Desirée Mariottini, morta per un mix nocivo di droga

Centro di Roma, notte tra il 17 e 18 ottobre 2018, quartiere San Lorenzo, Desirée Mariottini muore a soli 16 anni in uno stabile pieno di stranieri e droga. Da tempo i residenti della zona, denunciano la pericolosità della struttura in quanto covo di criminali e presenza di accampamenti abusivi.


Il 17 sera, Desirée aveva contattato la nonna materna per comunicare che si sarebbe trattenuta a Roma da un’amica in quanto aveva perso il bus che la riportava nella sua casa a Cisterna di Latina.

Il 18 la mamma e la nonna, preoccupate non riescono ad aver notizie della ragazza e lì scatta l’allarme di scomparsa.

La mattina del 19 ottobre, la giovane viene ritrovata senza vita. Indotta prontamente l’autopsia che ha confermato che la ragazza è stata abusata sessualmente da più uomini, mentre era priva di sensi.

L’accusa è di stupro di gruppo, cessione di stupefacenti ed omicidio volontario con l’attenuante della crudeltà.

La storia inizia a prender forma

Chiara, l’amica del cuore di Desirée, racconta che la vicenda è iniziata per via del cellulare, utilizzato come merce di scambio per procurarsi la droga, infatti la chiamata fatta dalla ragazza alla nonna, è partita da un cellulare diverso dal suo, in quanto la chiamata è stata fatta con un numero privato.

Dopo la scoperta di questi tratti del giallo, è emerso un altro particolare molto rilevante. A quanto pare, il padre della 16enne, coinvolto anch’egli nello spaccio di droga di Cisterna di Latina, impediva ai pusher della zona di vendere droga alla figlia e quindi la giovane si recava in Capitale per procurarsela.

La madre sapeva dello stato di tossicodipendenza della figlia, che si era rivolta ai Servizi Sociali, che la seguivano da circa 6 mesi, in quanto non voleva entrare in un’attività terapeutica.

Dopo la separazione dei genitori ed una situazione familiare molto complicata, la ragazza era stata affidata ai nonni materni. Probabilmente la ragazza si prostituiva per ottenere la droga. Questo è emerso nell’indagine, in quanto diversi testimoni hanno raccontato agli inquirenti che la ragazza nelle ultime settimane prima della morte, andava e usciva da quello stabile frequentando soggetti con cui avrebbe avuto rapporti.

I conoscenti la ricordano e raccontano

La cugina S., ricorda la coetanea come una ragazza dolce e timida che è stata trasportata da cattive conoscenze, definendola completamente cambiata, quasi fosse un’altra persona da quella conosciuta precedentemente. I conoscenti, inoltre, descrivono Desirée come una ragazza debole e facilmente plagiabile.

Le ricostruzioni dei testimoni, invece, raccontano di una ragazza cordiale e sorridente, puntualizzano che non faceva uso di droghe od alcolici e che quella sera, prima di venire uccisa, si trovava in piazza con un’amica che le chiese di accompagnarla nella struttura pericolante in via dei Lucani in quanto quest’ultima, a detta di chi la conosceva, faceva uso di crack ed altri stupefacenti. Molti sostengono che l’amica l’abbia venduta per uno o due pezzi di eroina, come un oggetto, come nulla. Altri raccontano di una donna trentanovenne marocchina che si è occupata di rivestire Desirée dopo la morte.

Il funerale della piccola Desirèe

Grande folla e commozione a Cisterna di Latina per donare l’ultimo saluto alla giovane ragazza ritrovata senza vita nella Capitale, dopo esser stata drogata e stuprata.

Centinaia di applausi accompagnano l’entrata e l’uscita della bara bianca, lacrime e rabbia per la famiglia che si è vista strappare un pezzo di sé.

Il Parroco approfitta per poter spendere due parole sulla società di oggi, dove invita i genitori a controllare ed a intervenire a tempo debito contro ogni forma di violenza:

“Anche se la mia voce è debole, mi permetto di fare un appello a tutti i responsabili della cosa pubblica, grandi o piccoli, centrali o periferici che essi siano, a vigilare, a controllare e a intervenire a tempo debito contro ogni forma di violenza senza aspettare che questa violenza esploda e che si ripeta ciò per cui oggi stiamo piangendo.

I palloncini bianchi e rosa volano in cielo, scoppiano dei fuochi d’artificio con la speranza che arrivino in alto fino al cielo, dove adesso Desirèe continuerà a sorridere spensierata, fuori dal male della mano dell’uomo.

Tre mesi dopo la terribile vicenda

Gli abitanti di San Lorenzo dopo anni di richieste per una riqualificazione dell’area piena di ex botteghe in rovina, si son trovati a vivere quella tragica morte bianca. Nonostante ciò, dopo tre mesi tutto è ancora fermo. Si è riscontrata solo una maggiore sorveglianza che ha ridotto i movimenti loschi dei malfattori.

Il Comune non ha mosso un dito, mentre i cittadini si sono adoperati per murare gli accessi a quel maledetto stabile, così evitando il ritorno degli accampamenti abusivi e dello spaccio di droga.

Via dei Lucani, viene ricordata come una grande area artigianale che nell’arco dei decenni è stata totalmente abbandonata.

La sentenza parla di “due uomini di origine senegalese, sprovvisti di documenti in regola, Mamadou Gara di 26 anni, destinatario di una provvedimento di espulsione e Brian Minteh di 43anni, ritenuti i responsabili, in concorso con altre persone, di violenza sessuale di gruppo, cessione di stupefacenti e omicidio volontario” (fonte) nei confronti della ragazza uccisa nella notte del 18 ottobre 2018. Un terzo, Chima conosciuto anche come Sisko, si aggiunge alla cerchia dell’omicidio.

Minteh, durante l’interrogatorio, ha totalmente negato ogni responsabilità dell’accaduto, ritenendo che i responsabili siano “altre persone”, e non lui. Gli altri due fermati, hanno invece preferito fare scena muta.

Per il giudice Tomaselli la verità è un’altra. Tutti e tre sono accusati di omicidio volontario, violenza sessuale e cessione di stupefacenti. Non solo. A detta del Gip sussiste anche “un concreto pericolo di recidiva e di fuga a carico degli indagati, soggetti tutti irregolari sul territorio nazionale rispetto al quale non presentano alcun tipo di legame familiare e lavorativo in quanto dediti all’attività di illecito commercio di sostanze stupefacenti”.

Per questo ha deciso di rinchiuderli in carcere fino al processo. Secondo una ricostruzione fatta dagli inquirenti, gli immigrati avrebbero addirittura impedito “ad alcuni dei presenti” di “chiamare i soccorsi esterni o la polizia per aiutarla”. Ad oggi, in attesa del processo ufficiale, uno degli aguzzini della ragazza ha sporto denuncia per abbandono di minore ai danni dei familiari della ragazza di Cisterna di Latina. Ha così scritto, nero su bianco: «Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i familiari, io Salia Yusif non sarei in carcere». Così, il 33enne ghanese accusato dello stupro di Desiree Mariottini, ha richiamato l’attenzione su di lui in attesa di giudizio.

Conclusioni

A pochi giorni dall’anniversario della morte di Desirée, ciò che resta è la paura, in quanto i controlli sono più di superficie che di costanza. La popolazione capitolina e la famiglia, attendono la sentenza, con la speranza che la giustizia possa permettere alla piccola di poter riposare in pace.

Il fatto criminoso, è altroché agghiacciante, in quanto la nostra società si sta ribaltando. Si accetta sesso per droga, si ritorna al baratto, allo scambio ma non più di oggetti con oggetti, ma scambio di incoscienza con la vita personale.

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