Zodiac: le misteriose lettere di un serial killer

Di Dottor Pasquale Castronuovo


“Io non sono malato. Io sono pazzo. Ma questo non fermerà il gioco”.

Queste sono le sinistre parole scritte dall’uomo che sarebbe stato ricordato a posteriori con il nome di “Killer dello Zodiaco”. Un uomo che terrorizzò San Francisco e dintorni dal 1966 al 1970 con un numero di omicidi che potrebbe oscillare tra i 5 accertati ed i 37 ipotizzati.

Seppur gli investigatori si impegnarono per anni giorno e notte nella ricerca della sua identità, questa rimane tutt’oggi un mistero.

Omicidi e lettere di Zodiac

La prima vittima accertata fu Cheri Jo Bates, una diciottenne matricola al Riverside City College, nei pressi di LA. La sera del 30 ottobre 1966 mentre la ragazza stava studiando nella biblioteca del campus, qualcuno cercò di manomettere la sua auto, ed una volta accortosi che la stessa non sarebbe in alcun modo partita, si avvicinò a Cheri, con violenza la trascinò nei cespugli vicini, e la accoltellò al petto ed alla gola in modo così brutale quasi da decapitarla.

Pochi giorni dopo la polizia ricevette i dettagli dell’omicidio tramite una lettera:

“era giovane e bella – vi era scritto – ma ora è malconcia e morta. Non è stata la prima, e di certo non sarà l’ultima”.

Questa fu solo la prima delle numerosissime lettere che sarebbero state inviate alla polizia e ai media negli anni seguenti. Su ognuna di esse iniziò a comparire il nome Zodiac, seguito da un simbolo particolare, quasi come se fosse una firma: un cerchio con una croce, marchio che ben presto sarebbe diventato sinonimo di terrore.

Dalla prima lettera passarono più di diciotto mesi prima che il killer colpisse nuovamente; questa volta a farne le spese furono David Faraday, di diciassette anni, e Bettilou Jensen di sedici. I due, diretti in auto sulle rive del lago Herman, sorpresi durante un attimo di intimità dalla luce di una torcia, non potettero neppure rendersi conto di quanto stesse accadendo. David venne colpito a bruciapelo alla testa, mentre Bettilou, nonostante lo shock, trovò le forze per aprire la portiera e scappare, ma appena scesa, venne sparata alla spalle per sei volte. Quando la polizia arrivò sulla scena, la ragazza era ormai morta da tempo ma David, prima di morire durante il trasporto in ospedale, riuscì a fornire dettagli circa l’aggressione ma nessuno riguardo l’aggressore.

La dinamica degli omicidi ed il fatto che nessuno dei due ragazzi fosse stato derubato o abusato sessualmente, lasciò interdetti gli inquirenti, e la morte della coppia rimase di fatti un mistero.

Passarono sei mesi quando un incidente simile si verificò a Blue Rock Springs a tre chilometri di distanza dal precedente assassinio; il 4 luglio 1969 infatti, Darlene Ferrin e Michael Mageau, un ragazzo di 19 anni con cui stava tradendo il marito, durante una uscita in macchina vennero colpiti da numerosi colpi di arma da fuoco mentre si trovavano fermi in un parcheggio. La ragazza venne colpita nove volte e morì sul posto, Michael invece, seppur colpito alla gola ed alla mascella, riuscì a sopravvivere e a descrivere successivamente sia l’accaduto che il volto del killer.

Nel giro di poco tempo dalla sparatoria, la polizia di Vallejo venne chiamata da un telefono pubblico da cui si poterono udire le parole di un uomo che segnalava l’omicidio di alcuni bambini in un parco, dichiarando inoltre di averli uccisi con la stessa arma usata contro i ragazzi assassinati precedentemente.

Diversi furono gli indiziati, tra cui lo stesso marito di Darlene, ma alla fine non si trovò alcun colpevole e gli inquirenti non riuscirono in alcun modo a capire chi potesse essere l’assassino, giacché oltre alla telefonata non disponevano di nessun altro indizio con cui collegare gli ultimi due omicidi.

Fu proprio in questo periodo di assoluta incertezza, in un contesto inverosimile per le dinamiche avvenute che, nell’estate del 1969, Zodiac cominciò a scrivere assiduamente lettere per i tre giornali locali con i dettagli dei suoi omicidi.

In esse il killer rivendicava la responsabilità per le morti dei ragazzi ed inoltre ogni quotidiano ricevette e pubblicò in prima pagina, una parte di un crittogramma che si credette contenesse l’identità dell’assassino.

Tale crittogramma venne risolto qualche tempo dopo dai coniugi Harden, lettori del quotidiano:

“Mi piace uccidere le persone perché è molto divertente, più che uccidere gli animali selvaggi nella foresta, perché l’uomo è l’animale più pericoloso. Uccidere qualcosa è un’esperienza eccitantissima per me persino meglio di venire con una ragazza. La parte migliore è che quando morirò, rinascerò in paradiso e tutti quelli che avrò ucciso diventeranno miei schiavi. Non vi darò il mio nome perché cerchereste di rallentare la mia collezione di schiavi EBEORIETEMETHHPITI”.

Il significato delle ultime diciotto lettere non venne mai chiarito, ma si fecero solo numerose speculazioni ritenute poi in seguito prive di fondamento.

Gli intervalli tra gli omicidi diventò sempre più breve, ed il nuovo attacco di Zodiac si verificò soltanto due mesi dopo l’ultimo, quando due giovani studenti furono assassinati brutalmente durante un picnic in un parco; anche in questo caso il killer chiamò la polizia descrivendo la metodologia del suo assassinio.

Due settimane più tardi anche Paul Staine, un tassista di San Francisco fu freddato a sangue freddo con una 9mm, stessa arma con cui vennero uccisi David Faraday e Bettilou Jensen.

Il mistero irrisolto

L’ennesimo incidente si verificò il 22 marzo 1970. Kathleen John, insieme a sua figlia di dieci anni, accettò di dare un passaggio ad un uomo incontrato per strada che chiedeva aiuto per la sua macchina in panne. Una volta salito, l’uomo sequestrò le due, ma sia la madre che la figlia riuscirono miracolosamente a mettersi in salvo. Arrivata in città, la donna denunciò l’accaduto, tuttavia non riuscì a fornire alcun dettaglio riguardo il sequestratore, fin quando non intravide un poster raffigurante la descrizione dell’identikit di Zodiac appesa su di una lavagnetta.

Dopo questo episodio e per tutto il resto degli anni ’70 sia la polizia che i media locali continuarono a ricevere lettere da parte del killer, alcune di queste cifrate, e tutte arrecanti il famoso simbolo.

L’ultima lettera ritenuta autentica, venne ricevuta il 25 aprile 1978, e si poteva leggere “sono tornato con voi”, per poi concludersi con “ora detengo il controllo di ogni cosa”.

Nuovi risvolti

Il controverso caso del “Killer dello Zodiaco” rimane tutt’oggi irrisolto, anche se ci sono stati numerosi sospetti tra cui Charles Manson e l’Unabomber Ted Kaczynski. Nel 2004 la polizia di San Francisco catalogò il caso come inattivo, ma lo stesso è stato riaperto nel marzo 2007.

Le speculazioni circa l’identità di Zodiac riemersero nel 2014 dopo la pubblicazione del libro “The most dangerous animal of all”, in cui l’autore Gary L. Steward affermò che il suo padre biologico era proprio il “Killer dello Zodiaco”. Lo scrittore dichiarò di essere stato abbandonato da bambino, e le sue ricerche, durate più di dieci anni, lo portarono a San Francisco dove scoprì che il suo vero padre oltre ad avere numerosi precedenti penali, aveva una somiglianza spaventosa con l’identikit del killer.

L’uomo, ora deceduto, è stato identificato come Earl Van Best jr. ma come gli altri indagati non vi è alcuna prova concreta che lo colleghi agli omicidi.

[In cover, una locandina Wanted con l’identikit di Zodiac – via diletant.media]

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