La Sindrome di Stoccolma
di Dr.ssa Valentina Accomando
Siamo a Stoccolma e sono le 10:15 circa del 23 agosto 1973. Jan-Erik Olsson, un uomo di 32 anni evaso dal carcere di Stoccolma, tenta una rapina alla sede della Sveriges Kredit Bank di Stoccolma, prendendo in ostaggio tre donne ed un uomo, con l’aiuto di un complice. La prigionia durò circa 6 giorni, al cui termine i sequestratori si arresero e gli ostaggi furono rilasciati. Nei giorni successivi, alcuni racconti degli ostaggi colpirono molto l’opinione pubblica e portarono il criminologo svedese Nils Bejerot a coniare l’espressione “sindrome di Stoccolma”. Gli ostaggi, durante alcune sedute psicologiche, manifestarono un senso positivo verso i propri sequestratori, i quali erano visti come coloro che gli avevano ridato la vita e verso i quali si sentivano in debito per la loro grande generosità.
Definizione della Sindrome di Stoccolma
La Sindrome di Stoccolma è uno stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta tra la vittima e il carnefice, in casi di violenza fisica, verbale o psicologica. In questi rari casi, la vittima prova un senso positivo nei confronti del proprio aggressore, arrivando in alcuni casi all’amore e alla totale sottomissione, instaurando una sorta di alleanza.
Aspetti psicologici
Questa tipologia di reazione sembrerebbe essere una risposta emotiva automatica e inconscia al trauma, che coinvolge sia la vittima che l’aggressore. Può colpire soggetti di ogni età, sesso, nazionalità e senza nessuna distinzione socio-culturale.
Questa risposta generalmente si articola in tre fasi:
- sentimenti positivi verso gli aggressori (dopo circa tre giorni di convivenza forzata),
- sentimenti negativi verso le autorità
- reciprocità di sentimenti positivi tra vittima e carnefice.
Ci sono, inoltre, alcuni segnali che ci permettono di identificare la Sindrome di Stoccolma:
- I sentimenti di amicizia o amore da parte della vittima verso l’aggressore;
- La paura verso le figure autoritarie;
- La vittima crede e ripone fiducia nei confronti dell’aggressore;
- Sentimenti di colpa per l’aggressore che è stato arrestato;
- La vittima arriva a mentire per proteggere l’aggressore;
- La vittima non riconosce di avere una patologia e non vuole farsi aiutare.
Per comprendere al meglio questa patologia, ci viene in aiuto Sigmund Freud con la sua teoria della mente. Secondo Freud l’apparato psichico è diviso in tre principali componenti:
- L’Es, nel quale troviamo le pulsioni libidiche inconsce;
- L’Io, che mantiene i rapporti con l’esterno nell’interesse della personalità;
- Il Super-Io, nel quale vengono interiorizzati tutti i codici di comportamento.
I contatti con la realtà vengono gestiti dall’Io, il quale ha una grande risorsa: i meccanismi di difesa. L’Io attraverso i meccanismi di difesa, si protegge da eccessive richieste libidiche, da esperienze di pulsioni troppo intense o da idee insopportabili e dolorose.
Nella Sindrome di Stoccolma i meccanismi di difesa utilizzati dalla vittima sono la regressione e l’identificazione. La regressione è quel meccanismo di difesa nel quale il soggetto ritorna a un livello di maturità inferiore e meno aderente alla realtà contemporanea, in questo caso la regressione consiste in un attaccamento da parte della vittima all’aggressore, come l’infante con la figura di riferimento. Mentre l’identificazione è quel processo nel quale il soggetto costituisce la propria personalità assimilando uno o più tratti di un altro individuo, in questo permette alla vittima di sfuggire al danno potenziale che potrebbe essere inflitto dall’aggressore. Attraverso questi due meccanismi il soggetto trova la forza e le risorse per sopravvivere al meglio all’evento traumatico.
Durante l’esperienza traumatica, sono molti gli stati emotivi vissuti dalla vittima e solitamente vengono vissute nel seguente ordine:
- Incredulità;
- Illusione potersi salvare;
- Delusione per la mancata liberazione;
- Impegno in lavoro fisico o mentale;
- Rassegna del proprio passato.
Questa tipologia di reazione da parte della vittima, a volte, può provocare nell’aggressore una sorta di umanizzazione. In questo modo la vittima diventa finalmente un uomo agli occhi del carnefice, aumentando così le probabilità di sopravvivenza della vittima.
Varie sono state le spiegazioni date a questo fenomeno. Alcuni autori ritengono che questo legame derivi dallo stato di dipendenza concreta che si sviluppa, dal momento che l’aggressore controlla il cibo, l’acqua, l’aria e la sopravvivenza in generale. La maggior parte però sostiene la teoria secondo cui l’Io cercando di trovare un equilibrio fra le richieste istintive dell’Es ed una realtà angosciosa, l’unica soluzione che trova è mettere in atto meccanismi difensivi.
Autore: Dr.ssa Valentina Accomando Fonte immagine: libertarianation Fonti bibliografiche: https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Stoccolma https://medicinaonline.co/2017/12/02/sindrome-di-stoccolma-psicologia-in-amore-casi-cura-e-film-in-cui-e-presente/ https://www.corriere.it/salute/dizionario/stoccolma_sindrome_di/index.shtml
