Effetto Mandela: falsi ricordi o realtà parallele?

Analisi del famoso fenomeno, noto come “effetto Mandela”, che ci porta a ricordare qualcosa che in realtà non è mai accaduto.


È possibile per una persona ricordare avvenimenti passati in maniera limpida, senza che essi siano in realtà mai accaduti? In che modo la nostra percezione cognitiva può essere distorta? Queste domande sembrano trovare risposta nel sempre più famoso Mandela Effect, un fenomeno controverso, che lascia spazio a parecchi quesiti, ma che sta riscuotendo sempre più successo anche tra gli esperti.

Origini del Fenomeno

La nascita del fenomeno lo si deve all’investigatrice dell’occulto Fiona Bromme, la prima ad usare ufficialmente il termine nel 2005 quando, in occasione del DragonCon (una convention di videogiochi), durante una conversione con alcune persone, venne portato alla luce il tema di Nelson Mandela; l’investigatrice si sorprese nel sentir parlare di lui come se fosse ancora vivo, dato che nei suoi ricordi Fiona ricordava vividamente la sua morte avvenuta molti anni prima durante la prigionia. Solo durante la conversazione con i suoi interlocutori, la Bromme venne a conoscenza del fatto che Mandela era invece ancora vivo e che dopo la sua detenzione divenne presidente del Sud Africa fino al 1999.

La vera stranezza della vicenda è tuttavia da ricercarsi nella convinzione della scomparsa dell’ex presidente sudafricano di molte altre persone, le quali sostenevano altresì di aver assistito alle immagini in TV del funerale e di ricordare addirittura le conseguenze che la morte di Mandela portò nel suo paese.

Colpita dalla singolarità dell’evento la Bromme aprì un forum online dal nome Mandela Effect, che in poco tempo ricevette un numero di visite cosi alto da mandare in tilt il server che lo ospitava.

Effetto Mandela: alcuni esempi

Ma il caso di Nelson Mandela non è il solo. Con il passare del tempo sul forum vennero proposti numerosi altri esempi del fenomeno in cui è possibile rispecchiarsi, a dimostrazione del fatto che esistono taluni casi in cui la memoria collettiva può essere distorta o non combaciante con la realtà dei fatti.

Ad esempio, cosa rispondereste se dovessero chiedervi quante persone sedevano nella macchina con J.F. Kennedy il giorno della sua morte? La risposta più ovvia indicherebbe ‘quattro persone’, ma in realtà in totale l’auto ne trasportava sei.

O ancora, riguardo la celebre canzone dei Queen We are The Champions, molti di voi ricorderanno le famose parole finali del testo we are the champions of the world; in realtà ‘of the world’ non viene mai detta alla fine del brano.

Questi sono solo alcuni dei più famosi esempi dell’Effetto Mandela, ma ne esistono molti altri che potrete trovare sul sito mandelaeffect.com.

Possibili spiegazioni del fenomeno

Come mai ricordiamo un fatto storico in modo diverso da come si è realmente svolto? Perché nella memoria collettiva è presente il ricordo di una cosa che non è mai successa?

A riguardo vi sono diverse teorie più o meno condivisibili, ma tralasciando l’approccio più paranormale o cospirativo, che vede la ragione d’esistere del fenomeno nelle reminiscenze di fatti accaduti in universi alternativi o altre teorie che parlano di controllo mentale, ciò che si vuole qui analizzare è il fenomeno con un approccio totalmente scettico. La ragione più probabile potrebbe ricercarsi dunque nel livello di imperfezione della nostra memoria.

Quante volte siamo stati davvero certi riguardo un fatto tanto da scommetterci sopra, per poi accorgerci solo successivamente del nostro errore?!

Non bisogna neppure sottovalutare la capacità della nostra mente di mettere in relazione automaticamente determinati dati, inquinando i nostri ricordi (riguardo l’esempio della macchina del Presidente Kennedy, la maggior parte di noi ricorda ‘quattro persone’ semplicemente perché sappiamo che normalmente una macchina possiede cinque posti e la nostra attenzione, riguardando i vecchi filmati, è orientata maggiormente al momento dell’incidente piuttosto che ad altri elementi meno importanti come il numero di persone che accompagnavano il Presidente in quel momento).

Ma come spiegare il falso ricordo di Mandela deceduto durante gli anni in prigione sostenuto dalla Bromme e da molte altre persone? La spiegazione è da ricercarsi proprio nel periodo in cui Mandela era imprigionato; in quel tempo non venivano infatti comunicate notizie su di lui e le uniche informazioni derivanti dalla stampa erano che il governo sudafricano non era intenzionato a farlo morire in prigione, anche perché in quel caso egli sarebbe divenuto un martire e le rivolte Anti-Apartheid sarebbero divenute incontenibili. Il “bug” della memoria sta proprio in questo: non si è mai annunciata la morte di Mandela, ma bensì spiegato che il governo non era intenzionato a lasciarlo morire in carcere.

Il “potere” della mente

Come abbiamo visto, una spiegazione riguardante l’Effetto Mandela non è di facile riscontro empirico, ma non è comunque raro trovare qualcuno che almeno una volta sia stato fermamente convinto riguardo un avvenimento passato, salvo poi essere smentito dalla realtà dei fatti. Certo è che tentare di spiegare tale fenomeno con approcci pseudo scientifici non porta alcun risultato, al contrario occorrerebbe sempre considerare le numerose sfumature della nostra psiche, del suo potenziale e di ciò che ancora non sappiamo con certezza riguardo a essa.

Dunque non esiste alcun complotto: è soltanto la nostra mente che può giocarci brutti scherzi, modificando del tutto la percezione dei nostri ricordi.

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Pasquale Castronuovo

Dottore in Scienze per l’investigazione e la Sicurezza, con una tesi sperimentale sulla chiusura degli OPG, e specializzando in Ricerca sociale, Politiche della Sicurezza e Criminalità. Tra i suoi studi vi sono, oltre alle dinamiche psicologiche di criminali particolarmente efferati, anche il sostenimento di corsi di alta formazione in psicodiagnostica infantile e criminologia clinica.

Un pensiero riguardo “Effetto Mandela: falsi ricordi o realtà parallele?

  • 21 Ottobre 2019 in 22:42
    Permalink

    Complimenti Dottore,
    raccontare tale fenomeno non è semplice e lascia spazio a molti ragionamenti e considerazioni sulle mente umana.

    Risposta

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