Condizionamento mentale: il caso del piccolo Albert

È possibile instaurare la paura in un essere umano? Un esperimento di condizionamento mentale effettuato su una cavia umana nel 1920 dimostra di sì.


«Datemi una dozzina di bambini sani e farò di ognuno di loro uno specialista a piacere. Un avvocato o un medico, a prescindere dal suo talento, dalle sue inclinazioni, tendenze, capacità, vocazioni e razza». Queste le parole di John B. Watson padre del comportamentismo e pioniere della psicologia moderna, secondo il quale la risposta di un individuo ad un qualsiasi stimolo positivo o negativo può essere condizionata a piacere.

Egli fu l’autore di numerosi esperimenti sugli animali, molti dei quali basati sugli studi del premio Nobel Pavlov, scopritore del fenomeno del condizionamento e famoso per i studi sugli stimoli e sulle risposte agli stessi da parte dei cani; ma fu proprio Watson che decise di estendere tali studi sugli esseri umani, utilizzando delle cavie con cui poter lavorare per dimostrare la sua teoria comportamentale.

Ovviamente non gli venne data una dozzina di bambini ma ne venne scelto uno tra decine di altri soggetti da un ospedale in cui lui lavorava: il piccolo Albert.

Ciò che spinse lo psicologo a scegliere Albert per questo esperimento di condizionamento mentale, fu che il bambino era affetto da idrocefalia grave è che le possibilità di sopravvivenza a lungo termine alla malattia erano molto basse; Watson ritenne dunque che anche qualora i test avessero condizionato gravemente il soggetto, le prove di un simile esperimento sarebbero andate comunque perse.

Esperimento di condizionamento mentale

Watson, che nel 1913 aveva pubblicato il Manifesto Fondativo del Comportamentismo ed era professore alla Johns Hopkins University, fu seguito nel suo lavoro dalla dottoressa Rosalie Rayner. La presenza di una donna scatenò all’epoca dei fatti ancor di più i critici che ritenevano il lavoro dei due studiosi un qualcosa di raccapricciante, dato il fine ultimo dell’esperimento: instaurare una fobia in un soggetto emotivamente stabile.

Prima dell’esperimento del 1920 Albert fu sottoposto ad una serie di test emotivi di base, comprendenti il contatto con un topo bianco, un cane, una scimmia, delle maschere, cotone e lana, giornali che bruciavano ed altri diversi stimoli a cui tuttavia il bambino rispose in maniera assolutamente neutrale e senza mostrare alcun segno di paura o timore.

Il vero esperimento iniziò quando Albert aveva 11 mesi e 10 giorni e consisteva nel posizionare il bambino su di un materasso o su di un tavolo in mezzo ad una stanza insieme ad un topo da laboratorio con il quale gli era permesso giocare. Ogni qual volta il bambino tentava di interagire con il topo, Watson e Rayner  emettevano un fortissimo suono con un martello su di una sbarra di acciaio sospesa, terrorizzando così il piccolo bambino.

Dopo aver ripetutamente sottoposto il piccolo Albert a questi stimoli accoppiati, gli studiosi iniziarono a mostrargli solamente il topo, provocando nel bambino pianti e tentativi di allontanarsi dallo stesso. L’intento di Watson era in questo modo riuscito ed i risultati ottenuti furono degni di nota: Albert associava ora l’immagine al rumore e dunque alla paura.

Uno stimolo originariamente neutro come quello del topo era diventato adesso uno stimolo condizionato e suscitava una risposta emotiva simile al disagio derivante dal rumore.

Dopo 17 giorni le sue fobie, complice la generalizzazione dell’esperienza ansiogena ad altri stimoli simili, iniziarono a comprendere il cotone, le coperte e le pellicce mentre negli ultimi giorni dell’esperimento, durato circa 1 mese, anche solo la vista di una maschera da Babbo Natale o di qualsiasi altro stimolo morbido, peloso o bianco suscitavano nel neonato pianti e paure incontrollate.

Albert aveva circa un anno al termine dell’esperimento e benché Watson avesse pensato al da farsi per rimuovere le paure instaurategli, alla fine non lo fece mai.

Il bambino morì a 6 anni nel 1926 a causa dell’idrocefalia che lo affliggeva dalla nascita, passando i suoi ultimi anni di vita cercando di superare le paure radicate nel suo subconscio.

I risultati della ricerca su “Little Albert”

Il lavoro dei due studiosi spaccò l’opinione pubblica negli USA e provocò una grande ondata di indignazione anche per via dello scandalo.

Watson e Rayner furono successivamente gli autori di manuali sulle metodologie di educazione dei bambini tramite l’applicazione della psicologia comportamentista.

La ricerca fu molto criticata per via soprattutto del modo poco etico con cui fu trattata la cavia ma la stessa rappresentò tuttavia, per almeno mezzo secolo, la prova sperimentale del fatto che anche un’emozione apparentemente naturale coma la paura, può nascere e crescere in quanto prodotto di un meccanismo artificiale.

Il meccanismo dello spostamento dello stimolo fu alla base della psicopatologia e poi della terapia comportamentista, poiché considerato un esempio lampante di come una fobia (del bianco) possa derivare da qualche cosa di occasionale (un rumore violento) senza che vi sia alcun nesso simbolico tra le due.

Conclusioni

Da un punto di vista accademico questo esperimento è considerato la prima dimostrazione forte sulla generalizzazione del riflesso condizionato negli esseri umani ed ha lasciato una preziosa eredità, aprendo di fatti la strada a numerose altre ricerche ed alla costituzione di una legislatura che impedisce di utilizzare cavie umane non consenzienti per gli esperimenti.

Tuttavia il prezzo di tutto questo fu la salute mentale del piccolo Albert che non eliminò mai del tutto tali forme di fobie.

Resta comunque da chiedersi cosa abbia spinto il padre della psicologia moderna a terrorizzare un bambino di neppure un anno per dimostrare una sua teoria.

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Pasquale Castronuovo

Dottore in Scienze per l’investigazione e la Sicurezza, con una tesi sperimentale sulla chiusura degli OPG, e specializzando in Ricerca sociale, Politiche della Sicurezza e Criminalità. Tra i suoi studi vi sono, oltre alle dinamiche psicologiche di criminali particolarmente efferati, anche il sostenimento di corsi di alta formazione in psicodiagnostica infantile e criminologia clinica.

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