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	<title>schizofrenia Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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	<description>La vera faccia del crimine</description>
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	<title>schizofrenia Archivi | PROFILI CRIMINALI</title>
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		<title>Omicidi compiuti da soggetti schizofrenici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2019 14:55:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici dei serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Dr.ssa Marianna Ventre Gli studi sulla relazione tra malattia mentale e criminalità si sono concentrati in particolar modo sulla</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2019/05/15/omicidi-compiuti-da-soggetti-schizofrenici/">Omicidi compiuti da soggetti schizofrenici</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>di <strong>Dr.ssa</strong> <strong>Marianna Ventre</strong></p>
<hr />
<p>Gli studi sulla <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/2018/08/13/esiste-un-reale-rapporto-tra-malattie-mentali-e-criminalita/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">relazione tra malattia mentale e criminalità</a></span> si sono concentrati in particolar modo sulla relazione tra la <strong>schizofrenia</strong>, malattia grave nella quale il soggetto perde in maniera progressiva le proprie capacità cognitive, e il <strong>comportamento violento</strong>.</p>
<h3>Il soggetto affetto da schizofrenia</h3>
<p>Le caratteristiche cliniche associate a comportamenti aggressivi e criminali sono rappresentate da un peggioramento dei sintomi della schizofrenia. Lo schizofrenico può compiere un omicidio con grande diversità di motivazioni. Innanzitutto egli assiste alla <strong>lenta e inesorabile distruzione della propria identità e personalità</strong>, compiuta dalla malattia. È un essere umano che sfortunatamente non può che annoverare, una lunga lista di insuccessi personali, frustrazioni, insuccessi affettivi, amorosi, che a causa di ciò incomincia a cercare, con i mezzi che possiede, le cause del suo malessere. <strong>Lo schizofrenico crede di vedere pericoli ovunque</strong>: tutto e tutti possono procuragli danno, possono perseguitarlo, possono essere la causa di tutte le sue frustrazioni. A questo punto egli cerca di fuggire da tale situazione, di affrontarla o di annullarla (omicidio).</p>
<h3>Omicidi di soggetti schizofrenici</h3>
<ul>
<li><strong>OMICIDIO “A CIEL SERENO</strong>”: spesso si ritiene che un soggetto schizofrenico sia una persona incomprensibile e imprevedibile e possa commettere un omicidio in maniera improvvisa.</li>
<li><strong>OMICIDIO CASUALE</strong>: in questo caso si ritiene che lo schizofrenico, nell’ambito di un comportamento disorganizzato, aggredisca e uccida persone sconosciute con casualità omicidaria ingiustificata</li>
<li><strong>OMICIDIO EFFERATO</strong>: il soggetto schizofrenico che commette questo tipo di omicidio lo fa con mezzo occasionali trovati e si accanisce con inutile crudeltà ed efferatezza sul corpo della vittima</li>
<li><strong>OMICIDIO COME MANIFESTAZIONE DELLA MALATTIA</strong>: il soggetto schizofrenico potrebbe giungere all’omicidio proprio perché la malattia, non essendo stata diagnosticata e adeguatamente trattata, sarebbe in condizione di esplodere in maniera eclatante.</li>
</ul>
<h3>Tappe della dinamica omicidiaria dello schizofrenico</h3>
<p>Le quattro fasi principali attraverso cui uno schizofrenico omicida compie il suo tragitto omicidario sono le seguenti:</p>
<ul>
<li><strong>NASCITA DELLA SITUAZIONE DI PERICOLO</strong>: in questa tappa lo schizofrenico accumula frustrazioni, insuccessi, disagi. Egli incomincia ad avere un vissuto acuto e doloroso e a pensare di essere differente dagli altri e impossibilitato a condurre una vita normale.</li>
<li><strong>RICERCA DELLE CAUSE</strong>: in questa fase il soggetto è profondamente frustrato e si percepisce in una situazione penosa. Concentra la sua attenzione sul mondo esterno che considera come vera e unica fonte di pericolo per la propria esistenza</li>
<li><strong>RICERCA DELLE SOLUZIONI</strong>: in questa tappa di avvicinamento all’esecuzione dell’omicidio, lo schizofrenico cerca di reagire in diversi modi: potrebbe allontanarsi dalla situazione di pericolo oppure chiedere aiuto a servizi pubblici, un professionista o ad un conoscente.</li>
<li><strong>OMICIDIO COME TENTATIVO DI RISOLVERE LA SITUAZIONE DI PERICOLO</strong>: in quest’ultima fase vi è nel soggetto affetto da schizofrenia la convinzione che l’omicidio è l’unica soluzione per mettere fine alle sue frustrazioni eliminando un soggetto che, secondo lui, potrebbe essere la causa del suo malessere.</li>
</ul>
<h3>Conclusioni</h3>
<p>In conclusione, al contrario di ciò che si possa pensare, <strong>i soggetti con schizofrenia non hanno la chiara volontà di uccidere</strong>, anzi prima di commettere un atto violento omicidario, tentano di lanciare messaggi ( ovviamente, a modo loro).  Proprio perché le loro richieste di aiuto  spesso vengono ignorate, l’omicidio diventa un atto concreto.</p>
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		<title>Anatoly Moskvin – Il collezionista di bambole umane</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Castronuovo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jan 2019 16:27:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici dei serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si può davvero amare a tal punto una persona, da impedire che essa ci sfugga di mano anche dopo la</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Si può davvero amare a tal punto una persona, da impedire che essa ci sfugga di mano anche dopo la morte? Può l’amore durare per sempre e superare anche quelle che sono le barriere della natura?</h2>
<p>Basti pensare al conte Carl Tanzler e al sentimento per la sua amata; amore che logorò a tal punto la sua integrità mentale, da portarlo ad imbalsamare il corpo della donna per continuare a vivere con lei.</p>
<p>Il caso di oggi non è poi così lontano da questo. <strong>Siamo in Russia, nel 2002</strong>,<strong> Olga Chardymova</strong>, una ragazzina di 11 anni, ha appena approfittato dell’assenza dei genitori per recarsi dalla nonna.</p>
<p>Ma non vi giungerà mai; poco dopo infatti <strong>sarà uccisa da un tossicodipendente che cercava di rubarle i suoi orecchini d’oro</strong>. Verrà sepolta nel cimitero locale di Nizhny Novgorod, qualche mese più tardi, al ritrovamento del cadavere.</p>
<p>Eppure nessuno si sarebbe mai aspettato di vederla nuovamente, tantomeno rivederla per colpa di un macabro teatrino inscenato da una mente perversa come quella <strong>Anatoly Moskvin</strong>.</p>
<h3>Le origini</h3>
<p><strong>Anatoly Moskvin</strong> era uno scrittore storico ben visto da tutti a Nizhny Novgorod, in Russia, la città dove risiedeva, e che gli aveva dato i natali. Era inoltre uno storico esperto di cimiteri, una passione che sembrava aver avuto gli albori durante la sua infanzia, quando i suoi genitori lo portavano a fare lunghe passeggiate proprio nel cimitero della città. Egli scrisse 13 libri, parlava fluentemente 13 lingue ed era descritto da tutti come un genio.</p>
<p>Moskvin a 45 anni viveva in un appartamento ancora con i suoi genitori, i quali ogni estate tornavano nella casa di campagna lasciando il figlio, di fatti, da solo nella città. Ma gli stessi genitori non avrebbero mai potuto pensare a quello che, nell’estate del 2011, li avrebbe attesi al ritorno dalle vacanze.</p>
<p><strong>Nell’appartamento furono trovati i corpi mummificati di 28 bambine di età compresa tra i 3 ed i 12 anni, tutte vestite per sembrare delle tipiche bambole russe e sistemate in tutta l’abitazione.</strong></p>
<p>Anatoly infatti, <strong>per diversi anni, passò le sue estati dissotterrando i corpi dei cadaveri da oltre 700 cimiteri in Russia</strong>, e si stima che abbia profanato 150 tombe durante quel periodo. I volti delle bambine erano avvolte in un tessuto dal colore beige chiaro per nascondere gli effetti della decomposizione e la maggior parte di esse indossava calze e stivali con abiti invernali o vestiti da sposa. Tutte le bambole inoltre erano truccate e dentro le casse toraciche di alcune di esse venne riposto un carillon.</p>
<h3>La macabra metodologia di Anatoly</h3>
<p>Ogni volta che veniva profanato un cadavere, Anatoly, annotava dettagliati appunti registrando anche i compleanni sul muro della sua camera da letto, ove per lungo tempo tenne le bambole al di fuori della vista dei genitori, e quasi come se volesse sottolineare la sua pazzia, organizzava vere e proprie feste di compleanno per queste ragazzine che aveva mummificato con le sue mani e a cui aveva dato nuovi nomi.</p>
<p>Tra le bambole vi era anche Olga Chardymova; la sua scoperta fu resa possibile grazie al custode del cimitero che notò strani movimenti vicino la lapide della bambina, nelle sere seguenti alla sepoltura, e che riuscì ad identificare l’uomo.</p>
<p>Sulla tomba della piccola venivano costantemente ritrovate lettere in cui vi erano scritti complimenti e in cui ci si rivolgeva a lei come se fosse ancora viva; ciascuno di quei biglietti fu scritto e consegnato da Anatoly in persona, che visitava regolarmente le tombe delle ragazze, le stesse che poi sarebbero diventate suoi soprammobili.</p>
<h3>Profilo psicologico</h3>
<p>La <strong>pazzia</strong> di Anatoly venne a galla quando, durante il processo <strong>egli accusò tutti i genitori delle bambine, di averle abbandonate al freddo e che solo lui le aveva riportate in vita, tenendole al riparo nel caldo della sua casa</strong>.</p>
<p>Dopo tre anni in un ospedale psichiatrico, <strong>Anatoly venne dichiarato mentalmente instabile</strong>, e gli fu diagnosticata una <span style="color: #ff0000;"><a style="color: #ff0000;" href="https://profilicriminali.it/?s=schizofrenia" target="_blank" rel="noopener">forma acuta di schizofrenia</a></span>. Seppur a primo impatto l’uomo abbia sempre mostrato una certa tranquillità e lucidità, mostrava tuttavia una certa a<strong>ggressività ed ossessione ogni qual volta si parlava della sue bambole</strong>.</p>
<p>In definitiva, <strong>possiamo definire Anatoly non un necrofilo, ma solo un deviato mentale</strong> ed è possibile far risalire la sua ossessione verso le ragazze morte quando<strong> baciò il volto di una ragazza al suo funerale</strong>. Gli psicologi ritengono inoltre che ci sia poca probabilità che l’uomo raggiunga una completa riabilitazione, e che <strong>difficilmente verrà mai liberato dall’istituto psichiatrico in cui ancora oggi risiede</strong>.</p>
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		<title>Il matricidio di Castelfidardo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2018 13:22:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[disturbi psicologici dei serial killer]]></category>
		<category><![CDATA[matricidio]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia paranoide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Dr.ssa Ariangela Cucchiara Il 24 gennaio 2013 nel reparto psichiatrico dell’ospedale regionale di Torrette di Fano (Ancona), inizia il</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di <strong>Dr.ssa Ariangela Cucchiara</strong></p>
<hr />
<p>Il 24 gennaio 2013 nel reparto psichiatrico dell’<strong>ospedale regionale di Torrette di Fano (Ancona)</strong>, inizia il percorso riabilitativo di G.O. di anni 57, <strong>matricida</strong>.</p>
<p>L’individuo è stato trovato in stato confusionale all’interno del giardino della sua abitazione, incosciente e ricoperto di sangue in data <strong>22 gennaio 2013</strong>.</p>
<h2>Vita di G.O., matricida</h2>
<p>È così che inizia la storia di questo soggetto che <strong>stanco della sua vita preclusa dalla madre, ha deciso di ucciderla per rendersi libero</strong>.</p>
<p>Un’adolescenza, una crescita difficile per G.O. che <strong>ha vissuto una vita piena di privazioni e di solitudine.</strong></p>
<p>Cresciuto all’interno di un nucleo familiare chiuso ed isolato, dove <strong>è stato costretto sin da bambino ad occuparsi dei genitori</strong>.</p>
<p><strong>Tra i 18 ed i 20 anni ci furono le prime avvisaglie di malattia mentale</strong> e fu preso in carico dal CSM (Centro Salute Mentale) territoriale dove fu sottoposto ai primi trattamenti con neurolettici.</p>
<p>Non è mai stato libero di poter fare ciò che voleva perché i suoi genitori non glielo permettevano e così non è stato in grado di possedere una cerchia di amicizie con cui passare il tempo libero, perché restava sempre isolato.</p>
<p>Negli anni ’90 dopo la morte del padre, la madre si rivelò ulteriormente protettiva ed esigente.</p>
<h2>Il matricidio di Castelfidardo</h2>
<p>D’un tratto dopo aver subìto per una vita intera, <strong>la sua mente lo fece convincere che la madre ultra protettiva e poco comprensiva, corrispondesse al diavolo</strong>, quindi questo doveva essere eliminato e così fece.</p>
<p><strong>Colpì instancabilmente la madre con il gesso che portava al braccio in quel periodo, fracassandole il viso e terminando il lavoro strangolandola con un laccetto del reggiseno</strong> (nello strangolamento la compressione delle vie aeree si effettua attraverso un laccio od altro materiale equivalente dove viene applicata una forza diversa dal peso corporeo, cioè quella muscolare delle mani della vittima contro i terzi); infine, <strong>le scoprì il basso ventre per costatare il sesso della vittima dato che credeva che il diavolo fosse di sesso maschile</strong>.</p>
<p>Una storia raccapricciante ma vera che si è consumata nell’anno 2013, che ha cancellato una vita ma ne ha liberata ipoteticamente un’altra.</p>
<p><strong>Uccidere per liberarsi</strong>: è stata questa la scelta del Sig. G.O. che <strong>ha preferito scontare una pena che restare rinchiuso dentro la sua abitazione per sempre</strong>.</p>
<h2>Quadro clinico di G.O.</h2>
<p>La REMS “Casa Gemelle” di Montegrimano Terme (PU), probabilmente ad oggi, ospita l’internato dal giugno 2015 dopo il trasferimento dall’OPG di Reggio Emilia, conseguente la chiusura degli OPG nello Stato italiano, in cui era stato collocato in seguito all’applicazione della misura di sicurezza detentiva per la durata minima di anni 2 come risulta dalla sentenze della Corte D’Assise di Ancona in data 12/09/2014.</p>
<p>La Legge n°81 del 2014 prescrive la chiusura degli OPG, cioè gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, dove si configurava principalmente il fenomeno degli ergastoli bianchi, cioè la possibilità di restare rinchiusi per un tempo indeterminato.</p>
<p>Con tale legge, cambia il luogo di esecuzione della misura di sicurezza prevista per l’individuo infermo di mente, autore di reato. Fino al 31 marzo 2015 il luogo per l’esecuzione giudiziaria è stato l’OPG, oggi sostituito con la REMS (=Residenza per l’Esecuzione della Misura di Sicurezza), dove la durata di una misura di sicurezza non può essere superiore al massimo della pena prevista per il reato.</p>
<p>Tale struttura continua a mantenere il duplice scopo di curare e di custodire, per salvaguardarne l’infermità mentale e la pericolosità sociale.</p>
<p>Inoltre, con l’introduzione delle REMS si sono notati dei cambiamenti importanti come il cambiamento del personale che nell’OPG era prettamente giudiziario, mentre oggi è totalmente sanitario (psicologi, infermieri, medici, psichiatri, oss, educatori, etc.).</p>
<p><strong>Nel giugno del 2014 l’imputato è stato assolto dal delitto di omicidio commesso nel gennaio 2013 ai danni dell’anziana madre convivente, in quanto giudicato persona non imputabile al momento del fatto per vizio totale di mente</strong>, con applicazione della misura di sicurezza del ricovero in OPG, poi trasferito in REMS.</p>
<p>Dal primo colloquio svolto appena dopo l’ingresso in REMS, emerse <strong>appiattimento affettivo con povertà dell’eloquio e rallentamento psicomotorio</strong>, riferito anche all’isolamento sociale di cui soffriva già prima del reato e che si sarebbe mantenuto all’interno della precedente struttura contenitiva.</p>
<p>L’individuo patologico<strong> soffre di schizofrenia con elementi di tipo paranoide e disorganizzato</strong>, una sostanziale assenza di critica rispetto alla condotta ed un’evidente disabilità sociale.</p>
<p><strong>Non parla spontaneamente dell’accaduto</strong>, e se gli viene chiesto di parlarne, <strong>dichiara che la madre non gli permetteva di far nulla</strong>, che risultava troppo esigente e che non voleva che lui assumesse una badante per aiutarla e gestirla.</p>
<h2>Percorso di recupero</h2>
<p>Dopo l’incontro avvenuto con i servizi psichiatrici di competenza territoriale, nel mese di marzo 2017, ai quali si rimanda al progetto terapeutico-riabilitativo a lungo termine, <strong>si era ipotizzato dati i risultati raggiunti, l’inserimento in diversa misura di sicurezza (non detentiva)</strong> presso la comunità terapeutica “Serenity House” di Montegrimano.</p>
<p>Nello scorso novembre 2017 il paziente, ha usufruito di licenze trattamentali per svolgere l’attività esterna prevista nel progetto “Uscite protette in compagnia di un animale”.</p>
<p><strong>La possibilità di uscire dalla REMS, di entrare in contatto con animali, provvedere alla loro cura (alimentazione e pulizia) e la vista del paesaggio “agricolo” ha fatto emergere ad G.O. ricordi ed aneddoti legati alla propria infanzia e gioventù quando viveva in campagna con i genitori</strong>: se questo da un lato ha fatto emergere alcuni aspetti melanconici del suo carattere, dall’altro ha permesso la condivisione di episodi della propria storia con gli altri pazienti inseriti nel progetto. Riguardo l’esperienza vissuta riferisce positivamente, con il linguaggio povero e concreto che lo contraddistingue, le proprie sensazioni.</p>
<p>Adesso il soggetto sembra essere migliorato grazie alle terapie prescrittesi ed alla sua disponibilità nel partecipare alle attività riabilitative del centro in cui risulta internato.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Con tale argomentazione <strong>ho voluto documentare come il percorso di recupero dei criminali psichiatrici sia problematico</strong>, difficile da affrontare per qualsiasi individuo ma più tormentato per gli infermi di mente.</p>
<p>Mi ritengo consapevole che prestare l’aiuto necessario a questi pazienti attraverso le terapie, le attività riabilitative ed il sostegno degli operatori, sia indispensabile per permettergli la<strong> possibilità di essere reinseriti nella società esterna</strong>.</p>
<hr />
<pre>Fonti: 
• Cartella Clinica e Cartella Giudiziaria presenti nella REMS “Casa Gemelle” di Montegrimano Terme (PU).</pre>
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		<title>Unabomber: il terrorista che voleva vendicarsi della società</title>
		<link>https://profilicriminali.it/2018/06/14/unabomber/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Miolì Chiung]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jun 2018 18:33:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Profiling]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
		<category><![CDATA[schizofrenia paranoide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Theodore Kaczynski, meglio chiamato con il soprannome di Unabomber, è un criminale e terrorista statunitense, nato a Chicago nel 1942.</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/06/14/unabomber/">Unabomber: il terrorista che voleva vendicarsi della società</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Theodore Kaczynski</strong>, meglio chiamato con il soprannome di <strong>Unabomber</strong>, è un criminale e terrorista statunitense, nato a Chicago nel 1942.</p>
<p style="text-align: left;">Si tratta di un <strong>criminale che è stato attivo per circa 18 anni e che ha compiuto differenti delitti</strong>. Nel 1996 è stato arrestato. Esistono ancora molte zone d’ombra circa la sua attività. Esistono, infatti, documenti legali, pubblicazioni ed articoli che sono ancora oggi segreti e che saranno tali fino al 2049.</p>
<p style="text-align: left;">Il nome <strong>&#8220;Unabomber&#8221;</strong> è stato individuato dai mass media. L’FBI, ancor prima che il criminale venisse identificato, lo chiamata UNABOMB. Si trattava dell’acronimo di <strong>University ad Ariline Bomber</strong>.</p>
<h2 style="text-align: left;">Unabomber: la sua storia</h2>
<p style="text-align: left;">Laureato in matematica all’Università di Michigan, nel corso della sua vita <strong>Theodore Kaczynski</strong> pubblicato articoli relativi alla sua tesi universitaria, volti a spiegarne meglio nel dettaglio il suo significato. Per circa due anni è stato l’assistente di un professore ma, successivamente, in un modo del tutto improvviso ha deciso di lasciare la cattedra, senza dare nessun tipo di spiegazione. Ha vissuto in solitaria per qualche anno, nutrendosi esclusivamente di caccia e realizzando qualche lavoretto occasionale.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Per molti anni, l’FBI ha brancolato nel buio circa la sua identità</strong>. Successivamente, grazie anche al lavoro di un’investigatrice privata, fu ritrovato nello stato di Montana nel 1996, dove viveva nella sua capanna isolata. Inizialmente, gli avvocati cercarono di sostenere l’incapacità di intendere e di volere, ma Kaczynski non fu d’accordo con questa soluzione. Uno psichiatra gli ha successivamente diagnosticato una <strong>schizofrenia paranoide</strong>. Evitò la pena di morte dichiarandosi colpevole di oltre dieci reati.</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Attualmente, sta scontando l’ergastolo nella prigione di Florence, in Colorado</strong>.</p>
<h2 style="text-align: left;">I delitti</h2>
<p style="text-align: left;">Nel 1978 ha iniziato la sua attività riguardante lo <strong>spedire bombe, che fabbricava da solo</strong>, spesso con materiali di fortuna. Il primo pacco bomba era indirizzato al professor Crist della Northwerstern University. Successivamente, un’altra bomba fu piazzata in un aereo della linea Chicago-Washington. Nel 1985, una bomba fatta a mano colpì uno studente laureato, John Hauser. Poi fu la volta di Hugh Scrutton, che fu ucciso da una bomba nel suo parcheggio. Seguirono attacchi ad un negozio di computer, nonché ad un professore di informatica di Yale e altro ancora. <strong>In tutto, si stimano 16 ordigni, che ferirono 23 persone e che ne uccisero 3</strong>. Caratteristica particolare di ogni delitto riguardava la <strong>presenza di falsi indizi in ogni bomba</strong>, che rendevano l’identificazione del criminale ancora più difficile.</p>
<p style="text-align: center;">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Gh3Vd9s3Ph"><p><a href="https://profilicriminali.it/2018/06/07/sindrome-personalita-criminale/">Come individuare una personalità criminale</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="https://profilicriminali.it/2018/06/07/sindrome-personalita-criminale/embed/#?secret=Gh3Vd9s3Ph" data-secret="Gh3Vd9s3Ph" width="600" height="338" title="&#8220;Come individuare una personalità criminale&#8221; &#8212; PROFILI CRIMINALI" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<h2 style="text-align: left;">Profilo psicologico</h2>
<p style="text-align: left;">Si tratta senza dubbio di un <strong>personaggio molto complesso</strong>. Estremamente intelligente e dotato di una mente matematica, al tempo dell’università, il suo relatore di tesi affermò che il suo elaborato era così difficoltoso da capire che, al massimo, appena dieci persone avrebbero potuto farlo.</p>
<p style="text-align: left;">I numerosi scritti che ha lasciato ne fanno un <strong>tragico “eroe” che lotta contro una società che non può cambiare</strong>. Si ritrova, di conseguenza, chiuso in sé stesso in una sorta di anormalità. <strong>Non riesce a provare <a href="http://www.studiosalem.it/risorse/disturbi-psicologici/empatia/" target="_blank" rel="noopener">empatia</a> verso la moderna società e verso l’industrializzazione</strong>. Costruisce, così, un suo pensiero che serve per <strong>vendicarsi della società che lo ha reso emarginato</strong>. In tal modo, riesce così a sfogare la propria rabbia.</p>
<p style="text-align: left;">Abbiamo visto come, al momento del suo arresto, uno psichiatra lo abbia definito <strong>schizofrenico</strong>, o meglio ancora, <strong>schizofrenico-paranoide</strong>. Si tratta di una malattia mentale cronica molto grave, che provoca <strong>desiderio di comportamenti lesivi, allucinazioni</strong> e molto altro.</p>
<h2 style="text-align: left;">Unabomber nell’immaginario collettivo</h2>
<p style="text-align: left;">Nell’immaginario collettivo, <strong>Unabomber</strong> è senza dubbio considerato come un personaggio molto intelligente, che ha fatto della sua intelligenza un punto a favore riguardo la criminalità. I falsi indizi nelle bombe hanno dato non poco filo da torcere all’FBI, che ha impiegato molti anni a capire chi davvero si celasse sotto il soprannome di <strong>Unabomber</strong>.</p>
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<p>In cover, Theodore Kaczynski. Via Wikimedia</p>
<p>L'articolo <a href="https://profilicriminali.it/2018/06/14/unabomber/">Unabomber: il terrorista che voleva vendicarsi della società</a> proviene da <a href="https://profilicriminali.it">PROFILI CRIMINALI</a>.</p>
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