Gaslighting – la manipolazione del cervello

Panoramica sulla psicologia di una infida manipolazione mentale


Non tutte le forme di violenza esistenti vengono espletate tramite manifestazioni esplicite di rabbia, ma talvolta esse possono assumere connotati silenziosi, subdoli, manipolatori, capaci di lasciare profonde ferite nella psiche dei soggetti che le subiscono.

Tali strategie di manipolazione mentale possono portarci a dubitare addirittura di qualcosa successoci di recente, gettandoci in un profondo stato di ansia e depressione.

Il Gaslighting è, tra queste, la forma di abuso più “violenta” e infida che possa esistere.

Una forma di abuso “familiare”

Il Gaslighting è una forma di manipolazione mentale molto presente nelle coppie e nelle famiglie non salubri. Per comprendere meglio il fenomeno occorre prendere in considerazione un esempio: una coppia in cui uno dei due partner riferisca all’altro che le parole dette in un determinato momento durante una lite, lo abbiano profondamente ferito; l’altro partner tenterà dunque di difendersi, di mettere in discussione le parole accusatorie del compagno portandolo a dubitare realmente degli avvenimenti accaduti. In tal modo si sono gettate le basi proprio per la nascita del fenomeno poiché il manipolatore avrà appena piantato nella testa del compagno il “seme del dubbio”. Da quel momento in avanti infatti tale seme tenderà a crescere e a mettere radici; le situazioni e gli episodi che ricorderanno alla vittima le parole che il suo partner le ha detto ( “hai immaginato tutto!”, “le cose non sono andate così!”) si succederanno da quel momento in poi e questo permetterà al manipolatore di attaccare di continuo la vittima e di farle credere ciò che lui vuole (“esageri sempre!”,”la tua sensibilità ti sta giocando brutti scherzi…”,”non puoi sempre reagire così!”).

Altro esempio può essere un tradimento appena compiuto: il manipolatore cercherà infatti di creare una serie di realtà parallele in grado di condizionare il compagno e di mettere in dubbio anche l’evidenza.

Il manipolatore e la vittima

Seppur talvolta possa non essere realmente al corrente delle ripercussioni psichiche che i suoi comportamenti possano avere sulla vittima, il manipolatore (gaslighter) non desiste comunque dal metterli in atto portando conseguentemente il malcapitato alla pazzia e a dubitare della sua vita o di avvenimenti accadutigli.

L’atteggiamento del gaslighter risulta essere mirato, preciso, in grado di colpire inesorabilmente le convinzioni della vittima e di instaurare in essa numerosi dubbi capaci di mettere in discussione anche le sue capacità di discernere realtà e fantasia. Inoltre c’è da dire che il comportamento manipolatorio non rimane stabile ma tende ad essere polivalente ed in grado di adeguarsi alle diverse situazioni: nei casi più gravi il manipolare oggetti e il nascondere fatti e avvenimenti importanti all’altra persona crea nella stessa un’errata percezione della realtà.

Questo subdolo fenomeno è quasi sempre presente nelle coppie in cui vi è una grande asimmetria caratteriale tra i due partner; esso può essere considerato infatti come una forma di dominanza dell’uno sull’altro, ove l’altro vive una relazione tossica in completa balia dell’insicurezza e dei dubbi.

La vittima tuttavia cerca di difendersi mettendo in atto un comportamento routinario che quasi sempre si conclude con un nulla di fatto: l’iniziale incredulità riguardo alla situazione creatasi (essa non crederà né alle parole del partner, né alla propria percezione della realtà), lascerà il posto a dei tentativi di autodifesa consistenti nella ricerca del dialogo con il partner ed infine, resasi conto della fallacia del suo tentativo, si convincerà della ragione del manipolatore che verrà quasi sempre idealizzato proprio in virtù della profonda fiducia riposta in lui.

Conclusioni

Il termine Gaslighting non è una scelta casuale: esso è il titolo di un film richiamante una rappresentazione teatrale datata 1938 in cui il protagonista, per far impazzire la moglie ed impossessarsi del suo patrimonio, riesce a farle credere di soffrire di allucinazioni e che dovrebbe curarsi.

Ma è possibile uscire da questo circolo vizioso? Come in tutti i casi in cui vi è la presenza di un manipolatore, sicuramente non è facile. Vi sono tuttavia delle strategie da poter mettere in atto: innanzitutto delimitare i limiti da non far valicare anche nelle più accese discussioni (permettere all’altro di poterci gridare contro ed usarci come meglio crede lo porrà inevitabilmente in una posizione sovraordinata). Inoltre occorrerebbe fidarci maggiormente del nostro intuito senza dare per buono ciò che dice l’altro, e senza cercare sempre e comunque l’approvazione altrui a causa della nostra bassa autostima: se il nostro istinto ci suggerisce che qualcosa non va, probabilmente c’è davvero qualcosa che non va.

 

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Pasquale Castronuovo

Dottore in Scienze per l’investigazione e la Sicurezza, con una tesi sperimentale sulla chiusura degli OPG, e specializzando in Ricerca sociale, Politiche della Sicurezza e Criminalità. Tra i suoi studi vi sono, oltre alle dinamiche psicologiche di criminali particolarmente efferati, anche il sostenimento di corsi di alta formazione in psicodiagnostica infantile e criminologia clinica.

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