La patologia che uccide: la depressione

Spesso si definisce depressione uno stato di tristezza, voglia di far nulla, sonnolenza continua, senza rendersi conto che tale patologia psichica non è da sottovalutare essendo stata considerata la “piaga del XXI secolo”.

I principali segnali della malattia sono stanchezza e tristezza, è vero, sentirsi un po’ tristi alle volte è puramente normale ma combattere con sé stessi anche solo per alzarsi dal letto per giorni e giorni può già definirsi un segnale da non sottovalutare, seguito dalla bassa autostima che porterà l’individuo a rimuginare sugli errori commessi ed inizierà a pensare che non vale nulla; questo è un sintomo molto serio della depressione perché porta ad ottenere pensieri suicidi e quindi non devono mai essere ascoltati.

Il soggetto che crede che non ci sia via di fuga non sa che c’è chi può aiutarlo, crede che nessuno lo capisca e non si informa. In Italia è attivo un numero verde 800 180 950 dove rispondono specialisti sulla prevenzione della depressione dei fenomeni suicidi.

Un individuo affetto dal disturbo depressivo grande, si sente soffocato, impotente, privo di rivalsa, intrappolato e si isolerà perché crederà che nessuno potrà appunto capirlo od aiutarlo, si sentirà disperato e troppo spesso si troverà a perdere il contatto con la realtà.

Un passaggio obbligatorio da dover affrontare è il disturbo bipolare che è tipicamente contrassegnato da cicli spesso imprevedibili che si alternano con periodi di classica depressione, tristezza, apatia e relativa inattività a periodi di forte euforia caratterizzati da fasi maniacali o ipomaniacali.

In alcuni casi gli individui bipolari negano il vuoto della tristezza con una finta euforia, nonostante siano disturbi dell’umore opposti, presentando alcuni sintomi comuni come l’agitazione persistente, il cambio di energia (maggiore o minore) e/o la scarsa capacità di concentrazione.

Secondo il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-V), i disturbi dell’umore si dividono in tre categorie:

  • depressione;
  • disturbo maniacale;
  • disturbo maniaco-depressivo (bipolare).

Analizzando il primo punto, la depressione è principalmente caratterizzata da un profondo senso di tristezza ed inutilità, indifferenza (nei confronti di ciò che prima portava piacere), forte stanchezza fisica e psichica che impedisce di agire e pensare, dimagrimenti drastici, frequenti alterazioni del sonno. Tale disturbo dell’umore si distingue dalla semplice tristezza fisiologica attraverso la
compresenza di più sintomi e la loro persistenza nel tempo.

Il disturbo maniacale è normalmente caratterizzato da euforia infondata, megalomania, iperattività, senso di onnipotenza, irritabilità e logorrea nelle donne. Generalmente il primo episodio di tale patologia si verifica nella fase adolescenziale od a seguito di episodi traumatici.

Il disturbo maniaco-depressivo (bipolare) è tipicamente caratterizzato dall’alternanza di episodi depressivi e di fasi maniacali. L’età di esordio della patologia va dai 15 ai 50 anni, ne soffrono sia donne che uomini, con la differenza che il genere femminile è più predisposto all’esordio di tipo depressivo.

La malattia psichica inizia ad essere seria quando la compromissione funzionale che ne consegue, non permette più all’individuo di adempire alle attività quotidiane (lavorare, studiare, uscire).

La depressione, ad oggi, caratterizza il 13% dei morti in Italia e non è un dato da minimizzare considerando che parliamo di centinaia di persone decedute solo perché non sono riuscite a chiudere aiuto od a farsi aiutare.

Per tale motivo voglio condividere un mio pensiero nato dall’esperienza:

quando vedete una persona esprimere i propri dolori, stargli accanto è giusto; ma quando vedete una persona sempre e solo sorridere, stargli accanto è un dovere perché qualcosa si sta nascondendo dentro essa. SONO CAMPANELLI D’ALLARME, NON SOTTOVALUTATELI.

[In cover, un uomo con un cappio al collo via informazionelibera.net]

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