due colpi di pistola alla testa). Il panico provocato da quella bugia raccontatagli indusse Chico in un errore che gli costerà per sempre caro. L’uomo affermò infatti di non aver mai incontrato Dale giorno 15 febbraio in aeroporto, ritrattando la sua bugia solo dopo aver preso visione dei tabulati telefonici mostratigli dalla polizia. Solo a quel punto Chico dirà di aver prelevato Dale e di averlo accompagnato come da sua richiesta al Rusty Pelican, un ristorante a Key Biscayne, ove ad attenderlo vi era una macchina, una Lexus bianca, con a bordo una persona distinta e ben vestita.</p>
<p>Ma quella ritrattazione, avvenuta dopo un maldestro tentativo di procurarsi un alibi, non cambierà più la sua situazione. Enrico verrà infatti arrestato il 20 febbraio e processato con l’accusa di frode e circonvenzione di incapace, in relazione all’acquisto dell’hotel, e di omicidio per la morte di Dale.</p>
<p>Proprio questa vicenda sarà la genesi di una biforcazione che vede ancora oggi contrapposte due tesi: quella innocentista, evocata a gran voce dalla maggior parte dell’opinione pubblica e dai vip nostrani, che vuole il Forti vittima di un complotto ardito ai suoi danni dopo il famoso documentario su Versace (a dimostrazione di questo i “forzati” indizi lasciati sul luogo del delitto che lo incastravano) e quella invece colpevolista, secondo la quale Dale sarebbe stato freddato dal Forti con due colpi di pistola per impedirgli l’intromissione nell’affare portato avanti con il padre, per l’acquisizione del Pike’s Hotel. Dale si sarebbe infatti accorto di una truffa ai danni del padre in quanto Chico non avrebbe mai materialmente posseduto la somma di denaro necessaria all’acquisizione dell’immobile.</p>
<h3><strong>Il processo</strong></h3>
<p>L’accusa principale fu che Forti, accortosi del precario stato di salute di Tony Pike, avesse voluto sottrare in modo fraudolento il 100% dell’hotel; Dale, resosi conto dell’imbroglio ai danni del padre, sarebbe giunto a Miami con lo scopo di accertarsi che Chico possedesse realmente la somma pattuita per la compravendita, venendo quindi ucciso per non far saltare l’accordo.</p>
<p>Tra le diverse prove che inchiodarono Chico anche l’arma del delitto, una cal. 22, mai ritrovata, ma acquistata dall’uomo qualche giorno prima.</p>
<p>Nonostante quasi un mese di dibattimento e di diverse udienze, Chico Forti verrà condannato all’ergastolo LWOP (Life Without Parole – senza possibilità di rilascio sulla parola) il 15 giugno del 2000.</p>
<h3><strong>Fine seconda parte</strong></h3>
<p>Per i sostenitori delle teorie innocentiste tutta la vicenda è stata in realtà una grande messinscena orchestrata dalla stessa polizia di Miami, che per punire l’uomo che solo qualche tempo prima, attraverso il suo documentario <em>Il Sorriso della Medusa</em>, ebbe il coraggio di mettere in dubbio l’operato delle forze dell’ordine nel caso del killer di Versace, disseminò sulla scena del delitto indizi che portavano inevitabilmente alla persona del Forti. Una congiura di enormi dimensioni, a cui avrebbero partecipato oltre allo State Attorney della Miami Dade County anche i 12 giurati, il giudice Platzer, i giudici della Florida e gli stessi avvocati difensori.</p>
<p>Ma cosa sappiamo oggi dell’intera vicenda, del processo e delle prove che lo condannarono?</p>
<p>Chico Forti può davvero essere considerato colpevole dell’omicidio di Dale Pike, o in realtà è stato incastrato dalla Polizia di Miami?</p>
<p>Al fine di consentire allo stesso lettore un’opinione oggettiva e scevra da qualsiasi condizionamento mediale, tutte le prove e le evidenze oggettive del caso a noi oggi conosciute verranno affrontate una per una nella terza ed ultima parte del lavoro.</p>
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		<title>Coronavirus e violenza domestica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marianna Ventre]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2020 12:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’emergenza Coronavirus, che stiamo vivendo in questo periodo di permanenza assoluta nelle proprie abitazioni, per le donne  vittime di violenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/04/08/coronavirus-e-violenza-domestica/">Coronavirus e violenza domestica</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emergenza Coronavirus, che stiamo vivendo in questo periodo di permanenza assoluta nelle proprie abitazioni, per le donne  vittime di violenza domestica  può aggravare ancora di più la loro posizione. Proprio per questo, durante i giorni della pandemia, restare a casa per molte donne non è l’opzione più sicura. <em>Ma cos’è la violenza domestica? Quali sono le conseguenze? Quali sono le diverse forme di questa violenza? E soprattutto, come chiedere aiuto?</em></p>
<h3><strong>La violenza domestica</strong></h3>
<p>Il vocabolario della lingua italiana Treccani, alla voce “violenza domestica” propone come definizione “ violenza perpetrata nell’ambito familiare o all’interno di una coppia, perlopiù nei confronti di una donna”. L’OMS ha coniato, a tal proposito, il termine “intimate partner  violence- IPV” per descrivere qualsiasi comportamento all’interno di una relazione intima che causi danni fisici, abusi psicologici o violenze sessuali, e stima che un terzo delle violenze sulle donne nel mondo siano commesse dal partner.  Gli abusi domestici sono difficili da ammettere e denunciare da parte delle vittime proprio perché si sviluppano all’interno di relazioni affettive, dove le emozioni sono fortemente intrecciate. Tra le principali ragioni che dissuadono la vittima di tali violenze dal denunciare alle autorità la situazione di maltrattamento, vi è sicuramente la paura di causare una disgregazione familiare e il senso di responsabilità nei confronti dei propri figli.</p>
<h3><strong>Le forme della violenza domestica</strong></h3>
<p>La violenza domestica può assumere varie forme. Le principali forme in cui può essere classificata e definita sono le seguenti:</p>
<ul>
<li><strong><em>Violenza fisica</em></strong>: qualsiasi aggressione corporea che si concretizzi in comportamenti che vanno dalle percosse alle lesioni;</li>
<li><strong><em>Violenza sessuale</em></strong>: qualsiasi comportamento a sfondo sessuale imposte alla donna contro la sua volontà;</li>
<li><strong><em>Violenza psicologica</em></strong>: insieme di comportamenti che hanno come obiettivo quello di ledere la dignità della donna;</li>
<li><strong><em>Violenza economica</em></strong>: creare o mantenere una dipendenza economica contro la volontà della donna;</li>
<li><strong><em>Violenza assistita</em></strong>: qualsiasi situazione nella quale “il minore è obbligato, suo malgrado, ad assistere a ripetute scene di violenza sia fisica che verbale tra i genitori”;</li>
</ul>
<h3><strong>Conseguenze della violenza domestica</strong></h3>
<p>Durante il periodo della violenza le vittime cominciano a presentare molteplici disturbi. La ciclicità e soprattutto la costante paura che l’atto violento possa ripresentarsi in qualsiasi momento, costringono la vittima a vivere in un costante stato di allarme. Lo stato di oppressione e tensione provocano disagi fisici come: insonnia; assenza del desiderio sessuale, stati di agitazione come crisi di ansia e di panico, depressione.  La vita di queste donne, spesso oscilla tra il desiderio di morte e la paura che succeda qualcosa a se stesse o ai propri figli.   Tra i  sintomi più comuni è stato riscontrato: il di disturbo post-traumatico da stress, la Sindrome di Stoccolma  e la  presenza di altri disturbi psichiatrici</p>
<h3><strong>A chi rivolgersi</strong></h3>
<p>Le vittime di violenza domestica e maltrattamenti devono rivolgersi alle Forze dell’ordine al più presto e sporgere denuncia contro l’aggressore.  Nella situazione attuale, anche se gli spazi e i momenti per chiedere aiuto sono limitati, ci si può rivolgere al numero 1522 gestito dal Telefono Rosa o scaricare gratuitamente  l’app 1522 dal proprio cellulare per chattare con le operatrici e chiedere aiuto.</p>
<h3><strong>Conslusioni</strong></h3>
<p>Durante questa emergenza ho sentito il bisogno di scrivere questo articolo ora più che mai, per dare voce al mio elaborato di tesi che riguarda proprio il femminicidio e la violenza sulle donne. Come spesso ho citato nei paragrafi della mia tesi, “la violenza sulle donne ha  spesso le chiavi di casa” e proprio  in questi giorni di quarantena, l’invito a restare  casa per qualcuna  può diventare un incubo. Per alcune donne la loro casa si è trasformata in una gabbia da condividere tutto il giorno con il proprio aguzzino. Le chiamate d’aiuto sono poche, tutte sussurrate da sotto la doccia o coperte dalla voce della televisione. Il mio invito è quello di chiedere aiuto sempre, ma nella situazione che stiamo vivendo ancora di più per cercare di scongiurare il rischio che si verifichi un’ “impennata” di violenze per poi sfociare nell’atto stremo: il femminicidio…</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2020/04/08/coronavirus-e-violenza-domestica/">Coronavirus e violenza domestica</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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