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	<title>Ariangela Cucchiara, Autore presso PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
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	<title>Ariangela Cucchiara, Autore presso PROFILI CRIMINALI</title>
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		<title>Desirée Mariottini, morta per un mix nocivo di droga</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/10/23/desiree-mariottini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2019 15:23:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Centro di Roma, notte tra il 17 e 18 ottobre 2018, quartiere San Lorenzo, Desirée Mariottini muore a soli 16</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/10/23/desiree-mariottini/">Desirée Mariottini, morta per un mix nocivo di droga</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Centro di Roma, notte tra il 17 e 18 ottobre 2018, quartiere San Lorenzo, Desirée Mariottini muore a soli 16 anni in uno stabile pieno di stranieri e droga. Da tempo i residenti della zona, denunciano la pericolosità della struttura in quanto covo di criminali e presenza di accampamenti abusivi.</h2>
<hr />
<p>Il 17 sera, Desirée aveva contattato la nonna materna per comunicare che si sarebbe trattenuta a Roma da un’amica in quanto aveva perso il bus che la riportava nella sua casa a Cisterna di Latina.</p>
<p>Il 18 la mamma e la nonna, preoccupate non riescono ad aver notizie della ragazza e lì scatta l’allarme di scomparsa.</p>
<p>La mattina del 19 ottobre, la giovane viene ritrovata senza vita. Indotta prontamente l’autopsia che ha confermato che la ragazza è stata abusata sessualmente da più uomini, mentre era priva di sensi.</p>
<p>L’accusa è di stupro di gruppo, cessione di stupefacenti ed omicidio volontario con l’attenuante della crudeltà.</p>
<h3>La storia inizia a prender forma</h3>
<p>Chiara, l’amica del cuore di Desirée, racconta che la vicenda è iniziata per via del cellulare, utilizzato come merce di scambio per procurarsi la droga, infatti la chiamata fatta dalla ragazza alla nonna, è partita da un cellulare diverso dal suo, in quanto la chiamata è stata fatta con un numero privato.</p>
<p>Dopo la scoperta di questi tratti del giallo, è emerso un altro particolare molto rilevante. A quanto pare, il padre della 16enne, coinvolto anch’egli nello spaccio di droga di Cisterna di Latina, impediva ai pusher della zona di vendere droga alla figlia e quindi la giovane si recava in Capitale per procurarsela.</p>
<p>La madre sapeva dello stato di tossicodipendenza della figlia, che si era rivolta ai Servizi Sociali, che la seguivano da circa 6 mesi, in quanto non voleva entrare in un’attività terapeutica.</p>
<p>Dopo la separazione dei genitori ed una situazione familiare molto complicata, la ragazza era stata affidata ai nonni materni. Probabilmente la ragazza si prostituiva per ottenere la droga. Questo è emerso nell&#8217;indagine, in quanto diversi testimoni hanno raccontato agli inquirenti che la ragazza nelle ultime settimane prima della morte, andava e usciva da quello stabile frequentando soggetti con cui avrebbe avuto rapporti.</p>
<h3>I conoscenti la ricordano e raccontano</h3>
<p>La cugina S., ricorda la coetanea come una ragazza dolce e timida che è stata trasportata da cattive conoscenze, definendola completamente cambiata, quasi fosse un’altra persona da quella conosciuta precedentemente. I conoscenti, inoltre, descrivono Desirée come una ragazza debole e facilmente plagiabile.</p>
<p>Le ricostruzioni dei testimoni, invece, raccontano di una ragazza cordiale e sorridente, puntualizzano che non faceva uso di droghe od alcolici e che quella sera, prima di venire uccisa, si trovava in piazza con un’amica che le chiese di accompagnarla nella struttura pericolante in via dei Lucani in quanto quest’ultima, a detta di chi la conosceva, faceva uso di crack ed altri stupefacenti. Molti sostengono che l’amica l’abbia venduta per uno o due pezzi di eroina, come un oggetto, come nulla. Altri raccontano di una donna trentanovenne marocchina che si è occupata di rivestire Desirée dopo la morte.</p>
<h3>Il funerale della piccola Desirèe</h3>
<p>Grande folla e commozione a Cisterna di Latina per donare l’ultimo saluto alla giovane ragazza ritrovata senza vita nella Capitale, dopo esser stata drogata e stuprata.</p>
<p>Centinaia di applausi accompagnano l’entrata e l’uscita della bara bianca, lacrime e rabbia per la famiglia che si è vista strappare un pezzo di sé.</p>
<p>Il Parroco approfitta per poter spendere due parole sulla società di oggi, dove invita i genitori a controllare ed a intervenire a tempo debito contro ogni forma di violenza:</p>
<blockquote><p>“Anche se la mia voce è debole, mi permetto di fare un appello a tutti i responsabili della cosa pubblica, grandi o piccoli, centrali o periferici che essi siano, a vigilare, a controllare e a intervenire a tempo debito contro ogni forma di violenza senza aspettare che questa violenza esploda e che si ripeta ciò per cui oggi stiamo piangendo.</p></blockquote>
<p>I palloncini bianchi e rosa volano in cielo, scoppiano dei fuochi d’artificio con la speranza che arrivino in alto fino al cielo, dove adesso Desirèe continuerà a sorridere spensierata, fuori dal male della mano dell’uomo.</p>
<h3>Tre mesi dopo la terribile vicenda</h3>
<p>Gli abitanti di San Lorenzo dopo anni di richieste per una riqualificazione dell’area piena di ex botteghe in rovina, si son trovati a vivere quella tragica morte bianca. Nonostante ciò, dopo tre mesi tutto è ancora fermo. Si è riscontrata solo una maggiore sorveglianza che ha ridotto i movimenti loschi dei malfattori.</p>
<p>Il Comune non ha mosso un dito, mentre i cittadini si sono adoperati per murare gli accessi a quel maledetto stabile, così evitando il ritorno degli accampamenti abusivi e dello spaccio di droga.</p>
<p>Via dei Lucani, viene ricordata come una grande area artigianale che nell’arco dei decenni è stata totalmente abbandonata.</p>
<p>La sentenza parla di &#8220;due uomini di origine senegalese, sprovvisti di documenti in regola, Mamadou Gara di 26 anni, destinatario di una provvedimento di espulsione e Brian Minteh di 43anni, ritenuti i responsabili, in concorso con altre persone, di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario&#8221; (<span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/10/25/news/un_fermo_per_la_ragazza_morta_salvini_contestato_sciacallo_-209898390/">fonte</a></span>) nei confronti della ragazza uccisa nella notte del 18 ottobre 2018. Un terzo, Chima conosciuto anche come Sisko, si aggiunge alla cerchia dell’omicidio.</p>
<p>Minteh, durante l’interrogatorio, ha totalmente negato ogni responsabilità dell’accaduto, ritenendo che i responsabili siano “altre persone”, e non lui. Gli altri due fermati, hanno invece preferito fare scena muta.</p>
<p>Per il giudice Tomaselli la verità è un&#8217;altra. Tutti e tre sono accusati di omicidio volontario, violenza sessuale e cessione di stupefacenti. Non solo. A detta del Gip sussiste anche &#8220;un concreto pericolo di recidiva e di fuga a carico degli indagati, soggetti tutti irregolari sul territorio nazionale rispetto al quale non presentano alcun tipo di legame familiare e lavorativo in quanto dediti all&#8217;attività di illecito commercio di sostanze stupefacenti&#8221;.</p>
<p>Per questo ha deciso di rinchiuderli in carcere fino al processo. Secondo una ricostruzione fatta dagli inquirenti, gli immigrati avrebbero addirittura impedito &#8220;ad alcuni dei presenti&#8221; di &#8220;chiamare i soccorsi esterni o la polizia per aiutarla&#8221;. Ad oggi, in attesa del processo ufficiale, uno degli aguzzini della ragazza ha sporto denuncia per abbandono di minore ai danni dei familiari della ragazza di Cisterna di Latina. Ha così scritto, nero su bianco: «Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i familiari, io Salia Yusif non sarei in carcere». Così, il 33enne ghanese accusato dello stupro di Desiree Mariottini, ha richiamato l’attenzione su di lui in attesa di giudizio.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>A pochi giorni dall’anniversario della morte di Desirée, ciò che resta è la paura, in quanto i controlli sono più di superficie che di costanza. La popolazione capitolina e la famiglia, attendono la sentenza, con la speranza che la giustizia possa permettere alla piccola di poter riposare in pace.</p>
<p>Il fatto criminoso, è altroché agghiacciante, in quanto la nostra società si sta ribaltando. Si accetta sesso per droga, si ritorna al baratto, allo scambio ma non più di oggetti con oggetti, ma scambio di incoscienza con la vita personale.</p>
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		<title>L&#8217;omicidio di Luca Varani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2019 14:09:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roma, 3 marzo del 2016, il giovane Luca Varani, varcava ignaro la porta di casa di un amico nel quartiere</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Roma, 3 marzo del 2016, il giovane Luca Varani, varcava ignaro la porta di casa di un amico nel quartiere Collatino. Non sapeva che sarebbero state le ultime sue ore di vita e che sarebbe stato torturato e straziato a morte, senza alcun motivo.</h2>
<p>Manuel Foffo, racconta che quel mercoledì, nella sua casa, doveva avvenire un festino a base di sesso e cocaina. Quest’ultimo racconta a Marco Prato, dell’odio profondo che nutriva per il padre per via di varie difficoltà e discussioni familiari. Il giovane Prato, lo rassicurò dicendo che lo avrebbe ucciso per lui, per potersi liberare di questo problema. Il Foffo così decise di ampliare la loro confidenza sessuale, mostrando a Marco dei video di alcuni stupri che si trovavano nel suo cellulare.</p>
<p>Dopo questa breve conversazione, i due iniziarono a girare per Roma, in cerca di una vittima da poter stuprare. Inoltre, risulta i due abbiano acquistato circa 1500 euro di droga, cocaina.</p>
<p>Per loro, era semplicemente una fantasia erotica, trasformata certamente in una macabra vicenda senza senso.</p>
<h3>Dall’idea all’attacco efferato</h3>
<p>Non avendo trovato alcuna vittima strada facendo, Prato decise di contattare Luca Varani, vecchia conoscenza, a cui avrebbe proposto un festino ed una retribuzione di 120 euro.</p>
<p>Al suo arrivo, il Varani, viene stordito da Marco e Manuel con la droga dello stupro, che inizia a far affetto qualche ora dopo. Il principio della coppia era quello di ucciderlo ma siccome non moriva, nonostante le grosse dosi di droga, decisero di provare a strozzarlo e portarlo alla morte con altri mezzi.</p>
<p>Foffo dichiara di aver assecondato la follia omicida perché ostaggio di Marco Prato, e vedeva quest’ultimo colpire con grande rabbia e foga il cranio del povero Luca, per un numero incontrollato di volte, con un martello, fino a procurarne la morte.</p>
<p>Rinvenute centosette ferite sul corpo, di cui martellate in testa, sulla bocca, il collo segato con una lama e poi stretto con un laccio, coltellate al torace, alcune delle quali sferrate solo per il piacere di provocare del male ed ovviamente la morte.</p>
<h3>I sensi di colpa post-omicidio</h3>
<p>Il mattino seguente, Manuel racconterà al padre di aver ucciso un ragazzo insieme al compagno Marco, e tenta invano il suicidio per via dei troppo sensi di colpa; mentre, Foffo all’interno di una stanza d’albergo scriveva una lettera dichiarando di essere una persona orribile e di voler essere ricordato per le cose belle e non per questo orrore.</p>
<p>Tre anni dopo, successivamente alla sentenza di primo grado, dove Prato si è tolto la vita in carcere Fanpage riporta il breve testamento rilasciato dal suicida/omicida Prato:</p>
<blockquote><p>Fate festa per il mio funerale anche se vorrei una cerimonia laica, fiori, canzoni di Dalida, bei ricordi. Una festa, dovete divertirvi. Mettetemi la cravatta rossa, donate i miei organi, lasciatemi lo smalto rosso alle mani. Mi sono sempre divertito di più ad essere una donna. Organizzate sempre, una volta alla settimana o al mese, una cena o un pranzo con tutti i miei cari amici e amiche che ho amato tanto. Fate sempre festa, sentitevi Dalida ogni tanto. Mettete ‘Ciao amore ciao’ quando avete finito la festa per me e ricordate tutti assieme i miei sorrisi più belli. Buttate il mio telefono e distruggetelo insieme ai due pc, nascondono i miei lati più brutti. Non indagate sui miei risvolti torbidi, non sono belli.</p></blockquote>
<p>Certamente queste righe potrebbero essere rispettate solo nel caso in cui la morte non fosse stata procurata per i sensi di colpa dati dall’omicidio di un soggetto innocente.</p>
<p>Queste righe sono certamente raccapriccianti, inutili d’un canto ma piene di paura dall’altro, paura di essere ricordato come un mostro, quello che è stato durante quella notte di orrore.</p>
<h3>La sentenza e la non giustizia</h3>
<p>Seconda la Corte, il Prato stava perseguendo la sua ossessione di avere rapporti sessuali con soggetti che si qualificavano come etero, mentre il Foffo stava vivendo in modo fortemente conflittuale la sua omosessualità.</p>
<p>Foffo ottenne i 30 anni di pena per omicidio volontario non premeditato.</p>
<p>I genitori di Luca non sono d’accordo e non si spiegano ancora oggi come mai per omicidi anche di minore gravità, vengono concessi ergastoli mentre il caso del figlio credono sia stato sottovalutato.</p>
<p>Loro credono che vi sia stata preterintenzione, premeditazione, sevizie e crudeltà che non potranno esser paragonati ai 30 anni dati che sicuramente non verranno scontati tutti, per via delle leggi italiane che permettono di poter ricevere riduzioni di pene.</p>
<p>Purtroppo la legge italiana, spesso non permette di avere giustizia, ma chissà magari successivamente avremo degli aggiornamenti che faranno ricredere la famiglia delle parole dette sino ad oggi.</p>
<p>Ciò che è certo, è che Silvana e Giuseppe, non riavranno indietro il loro ragazzo, quindi l’unica possibilità è quello di difenderlo sempre e cercare di ottenere davvero giustizia per lui.</p>
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		<title>L&#8217;omicidio del piccolo Leonardo</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/09/13/omicidio-del-piccolo-leonardo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 10:49:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 23 maggio del 2019 nei pressi di Sant’Agapio di Novara è stato ucciso il piccolo Leonardo Russo di soli</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Il 23 maggio del 2019 nei pressi di Sant’Agapio di Novara è stato ucciso il piccolo Leonardo Russo di soli 20 mesi. A dichiararne il decesso per maltrattamento, sono stati proprio i medici del PS di Novara dove la madre lo aveva portato per richiedere aiuto.</h2>
<hr />
<h3>Cos’è avvenuto?</h3>
<p>La giovane madre di soli 22 anni, giunta al PS di Novara ha dichiarato che il piccolo fosse caduto dal lettino ma durante gli accertamenti, si è giunti alla conclusione che il piccolo subisse maltrattamenti da molto tempo.</p>
<p>Durante l’autopsia il corpicino del piccolo Leonardo riportava diversi lividi non riconducibili ad una caduta accidentale ma bensì compatibili a botte volontarie. La causa del decesso, secondo i medici, è stato un calcio molto violento all’altezza del fegato.</p>
<p>Così inizia la raccapricciante indagine. La procura di Novara giunge ad una svolta: la madre Gaia Russo ed il compagno della donna, Nicholas Musi di 23 anni, vengono arrestati con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato.</p>
<p>Durante le ricerche per chiarire la posizione degli indagati, sono state rinvenute delle fotografie sui telefoni cellulari dei due, dove il piccolo Leonardo riportava dei segni sul volto, occhi neri e lividi sparsi. Tali foto, sono state fondamentali per poter chiarire la posizione dei due genitori.</p>
<p>Gaia Russo ha cercato di sostenere a lungo la storia della caduta dal lettino, schierandosi positivamente anche dalla parte dell’uomo. Ha sostenuto in vari interrogatori che lei fosse ignara delle violenze di Nicholas Musi sul bambino, ma le immagini raccolte dimostrerebbero certamente il contrario.</p>
<p>Infatti, si è scoperto che la famiglia di Gaia, nel febbraio scorso, aveva segnalato il caso di violenza ai Servizi Sociali di Novara e di averli richiamati all’arrivo del nuovo compagno della figlia; ma senza giungere ad alcun controllo finché è giunta la morte del piccolo.</p>
<h3>L’arresto e la carcerazione</h3>
<p>Il giovane Nicholas Musi è stato celermente rinchiuso in una cella nel Carcere di Novara, mentre la compagna Gaia Russo agli arresti domiciliari presso una struttura protetta perché incinta.</p>
<p>La notte precedente al funerale del piccolo Leonardo, il compagno della madre, accusato di omicidio volontario pluriaggravato, dopo essersi appellato alla facoltà di non rispondere, ha tentato di togliersi la vita all’interno della sua cella posta nel carcere di Novara, annodando delle lenzuola. Nicholas Musi è stato salvato da alcuni agenti della Polizia Penitenziaria proprio quando lo stesso aveva annodato le lenzuola alle sbarre della cella per impiccarsi. Gli agenti, hanno prontamente bloccato il giovane con intento lesionista, salvandolo.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>La vicenda racconta di due giovani irresponsabili che hanno portato alla morte un bambino indifeso ed ignaro della cattiveria umana. La madre che ha sempre sostenuto la caduta accidentale del figlio, ha certamente perso troppo tempo per richiedere l’aiuto dei medici che effettivamente hanno constatato tutt’altro che il fatto accidentale. Il piccolo Leonardo presentava una serie di traumi cutanei ed un’emorragia al fegato causata certamente da un colpo più forte di quanto sostenuto dai due giovani. Tutte le tracce ritrovate sul corpicino senza vita, sono certamente riconducibili ad un pestaggio vero e proprio.</p>
<p>Purtroppo troppo spesso si sente parlare di infanticidio, di bambini uccisi per mezzo delle mani dei propri genitori nonostante la legge italiana permetta di garantire il diritto della donna di partorire in anonimato, permettendo così alla madre di non riconoscere il nato e di lasciarlo nella struttura ospedaliera dove si partorisce. Nonostante ciò, nel nostro Paese, vengono statisticamente decifrati dieci infanticidi l’anno di cui nel 90% dei casi, per mezzo delle madri.</p>
<p>Questo è certamente un problema di cui si deve approfondire l’argomento, ma non è così semplice rinvenire dei dati che possano dichiarare le cause certe degli infanticidi.</p>
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		<title>Le Bestie di Satana: la setta dei suicidi apparenti</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/09/09/le-bestie-di-satana-la-setta-dei-suicidi-apparenti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Sep 2019 17:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante la seconda metà gli anni ’90, nel Varesotto, si formò un gruppo musicale/satanista composto dal capo Nicola Sapone, che</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/09/09/le-bestie-di-satana-la-setta-dei-suicidi-apparenti/">Le Bestie di Satana: la setta dei suicidi apparenti</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Durante la seconda metà gli anni ’90, nel Varesotto, si formò un gruppo musicale/satanista composto dal capo Nicola Sapone, che dettava legge sui gregari: Andrea Volpe, Paolo Leoni, Marco Zampollo, Eros Monterosso, Nicola Maccione ed Elisabetta Ballarin.</p>
<p>Questi giovani si ispiravano al satanismo acido, il cui scopo era quello di compiere degli atti nel nome di Satana e contro il Dio Cristiano: profanazione di cimiteri, l’abuso e lo spaccio di sostanze stupefacenti, sfoggiando simboli esoterici quali pentacoli, il numero 666, le croci rovesciate.</p>
<p>Lo stato di tale gruppo era prettamente di esaltazione per via dell’uso di droga e la connotazione similsatanica; durante le ore passate insieme ci si dedicava a delle prove di coraggio (infliggere dolore fisico), che venivano attuate con serenità per via della leggerezza che gli recavano gli stupefacenti.</p>
<p>Precisamente, la setta era principalmente devota all’utilizzo di sostanze stupefacenti tant’è che alcuni membri del gruppo erano conosciuti come spacciatori di droga. La sua sede di ritrovo variava tra Parco Sempione e la Fiera di Sinigallia a Milano.</p>
<h3>Cosa è accaduto e per mano di chi?</h3>
<p>Il 23 gennaio del 2004, i Carabinieri ritrovarono il cadavere della giovane Mariangela Pezzotta nel giardino di uno chalet di Golasecca, occupato all’epoca da Andrea Volpe ed Elisabetta Ballarin.</p>
<p>Elisabetta Ballarin viene condannata insieme ad altri, e da lì viene alla luce un’organizzazione che compiva crimini efferati: tra droga, riti d’iniziazione e messe nere.</p>
<p>Contemporaneamente, il Volpe venne accusato di omicidio per aver ucciso la sua ex fidanzata, ma in realtà lo scenario cambia quando lo stesso, inizia a parlare di un clima certamente più agghiacciante, riconducibile ad una setta satanica, le Bestie di Satana, composta da soggetti certamente poco raccomandabili con trascorsi di tossicodipendenza, fallimento scolastico e lavorativo, che lo stesso Volpe ha iniziato a frequentare nei primi anni 90.</p>
<p>Lo stesso soggetto, racconta che nel gennaio 1998, lui insieme ad altri componenti della setta, ha brutalmente assassinato Chiara Marino e Fabio Tollis, anch’essi due esponenti della setta, che volevano tentare di allontanarsi da quell’ambiente.</p>
<p>Il Volpe continua la sua dichiarazione, dicendo che la decisione del duplice omicidio era stato commissariato da lui ma in accordo con tutto il gruppo satanico, che avrebbe commissionato quattro di loro per commettere l’efferato reato, per cercare di irrobustire il legame del gruppo ma soprattutto per evitare che questi due soggetti uccisi, nel momento in cui si fossero trovati al di fuori della setta, non potessero in qualche modo rivelare informazioni scomode.</p>
<p>Successivamente al duplice omicidio i soggetti Nicola Sapone, Andrea Volpe e Nicola Maccione, tentarono di rievocare i due defunti attraverso un rito satanico, chiedendo loro di ritornare sulla terra come zombie. Tutto ciò accadeva in uno scenario certamente poco rispettoso, in quanto gli ancora attuali componenti del gruppo, occultavano i cadaveri, urinandogli sopra per dimostrare la mancanza di rispetto nei confronti dei defunti.</p>
<p>La vicenda non si ferma con queste tre terribili morti, ma continua gli efferati omicidi attraverso delle tecniche di suicidi apparenti.</p>
<p>Durante l’omicidio di Chiara Marino e Fabio Tollis, doveva venire ucciso un altro ex componente della setta, che però decise di darsi alla fuga, fin quando rintracciato dalle Bestie di Satana, è stato incitato ad uccidersi per mano propria sennò avrebbero attuato loro la sua morte.<br />
Così il giovane Andrea Bontade, anch’esso ex affiliato al gruppo, decise di uccidersi per poter trovare la “pace”, e questo è stato un destino che hanno condiviso anche altre persone.</p>
<p>Ad oggi, si hanno varie dichiarazioni dei componenti della setta, che sono certamente incongruenti su ciò che effettivamente sia accaduto.</p>
<p>La Cassazione ha condannato cinque componenti delle Bestie di Satana per tentato omicidio, istigazione al suicidio e per gli omicidi di Chiara Marino, Fabio Tollis e Mariangela Pezzotta avvenuti tra il 1998 ed il 2004 nel Varesotto.</p>
<p>Nicola Sapone, capo della setta, riceve due ergastoli, più varie pene accessorie. Paolo Leoni ricevette l’ergastolo con nove mesi di isolamento. Per Eros Monterosso 27 anni e tre mesi. Marco Zampollo, 29 anni e tre mesi. Elisabetta Ballarin condannata a 23 anni di carcere, fu l’unica a godere di uno sconto di pena di un anno e quattro mesi.</p>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>Questi crimini non sono altro che testimonianza della stupidità di questi soggetti che uccidono tutti coloro che vorrebbero allontanarsi da questo gruppo, divenendo potenziali testimoni scomodi per via di tutte le malefatte attuate da questi ragazzi. Con tutto ciò, non vi è un’affinalità di natura rituale, non vi è nulla che possa essere certamente avvicinabile alla matrice di tipo esoterico comunemente intesa.</p>
<p>Avrebbero potuto adottare qualsiasi tipo di simbologia, ma adottare quella satanista li rendeva più cattivi dinnanzi gli occhi degli altri.</p>
<p>Ciò che resta oggi della vicenda delle Bestie di Satana, è assolutamente il ricordo di un gruppo di scellerati che ha inesorabilmente sprecato la propria esistenza, purtroppo mettendo fine a giovani vite umane per mano propria o spingendoli a porre fine alla loro vita, in quanto solo questa potesse essere la possibilità di potersi sottrarre alla loro tragica influenza.</p>
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		<title>L&#8217;omicidio di Pamela Mastropietro</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/06/18/pamela-mastropietro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2019 17:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[pamela mastropietro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 29 gennaio 2018, una ragazza romana di soli 18 anni fu vista per l’ultima volta. Il giorno seguente è</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 gennaio 2018, una ragazza romana di soli 18 anni fu vista per l’ultima volta. Il giorno seguente è stato ritrovato il corpo di <strong>Pamela Mastropietro</strong> a Macerata dentro due valigie da viaggio.</p>
<p>La sezione investigativa dei carabinieri di Macerata ha ricostruito gli ultimi giorni di vita della 18enne dall’allontanamento dalla comunità Pars (per tossicodipendenti) di Corridonia. Dopo l’uscita da tale struttura, nel primo pomeriggio del 29 gennaio la giovane si è recata a Macerata. Il giorno seguente, Pamela è andata ai giardini Diaz (luogo di spaccio), dove ha incontrato <strong>Innocent Oseghale</strong>, 29enne con la carta di soggiorno scaduta e precedenti per reati legati agli stupefacenti. Successivamente è stata vista da alcuni commercianti in compagnia del Osegnale, per far fermata in una farmacia dove hanno acquistato una siringa. A cosa sarebbe servita a Pamela? Da varie ricostruzioni del suo Avvocato, risultato che la giovane fosse inorridita dagli aghi e che quando “si faceva”, fumava o inalava. Poco dopo, circa alle 11 della mattina del 30 gennaio, i due giovani sono stati visti recarsi nell’appartamento del Osegnale e lei trascinava un grosso trolley presso quella<br />
destinazione.</p>
<p>Della giovane, da lì, sono state perse le tracce, fino al ritrovamento presso le campagne di Pollenza di due trolley dove al suo interno è stato <strong>ritrovato il cadavere di Pamela alle 9 del mattino del 31 gennaio</strong>.</p>
<h2>Chi ha fatto tutto questo?</h2>
<p>Un uomo camerunense, conoscente di Oseghale, ha raccontato di essere stato chiamato alle 22 del 30 gennaio dal nigeriano che voleva un passaggio in auto a Tolentino. Quando Oseghale è sceso da casa portava con sé due trolley che ha voluto personalmente caricare in auto. Lungo il tragitto gli avrebbe detto di svoltare per Pollenza, facendolo accostare per scaricare le valigie, che poi avrebbe recuperato un terzo conoscente, e ordinandogli poi di tornare a Macerata.</p>
<p>Sicuramente un atteggiamento strano per un soggetto che non vuole lasciare tracce.</p>
<p>Il giorno seguente, il camerunense ha appreso la notizia dell’omicidio di Pamela e ha scoperto che quella ragazza si trovava proprio all’interno di due valigie. Dato il suo dubbio, l’uomo si è recato sul posto (dove erano state lasciate le valigie dal conoscente), e ha trovato delle persone intente a scattare foto. Subito capì che qualcosa non stesse andando nel verso giusto e si recò dagli inquirenti, riconoscendo Oseghale in una foto tratta dalle telecamere della città.</p>
<p>Prontamente gli inquirenti si recarono presso l’abitazione di Oseghale dove trovarono della cannabis, gli abiti insanguinati indossati da Pamela Mastropietro e tracce di sangue in vari locali, lo scontrino della farmacia, diversi coltelli e una piccola mannaia.</p>
<h2>Com&#8217;è morta Pamela?</h2>
<p>La visita medico legale e tossicologica preliminare ha dichiarato che il corpo della giovane avesse riportato dei colpi alla testa con un oggetto contundente o caduta su un corpo smussato mentre era intorpidita dall’assunzione in vena di eroina. Poi è stata accoltellata due volte alla base destra del torace con una lama a punta mono-tagliente penetrata fino al fegato.</p>
<p>Eppure qualcosa in più forse c’era, in quanto durante le prime analisi sono stati rinvenuti sul cadavere della tracce di liquido seminale e di saliva sul seno che secondo delle conferme ufficiose i Ris avrebbero trovato sui resti del corpo di Pamela. La ragazza potrebbe aver subito violenza sessuale prima di essere stata uccisa.</p>
<p>La sequenza degli ultimi istanti di vita di <strong>Pamela Mastropietro</strong> sono racchiusi in poche righe, ma il profilo del nigeriano resta ancora poco chiaro.</p>
<h2>La confessione e l&#8217;arresto</h2>
<p>Oseghale, 29enne, nigeriano, è stato arrestato, poco dopo aver ritrovato il corpo e dopo la dichiarazione del conoscente camerunense con l’<strong>accusa di omicidio, vilipendio e distruzione di cadavere</strong>. Inizialmente aveva negato sia l’omicidio che il vilipendio e anche la distruzione del cadavere ma successivamente ha ammesso, durante una confessione, di non aver ucciso la ragazza, ma di averla fatta a pezzi dopo che lei era morta per un’overdose.</p>
<p>Il ragazzo, in primo luogo, è stato rinchiuso nel carcere di Marino del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno.</p>
<h2>La sentenza definitiva</h2>
<p>Ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi. È questa la pena da dover scontare per il 30enne pusher nigeriano Innocent Oseghale che è stato condannato per l&#8217;omicidio e l&#8217;occultamento del cadavere di Pamela Mastropietro, la 18enne romana il cui corpo è stato trovato a pezzi in due trolley sul ciglio della strada a Pollenza il 31 gennaio 2018. L&#8217;accusa di violenza sessuale al nigeriano è stata assorbita dalle aggravanti. La sentenza emessa dai giudici della Corte d&#8217;Assise di Macerata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio è stata accolta dagli applausi.</p>
<h2>Conclusioni e considerazioni</h2>
<p>Certamente tale storia racconta di una giovane ex-tossico dipendente che ha intrapreso brutte strade e terribili conoscenze, ma il profilo del suo assassino è verosimilmente da non trascurare.</p>
<p>Oseghale  è certamente da visionare più affondo cercando di conoscerne la provenienza e la cultura natia. In primo luogo, <strong>si era addirittura pensato che Pamela fosse stata vittima di un rito etnico</strong>, una sorta di sacrificio carnale che viene effettuato ancora oggi in Nigeria. Ad oggi possiamo dire, che <strong>il profilo del ragazzo resta ancora un po’ fuori dalla conoscenza comune</strong> ma sicuramente vi sarà accaduto un qualcosa nella mente del tale che abbia permesso di fare un gesto così orrido. Oltre l’omicidio, la raccapricciante scena di “fare a pezzi” una giovane e bella ragazza, rinchiuderne i resti in una valigia e poi disfarsene come fosse una vecchia auto usata, è assolutamente una circostanza agghiacciante.</p>
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		<title>Il killer dei Murazzi</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/05/20/il-killer-dei-murazzi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 10:17:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è accaduto? La mattina del 23 febbraio 2019, Stefano Leo di soli 33 anni è stato ucciso in cima al</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Cos’è accaduto?</h3>
<p>La mattina del<strong> 23 febbraio 2019</strong>, Stefano Leo di soli 33 anni è stato ucciso in cima al viale pedonale di Lungo Po Machiavelli di Torino per via di un taglio alla gola. Il ragazzo, nonostante perdesse molto sangue, è riuscito a giungere in strada per chiedere soccorso; ma è deceduto pochi attimi dopo proprio.</p>
<p>Nessun individuo risultava avercela con lui, tutti lo hanno descritto come una ragazzo socievole, sorridente e cordiale ma qualcosa è andato storto quella mattina.</p>
<p>Dopo svariati controlli delle registrazioni video della zona, i Carabinieri del comando provinciale di Torino sono giunti a un’immagine rilevante di un uomo in fuga che potesse essere ricollegato all’omicidio del Leo. Un omicidio realizzato in pieno giorno, orribile per Stefano e per tutti i passanti coinvolti casualmente negli attimi di terrore che poi hanno portato alla morte del ragazzo.</p>
<h3>Perché Stefano Leo è stato ucciso? E da chi?</h3>
<p>Dopo 40 giorni di indagine, i carabinieri hanno ricevuto una dichiarazione spontanea da parte dell’omicida, <strong>Said Mechaquat</strong> un 27enne italiano di origine marocchina, pregiudicato. Il soggetto ha confessato di aver ucciso Stefano Leo ai Murazzi di Torino, sconvolgendo gli inquirenti e dichiarando il movente dell’omicidio. <strong>L’assassino ha dichiarato di aver trovato Stefano Leo sulla sua strada e di ritenerlo “troppo felice” e di aver dato uno sguardo di troppo all’uomo</strong>. La sua dichiarazione affermava che lui non lo conosceva ma l’ha scelto perché tra i tanti gli sembrava felice e lui voleva uccidere un ragazzo come lui, privandolo di tutte le promesse che aveva, toglierlo ai suoi figli ed ai suoi parenti.</p>
<h3>Chi è Said Mechaquat?</h3>
<p>È un giovane definito normale al suo arrivo in Italia, dove lavorava come cuoco, aveva una moglie e dei figli. Qualche mese prima dell’omicidio la sua situazione è cambiata a causa della separazione dalla moglie per via di maltrattamenti in famiglia. Tale reato, ha portato al divieto di poter vedere i propri figli.</p>
<p><strong>Al momento dell’omicidio di Stefano Leo, l’assassino doveva trovarsi in carcere, per scontare una pena di 18 mesi</strong>, ma, a causa di un errore giudiziario, il condannato si sarebbe ritrovato a piede libero per un non precisato ritardo nella trasmissione della documentazione da parte della Corte d’Appello alla Procura.</p>
<p>Said è un pregiudicato per via di piccoli precedenti penali, ritrovatosi senza casa e senza famiglia da un giorno all’altro. Precedentemente è stato ospitato da un amico e poi ha preferito girovagare per le strade sul Lungo Po dei Murazzi, dove poi si è consumato il delitto.</p>
<p>Dopo la cagione del reo, <strong>è intervenuta l’ex datrice di lavoro che ha dichiarato di aver vissuto un incubo a causa del Mechaquat, in quanto dopo averlo licenziato, ha cominciato a perseguitarla</strong>. Ha dichiarato che inizialmente sembrava un ragazzo sorridente e gentile ma poi si è rivelato furbo, arrogante, aggressivo e scaltro, ma anche violento con tutti.</p>
<h3>La condanna di Said Mechaquant</h3>
<p>Dopo l’omicidio, il soggetto che ha commesso il delitto ha fatto ritrovare l’arma del delitto, cioè un lungo coltello con il quale ha tagliato la gola al povero Stefano Leo. <strong>Durante la confessione è stato definito un soggetto lucido, in quanto ha dichiarato di essersi costituito per paura di uccidere ancora, quindi è stato descritto come un gesto “nobile” in quanto risultava consapevole del proprio gesto.</strong></p>
<h3>È possibile attuare un gesto così efferato nei confronti di uno sconosciuto?</h3>
<p>L’avvocato Foti, difensore del Said, ritiene di no e cercando di donare una risposta a questo interrogativo ha richiesto alla procura di <strong>sottoporre il suo assistito ad una perizia psichiatrica in carcere</strong>.</p>
<p>Il 23 aprile è stata autorizzata la perizia che sarà sottomessa dallo psichiatra Enzo Bosco quanto prima per cercare di <strong>capire se effettivamente il soggetto soffre di qualche patologia psichiatrica o se si è solamente rivelato uno scambio di persona in quanto Stefano Leo somigliasse al nuovo compagno della ex moglie</strong>.</p>
<p>Il Dottor Foti al momento punta la sua strategia difensiva per dimostrare una <strong>parziale seminfermità mentale dell’indagato</strong> per ottenere uno sconto di pena. Il processo in realtà è ancora molto lontano, ma <strong>se dall’analisi psichiatrica dovesse risultare una parziale infermità mentale dell’assassino la storia del killer dei Murazzi potrebbe cambiare radicalmente e repentinamente</strong>.</p>
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		<title>L&#8217;omicidio di Marco Vannini</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/04/26/marco-vannini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 18:31:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa è dettagliatamente accaduto Il 17 Maggio 2015, Marco Vannini si trova nella villetta di Cervetelli, casa della fidanzata Martina</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cosa è dettagliatamente accaduto</h2>
<p>Il 17 Maggio 2015, <strong>Marco Vannini</strong> si trova nella villetta di Cervetelli, casa della fidanzata <strong>Martina Ciontoli</strong>, dove si trovavano anche la madre Maria, il padre Antonio, il fratello Federico e la fidanzata di nome Viola.</p>
<p>Alle ore 23.15 circa, Marco viene ferito da un colpa di arma da fuoco mentre si trovava nella vasca da bagno, a sparare il colpo di grilletto è stato il suocero <strong>A. Ciontoli</strong>.</p>
<p>Circa 30 minuti dopo la famiglia ha deciso di chiamare il 118, dicendo che Marco si fosse sentito male di botto senza motivo, per poi annullare la richiesta di aiuto credendo che il ragazzo appena ventenne si stesse riprendendo senza bisogno del loro intervento.</p>
<p>Dopo altri 25 minuti, il Sig. Ciontoli decide di richiamare l’ambulanza per far intervenire i soccorsi, descrivendo l’accaduto come un fatto accidentale, dove Marco è caduto su di un pettine a punta procurandosi un buco sul braccio.</p>
<p>Giunti i soccorsi, i parenti della fidanzata continuano a nascondere l’accaduto, fin quando giunti al Pronto Soccorso, Il Ciontoli confessa di essere una ferita da arma da fuoco procurata da lui, durante un momento ricreativo in cui il suocero voleva semplicemente far vedere la funzionalità dell’arma.</p>
<p>Marco Vannini muore alle 03:10 del 18 Maggio 2015, durante il trasporto in elisoccorso che lo avrebbe portato all’Ospedale Gemelli di Roma.</p>
<p>E’ così che ha inizio una storia drammatica, di totale attualità, che ad oggi non ha ancora ricevuto la dovuta giustizia.</p>
<p>Marco è morto a soli 20 anni per via di una richiesta di soccorso effettuata troppo tardi.</p>
<h2>Quali potrebbero essere state le ultime parole del giovane?</h2>
<p>La vicina dei <strong>Ciontoli</strong> racconta la sua dichiarazione alle telecamere delle Iene, definendo gli ex vicini di casa dei veri e propri assassini.</p>
<p>Evidenzia che i muri che dividono i due appartamenti sono molto sottili e ritiene che sapere ciò che accade dall’altra parte è molto semplice.<br />
Prima del rombo del colpo di pistola, Maria Cristina ha sentito delle urla forti, un forte litigio ma non si è resa prontamente allerta in quanto non credesse che potesse rivelarsi un dramma di tale genere.</p>
<p>Le ultime parole di Marco udite dalla vicina sono: “SCUSAMI MARTINA” (dettaglio confermato anche dagli altri vicini di casa), quindi questo potrebbe riportare un serio caso di incongruenze. Perché Marco si scusava con Martina? Cosa aveva da scusarsi se lui si trovava in vasca ed aveva ricevuto un colpo da arma da fuoco senza alcun motivo?</p>
<h2>Il processo non cagiona meritatamente tutti i colpevoli</h2>
<p>Il processo di primo grado per la morte del ragazzo si concluse con una condanna a 14 anni per il capo famiglia per omicidio volontario, tre condanne a tre anni di reclusione per i figlio e la moglie per omicidio colposo, un’assoluzione per la fidanzata del figlio ed in fine 400.000 euro la provvisionale decisa dalla Corte come risarcimento ai genitori della vittima.</p>
<p>Le ricostruzioni dichiarate dal Sig. Ciontoli davanti al PM ricostruiscono l’accaduto come quanto segue: aveva una pistola fra le mani, scherzava, di fronte a lui nella vasca si trovava Marco, quel giorno ospite a casa loro per una cena. Rigira la pistola, la mostra al ragazzo curioso, non si accorge che all’interno ci sono i proiettili, la carica e spara per dimostrare la funzionalità ma parte un proiettile che colpisce il braccio del giovane che poche ore dopo giungerà al cuore.</p>
<p>Vi saranno 3 ore di agonia successive in cui forse si sarebbe potuta evitare la tragedia. E’ questa l’accusa dal PM Alessandra D’Amore nei confronti di Antonio, Maria, Federico e Martina cioè di aver ritardato con i soccorsi ed aver fornito informazioni false agli operatori del 118, così cagionando, accettando il rischio delle proprio azioni ed il successivo decesso del ragazzo.</p>
<p>Marco sarebbe potuto restare vivo? Forse se solo la <strong>Famiglia Ciontoli</strong> avesse pensato più al malessere del ragazzo e meno alle conseguenze che certamente adesso risultano più gravi, ma ad oggi, si riceve la seconda sentenza. E’ avvenuta il 30/01/2019 e la situazione si è ulteriormente aggrava secondo la Famiglia Vannini che a tutti gli italiani indignati per lo sconto di pena ricevuto per il padre famiglia Antonio Ciontoli cui la pena è stata ridotta da 14 a 5 anni di reclusione per reato di omicidio colposo, cioè il reato meno grave nella graduatoria degli omicidi.</p>
<h2>Marco si sarebbe potuto salvare? &#8211; Mamma Marina e le sue ragioni</h2>
<p>Ad oggi la madre Marina chiede e richiede giustizia. Appare spesso nei servizi televisivi di Giulio Golia nel programma le Iene, dove cerca in tutti i modi di ottenere delle risposte che ancora oggi non sono presenti.</p>
<p>La povera donna ha iniziato a frequentare uno psichiatra perché lei stessa non riuscendo a vivere con questa immensa mancanza, ha iniziato a vivere una vita piena di vuoti. Marina ha dichiarato che ancora oggi, a volte, si invia da sola dei messaggi dal telefono di suo figlio Marco per fingere a sé stessa che sia lui a cercarla ed a scriverle. A volte la mente umana non ci fa rendere conto di quanto male possiamo avere dentro e ci permette di compiere delle azioni che certamente non vengono ritenute “normali” dalla società.</p>
<h2>Come si  può occultare la personalità di un giovane defunto?</h2>
<p>L’ultima notizia che giunge sul caso Vannini riguarda l’utilizzo improprio della sua immagine, affrancata su di un profilo di Lovoo dove un tizio, di cui non sono ancora note le generalità, ha creato un profilo fake dove vi riportava il nome e la foto di Marco ucciso a 20 anni. La Signora Marina ha risposto educatamente e semplicemente con un “Mi fai schifo! Non so come tu possa strumentalizzare un ragazzo morto a 20 anni per i tuoi scopi così meschini, usando tra l’altro una foto meravigliosa di Marco. Dopo quattro anni dalla sua morte ancora non c’è giustizia e adesso scopro anche che qualcuno lo usa per incontrare persone. Questa cosa mi indigna profondamente”.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p><strong>Marco Vannini</strong> morto a soli 20 anni per omissione di soccorso, omicidio, non si può ancora ben definire la reale causa dell’accaduto ma una cosa è certa, giustizia non è stata fatta e certamente la vita di un giovane innocente non vale 5 anni di pena. In primo grado ad Antonio Ciontoli veniva riconosciuto il dolo eventuale (secondo i Magistrati, il signor Ciontoli sapeva di poter cagionare la morte di Marco, accettandone il rischio ed il successivo decesso) mentre per la Corte d’Appello il Ciontoli avrebbe soltanto sottovalutato la situazione e quindi non sarebbe stato riconosciuto in dolo.</p>
<p>Evidentemente ai giudici non sono bastate le intercettazioni, gli audio/video dove alcuni componenti parlavano del fatto accaduto in un corridoi della Questura. Le evidenti discrepanze tra gli accadimenti ed il comportamento di Antonio Ciontoli e, ancor più della figlia Martina (fidanzata del cui Marco) che ha pensato di mostrarsi più interessata alla carriera ed al suo futuro che alla vita del povero Marco Vannini ucciso ingiustamente.</p>
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		<title>Casi di omicidi irrisolti: lo &#8216;Squartatore di Lisbona&#8221;</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/03/27/squartatore-di-lisbona/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 17:28:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella storia dell’umanità vi sono stati svariati eventi critici a cui gli specialisti e le varie indagini non sono riusciti</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella storia dell’umanità vi sono stati svariati eventi critici a cui gli specialisti e le varie indagini non sono riusciti a trovare un colpevole, delineando tali avvenimenti come casi irrisolti.</p>
<p>Tra il 1992 ed il 1993le strade della capitale portoghese risultavano pericolose.</p>
<p>Il 31 luglio 1992 venne rinvenuto il corpo di Maria Valentina: strangolata, accoltellata, sventrata e senza cuore, fegato, intestini e vagina.</p>
<p>Il 2 gennaio 1993 venne ritrovato il cadavere di Maria Fernanda anch’essa strangolata, accoltellata, sventrata e senza seni, cuore, fegato, intestini e vagina.</p>
<p>I due omicidi sicuramente riconducibili per via dei vari punti in comune, furono collocati come delitti connessi dalla stessa mano.</p>
<p>Entrambe le donne erano giovani, facevano uso di stupefacenti ed erano dedite alla prostituzione, così il caso venne preso in carico come per mezzo di serial killer.</p>
<p>Il 15 marzo 1993 avvenne rinvenuto il terzo corpo di Maria João, giovane donna anch’essa prostituta, smembrata come le precedenti due vittime.</p>
<p>Tre prostitute sotto ai 30 anni senza vita e con un nome in comune, non erano da definirsi certamente un caso così la polizia portoghese concluse le indagini non trovando alcun colpevole in quanto il killer non ha lasciato impronte sui cadaveri o segni riconducibili a qualcuno in particolare.</p>
<p>Nessun segno di violenza sui volti, nessun DNA diverso dalle vittime, solo tanti sospetti su balordi che vivevano la vita notturna di Lisbona, finché i giornalisti non definirono il serial killer come o “Squartatore di Lisbona” ma non giunsero mai al nome dell’omicida e chiusero il caso.</p>
<p>Nel novembre del 2011 fu riaperto il caso in quanto, durante un reality-show avvenne un colpo di scena.</p>
<p>Durante la trasmissione “Secret Story” un concorrente di nome Joel Gueldes ha dichiarato agli altri partecipanti di essere il figlio dello Squartatore di Lisbona cioè José Pedro Guedes. Durante le indagini sugli omicidi del ’92 e ’93 aveva fornito alcuni sospetti agli inquirenti che si occupavano del caso, ma senza definire certezze tanto da incriminarlo come serial killer.</p>
<p>In quanto gli omicidi, data la legge portoghese, siano caduti in prescrizione tra il 2007 ed il 2008, José Pedro Guedes venne condotto in carcere in maniera preventiva per apportare maggiori accertamenti dove si scoprì di un caso di omicidio commesso, molti anni dopo gli assassinii degli anni novanta, sulla Costa Nord Occidentale del Portogallo nei confronti di una ragazza.</p>
<p>Tutte queste indagini portarono al rilascio di José Pedro in quanto hanno provato che esso non è lo Squartatore di Lisbona, così fu rilasciato nel 2013.</p>
<p>Negli anni molti casi di omicidio sono stati attribuiti al serial killer, in quanto risultassero simili o congrui, fino a pensare che il cosiddetto New Belford Highway Killer, omicida mai identificato che ha seminato morte nel 1988 negli Stati Uniti d’America, sia addirittura il killer portoghese.</p>
<p>Ad oltre venticinque anni dal primo omicidio, l’identità dello Squartatore di Lisbona, resta un’incognita tutta da scoprire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/03/27/squartatore-di-lisbona/">Casi di omicidi irrisolti: lo &#8216;Squartatore di Lisbona&#8221;</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Quando la gelosia annebbia la mente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Mar 2019 19:32:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La gelosia è uno status emotivo caratterizzato dal timore di perdere la persona amata e può trasformarsi in disturbo psicopatologico</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><em>La gelosia è uno status emotivo caratterizzato dal timore di perdere la persona amata e può trasformarsi in disturbo psicopatologico e sociale.</em></h2>
<hr />
<p>Il desiderio morboso di possedere qualcosa in modo esclusivo, crea un annebbiamento della mente, dove l’individuo crede di avere un ruolo esclusivo sul possedimento di un secondo soggetto.</p>
<p>Il pensiero esagerato di possedere qualcuno in maniera esclusiva è la formula più comune di gelosia verificata all’interno delle relazioni di coppia, passando dall’amore malato e morboso all’amore criminale.</p>
<h3><strong>La gelosia patologica</strong></h3>
<p>La gelosia patologica si genera in modo autoimmune, in quanto spesso, certi timori non trovano fondamento nella realtà, ma solo in proiezioni mentali.</p>
<p>Per alcuni autori noti la gelosia ha varie caratteristiche fondamentali per caratterizzare un amore vero od un amore malato.</p>
<p>Honoré de Balzac diceva che «la gelosia è l’alter-ego dell’amore» e che è una deliziosa passione, mentre, William Shakespeare la definiva «un mostro dagli occhi verdi», questo può già ben definire quanto la mente umana possa definire lo stesso stato emotivo, come la gelosia, in maniera così differente.</p>
<h3><strong>L&#8217;omicidio di Stefania Crotti</strong></h3>
<p>Ad oggi un esempio di gelosia che caratterizza la cronaca italiana è l’omicidio di Stefania Crotti, cioè la moglie dell’ex-amante della signora Chiara Alessandri.</p>
<p>Il corpo della Crotti è stato rinvenuto carbonizzato nelle campagne di Erbusco nel bresciano.</p>
<p>L’Alessandri ha attuato un piano ben fatto attraverso un complice ignaro di tutto. Tale uomo ha solo avuto il compito di aspettare Stefania fuori dal lavoro, porgerle una rosa rossa con un biglietto e rivelarle che il marito le avrebbe organizzato una sorpresa.</p>
<p>La vittima ignara del tutto, accetta le condizioni della sorpresa, si lascia bendare e sale sul furgone per farsi accompagnare a destinazione, ritrovandosi presso l’abitazione di Chiara che la uccide ed abbandona il corpo nelle campagne tra i vigneti in Franciacorta.</p>
<p>I motivi passionali che fondano verosimilmente tale gesto sono caratterizzati da una folle gelosia in quanto Chiara Alessandri, la 44enne di Gorlago arrestata ed accusata di omicidio e distruzione del cadavere, avrebbe avuto una storia con Stefano Del Bello in un periodo di separazione dalla moglie Stefania Crotti, relazione finita con il riavvicinamento alla coniuge, ma evidentemente non accettata dall’Alessandri.</p>
<p>La gelosia morbosa diventa pazzia che non può essere definita passione od amore, ma solo patologia da curare.</p>
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		<title>L&#8217;amore criminale</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2019/03/07/amore-criminale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Ariangela Cucchiara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2019 17:07:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[femminicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anna è una donna di 35 anni, medico. È emiliana e vive a circa 50 km da Luca, un uomo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anna è una donna di 35 anni, medico. È emiliana e vive a circa 50 km da Luca, un uomo che ha conosciuto tramite Facebook.</p>
<p>Dopo essersi scambiati qualche battuta sul social, iniziano a messaggiare giornalmente, fino a scambiarsi i numeri di telefono. Lui pochi giorni dopo le dice che più passa il tempo più capisce di non riuscire a vivere senza di lei e di aver paura di innamorarsi sempre di più. Lei lusingata continua questa conoscenza con questo uomo a distanza. Un giorno lei si trova nel suo ambulatorio e non risponde ai messaggi di Luca. Il soggetto le comunica di non voler avere più nulla a che fare con lei, poi invia un altro messaggio dove dichiara che lei è solo una brutta persona che si stava approfittando delle attenzioni che lui gli stava dimostrando.</p>
<p>La donna appena possibile risponde, dando spiegazioni all’uomo. Continuano a sentirsi finché decidono di incontrarsi la sera del 10 giugno. Lei dopo tale decisione presa insieme, inizia a mostrare degli attacchi d’ansia e di paura. Non sa chi sia l’uomo dall’altra parte del telefono, non sa nulla di lui e cerca di rimandare il più possibile.</p>
<p>Lei chiede di posticipare l’incontro a data da destinarsi per via di un’emergenza a lavoro. Lui le dice di star tranquilla, che la capisce ma poche ore dopo le invia dei messaggi dove la insulta, la denigra e l’annulla come donna.</p>
<p>Anna continua imperterrita a cercare di capire il perché di tali comportamenti, finché chiede all’uomo di andare lui da lei, ma lui si rifiuta. Anna dopo svariati messaggi di insulti e brutte parole decide di scoprire il motivo di tali atteggiamenti. Fa delle ricerche su di Luca e scopre che lui non può spostarsi dalla sua città perché è in attesa di giudizio per una sentenza giudiziaria e quindi possiede un obbligo di soggiorno nel paese dove abita.</p>
<p>Luca dopo l’ennesimo messaggio di insulti, sparisce. Lei inizia ad andare di matto perché le mancano le sue attenzioni. Cerca in tutti i modi di contattarlo, finché decide di raggiungerlo. Prende il primo treno e parte per una frazione di Bologna, dove risiede lui.</p>
<p>Lui l’accoglie felice, la ospita a casa sua e non le fa mancare nulla. Le dice che può fermarsi quanto vuole. Anna pensava di fermarsi 5 giorni, glielo comunica e lui felice le dice che va benissimo. Così al quinto giorno gli comunica gli orari della partenza in modo che sarebbe tornata in città.</p>
<p>Durante l’ultima notte lega Anna, la picchia e la rinchiude dentro ad una stanza. La imbavaglia ed inizia ad abusare di lei. Quando decide di lasciarla libera, la butta fuori casa e lei terrorizzata e con lo sguardo vuoto torna a Bologna.</p>
<p>Il giorno dopo, pensando all’accaduto, decide di mandargli un messaggio dicendogli di lasciarla stare, che lo avrebbe denunciato e che era un uomo schifoso, che lei si fidava di lui ma non aveva paura a portarlo in tribunale. Blocca Luca in tutti i social ed interrompe la comunicazione con lui.</p>
<p>Il giorno dopo Anna riceve un mazzo di rose a casa, con un gran bel regalo. Il tutto accompagnato da una bella lettera di scuse, come se la donna potesse perdonare tutto il male subito. Lei gli invia un messaggio di ringraziamento e lui risponde di non denunciarlo, che l’amava troppo le chiedeva scusa e che sarebbe stata per sempre sua o di nessun altro.</p>
<p>La donna terrorizzata continua a non parlare con nessuno, tiene tutto per sé finché decide di recarsi dalla polizia. Denuncia l’uomo. Luca riceve la comunicazione della denuncia, scappa dal suo paese durante la notte, raggiunge Anna a Bologna ed appena lei apre la porta di casa, lui la colpisce con un colpo d’arma da fuoco e scappa.</p>
<p>Questa è la storia di una donna, una delle centinaia di donne che muoiono ogni giorno in Italia e nel mondo per mano di un uomo. Lei è una donna sapiente che è riuscita a denunciare un abuso subìto. Lui è un vigliacco. Ha cercato di abbindolare la donna in un periodo fragile della sua vita, fino a farla uccidere.</p>
<p>Il femminicidio, ad oggi, è uno degli omicidi dolosi e preterintenzionali più diffusi. La scienza della criminologia e della psichiatria cerca ogni giorno di capirne le cause e le avversità che arrivano alla mente di questi uomini, che decidono di porre fine alla vita della donna che dichiarano di amare.</p>
<p>«L’HO UCCISA PERCHE’ L’AMAVO TROPPO » È questa la principale dichiarazione che gli uomini rilasciano quando vengono ascoltati durante l’arresto o durante i primi interrogatori.</p>
<p>Con l’avvento dell’esigenza empirica si ebbe il <a href="https://profilicriminali.it/2018/08/13/esiste-un-reale-rapporto-tra-malattie-mentali-e-criminalita/">confronto fra la criminologia e la psichiatria</a>, per cercare di verificare la possibile presenza di disturbi mentali o mancanza di capacità di intendere e volere negli individui che trasgredivano alla legge.</p>
<p>Partendo dalla differenziazione delle due discipline, si può definire da subito che la psichiatria è una scienza legata al ramo della medicina, mentre il diritto si amplia in un contesto di leggi, regole.</p>
<p>La realtà criminologica che si occupa di offrire chiarezza sulle motivazioni per cui il reo trasgredisce alla legge, sorge concretamente più complesso in confronto con l’astratta conoscenza delle norme e dell’inadempienza. Per comprendere le motivazioni di questo disordine mentale, fin dalla prolusione della medicina scientifica, sono nate diverse teorie biologiche che principalmente collegano il crimine ad una prospettiva ontologica come se fosse generato da inevitabili ed obbligatori intrinsechi causati dalla natura.</p>
<p>Peraltro, è opportuno collegare alla realtà umana la possibilità di comprendere la definizione che ricopre il crimine quando si allinea alla trasgressione risultando paurosamente composta da un pericolo incontrollabile, in quanto l’ineluttabilità della fragilità della malattia e della concezione personologica siano sempre considerate, in quanto possano evidenziare il turbamento psichico.</p>
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